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                    <text>Fernandel
un certain sourire

��Fernandel
a cura di
Massimiliano Nepi e Cesare Nissirio

Dal 6 al 21 aprile 2019
Torre Pellice - Fondazione Centro culturale valdese
Dal 7 al 21 aprile 2019
Pomaretto - Scuola Latina

�COMITATO ORGANIZZATORE
Associazione Musicainsieme
Maurizia Allisio - Presidente
Giuseppe Maggi - Responsabile artistico
Fondazione Centro culturale valdese - Davide Rosso - Direttore
Scuola Latina di Pomaretto - Carlo Baret - Direttivo

Comune di Torre Pellice

Comune di Perosa Argentina

con il patrocinio di

Ambasciata di Francia in Italia

Comune di Marsiglia

Comune di Grenoble

Museo Parigino a Roma
Cristiana Mancinelli Scotti
Cesare Nissirio
Giovanni Truncellito
Ufficio Stampa
International Presse Service
Allestimento della mostra e art director del catalogo
Arch. Giovanni Truncellito
Il Museo Parigino a Roma ringrazia
Jean-Marc de La Sablière
Ambasciatore di Francia in Italia
Michel Destot
Sindaco di Grenoble
Jean-Claude Gaudin
Sindaco di Marsiglia
Daniel Hermann
Assessore alla Cultura del Comune di Marsiglia
Marie-Claire Nepi
Vice Sindaco di Grenoble
Sandrine Mini
Addetto Culturale dell’Ambasciata di Francia in Italia
Mauro Mazzola
Massimiliano Nepi
Direttore Artistico di Telemontecarlo

Si ringrazia inoltre:
Alliance Française di Cuneo

Il Museo Parigino a Roma è gemellato
con il Musée de Montmartre di Parigi

�Presentazione

L

a Mostra su Fernandel è nata curiosando sulle origini dell’attore. I suoi genitori, infatti, provenivano dalla
borgata Coutadin, situata vicino a Perosa Argentina. S’inseriscono dunque, pienamente nel fenomeno migratorio
di breve, medio e lungo periodo dal nostro territorio verso la Francia.
In collaborazione con il Museo Parigino di Roma la mostra è l’occasione per riscoprire Fernandel, un mito del cinema
mondiale, sicuramente un vanto per la Francia, ma anche per l’Italia grazie al binomio Fernandel-Cervi nei film di
Don Camillo.
Un sentito grazie alle importanti istituzioni francesi che hanno voluto concedere il proprio patrocinio ed inoltre un
segno speciale della nostra gratitudine vada a Cesare Nissirio che con profonda amicizia porta nelle valli pinerolesi le
sue preziose collezioni raccolte nel Museo Parigino a Roma.
É un modo di rendergli omaggio e ricordarlo attraverso una raccolta di immagini d’epoca che ne raccontano la storia,
ne illustrano il rilievo nella storia del cinema e contribuiscono soprattutto a renderlo vivo.
La mostra è resa possibile grazie al sostegno dell’Unione Montana del Pinerolese che, quale ente capofila, gestisce
le attività e i progetti in attuazione della Legge nazionale n°482/99, relativa alla tutela delle minoranze linguistiche
storiche.

Maurizia Allisio
Presidente dell’Associazione Musicainsieme

Davide Rosso
Direttore della Fondazione Centro culturale valdese

��Fernandel

a cura di
Massimiliano Nepi e Cesare Nissirio

��Un certain sourire

A

cinquant’anni dalla scomparsa di Fernandel, il
Museo Parigino a Roma gli rende omaggio con una
mostra di carattere illustrativo tutto francese.
La mostra Fernandel, un certain sourire, accoglie in parete e nelle vetrine una serie di immagini della vita artistica e personale del grande attore francese. Considerato
come il trait-d’union fra Francia e Italia, la sua straripante produzione di film si dilata nel mondo del teatro
e della canzone facendo di lui uno dei personaggi più
prolifici e generosi del mondo artistico europeo.
L’esposizione, interamente costituita da documentazione francese d’epoca, vanta oltre una quindicina di grandi manifesti dei suoi film, alcune locandine, foto di
scena, riviste illustrate, libri, cartoline caricaturali,
dischi, spartiti e programmi di sala, schede di film e
stampe illustrative. Oltre ai documenti originali appare
in mostra una parte documentaria, tratta per lo più dal
materiale bibliografico originale della mostra stessa alla
quale si affianca una parte tratta dalle immagini interne
dei documenti, finemente riprodotta tanto da sembrare
essa stessa originale.
Si tratta di una carrellata di immagini a commento della
vita personale e artistica di Fernandel dove insieme ai
momenti salienti della sua vita, la sua famiglia, le sue
amicizie (Maurice Chevalier e Mistinguett, Tino Rossi,
Arletty, Bourvil, Liz Taylor, Marcel Achard, i suoi partner più celebri, primi fra tutti Jean Gabin e Bourvil…)
si affiancano i suoi film, le sue canzoni, insomma la sua

personalità multiforme. “Fernandel est mort”. Iniziò
così uno dei tanti numeri speciali sulla sua vita quando
la notizia fu data dalla radio quel venerdì 26 febbraio
1971, quarant’anni fa. Oggi desideriamo ricordarlo con
questa mostra che illustra le tappe salienti della sua vita
artistica con qualche lecita incursione nel suo privato.
Un omaggio all’attore comico fra i più celebri al mondo.
Ma fu poi solo un attore comico? Sarebbe riduttivo relegarlo a questa etichetta che, per quanto dignitosa, non
gli rende giustizia. Di fatto fu l’espressione a 360 gradi
dell’arte cinematografica, comica, drammatica, l’una
apparentemente disimpegnata, l’altra invece fortemente
coinvolta nella propria intensità interpretativa. Un vero
grande attore.
Era nato a Marsiglia nel 1903 Fernand Contandin, al 73
di Boulevard Chave il giorno di San Desiderato ciò che
indusse i suoi genitori ad aggiungere questo nome a
Fernand e Joseph, proprio come si faceva una volta nel
rispetto di un nonno o di un padre scomparso.
Figlio di Joseph Contandin, di origine piemontese e
di Désirée Bédouin originari di Perosa Argentina (TO)
in borgata Countandin. Lasciata presto la scuola per
svolgere un lavoretto da fattorino, era passato in
seguito attraverso varie esperienze prima di affrontare
l’attività di cantante e successivamente di attore, dopo il
servizio militare che espletò a Grenoble fino al 1926 nel
93 Reggimento di Artiglieria di Montagna. Il 4 aprile
1925 ad appena ventidue anni sposò Henriette Manse,
3

