<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<itemContainer xmlns="http://omeka.org/schemas/omeka-xml/v5" xmlns:xsi="http://www.w3.org/2001/XMLSchema-instance" xsi:schemaLocation="http://omeka.org/schemas/omeka-xml/v5 http://omeka.org/schemas/omeka-xml/v5/omeka-xml-5-0.xsd" uri="https://mail.archivio.reclaim.hosting/items/browse?output=omeka-xml&amp;page=19&amp;sort_field=added" accessDate="2026-10-17T10:24:31+00:00">
  <miscellaneousContainer>
    <pagination>
      <pageNumber>19</pageNumber>
      <perPage>10</perPage>
      <totalResults>237</totalResults>
    </pagination>
  </miscellaneousContainer>
  <item itemId="188" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="187">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/fccf7293520b5240a88ad37d0bf79094.pdf</src>
        <authentication>d8b56911e6592f04f9f20b55eb126d89</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1428">
                    <text>Petit cahier de Chansons&#13;
&#13;
�28a edizione della&#13;
“SEMAINE DE LA LANGUE FRANÇAISE&#13;
ET DE LA FRANCOPHONIE”&#13;
12 MARZO 2023 - 2 APRILE 2023&#13;
&#13;
�Mostra realizzata e proposta da&#13;
Badia Corale Val Chisone APS&#13;
&#13;
“CAHIERS DE LA MÉMOIRE”&#13;
I quaderni di famiglia&#13;
su cui la gente alpina usava annotare&#13;
le canzoni e le antiche melodie&#13;
della tradizione locale.&#13;
Chiesa di Sant’Agostino – Pinerolo&#13;
Inaugurazione sabato 18 marzo 2023 alle ore 18&#13;
Aperture dal 18 marzo al 2 aprile 2023&#13;
il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.&#13;
Ingresso libero&#13;
Nell’ambito della mostra:&#13;
Promozione del libro&#13;
“Bonjour mon aimable bergère - Voci e canti della Val San&#13;
Martino”, Lucca, Libreria Musicale Italiana 2019 - realizzato in&#13;
occasione dei 50 anni di attività della Badia Corale Val Chisone&#13;
Proiezione dei video:&#13;
- “Bonjour mon aimable bergére..” realizzato dalla Badia Corale&#13;
Val Chisone, in allegato a corredo dell’omonima pubblicazione.&#13;
- Le français de ma vallée cortometraggio realizzato da&#13;
Associazione La Cantinella-Fucina di Arti Sceniche APS di&#13;
Pinerolo.&#13;
&#13;
�In questa pubblicazione sono riportati i testi ed&#13;
alcune immagini dei pannelli descrittivi realizzati&#13;
per la mostra.&#13;
&#13;
�LA RICERCA&#13;
DELLA BADIA CORALE VAL CHISONE&#13;
La storia della Badia Corale Val Chisone ha inizio nel 1967 quando una&#13;
trentina di giovani di Pinerolo, cresciuti con l’esperienza corale fatta nel&#13;
seno della sezione locale dell’associazione Giovane Montagna, si&#13;
costituiscono in società per intraprendere una nuova avventura canora.&#13;
Il nome scelto di Badia Corale di Val Chisone dichiara l’intenzione di&#13;
trarre ispirazione dalle compagnie medioevali, dette “badie dei giovani” o&#13;
“abbazie dei folli”, che presiedevano alla difesa del paese e al governo&#13;
delle tradizioni e delle feste.&#13;
I coristi si propongono di cercare, registrare, trascrivere, e soprattutto&#13;
imparare e cantare le vecchie canzoni della loro terra, che già allora quasi&#13;
più nessuno ricordava.&#13;
La loro “follia” consiste nell’abbandono del repertorio consolidato del&#13;
coro cosiddetto di montagna e nella presunzione di pensare che il recupero&#13;
delle cose passate possa avere un’utilità morale per il futuro.&#13;
L’attestazione dei valori popolari della civiltà alpina non nasconde&#13;
un’intenzione critica nei confronti della disgregazione operata dai massmedia e dalla società dei consumi a danno delle culture minoritarie.&#13;
Il nuovo repertorio scelto implica l’individuazione, la trascrizione e&#13;
l’armonizzazione dei brani, ma soprattutto accresce la coscienza di&#13;
diventare i testimoni di musiche, lingue e storie che hanno segnato&#13;
l’identità e la cultura di una terra.&#13;
Così una domenica pomeriggio di fine estate Giovanni Bonino e&#13;
Agostino Calliero, di ritorno da una gita al Bric Bucìe, giunti nei pressi&#13;
della borgata Giordano interpellano un contadino intento a pascolare le&#13;
mucche per chiedere informazioni riguardo Louis Richard che il&#13;
musicologo Federico Ghisi aveva citato in un suo articolo come&#13;
l’informatore che anni addietro proprio a Prali gli aveva cantato una&#13;
canzone sulla battaglia di Pavia del 1525.&#13;
&#13;
�Il contadino è Aldo Richard che racconta ai due coristi di suo padre&#13;
Jean-Pierre, della sua collaborazione con Ghisi e Tron negli anni ormai&#13;
passati. Jean-Pierre e Louis purtroppo non ci sono più, ma Aldo parla loro&#13;
di quelle canzoni, che per lui e per la sua famiglia rappresentano una&#13;
consuetudine, dal momento che proprio Jean-Pierre aveva trascritto molti&#13;
testi su un Cahier.&#13;
Nasce una profonda amicizia, che nell’arco temporale compreso tra il&#13;
settembre 1967 e il gennaio 1969, produrrà materiale sonoro per oltre&#13;
cinque ore di registrazioni. Le registrazioni costituiscono uno strumento&#13;
prezioso di conservazione di un patrimonio immateriale fatto non solo di&#13;
canti, ma anche di racconti tramandati di bocca in bocca con lo scopo di&#13;
conservarne la memoria. Documenti unici in cui il vissuto personale&#13;
origina un’indagine storiografica che nasce dall’ascolto delle fonti parlate.&#13;
Le conversazioni ci restituiscono la quotidianità della vita di montagna, il&#13;
rispetto per l’ospite e il desiderio di socializzare per condividere ciò che si&#13;
possiede.&#13;
I canti offrono lo spunto per fornire notizie interessanti riguardanti&#13;
argomenti molto diversi; chiacchierate tra amici in cui si parla di vecchi&#13;
tessuti con cui si cucivano abiti pesanti per difendersi dal freddo&#13;
dell’inverno, di sarti che sanno ancora realizzarli, di avventure di vita&#13;
militare, di carabinieri che, terrorizzati dalle sorsie, sono costretti a fuggire&#13;
di notte in mezzo a una bufera di neve.&#13;
Quel pomeriggio inseguendo un preciso riscontro i ricercatori erano&#13;
riusciti ad afferrare quel fil rouge che ha attraversato, oltre 50 anni di storia&#13;
della Badia Corale Val Chisone determinando l’esperienza musicale di&#13;
tutte le persone che sono avvicendate nel coro, di tutti i fruitori dei&#13;
concerti, e di quelli che, seguendo la loro traccia, continuato ancora oggi le&#13;
ricerche etnomusicologiche.&#13;
&#13;
�I TESTIMONI&#13;
&#13;
�ALDO RICHARD&#13;
Il piccolo centro abitato della borgata Giordano di Prali, ai piedi della&#13;
maestosa Punta Vergia, è l’ultimo insediamento della valle abitato ancora&#13;
oggi tutto l’anno, ed è proprio qui che il 22 ottobre 1904 nascono Aldo&#13;
Richard e la sorella gemella Céline.&#13;
La famiglia è composta dal padre Jean Pierre, dalla madre Margherita&#13;
Rostan e da altri due figli, Louis Philippe e Marie Josephine.&#13;
Aldo Richard trascorre la sua esistenza dividendosi fra l’agricoltura e&#13;
l’allevamento del bestiame. Nei campi intorno alla borgata coltiva a&#13;
rotazione patate, segale, grano saraceno, orzo e avena. Nella stalla, insieme&#13;
alle mucche, che forniscono il latte utilizzato anche per la produzione di&#13;
formaggi, non manca il maiale, macellato in inverno, dal quale si&#13;
ottengono lardo, salami e gustose moustardella.&#13;
Il 16 ottobre 1926 Aldo sposa Enrichetta Bounous (1909-1994) di&#13;
Riclaretto, e dalla loro unione nascono Sergio (1928) e Livia (1931).&#13;
La voce di Aldo sicura e ferma nel canto, cordiale e piena di rispetto nei&#13;
dialoghi con i suoi interlocutori, che considera veri amici, è quella di un&#13;
uomo che ama rapportarsi con gli altri. Durante le interviste si rivolge ai&#13;
ricercatori in piemontese, mentre con la moglie e i figli utilizza il patois&#13;
locale.&#13;
&#13;
Aldo Richard&#13;
&#13;