�sorella di un suo amico fraterno dalla quale avrà tre figli:
Josette nel 1926, Janine nel 1930 e infine Franck nel
1935, l’unico che calcherà come lui le scene teatrali e
canore. Fu proprio la madre di Henriette a garantirsi
il vanto dello pseudonimo Fernandel, quando vedendo
il futuro genero avviluppato a sua figlia esclamò ridendo: « Fernand d’Elle... », il suo Fernando, che lo adottò
subito come proprio nome d’arte. Altri vorrebbero vedere nella lingua occitana l’origine del suo nome di battaglia. Fernandel non era un adone con quel suo viso certamente irregolare ma radiante di luce per lo più proveniente dal suo inconfondibile sorriso “a 360 denti”. Un
viso unico, vagamente equino che, unito ad un talento
inconfondibile di attore consumato, versatile, fece la
sua fortuna. Di fatto nel 1930 rimpiazzando un cantante all’Odéon fu notato da Allégret che gli propose un
modesto ruolo cinematografico in Le Blanc et le Noir
opera di uno dei personaggi più significativi della cultura dell’epoca, Sacha Guitry.
Tutto è iniziato perciò all’inizio degli anni Trenta quando il regista Marcel Pagnol, come ricorda egli stesso
nello speciale di Paris Match del 1971 alla scomparsa
dell’attore lo ingaggiò nel ruolo di Saturnin nel film
Angèle nel 1934. Tutto ciò dopo che Bernard
Deschamps gli ebbe affidato il ruolo di rilievo nel film
Le rosier di Mme Husson. Da allora oltre centrotrenta
film per lo più di successo alcuni dei quali proprio con
Marcel Pagnol da Regain a Schpountz, da Topaze a La
Fille du puisatier, a Naïs. Insomma il re della comicità
sullo schermo collezionava film con una sorta di frenesia per la gioia di un pubblico osannante: “da comparare a Charlie Chaplin” si diceva in quegli anni.
4

�Nel 1951 giunse il personaggio di Don Camillo di
Julien Duvivier, il prete più celebre al mondo, a detta del
Papa Pio XII, che volle invitarlo in Vaticano per conoscere personalmente quel suo simpatico “concorrente”.
Don Camillo, nato dalla penna di Giovanni Guareschi
rappresentò la lotta fra la Chiesa, rappresentata da
Fernandel e un sindaco comunista di un piccolo comune impersonato da Gino Cervi. Fu scelto Brescello per le
riprese, a due passi da Reggio Emilia. Ed ecco allora che
il grande schermo accoglie diversi film sul tema di Don
Camillo: Le Petit Monde de Don Camillo (1951), Le
Retour de Don Camillo (1953). Ma altri registi affrontarono il personaggio: La Grande Bagarre de Don Camillo
(1955) ma anche Don Camillo Monsignore (1961) e
inoltre Don Camillo en Russie del 1965 e, per finire, Don
Camillo et les contestataires iniziato a girare nel 1970 e
mai terminato per la scomparsa dell’attore. Insomma un
ruolo di sicuro successo che tutt’oggi è amato dal pubblico internazionale felice di ritrovarlo anche dopo
decenni. Ma il primo a divertirsi fu proprio lui che
amava affermare: “Se lo amo? Pensate, avevo il Buon
Dio come partner”! Muoiono attori di teatro senza
lasciare nulla che li faccia rivivere nel tempo. Non è così
per il cinema, amava affermare Pagnol, che fa danzare
nuovamente ballerine scomparse, recitare attori dello
schermo non più in vita, di quello schermo che assicura
l’eternità. E il miracolo del cinema che Fernandel ha
contribuito ad arricchire, firmando alcune delle pagine
di maggior successo della Settima Arte. Il binomio Don
Camillo-Peppone, ovvero Fernandel-Gino Cervi, garantì l’opulenza delle casse dei cinema mondiali stracolmi
di un pubblico, divertito più che mai. Don Camillo,
5

�pronto a prendersi anche a pugni con Peppone aveva
creato un personaggio sui generis, nuovo, combattivo,
capace di catturare l’affetto della gente comune.
Insomma il personaggio che assicurò la più grande
popolarità dell’attore. Una popolarità che disegnò sempre il panorama dei suoi film, per lo più popolari. Un
cinema per tutti, senza troppi pensieri e per questo
molto amato. Le avventure di don Camillo si ripetevano
con titoli diversi al punto che probabilmente il pubblico si aspettava che prima o poi lo si eleggesse Papa nella
finzione cinematografica. Gino Cervi affermava, alla
scomparsa del suo partner francese: “Don Camillo
muore e con lui anche Peppone. Erano due maschere
inseparabili”. Non gli si poteva dare torto ed a conferma delle parole del suo grande partner italiano, proprio
Marcel Pagnol ricordava che Fernandel possedeva il
dono di far ridere anche coloro che avevano tutti i buoni
motivi per piangere. Anche di qui la sua perennità. Ma
egli non fu solo attore di cinema e di teatro; ha lasciato
una ampia traccia anche nel mondo della canzone interpretando molte canzoni i cui spartiti questa mostra
accoglie seppure in minima parte. Fu attratto assai presto dal fascino della canzone apprendendo, con suo fratello Marcel, l’arte del gesto, l’impostazione della voce e
la respirazione, preziosi insegnamenti trasmessi loro dal
padre. Col suo straordinario, irresistibile talento ci ha
potuto lasciare delle piccole perle in cui l’humour, l’ironia e l’arte del canto si intrecciano indissolubilmente
come pure il suo cinema e la sua canzone. Barnabé,
Félicie aussi, Ignace sono soltanto alcuni dei titoli comuni alle sue due arti, presenti con successo sullo schermo
e sui grammofoni dell’epoca. Si esibì nei locali marsi6

gliesi della prima ora ma successivamente con maggiore
notorietà a Parigi e per la prima volta nel celebre Bobino
il 7 dicembre del 1928 e varie volte alle Folies Bergère, in
alcuni celebri spettacoli.
Alcuni anni fa mi capitò di pranzare in un locale sul bel
lago di Bolsena; si intitolava Cesare alla Cavalla. In una
bella tavolata sotto l’affresco che riproduceva l’eroico
animale, troneggiava Cesare stesso con alcuni suoi ospiti. La somiglianza con Fernandel era lampante ma anche
con il sorriso della sovrastante, fiera cavalla. Fui preso da
un fou rire contagiando peraltro i miei amici commensali. Ma Cesare si avvide di essere al centro di una non
sospetta e non gradita comicità e si inalberò. Alla fine
del bel pranzo lasciammo il locale senza volergliene,
anzi, con una certa gratitudine per averci offerto un
buon vino e un ottimo pasto così allegro da far “buon
sangue”. All’insaputa del “buon” Cesare, Fernandel
aveva colpito ancora.
La filmografia qui di seguito riprodotta, illustra le sue
tappe artistiche sul grande schermo. Poté vantarsi di aver
lavorato con alcuni dei più celebri registi di Francia.
Cesare Nissirio