�Sia che canti, sia che racconti le storie di famiglia, il testimone si lascia&#13;
trasportare dalla narrazione; le canzoni sono quasi tutte «pròpi bele», solo&#13;
una o due «a valo pa ’n sòld», già allora qualcuna era dimenticata per&#13;
sempre, e con rammarico sottolinea che invece suo papà «a-j savìa canté&#13;
tute».&#13;
Le registrazioni effettuate dai ricercatori della Badia Corale Val&#13;
Chisone sia all’aperto, sia in casa, offrono la possibilità di sentire i suoni&#13;
della quotidianità della famiglia Richard. L’acqua della fontana che scorre&#13;
nella vasca, il cane che abbaia, i campanacci delle mucche, e il tintinnio dei&#13;
cucchiaini che sciolgono nei bicchieri lo zucchero del caffè, danno origine&#13;
ad un vero e proprio “paesaggio sonoro”.&#13;
&#13;
Enrichetta Bounous e Aldo Richard&#13;
&#13;
�SUSANNA PEYROT GRILL&#13;
Susanna Peyrot nasce il 10 luglio 1889 a Crosetto borgata di Prali&#13;
abbarbicata su un poggio che si raggiunge dal fondo valle percorrendo una&#13;
serie di ripidi tornanti.&#13;
La nostra informatrice frequenta la scuoletta valdese di Crosetto fino&#13;
alla classe terza, poi viene mandata in Francia a lavorare nella bottega di&#13;
una zia; tornata al suo villaggio, sposa il 21 marzo 1920 Giovanni Alberto&#13;
Pietro Grill e si trasferisce in una piccola casa che si affaccia sulla piazza&#13;
di Villa di Prali dove, a completare il nucleo familiare, nascono nel 1921&#13;
Susi e nel 1926 Alberino Giovannino.&#13;
Il marito lavora come minatore alla Fracho e ogni mattina percorre più&#13;
di un’ora di cammino per raggiungere la miniera di talco; Susanna&#13;
trascorre la sua esistenza occupandosi della famiglia, delle mucche e delle&#13;
galline, dei campi di patate, segale e avena, dei prati da fieno, e dell’orto.&#13;
Ogni mattina si alza per prima ad accendere la stufa, ungere gli scarponi di&#13;
Alberto e preparargli la bisaccia per il lavoro: un pezzo di pane, una fetta di&#13;
toma e la borraccia col vino.&#13;
Le nozze e le feste dei coscritti sono i rari momenti in cui ci si ritrova&#13;
per ballare, arrivano i musicisti che all’epoca sono numerosi e Alberto con&#13;
l’armonica a bocca sovente si unisce ad accompagnare il semitoun suonato&#13;
da Levi Grill.&#13;
Nelle sere d’inverno ci si raduna con altre famiglie nella stalla per&#13;
vegliare; i vecchi incantano i bambini con i loro racconti, gli uomini&#13;
riparano gli attrezzi da lavoro, le donne filano o fanno il crochet e si&#13;
cantano le complaintes che insegnano ai giovani la morale e il senso della&#13;
vita.&#13;
I giorni trascorrono lenti nella quotidianità di una vita difficile, turbata&#13;
dalla guerra, che anche a Prali ha portato paura e morte; ma il più grande&#13;
dolore che affligge Susanna al tempo della ricerca della Badia Corale Val&#13;
Chisone è la malattia del figlio Alberino, quella silicosi che da qualche&#13;
&#13;
�anno lo aveva colpito e che le faceva dire «I sai pa come i l’hai ancora&#13;
j’euj për pioré.»&#13;
Dan Susanna durante le interviste si rivolge agli interlocutori&#13;
utilizzando piemontese e patois, e, benché avanti con gli anni, è fiera di&#13;
ricordare tutti i canti a memoria – «la sabbou toutta».&#13;
La sua voce calda e scura, a tratti stanca, arricchiva la melodia di&#13;
modulazioni e abbellimenti a testimonianza di lunga pratica e buona&#13;
educazione musicale; al termine del canto spesso commentava con una&#13;
frase lapidaria il senso del racconto per evidenziarne la morale.&#13;
&#13;
Susanna Peyrot è stata informatrice di&#13;
fondamentale importanza in quanto oltre&#13;
al repertorio ha saputo trasmettere uno&#13;
stile inconfondibile ricco di melismi,&#13;
fioriture e dilatazioni metriche, tutte&#13;
componenti essenziali in questo tipo di&#13;
repertorio alpino.&#13;
&#13;
Susi Grill e Susanna Peyrot Grill&#13;
&#13;