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�L’art de Fernandel

P

our beaucoup Fernandel, c’est l’homme qui a incarné le prêtre le plus célèbre du monde, Don Camillo.
Mais Fernandel, de son vrai nom Fernand Contandin,
c’est surtout l’un des plus grands artistes comiques français, toute génération confondue, qui a su faire rire
jusqu’au delà de l’hexagone à travers quelques chefs
d’œuvre mais aussi d’un certain nombre de perles,
aujourd’hui oubliées. Après quelques essais dans la
chanson et le comique troupier, c’est à la fin des années
20, qu’il débute réellement sa carrière au music-hall sur
la mythique scène du Bobino à Paris. Le succès est
immédiat et les contrats se succèdent jusqu’à se voir
offrir son premier rôle au cinéma, aux côtés de Sacha
Guitry et Raimu dans Le Blanc et le Noir de Marc
Allégret. Deux des plus grandes stars françaises qui
deviendront, par la suite, ses meilleurs amis.
Les grandes rencontres s’enchaînent. Il tourne, entre
autres, avec Renoir, Tourneur et Pagnol dans Ignace, ou
Le Schpountz en 1937, qui permettra de révéler au grand
public l’étendue de son talent comique et marqua l’apogée de son début de carrière cinématographique. Celui
que l’on décrivait comme exigeant et irascible pour certains, ou toujours joyeux pour les autres, rédigea à cette
époque, ses premières mémoires qui seront publiées
dans le quotidien Le Soir pendant presque un mois en
1939. Ses activités florissantes ne l’empêchent pas de
s’imposer également comme un chanteur populaire à
travers de nombreuses comédies musicales et chansons à
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succès. La plus célèbre d’entre elles restant Félicie aussi
qu’il interprétera durant de très nombreuses années.
Malgré la guerre et sa mobilisation en tant que soldat
détaché au service cinématographique des armées, sa
popularité grandit toujours et celui qu’on appelle
«Gueule de cheval» continue d’enchaîner les tournages
avec plus ou moins de réussite.
En effet, cette page sombre de notre histoire correspond
à la période creuse de sa carrière, traversée par quelques
films tout à fait négligeables tournés pour la controversée société Continentale.
La fin de la guerre permet de donner un nouvel élan à la
carrière de Fernandel avec de nouvelles rencontres et
amitiés, notamment avec Henri Verneuil avec qui il
tournera notamment, les célèbres Le Mouton à cinq
Pattes et La Vache et le Prisonnier Il retrouve aussi Marcel
Pagnol pour Topaze avant qu’une longue brouille, qui
durera près de 20 ans, ne vienne entacher leur complicité. Mais c’est le personnage du désormais mythique prêtre de Brescello qui assoira définitivement la carrière de
Fernandel et qui constitue encore aujourd’hui, son rôle
le plus marquant, à tel point que le Pape Pie XII désira
rencontrer celui qui était devenu presque aussi célèbre
que lui.
Basées sur l’œuvre de Giovannino Guareschi narrant la
lutte du curé contre le maire d’une petite ville d’Italie,
les aventures de Don Camillo divertiront des générations entières de spectateurs grâce aux nombreuses dif-

�I libri

�I manifesti

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����Le riviste

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�I dischi

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��fusions à la télévision. Des aventures qui dureront
l’espace de 6 films, de 1954 à 1965. Un septième volet
était prévu à la fin des années 60 mais Fernandel dut y
renoncer à cause du cancer qui lui sera fatal quelques
années plus tard. Il dira de son personnage : « Si je l’ai
aimé ? Pensez donc! J’avais Dieu pour Partenaire!»
Les années 60, ce sont encore celles de nouvelles rencontres, avec Bourvil avec qui il ne tournera malheureusement qu’une seule fois dans la mythique Cuisine au
Beurre sous l’œil de la caméra de Gilles Grangier en
1963, et avec Jean Gabin. Une forte amitié naissante qui
conduira les deux hommes à fonder la société de production Gafer chargée de développer des projets communs pour les désormais monstres sacrés.
Mais, à l’époque, Fernandel est de plus en plus sujet à de
grosses fatigues. Un kyste aux poumons devenu cancéreux est apparu, ce qui l’obligea de mettre au ralenti sa
carrière. Malheureusement, le cancer se généralisa et
l’emporta le 26 Février 1971.
Il repose désormais au cimetière de Passy à Paris.
Fernandel plus qu’un artiste, il est devenu un mythe. De
Guitry, à Renoir en passant par Pagnol, il travailla avec
les plus grands, imposant un physique unique et une
palette de jeu hors du commun, devenu un modèle pour
bon nombre aujourd’hui. Une carrière exceptionnelle, le
Général De Gaulle disant de lui: «C’est le seul français
dans le monde plus célèbre que moi», qui continue toujours d’amuser petits et grands, 40 ans après sa mort.
Massimiliano Nepi

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�Le opere in mostra
I LIBRI
Georges Courteline, Le train de 8h.47, Ed. Flammarion, 1936
Giovanni Guareschi, Don Camillo et les ouailles, Ed du Seuil, 1953
Giovanni Guareschi, Don Camillo et Peppone, Ed. J’ai Lu, 1962
Giovanni Guareschi, Le petit monde de Don Camillo, Ed Seuil, 1952
Giovanni Guareschi, Le petit monde de Don Camillo, Ed J’ai Lu, 1957
Gabriel-Chevallier, Clochemerle Babylone, 1957
Yvain Audouard, Cocagne, Ed. Julliard, 1959
GLI SPARTITI
La caissière du Grand Café (Bousquet-Izoird), 1914
Six chansons (autori vari), 1919
Ignace (Manse-Dumas) Ed. E. Bousquet, 1935
Le Tour de France, 1937
Je n’aime que vous (Manse-Dumas), 1937
Au Tour de France, 1937
Pour etre ordonnance (Manse-Dumas) Ed. E. Bousquet, 1937
Succès Salabert, Expo 1937
Barnabé (Manse-Dumas), 1938
Je connais des baisers (Manse- Padès- van Parys), 1938
Félicie aussi (Willemetz-Oberfeld), 1939
Nono et Nana (Vincy-Martinet), 1941
Elle a tout ça (Vincy-Dumas), 1942
On m’appelle Simplet (Manse-Dumas) Ed. Continental, 1942
Trompette (Rodor-Dumas)Ed. E. Bousquet, 1944
Les jours sans (Pelsenaire-Oberfeld) Ed. Cidale s.d.
LE LOCANDINE
Hercule, mise en scène de Alexandre Esway, 1938
Meurtres, mise en scène de Richiard Pottier, 1950
Fernandel e le donne (Uniformes et grandes manœuvres),
mise en scène de René Le Henaff, 1953
Patrizia, (La fille du Puisatier), mise en scène de Marcel Pagnol, 1953
Le Retour de Don Camillo, mise en scène de Julien Duvivier, 1953
Le Mouton a 5 Pattes, mise en scène de Jean Verneuil, 1954
La Cuisine au Beurre, mise en scène de Gille Grangier, , 1963
I MANIFESTI
François 1er, mise en scène de Christian-Jaque, 1937
Ignace , mise en sène de Pierre Colombier, 1937
Barnabé , mise en scène de Alexandre Esway, 1938
Naïs, mise en scène di Marcel Pagnol, 1945