La sua figura è ben tratteggiata nella dedica che Giovanni Bonino&#13;
preparò per il primo LP realizzato dalla Badia Corale Val Chisone:&#13;
&#13;
�«Os dediem nòste travalh a Dan Susanna Grill&#13;
que nos a mostrat las mai belas chançons.&#13;
Ilh chantava, assetaa dint maison dapè lo fuoc.&#13;
Chastant ilh se levava, e s’escusava per son andi chinchirin:&#13;
“L’etage fai venir loerda.”&#13;
Dan Susanna, mi saup pas se t’eres genaa o amusaa de nòtre pechit&#13;
registrator.&#13;
Tu que sovent te fermaves per chavar da ta memòria de perveiras paròlas,&#13;
per trobar lo chavon de l’istòria de ta gent;&#13;
que fenia aub ton istòria de maire d’un filh qu’era a travalhar dint la&#13;
peira blancha, …e après a Pracatinat, aub lo pitre curat de la silicòsi.&#13;
Darriera votz d’una musica difrenta, solebra,&#13;
que s’anandiava monta-cala sus de draias que os aviam desmentiat la&#13;
sovenença.&#13;
A mal aise cherchar d’enfialar tas beluèrias&#13;
sus lo rastelet a cinc puas di musicaires…&#13;
Os sabem eiçon: per tu, per tota la gent qu’es com tu,&#13;
e que garda una vista clara per agachar lo fons tragic de la vita,&#13;
lo chant pòl pas esser un amusament,&#13;
ma una façon de viùre aub ti gens d’aier e li teus de deman.&#13;
Perquè un deman venta ben que la li siá.»&#13;
Dedichiamo il nostro lavoro a Susanna Grill&#13;
che ci ha insegnato le più belle canzoni.&#13;
Lei cantava, seduta in casa accanto al fuoco.&#13;
Ogni tanto si alzava, e si scusava per il suo incedere insicuro:&#13;
«L’età fa diventare ubriachi».&#13;
Dan Susanna, non so se eri imbarazzata o divertita dal nostro&#13;
piccolo registratore.&#13;
Tu che sovente ti fermavi per scavare nella tua memoria parole antiche,&#13;
&#13;
�per trovare il bandolo della storia della tua gente;&#13;
che finiva con la tua storia di madre di un figlio che aveva lavorato nella&#13;
pietra bianca,&#13;
…e poi era finito a Pracatinat, con il petto scavato dalla silicosi.&#13;
Ultima voce di una musica diversa, voce solitaria,&#13;
che si avviava a saliscendi lungo sentieri di cui avevamo dimenticato&#13;
il ricordo.&#13;
Com’è difficile cercare di infilare le tue perle sul rastrello a cinque punte&#13;
del pentagramma…&#13;
Sappiamo questo: per te, per tutta la gente che è come te,&#13;
e che conserva una vista chiara per scrutare il fondo tragico della vita,&#13;
il canto non può essere un divertimento,&#13;
ma modo di vivere con la tua gente di ieri e i tuoi di domani.&#13;
Perché un domani ci dovrà pur essere.&#13;
&#13;
�EMILIO PEYRONEL&#13;
Emilio Peyronel nasce il 18 marzo 1913 a Trussan, frazione del comune&#13;
di Perrero situata nel vallone di Riclaretto. Uomo robusto e volenteroso,&#13;
dopo aver coltivato i suoi terreni e provveduto agli animali, molto spesso si&#13;
offre per arare i campi di altri proprietari, soprattutto del vallone di Faetto.&#13;
Il 25 aprile 1935 Emilio sposa Alice Clot originaria di Barneo, frazione&#13;
poco lontana da Trussan; dalla loro unione nascono 5 figli: Emilio (1935),&#13;
Silvio Bruno (1938), Rosina (1943), Riccardo Edmondo (1950) e Ivette&#13;
(1953).&#13;
A quel tempo le piccole borgate della valle sono densamente popolate e&#13;
possiedono quasi tutte la scuola; anche a Trussan ogni mattina suona la&#13;
campanella per una trentina di allievi, ma un altro edificio richiama in&#13;
questo luogo sempre più gente dalle borgate della valle: un’osteria.&#13;
I coniugi Peyronel infatti, acquistata una licenza di ristorazione&#13;
dismessa di Chiotti, trasferiscono l’attività in una casa di loro proprietà&#13;
situata nei pressi della grangia che fino ad allora fungeva da dopolavoro.&#13;
Viene così aperta al pubblico l’Osteria della Croce Rossa. Come accennato&#13;
sopra, questa attività commerciale, unica del genere nella piccola valle,&#13;
diventa da subito punto di incontro di molte persone che qui si trattengono&#13;