Emile l’africain, mise en scène di Robert Vernay 1947
On demande un assassin, mise en scène de Ernest Neubach, 1949
Le petit monde de Don Camillo, mise en scène de Julien Duvivier, 1953
La bourse et la vie, mise en scène de.Jean-Pierre Mocky, 1966.
LE RIVISTE
MON FILM
Coiffeur pour dames n. 325 Film Hoche Productions, 1952
Le Boulanger de Valorgue n. 354 Cité Film- Fidès- Peg, 1953
Le petit monde de Don Camillo, n. 371, Francinex-Rizzoli-Amato, 1953
L’ennemi public n.1, n.396 Cité Film-Fides-Cocinor-Peg, 1954
Le retour de Don Camillo, n. 403 Francinex-Rizzoli-Amato, 1954
Le Printemps, l’Automne, l’Amour n. 461
Cité Film-Francinex-Fides-CIRAC, 1955
Ali-Baba et les quarante voleurs 1955
Le couturier de ces Dames, n.524 Cité Film-CIPRA-CTI, 1956
Don Juan, n. 534 Film du Cyclope-Perojo, 1956
La grande bagarre de Don Camillo, n. 495, 1956
Senechal le magnifique n 577 Chronos Film-UCIL-Rizzoli Film, 1957
SEMAINE DU MONDE
Fernandel in Don Camillo n. 17 du 28/2/1953
POUR VOUS
Fernandel in Mona Goya, mise en scène di Christian Jaque, n.521, 1938
VAILLANCE
Fernandel et Carette dans La Bonne Etoile, 1943
LE FILM COMPLET
Le Film Complet N°1611, 1935
Le Film Complet N°1785, 1936
Le Film Complet N°2031, 1937
Le Film Complet N°2280, 1939
Le Film Complet N°2536, 1941
Le Film Complet N°276, 1951
Le Film Complet, 1955
L’Homme à l’imperméable, 1957
CINE-MIROIR
Ciné-Miroir N°517, 1935
Ciné-Miroir N°658, 1937
Ciné-Miroir N°725, 1939
Ciné-Miroir N°73 , 1939
CINE-MONDE
Ciné-Monde N°728., 1939
Ciné-Monde, 1949
Vénus N°6, 1936

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�Vedettes N°34, 1941
Ciné-Mondial, 1943
Détente N°30, 1941
Mon Film Policier, On
demande un assassin, 1949
La Semaine Radio Télé, 1961
Diapason N°132, 1969
Avant Scène Cinéma Freddy
Fernandel, 1969
Cinéma – L’Avant-Scène, Le
Schpountz, 1970
Fernandel Sa vie sa carriere Numéro Spécial De Mon Film Magazine, 1971
La Mémoire du Cinéma N°3,1995
PARIS MATCH
Rome fête le rretour de Don Camillo n. 204, 1953
Souvenir de Fernandel n. 1140, 1971
PARIS JOUR
Paris Jour 01/03/1971
LE FOTOGRAFIE
Fernandel et Marcel Cerdan
Fernandel, Portraits
Fernandel en 6 poses
Fernandel en vedette
Fernandel dans La Garnison amoureuse, 1934
Fernandel dans Regain, mise en scène de Marcel Pagnol, 1937
Fernandel dans Ernest le rebelle, mise en scène de Christian-Jaque, 1938
Fernandel dans Le schpountz, mise en scène de Marcel Pagnol, 1938
Fernandel dans Le schpountz, mise en scène de Marcel Pagnol, 1938
Fernandel dans Le schpountz mise en scène de Marcel Pagnol, 1938
Fernandel et Michel Simon dans Fric-Frac
,
mise en scène de Maurice Lehmann, 1939
Fernandel - Ce n’est plus pour le Cinéma, 1939
Fernandel dans La fille du Puisatier, 1940
Fernandel dans La fille du Puisatier, 1940
Fernandel dans La fille du Puisatier, 1940
Fernandel dans La fille du Puisatier, 1940
Fernandel dans La fille du Puisatier, 1940
Fernandel dans La Fille du Puisatier, mise en scène de Marcel Pagnol, 1940
Fernandel dans Naïs, mise en scène de Raymond Leboursier, 1945
L’armoire volante, mise en scène de Carlo RIM, 1948
Topaze, mise en scène de Marcel Pagnol, 1951
Le grand chef, mise en scène de Henri Verneuil, 1959
Le confident des dames, mise en scène de Jean Boyer, 1959
Cresus, mise en scène de Jean Jono, 1960
Heureux qui comme Hulisse, mise en scène de Henri Colpi, 1970

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LE ILLUSTRAZIONI
Fernandel, caricature de O.et U.U. - lithographie Garon
Roi de Picques - carte à jouer (portrait)
Le Valet - carte à jouer (caricature)
Un certain sourire - lithographie de Jean-Pierre Gillot
Le Zoo des vedettes - lithographie de Georges Bastia
Don Camillo, caricature de Ricord
Les cinq sous de Lavarède - bande dessinée de L’Epatant,1939
CARTOLINE POSTALI DEGLI ANNI ‘80 - [Ed] Encyclopedie du Cinéma
Les rois du sport, Fernandel, Raimu
Barnabé, Fernandel.
L Héroîque Monsieur Boniface
Le Cavalier Lafleur, Fernandel
Casimir, Fernandel
Regain - Orane Demazis, Fernandel
Simplet, Fernandel
Le Boulanger de Valorgue, Fernandel
Le Mouton A 5 Pattes, Fernandel
Les Gaîtes de l Escadron, Raimu, Jean Gabin, Fernandel
Les 5 sous de Lavarède, Fernandel
Ali-Baba et les 40 voleurs, Fernandel
L’acrobate, Fernandel
Adrien, Fernandel
Adrien,
Les petits riens - Raimu, Fernandel
L Homme à l imperméable - Fernandel
Angele - Orane Demazis, Fernandel (Marcel Pagnol)
Le Bon Roi Dagobert - Fernandel
Honoré de Marseille - Fernandel
Ferdinand le Noceur - Fernandel
Meurtres - Fernandel
Fric-Frac - Fernandel, Michel Simon,
Arletty [
La Fille du Puisatier - Raimu,
Fernandel (Marcel Pagnol)
Sous le ciel de Provence - Fernandel
Les Degourdis de la 11éme - Fernandel
DISCHI
Revue des Folies Bergère
(Chansons1931-1947),1951
Un bouquet de chansons, 1960
Du Caf ’conc’au Music Hall (Chansons
1936-1946), s.d.
Ignace, 1968
Au Caf ’Conc’, 1969

�VARIE
Publicité Decca: Fernandel, 1967
Publicité Decca: Fernandel, Sylvie Vartan, Jean Ferniot, 1968
2 livres disque racontés par Fernandel: lettres de mon moulin,
de Alphonse Daudet
Le petit monde de Don Camillo, de Giovanni Guareschi / Decca