non solo per bere un buon bicchiere in compagnia, ma anche per comprare&#13;
il tabacco e fare quattro chiacchere con gli amici.&#13;
Si beve, si canta e si fa baldoria e l’osteria, aperta in un primo tempo&#13;
solo la sera, diventa trattoria; Alice cucina bene e le figlie danno una mano&#13;
a tirare avanti l’attività, gli avventori aumentano e a loro si uniscono i&#13;
suonatori come Rirì che parte da Combagarino con la fisarmonica in spalla&#13;
per far ballare bouréo e courento.&#13;
E vengono in tanti a ballare, salgono da Chiotti o arrivano dal Vallone&#13;
di Pramollo passando per il Colle Lazzarà, lunghe ore di cammino su&#13;
sentieri ripidi ripercorsi in senso contrario dagli abitanti di Trussan quando&#13;
si fa festa a Pramollo.&#13;
&#13;
�L’attività della trattoria gestita dalla famiglia Peyronel prosegue per circa&#13;
vent’anni, poi i tempi cambiano, la gente scende a valle, il lavoro chiama&#13;
altrove e la montagna si spopola.&#13;
Restano i ricordi, i racconti che parlano di vite dure, della fatica, della&#13;
tenacia di quegli uomini e quelle donne semplici e intraprendenti che&#13;
hanno saputo strappare alla montagna aspra e ostile, oltre al necessario per&#13;
vivere, anche brevi e inebrianti momenti di felicità.&#13;
&#13;
Alice Clot e Emilio Peyronel&#13;
&#13;
�I CAHIERS&#13;
Si definisce tradizione orale il sistema di trasmissione, replicazione e&#13;
rielaborazione del patrimonio culturale in un gruppo umano esercitato&#13;
attraverso l'oralità senza l’utilizzo della scrittura. La trasmissione orale di&#13;
eventi storici, vicende famigliari, fiabe e canti anche nelle nostre valli è&#13;
stata da sempre praticata allo scopo di non perdere il ricco repertorio&#13;
sedimentato nei secoli.&#13;
Nello specifico per quel che riguarda i canti tradizionali, grazie alla&#13;
trasmissione orale, intere generazioni di valligiani hanno ascoltato,&#13;
imparato e riproposto centinaia di brani sottraendoli all’oblio. Ognuno di&#13;
questi testimoni ha poi spesso apportato, volontariamente o no, piccole&#13;
modifiche al canto: per esempio, quando il cantore non ricordava più&#13;
esattamente una parola, la sostituiva con un’altra che si adattava&#13;
perfettamente alla metrica penalizzando molto spesso il senso della&#13;
narrazione. Questa variazione offriva però al canto la possibilità di mutare,&#13;
trasformandosi in un qualcosa di molto più vicino al sentire del&#13;
compilatore.&#13;
A partire dalla fine del 18° secolo nel nostro territorio ebbe inizio la&#13;
consuetudine di annotare i testi dei canti su quaderni, i cosiddetti cahiers. Il&#13;
frontespizio del più antico manoscritto conservato nella Biblioteca del&#13;
Centro Culturale Valdese di Torre Pellice recita:&#13;
Ce petit livre de chanson appartient a moi Jean Jaques Dam&#13;
Jala fils de Jaques de St. Jean habitant a la Tour Vallée de&#13;
Luserna, fait le 20 8tobre Lan 1783 a la Tour.&#13;
In questo modo, superati i limiti della trasmissione orale, si inziò a&#13;
fissare su carta un repertorio di canti che, usciti dall’ambito della famiglia&#13;
o del villaggio di appartenenza, divennero patrimonio culturale di tutta la&#13;
comunità alpina. Questi manoscritti presenti in molte famiglie delle nostre&#13;
valli, a prescindere dalla confessione religiosa dei compilatori, ovviavano&#13;
&#13;
�alla necessità di ricordare, avvalendosi solo dell’uso della memoria, un&#13;
ingente numero di canti, alcuni dei quali constavano di più di cento strofe.&#13;
Il cahier de chansons diventa cahier de la mémoire: il ricorso alla&#13;
traccia scritta, ossia la consultazione e lettura del testo come guida al canto,&#13;
benché non sempre messo in atto, rappresenta una garanzia permanente per&#13;
l’integrità testuale ponendo un limite alla rielaborazione individuale.&#13;
All’epoca della ricerca della Badia Corale Val Chisone Barbo Aldo per&#13;
effettuare le registrazioni preferisce servirsi dei testi scritti, utilizzando&#13;
dapprima il cahier di Albert-Auguste Rostan, ed in seguito quello di&#13;
famiglia recuperato fortunosamente grazie al contributo di Giovanni&#13;
Bonino e Agostino Calliero.&#13;
Molti di questi cahiers dimenticati in abitazioni che hanno conosciuto&#13;
l’abbandono, bruciati nelle stufe a legna, o arrivati in mani non sensibili&#13;
verso questo genere di patrimonio culturale, non hanno più avuto la&#13;
considerazione che meritavano.&#13;
Sfogliando le pagine di quelli che ci sono pervenuti, riaffiorano le storie&#13;
di questi libri di canzoni, dei luoghi in cui essi sono stati scritti, delle&#13;
biografie dei loro compilatori, e anche delle motivazioni che li hanno spinti&#13;
a fermare sulla carta memorie da consegnare al futuro.&#13;
Aldo Richard profeticamente suggeriva ai ricercatori della Badia Corale&#13;
Val Chisone di «tenere ben da conto tutte queste cose, perché sono&#13;
preziose; sarebbe meglio che non andassero perdute perché sono cose di&#13;
valore per gli studiosi e per quelli che si interessano di queste cose e le&#13;
sanno apprezzare».&#13;
E noi, consapevoli dei contenuti dell’indagine etnomusicologica iniziata&#13;
nel 1967 dai soci fondatori della Badia Corale Val Chisone, continuiamo a&#13;
farlo…&#13;
&#13;
�IL CAHIER RICHARD&#13;
Questo manoscritto del XIX sec. venne compilato dai fratelli Richard&#13;
originari della borgata Giordano di Prali.&#13;
Il maggiore, Jean-Pierre Richard (1878-1965) detto Pierinet trascrisse,&#13;
tra il 1896 e il 1898, 316 canti. La prima data riportata in calce al canto&#13;
L’amant maleureux, presenta la seguente dicitura: Ecrit le 6 Mars 1896&#13;
dan l’école du Jourdan par Richard Jean Pierre. Nel corso di un’intervista&#13;
Aldo Richard si sofferma volentieri a parlare del padre Jean-Pierre&#13;
manifestando tutta la sua ammirazione per quell’uomo dal fisico robusto e&#13;
dall’intelligenza acuta. Racconta infatti che a ottantatré anni egli scendeva&#13;
ancora a Trossieri a coltivare la vigna caricandosi a spalle le brente di uva&#13;
da riportare a casa. Aggiunge che da giovane era stato régent della borgata,&#13;
cioè maestro incaricato di provvedere all’istruzione primaria dei bambini&#13;
della comunità. E proprio durante lo svolgimento di questa mansione nella&#13;
scuola di Giordano di Prali Jean-Pierre compilò la maggior parte del&#13;
manoscritto, completato negli anni che vanno dal 1898 al 1909 dal fratello&#13;
François (1886-1948).&#13;
Il cahier è composto da 226 carte ognuna delle quali rigata a mano con&#13;
matita nera.&#13;
Per la stesura dei testi è stato utilizzato inchiostro nero, mentre in&#13;
inchiostro rosso compaiono titoli, capoversi, ritornelli e numerazione delle&#13;
strofe di alcuni canti. Per quel che riguarda l’ornamentazione del&#13;
manoscritto si riscontrano capilettera, capoversi con sottolineature a matita&#13;
colorata, fregi e cornicette a soggetto floreale; ritratti maschili e femminili,&#13;
animali interamente realizzati con matite colorate o colori a tempera. Tutti&#13;
i soggetti delle illustrazioni sono sempre pertinenti all’argomento del&#13;
canto.&#13;
&#13;
�Dei 361 canti contenuti, 295 sono in lingua francese, 61 in lingua&#13;
italiana, 4 in dialetto piemontese e 1 in dialetto lombardo.&#13;
Solo del canto La Marseilleise sono riportati sia il testo che la trascrizione&#13;
musicale.&#13;
Gli argomenti trattati riguardano le seguenti aree tematiche:&#13;
Canzoni d’amore&#13;
Canzoni storiche&#13;
Complaintes&#13;
Canzoni di vita militare&#13;
Canzoni burlesche&#13;
Chansons à boire&#13;
Canzoni di carattere morale&#13;
Crimini e briganti&#13;
Canzoni di satira valdese&#13;
Canzoni di lavoro&#13;
Canzoni di ricorrenza&#13;
Canzoni di ambiente alpino&#13;
Canzoni di argomento religioso&#13;