LE COPERTINE DELLE VIDEOCASSETTE
Fernandel, Le Coq du Régiment, s.d.
Fernandel, La Bourse et la vie, s.d.
Fernandel, L’Homme à la buick, s.d.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Georges Sadoul, Histoire d’un Art – Le Cinéma, Flammarion, 1949
Carlo Rim, Fernandel, coll. Masques et Visages, éd. Calmann-Levy, 1952
Jacques Lorcey, Fernandel, Anthologie du cinéma, l’Avant-Scène, Paris,
1973
Raymond Castans, Fernandel m’a raconté, 1976
J.v. Cottom, Ce monde fou du cinéma français, Ed. J.M. Collet, 1980
J.-J. Jelot-Blanc, Fernandel: Quand le cinéma parlait provençal,
Alain Lefeuvre, 1981
Jacques Lorcey, Fernandel, PAC, Paris, 1981
Jean-Loup Passek, Dictionnaire du Cinéma, Ed. Larousse, 1986
Jean-Charles Sabria, Cinéma Français-Les Années 50,
Centre G. Pompidou, 1987
Dominique Auzel, Affiches du 7e Art, Ed. Henri Veyrier, 1988
Stanislav Choko, La côte de l’affiche de cinéma, Ed. de l’Amateur, 1989
Pierre Saka, Histoire de la chanson française, Ed. Nathan, Paris, 1989
Jacques Lorcey, Fernandel, coll. «Ramsay cinéma», Ramsey, Paris, 1990
Jacques Kermsbon, Pathé - Premier empire du cinéma,
Centre G. Pomnpidou, 1994
Vincent Pinel, Le Siècle du Cinéma, Ed. Bordas, 1994
Franck Fernandel, De père en fils, Ed. Autres Temps, Marseille, 2001
Franck Fernandel, Fernandel, mon père, Autres Temps, Gémeros, 2005

I PROGRAMMI DI SALA
Fernandel, Programme Cinema Majestic Palace Georges Milton, s.d.
Fernandel, Programme du Théâtre Châtelet, Paris – Ill.de Luc, s.d.
I LUOGHI DI FERNANDEL
Marseille, La Cathédrale 1903
Marseille, Voulevard Chave, suo luogo di nascita
Marseille, Vus de la ville
Paris, rue Pelleport, prima residenza parigina di Fernandel
Paris, Avenue Foch, residenza parigina di Fernandel
Paris, l’Elysée Palace
Paris, l’Elysée Palace
Bouche-Rhône, La résidence de Fernandel à la mer
Bouche-Rhône, La résidence de Fernandel à la mer
LE SCHEDE DI CINEMA
Fernandel, varie schede filmografiche degli anni 30-70

23

�IIª ristampa
Finito di stampare nel mese di marzo 2019
presso www.servizigrafici.it
Bricherasio (TO)

Museo Parigino a Roma
Athena Parthenos
Associazione Culturale scambi Internazionali
Roma - Via Cremona, 40 - Tel. 06 44237261 - Cell. 347 35 71 655
www.museoparigino.org - e-mail: museoparigino@museoparigino.org

Associazione Musicainsieme
Luserna San Giovanni - Via Roma, 41 - Tel. 0121 90 27 34 - Cell. 335 78 27 403
www.assmusicainsieme.it - e-mail: ass.musicainsieme@libero.it

Fondazione Centro culturale valdese
Torre Pellice - Via Beckwith, 3 - Tel. 0121 93 21 79
www.fondazionevaldese.org - e-mail: segreteria@fondazionevaldese.org

��Fernandel
un certain sourire

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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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                    <text>Associazione
“Amici della Scuola Latina”
“Progetto realizzato con il contributo
della Presidenza del Consiglio dei
ministri – Dipartimento per gli affari
regionali e le autonomie”

Film in lingua originale francese

« De la musique avant toute chose »
[Art poétique, 1884, Paul Verlaine]
giovedì 5 giugno 2025

Finalement (2024)
Réalisation

Claude Lelouch

Avec Kad Merad, Sandrine Bonnaire, Elsa Zylberstein,
Michel Boujenah, Barbara Pravi, Françoise Gillard,
Marianne Denicourt, François Morel
Durée 127 minutes
France 2024
Il est présenté en avant-première (hors concours) au Festival
de Venise 2024. Un avocat confronté à la maladie décide de
tout quitter pour un voyage libérateur à travers la France. Ce
road-movie, 51ᵉ film signé Claude Lelouch, porté par la
musique d'Ibrahim Maalouf propose une rencontre avec des
personnages hauts en couleur et une réflexion sur le sens de
la vie. Qu'en ont pensé les critiques cinéma ?

Thierry Cheze, www.première.fr
« Ce film ne réconciliera en rien les anti- Lelouch avec son cinéma. Mais pour les autres, il marque un
soulagement. Le retour en forme d’un réalisateur qu’on aurait pu croire définitivement perdu après deux
films aussi vite vus qu’oubliés (La Vertu des impondérables qui n’avait même pas trouvé le chemin des
salles et L’Amour c’est mieux que la vie) à des années- lumière des œuvres majeures qu’il a pu signer. Une
œuvre comme un retour aux sources. Parce que son héros est le fils des personnages de Lino Ventura et de
Françoise Fabian (qui reprend ici son rôle et qu’on se régale toujours de retrouver à l’écran) dans l’un de
ses classiques, La Bonne année dont l’ombre et les images planent sur ce Finalement. Et parce que son récit
dialogue avec celui d’Itinéraire d’un enfant gâté : un avocat qui plaque tout – boulot, famille, amis – pour
se reconstruire après un burn out et entreprend une balade à travers la France pour y parvenir. Amour, hasard,
coïncidences et aphorismes sur la vie et la mort comme seul lui peut les inventer sont ici au programme. Du
Lelouch 100% pur jus donc. Mais ce qui change par rapport à ses deux films précédents, c’est son
incarnation. Depuis toujours, de Trintignant à Belmondo en passant par Dutronc, Catherine Deveuve,
Marlène Jobert, Serge Reggiani ou Michèle Morgan, les stars populaires font partie de l’ADN du cinéma