Canzoni di prigionia e persecuzione&#13;
Canzoni da ballo&#13;
&#13;
�“Bonjour mon aimable bergére…”&#13;
Voci e canti della Val San Martino&#13;
L’indagine musicale svolta dalla Badia Corale Val Chisone nel territorio&#13;
della Val Germanasca alla fine degli anni ’60, ha prodotto le registrazioni&#13;
di 120 canti che costituiscono il corpus della pubblicazione “Bonjour mon&#13;
aimable bergère” voci e canti della Val San Martino.&#13;
Suddivise in 11 categorie tematiche, precedute da un’introduzione&#13;
generale all’argomento, per ognuna delle canzoni è stata compilata una&#13;
scheda contenente la trascrizione musicale della melodia, il testo del canto,&#13;
le informazioni riguardanti il testimone, il luogo e la data della&#13;
registrazione, il raccoglitore, le altre fonti piemontesi e francesi in cui si è&#13;
trovato riscontro al testo e l’eventuale incisione discografica della Badia&#13;
Corale Val Chisone.&#13;
Il lavoro di preparazione delle schede dei canti, durato alcuni anni, ha&#13;
preso in esame molte pubblicazioni italiane e francesi riguardanti il canto&#13;
popolare; quest’analisi è stata integrata con la ricerca sul territorio dei&#13;
manoscritti di canzoni reperibili a tutt’oggi, ricerca che ha portato&#13;
all’individuazione e allo studio di 37 cahiers provenienti dalle Valli&#13;
Chisone, Germanasca e Pellice.&#13;
I cahiers, compilati tra il 1783 e il 1950, contengono complessivamente&#13;
3220 testi che, considerando le numerose varianti, danno origine a un&#13;
repertorio di circa 500 canti.&#13;
Ecco l’elenco delle trascrizioni dei manoscritti consultabili presso&#13;
l’archivio della Badia Corale Val Chisone:&#13;
ms. Anonimo, Rorà, 1915; 41 canti&#13;
ms. Avondetto Laura, Torino, 1900 ca.; 79 canti&#13;
ms. Balmas Daniel e Giovanni, S. Germano Chisone, 1881; 25 canti&#13;
ms. Baret Eli, S. Germano Chisone, 1927; 114 canti&#13;
ms. Barral Pierre Joseph, Roure, 1881; 116 canti&#13;
ms. Bertinat Anne Marie, Villar Pellice, 1933; 31 canti&#13;
&#13;
�ms. Bounous Henri-Théophile, Pomeano, 1915; 175 canti&#13;
ms. Danna Adele, Angrogna, 1920 ca.; 62 canti&#13;
ms. Durand Isolina, Rorà, 1930 ca.; 48 canti&#13;
ms. Ferrero, Rorà, 1930 ca.; 11 canti&#13;
ms. Ferrier Ferdinand, Blegieri di Pomaretto, 1913; 84 canti&#13;
ms. Grill François, Giordano di Prali, 1905; 41 canti&#13;
ms. Grill Luigi, Villa di Prali, 1920 ca.; 27 canti&#13;
ms. Guiot Carmen, Torino, 1916; 35 canti&#13;
ms. Guiot Rose Marie Fleurine, Marsiglia 1871; 81 canti&#13;
ms. Jala Jean Jacques, Torre Pellice, 1783; 26 canti&#13;
ms. Lausarot Marguerite, Bobbio Pellice, 1839; 11 canti&#13;
ms. Long Henri, Clot di Pramollo, 1908; 39 canti&#13;
ms. Piton Jean Baptiste, Roure, 1868; 90 canti&#13;
ms. Pons, Salza di Pinerolo, 1900 ca.; 11 canti&#13;
ms. Pons Lina, Salza di Pinerolo, 1900 ca.; 11 canti&#13;
ms. Pons Léontine, Salza di Pinerolo, 1905; 54 canti&#13;
ms. Revel Enrico, Torino, 1907; 206 canti&#13;
ms. Ribet Amédée, Pramollo, 1920 ca.; 39 canti&#13;
ms. Richard Jean-Pierre e François, Giordano di Prali, 1896; 360 canti&#13;
ms. Richard Francesco, Villa di Prali, 1896; 62 canti&#13;
ms. Rivoira Egidio, Rorà, 1940; 49 canti&#13;
ms. Rivoira Gualtiero, Rorà, 1940; 23 canti&#13;
ms. Rostan Albert-Auguste, Pomieri di Prali, 1900 ca.; 87 canti&#13;
ms. Rostan François-David, Pomieri di Prali, 1903; 144 canti&#13;
ms. Rostan Paolo 1, Pomaretto, 1906; 50 canti&#13;
ms. Rostan Paolo 2, Pomaretto, 1900 ca.; 27 canti&#13;
ms. Tron Enrico, Roberso di Massello, 1898; 143 canti&#13;
ms. Tourn Ermanno, Rorà, 1920; 152 canti&#13;
ms. Tourn Ester Albertina, Rorà, 1910; 29 canti&#13;
ms. Tron Pauline, Prali 1927; 177 canti&#13;
ms. Canzoniere Tron, Torre Pellice, 1950/60; 460 canti&#13;
&#13;
�Tutti i cahiers presi in esame riportano i testi dei canti, soltanto i&#13;
cahiers Balmas e Ribet e il Canzoniere Tron forniscono anche le relative&#13;