�lelouchien. C’est d’ailleurs en partie parce qu’il n’avait pas su attirer celles de l’époque (Sophie Marceau,
Juliette Binoche, Emmanuelle Béart…) qu’il a connu un coup de mou dans la deuxième partie des années
90. Et ça paraît tout sauf une coïncidence si ses meilleurs films récents – Roman de gare, Salaud on t’aime,
Un plus une et Les Plus belles années de notre vie – ont respectivement eu pour têtes d’affiche Fanny Ardant,
le duo Johnny Hallyday- Eddy Mitchell, Jean Dujardin, et le couple Jean- Louis Trintignant- Anouk Aimée.
Kad Merad appartient à cette famille- là. Et son enthousiasme à se trouver devant la caméra d’un cinéaste
qu’il admire et sa dextérité à se glisser dans la peau de ce personnage au fil de ce voyage peuplé de musique
et de chansons crèvent l’écran. Tout n’est pas parfait dans Finalement, loin de là. On y frise régulièrement
le grotesque bien involontaire. Mais l’enthousiasme de gamin de Lelouch – qu’on peut mettre en parallèle
avec le Coppola de Megalopolis - emporte bien des choses sur son passage. Son regard pertinent sur les
comédiens aussi. Il offre ainsi son vrai premier rôle marquant sur grand écran à Françoise Gillard, sociétaire
de la Comédie Française qu’il avait repérée dans un spectacle qu’elle avait créé autour d’Alain Souchon.
Elle joue une agricultrice, mariée et mère de famille dont tombe amoureux l’avocat que joue Kad Merad.
Un amour impossible façon Sur la route de Madison. Et son interprétation à fleur de peau justifie à elle seule
la découverte de ce Finalement. »
Claude Lelouch
Né le 30 octobre 1937 à Paris, Claude Lelouch est réalisateur et producteur. Il est le fils de Simon et Eugénie.
Le jeune garçon se prend de passion pour le cinéma pendant la guerre, alors qu'il se cache avec sa mère dans
des salles de cinéma pour échapper à la Gestapo. C’est cependant en tant que journaliste, que Claude
commence sa carrière. Avec la caméra offerte par son père, il filme, en caméra cachée, la vie quotidienne en
URSS et prend goût pour la mise en scène. C'est grâce à ce documentaire qu'il effectue son service militaire
au sein du Service cinématographique des armées. Durant cette période, le jeune homme réalise sept films
pour l’armée. Après son retour à la vie civile et l'échec du Propre de l'homme (1960), son premier longmétrage, la même année, Claude Lelouch fonde Les Films 13, sa propre maison de production. Pour vivre,
il tourne des scopitones, autrement dit des clips, pour les vedettes de la chanson de l'époque. Il dirige ainsi
Johnny Hallyday, Sylvie Vartan, Dalida, Claude François, Sheila... Claude tourne trois nouveaux longsmétrages en 1962, 1963 et 1964, qui lui permettent de trouver son public. L'année 1966 marque le grand
tournant de sa jeune carrière. Son nouveau film, Un homme et une femme, décroche la Palme d'Or à Cannes,
l'Oscar du meilleur film étranger ainsi que le Golden Globes du meilleur en langue étrangère. Claude
Lelouch remporte à nouveau cette dernière distinction pour son film suivant, Vivre pour vivre, sorti en 1967.
Croulant sous les demandes, le cinéaste enchaîne tournages, à raison de six à dix longs-métrages par
décennie. Parmi ces films figurent Le Voyou, en 1970, L'Aventure c'est l'aventure (1972), qui réunit Lino
Ventura, Jacques Brel et Aldo Maccione, ou Les Uns et les autres, qui obtient le César du meilleur film en
1982. Grâce à son talent et à sa popularité, au fil des années, le réalisateur collabore avec de grands noms
du cinéma français. C’est le cas de Jean-Paul Belmondo dans Itinéraire d'un enfant gâté (1988), Annie
Girardot dans Il y a des jours... et des lunes (1990) ou Vincent Lindon dans Tout ça… pour ça, (1993).
Toujours en quête de nouveaux défis, Claude sort en 1994, l’adaptation cinématographique du livre de Victor
Hugo, Les Misérables. Malgré le succès, le réalisateur essuie également quelques échecs. C'est le cas du
film Le Genre Humain (2004), qui déçoit la critique et le public. D’autres films reçoivent également un
accueil mitigé comme And now ladies &amp; gentlemen (2002) et Le courage d’aimer (2005). Souhaitant
montrer sa réussite au-delà de son nom, Claude revient en 2007, avec le film Roman de gare, sous le
pseudonyme Hervé Picard. Si la critique et le public sont séduits, le projet ne marche pas au box-office. Il
poursuit sa carrière dans les années 2010 avec les longs métrages Salaud, on t'aime (2014), Chacun sa vie
(2017) et Les Plus Belles Années d'une vie (2019), troisième opus de la série Un homme et une femme. Plus
rare sur les écrans, le cinéaste signe en 2022, le documentaire Tourner pour vivre.

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                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
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                <text>Film</text>
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            <description>A language of the resource</description>
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                <text>Francese</text>
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Via Stamperia 25/2
P.IVA: 10584680010

10066 Torre Pellice (To)
C.F. 94565310011

cell. 338-4497829
associazionebalance@gmail.com www.associazionebalance.com
“FUIR – Au delà du temps et de l'espace”
Sabato 21 maggio 2016 ore 15
Sala Polivalente – Pinasca
“FUIR – Au delà du temps et de l'espace” è il primo spettacolo della neonata Compagnia
teatrale EuropeAfrique, composta da alcuni ragazzi francofoni africani richiedenti asilo politico
del centro di accoglienza Crumière e alcuni residenti del territorio, per la regia di Alan Mauro
Vai. Lo spettacolo, che andrà in scena sabato 21 maggio alle ore 15 presso la Sala Polivalente di
Pinasca, all'interno dell'Après-midi Linguistique organizzato dall'Unione dei Comuni del
Pinerolese e delle Valli Chisone e Germanasca, nasce da un progetto di formazione francofona a
cura dell'Associazione Balancè con i finanziamenti della legge 482/99 realizzato con l'Unione dei
Comuni del Pinerolese e delle Valli Chisone e Germanasca. Grazie alla stretta collaborazione con il
Servizio Richiedenti Asilo e Rifugiati della CSD ed il Rifugio Carlo Alberto è stato possibile
realizzare questa performance con 4 ragazzi richiedenti asilo ospitati alla Crumière di Villar
Pellice e 3 residenti nelle valli delle Unioni, mettendo a confronto generazioni: i giovani africani
che cercano un futuro migliore lontano dalle condizioni impossibili dei loro paesi e gli anziani delle
nostre Valli che sono a loro tempo emigrati in paesi esteri per poter sopravvivere. Un viaggio
universale di uomini e donne alla ricerca di un luogo possibile in cui vivere i propri sogni,
guardando al futuro, con l'aiuto di chi ha il bagaglio pieno di esperienze.
Info e prenotazioni
ALAN MAURO VAI
Associazione Balancé
associazionebalance@gmail.com / 327.0284561

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Via Stamperia 25/2 – 10066 - Torre Pellice
(To)

P.IVA: 10584680010 cell. 338-4497829
associazonebalance@gmail.com
www.associazionebalance.com

COMUNICATO STAMPA

Domenica 17 settembre 2017, Perosa Argentina
Eventi di Tutela e Valorizzazione delle Lingue Minoritarie Storiche
in occasione della Giornata Europea delle Lingue
L'Associazione Balancè, insieme agli Sportelli Linguistici capofila Francese dell’Unione
Montana del Pinerolese e Occitano dell'Unione Montana dei Comuni delle Valli Chisone e
Germanasca in collaborazione con le molte realtà territoriali (Associazioni La Valaddo –
Poggio Oddone – Libera Associazione delle Valli Chisone e Germanasca) che si occupano
di valorizzazione e tutela delle minoranze linguistiche storiche grazie ai fondi della Legge
482/99, realizza a Perosa Argentina i nuovi Eventi di Tutela e Valorizzazione delle Lingue
Minoritarie Storiche in occasione della Giornata Europea delle Lingue, durante la Fiera del
Plainsetif, organizzata il 16 e 17 settembre 2017 dall'Associazione Poggio Oddone.
Domenica 17 settembre 2017 dalle ore 10 alle ore 18 presso la Scuola Primaria di Perosa
Argentina in Piazza Europa, 1, si svolgeranno due eventi in occitano e francese a INGRESSO
LIBERO: “La filounguéno dë Rooudourét - Il codazzo di Rodoretto”, messa in scena in
lingua occitana da parte dei bambini della Scuola Elementare di Inverso Pinasca di una fiaba
popolare della Val Germanasca, a cura della Libera Associazione delle Valli Chisone e
Germanasca, e “Il Francese è ancora di casa?”, incontro conoscitivo sull'uso quotidiano del
francese, a cura dell'Associazione La Valaddo. Le due attività interattive sono state organizzate
dall'Associazione Balancè per far conoscere e valorizzare il patrimonio linguistico francese e
occitano per indagare la vitalità quotidiana delle lingue in oggetto e il loro utilizzo,
contemporaneo e attuale, come ponte fra culture e generazioni diverse.
Informazioni e prenotazioni Associazione Balancè
3384497829 associazionebalance@gmail.com

Responsabile Ufficio Stampa - Alan Mauro Vai - associazionebalance@gmail.com - 3270284561

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                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
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                    <text>Histoire, influences et curiosités sur l’histoire de l’art en
France

Dott.ssa Simona Pons
Associazione Culturale La Valaddo
Simona Pons
Associazione Culturale La Valaddo
[Selezionare la data]

�La préhistoire:
de Lascaux à Chauvet
En Dordogne, région située au
centre-ouest de la France, se
trouvent les grottes de Lascaux.
Dans les grottes se trouve l’un des
plus importants exemples d’art
préhistorique et, en particulier, des
peintures pariétales. En considérant
que les peintures datent entre les
15.000 et les 20.000 ans, l’on
comprend
comme
« la
Une vue de l’intérieur des grottes
communication
par
images
https://siviaggia.it/posti-incredibili/foto/grotta-lascaux-cappella-sistinas’impose
précocement
dans
preistoria/171491/attachment/grotte-lascaux-visitatori-getty/
l’évolution culturelle de l’homme, à
travers l’utilisation d’un système de signes apte à définir et à transmettre informations
concernant le monde matériel entourant l’homme et tout en anticipant la fonction de la
parole ». En outre, dans cette période l’art est fortement lié aux aspects économiques des
sociétés humaines, qui vivent pratiquement de l’activité de chasse et de la récolte de
produits spontanés ; dans ces circonstances il nous apparaît clair le sens propitiatoire de
cette représentation d’animaux et d’autres sujets naturels à l’intérieur des
grottes.
« L’intérêt primaire de l’homme du paléolithique était de promouvoir les activités
principales capables d’assurer la conservation de l’espèce. À partir d’ici donc l’exigence
non reportable de se procurer une proie abondante, qui s’exprimait par des figures sur les
parois des cavernes plus protégées et obscures, des vrais rites propitiatoires de la chasse».
Les grottes de Lascaux (nom qui dérive de l’Occitan « Las Cutz” ou La Coux », nom
féminin indiquant un lieu rocheux) sont un exemple parfait de ces exigences transformées
en figures dans les peintures pariétales ; elles représentent, en effet, l’un des sites les plus
importants pour l’étude de l’art paléolithique. Parois et plafond des grottes, en effet, sont
décorés par des centaines d’animaux réalisés en utilisant la technique de la peinture
murale préhistorique : la technique en question consistait à répandre les couleurs
directement sur les parois sans faire aucune sorte de préparation à plâtre : pour cette
raison ces œuvres ne peuvent pas être considérées comme des « fresques »1.
Les types de rocher présents dans les parois des grottes revêtent, donc, une grande
importance : si le rocher était d’origine calcaire, il permettait, en effet, la pénétration en

Traditionnellement la technique de la fresque prévoit la présence de 3 éléments fondamentaux: le support
(la paroi ou le plafond en pierre ou en briques), le plâtre (préparé avec un mélange de sable fin, poudre de
marbre, chaux et eau, et répandu de manière uniforme avec une épaisseur d’environ 1 cm) et la couleur,
qui doit être obligatoirement répandue sur le plâtre humide ou « frais », duquel prend le nom la technique.
1

�profondeur du pigment coloré ; par contre, dans d’autres cas la pellicule colorée, à
cause de la mauvaise adhérence, disparut du tout dans l’arc de quelques décennies.
L’histoire de la découverte des grottes a donné vie à de nombreuses contes presque
légendaires, mais la version la plus fréquente est mentionnée par Fabio Casalini dans
son blog « Les voyageurs ignorants »2 où il raconte « le 8 septembre 1940 Marcel
Ravidat découvrit par hasard, en suivant son chien, l’entrée de la cavité au cours d’une
promenade avec ses copains Jean Clauzel, Maurice Queyroi et Louis Perier. Le chien de
Ravidat, en chassant un lapin, s’arrêta auprès d’un trou situé où un arbre avait été
déraciné: Il s’agissait d’une ouverture d’environ 20 centimètres de diamètre qui n’en
permettait pas l'exploration. Le même garçon, en lançant des cailloux pour faire sortir le
lapin, découvre que le trou est en communication avec une grande cavité. Quatre jours
après, le 12 septembre, Ravidat, équipé d’une lampe à huile et d’un sabre, retourna sur
le lieu de l’arbre déraciné avec trois autres garçons. Les quatre garçons entrèrent donc
pour la première fois dans la grotte et découvrirent les extraordinaires peintures sur les
parois. Après plusieurs visites, l’un des garçons, Jacques Marsal, révéla la découverte à ses
parents, inquiets puisqu’ils le virent rentrer couvert de poussière. La nouvelle arriva au
professeur des garçons, Léon Laval qui, le 16 septembre, effectua une première
exploration. Laval décida d’informer immédiatement le spécialiste de préhistoire Henri
Breuil, qui se trouvait dans la région pour échapper à l’occupation de la France. Breuil fut
le premier spécialiste à entrer et à admirer les peintures rupestres de Lascaux. La visite eut
lieu le 21 septembre 1940, à moins de 10 jours après la première exploration des
garçons. […]
Après
la
première
visite
Breuil
demanda aux garçons de
contrôler la grotte jour et nuit
afin
d’éviter
toute
dégradation.
Pour
cette
raison ils mirent en place un
campement
auprès
de
l’entrée.
Les
garçons
pensèrent d’en profiter en
offrant l’entrée à la grotte
pour 2 francs. Les premiers
visiteurs n’hésitèrent pas à
gratter la peinture ou à
graver leurs initiales sur les
parois ».

Exemples d’animaux représentés dans les peintures pariétales de
Lascaux
https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2018/03/la-grotta-di-lascaux-lacappella.html

Les peintures arrivées jusqu’à nos jours représentent, à travers un très haut niveau de
description naturaliste, des types différents d’animaux : un signe ceci que les artistes qui
2

https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/2018/03/la-grotta-di-lascaux-la-cappella.html

�réalisèrent les peintures, non seulement connaissaient très bien la réalité, mais ils en
avaient aussi une conscience précise, au point qu’ils furent capables de dupliquer les
images avec pleine maîtrise et confiance en faisant mériter au site la dénomination de
« Chapelle Sixtine du Paléolithique ».

Exemples d’animaux représentés dans les peintures pariétales de Lascaux
http://www.mediterraneoedintorni.it/2019/09/le-grotte-di-lascaux-un-museo-preistorico/

Les grottes sont ouvertes au publique à partir de 1946 pour être puis fermées en 1963
puisque l’anhydride carbonique générée par les nombreux visiteurs endommagea
sérieusement les peintures pariétales qui nécessitèrent de restaurations très particulières ;
à partir de 1979 les Grottes de Lascaux font partie du Patrimoine de l’Humanité de
l’Unesco et sont bien valorisées des points de vue culturel et historique, mais, à partir de
1998, de nombreux secteurs du site furent affligés par la présence de fungi, en causant
des nouvelles fermetures dues aux interventions extraordinaires d’entretien. À partir de
2008, à la suite de l’empirement de la situation, les Grottes ont été complètement
fermées au publique ; il est pourtant possible d’admirer les reproductions des peintures
pariétales des Grottes de Lascaux dans les salles d’exposition équipées exprès auprès du
parc Le Thot, à quelques kilomètres de Montignac.
***

�Un destin similaire fut celui de la grotte de Chauvet qui se trouve à Vallon-Pont-D’arc
dans la région Rhône-Alpes et qui fut découverte seulement en 1994 par le spéléologue
et photographe Jean-Marie Chauvet. Cette grotte, de plus de 500 mètres de longueur et
creusée par le fleuve Ardèche, a des longues parois translucides formées de cristaux et
de coupoles iridescentes qui abritent de nombreuses peintures remontant à l’homme de
Cro-Magnon et au Paléolithique Superior. Dans ce cas aussi l’on trouve des peintures et
des incisions d’animaux isolés ou en troupeaux, animés par un dynamisme puissant et
caractérisés par un fort manque de définition des traits, qui résultent ébauchés et non pas
terminés.

Exemples d’animaux représentés dans les peintures pariétales de Chauvet
https://www.viaggioinbaule.it/grotta-chauvet-le-pitture-piu-antiche/

Également dans le cas de Chauvet l’impacte des visiteurs a rendue nécessaire la
réalisation d’une duplication ouverte au publique en 2015. Il s’agit de las plus grande et
de la plus parfaite duplication d’une grotte paléolithique jamais réalisée dans le monde
entier, dix fois plus grande du facsimile de Lascaux. Tous les éléments géologiques et
artistiques, tels quels stalagmites, stalactites, formations rocheuses, peintures et incisions
rupestres, ont été reproduits en échelle 1:1 dans un environnement souterrain identique à
l’original.

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                  <text>Le iniziative di Formazione Linguistica hanno l’obiettivo di permettere ai dipendenti pubblici, comunali e dei parchi di sviluppare buone capacità di utilizzo della lingua di minoranza, in modo che sia per loro possibile rapportarsi correttamente con la popolazione locale grazie all’uso corretto della lingua per quanto riguarda gli elementi caratteristici della propria pratica professionale.</text>
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                    <text>GASTON LE GRILLON

GASTON IL GRILLO

http://www.e-stoires.net/Gaston/Gastoncouv.htm

Il était une fois
un drôle de grillon
qui s’appellait Gaston.
On le reconnaissant en toute saison
car il portait toujours
un noed-papillon.
Mais il était en retard
à toute occasion.
Cette année pourtant,
il serait au réveillon
car c’est lui qui organisait
la réception.
Gaston commença par mettre
des réveils dans toute la maison.
De la chambre au salon,
on entendait « Tic – Tac » sur tous le tons.
Puis il rédigera le menu au brouillon
avant de l’écrire au crayon
sur un joli carton :
Bouillon des champignons
Saumons sur croûtons
Melon aux brugnons
Et bon-bons à profusion.
Notre ami le grillon
fit bien attention
aux temps de cuisson
mais frôla l’indigestion
pour avoir goûte à tout
sans moderation !
Il ne restait que quelques heures
avant l’arrivée des ses compagnons
Lorsque sonna
le douzième coup de carillon
ils trinquèrent tous à la santé
de Gaston le grillon
Et dans un tourbillons de couleurs
volèrent les cotillons !

C’era una volta
uno strano grillo
che si chiamava Gaston.
Lo si riconosceva in tutte le stagioni
poichè portava sempre
un farfallino annodato
Ma era in ritardo
in tutte le occasioni
Tuttavia quest’anno
al veglione di capodanno ci sarebbe stato
visto che era lui che organizzava
il ricevimento.
Gaston cominciò mettendo
delle sveglie in tutta la casa.
dalla camera al salone,
si sentiva « Tic – Tac » in tutti i toni.
Poi redigerà il menu in brutta copia
prima di scriverlo con la matita
su un bel cartoncino :
Brodo di champignons
Salmone con crostini
Melone con nettarine
e bon-bons in abbondanza.
Il nostro amico grillo
fece molta attenzione
ai tempi di cottura
ma sfiorò l’indigestione
per aver assaggiato tutto
senza moderazione!
Non gli rimaneva che qualche ora
prima dell’arrivo dei suoi compagni
Quando suonò
il dodicesimo
colpo di
campana
tutti loro
bevvero alla
salute
di Gaston il grillo
E in un turbinare
di colori
volarono i
cotillons !

�“I colori del Papillon di Gaston”
Il nostro amico Gaston è un grillo piuttosto elegante e, dopo terminato i preparativi per
la festa di fine anno, presta particolare attenzione a come vestirsi. Come si legge nel
testo, Gaston ha la particolare abitudine di indossare un “noed-papillon”.
L’attività consiste nell’appendere in classe un cartellone che ritragga Gaston (utilizzare
l’immagine delle pagine seguenti che può essere stampata ed ingrandita a seconda delle
proprie esigenze) e distribuire ad ogni bambino una immagine del “papillon” da colorare
a seconda delle indicazioni riportate a fianco (le immagini sono riportate nelle pagine
seguenti).
Una volta colorato, il papillon viene ritagliato e si prosegue suddividendo i bambini in
due squadre in modo che ogni squadra abbia un solo bambino in possesso di un
accoppiamento di colori particolare. Segue una specie di “gioco del fazzoletto” in cui
l’educatore chiama a turno ogni accoppiamento di colore e il bambino che ne è in
possesso deve correre ad attaccarlo al collo di Gaston.
Vince la squadra che indovina più accoppiamenti nel minor tempo possibile.
In seguito si può coinvolgere tutto il gruppo a leggere in coro la frase “Le papillon de
Gaston est …” in modo da agevolare la memorizzazione dei nomi dei colori.

�����������“La lista della Spesa di Gaston”
Il grillo Gaston per redigere il suo impegnativo menu ha bisogno di una lista della spesa
piuttosto corposa, ma c’è un problema: la lista è redatta esclusivamente in lingua
francese.
Il gruppo di bambini deve aiutarlo a capire a cosa si riferiscono i vari ingredienti elencati
nella lista della spesa. Viene preparato un cartellone con le immagini di frutta, verdura,
alimenti vari, etc e tanti bigliettini quanti sono gli alimenti.
I bambini, vengono divisi in squadre, e ognuno di loro a turno pesca un bigliettino, ne
legge il contenuto e prova (aiutato dai suggerimenti della sua squadra) ad individuare a
quale ingrediente fa riferimento e attacca il bigliettino vicino al disegno corrispondente.
Al termine dell’attività sul cartellone ci sarà un bigliettino vicino ad ogni ingrediente e i
bambini potranno ricopiare su un quaderno la parola francese e la relativa traduzione,
oltre che esercitarsi nella pronuncia.

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