melodie. Qui appare evidente il valore delle registrazioni che permettono di&#13;
continuare a servirsi degli antichi quaderni di famiglia non solo come testi&#13;
di lettura.&#13;
Le trascrizioni musicali rispettano fedelmente le tonalità originali&#13;
trasmesse dagli informatori. A questo proposito è interessante notare che&#13;
nel caso di Aldo Richard non è ravvisabile alcun mutamento significativo&#13;
di altezza tonale tra le prime registrazioni effettuate dalla Badia Corale Val&#13;
Chisone nel 1967 e le ultime raccolte dall’etnologo Christian Bromberger&#13;
nel 1982.&#13;
La pubblicazione comprende in allegato un CD contenente le tracce di&#13;
49 registrazioni originali. Si è ritenuto opportuno privilegiare le tracce&#13;
cantate, ritenute più pertinenti all’oggetto della ricerca. I documenti sonori&#13;
di Aldo Richard e Emilio Peyronel riproducono una o alcune strofe di&#13;
ciascun canto, mentre quelli di Susanna Peyrot Grill ripropongono il canto&#13;
per intero.&#13;
L’opera si apre con un inquadramento storico-culturale e con l’analisi&#13;
della situazione linguistica dell’area in cui si è svolta la ricerca, prosegue&#13;
con la trattazione delle ricerche etno-musicologiche sul canto nelle Valli&#13;
Valdesi, per poi passare all’incontro con i testimoni, l’analisi del Cahier&#13;
Richard e la storia della Badia Corale Val Chisone. Si giunge quindi&#13;
all’analisi dei 120 canti registrati dalla viva voce dei testimoni tra il 1967&#13;
ed il 1970; per ognuno dei quali è stata compilata una scheda con musica,&#13;
testi e note, inserita nelle undici aree tematiche individuate e precedute da&#13;
un’introduzione generale agli argomenti.&#13;
Come dichiarato nella prefazione: “L’interesse e la passione per le forme&#13;
tradizionali del canto si manifestano in questa raccolta ragionata come&#13;
frutto di un sentire collettivo. Un’adesione emotiva comune ai promotori&#13;
della ricerca e ai principali autori del presente lavoro si è infatti tradotta in&#13;
&#13;
�agire convergente, capace di convogliare molteplici itinerari esperienziali e&#13;
riunire un ricco deposito di conoscenza. La pluralità di prospettive è&#13;
ulteriormente espansa, poiché ogni voce narrante è foriera di una cultura&#13;
radicata e individualmente coltivata sul terreno, nutrita dalla relazione&#13;
umana tra compagni di viaggio e dall’incontro con i testimoni del passato.”&#13;
&#13;
�Badia Corale Val Chisone APS&#13;
Viale della Rimembranza 65/a - 10064 PINEROLO (TO)&#13;
info@bcvc.it&#13;
&#13;
�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1429">
                <text>Cahiers de la Memorie - Catalogo mostra</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1430">
                <text>Badia Corale Val Chisone</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1431">
                <text>Catalogo della mostra Cahiers de la Memorie</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1432">
                <text>2023</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1433">
                <text>Mostre</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1434">
                <text>Italiano</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="10">
        <name>mostre</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="189" public="1" featured="0">
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="11">
      <name>Hyperlink</name>
      <description>A link, or reference, to another resource on the Internet.</description>
      <elementContainer>
        <element elementId="28">
          <name>URL</name>
          <description/>
          <elementTextContainer>
            <elementText elementTextId="1441">
              <text>&lt;div class="video-container"&gt;&lt;iframe src="https://www.youtube.com/embed/bzz-EAKe7fw?si=vcHzhHXIMlJ4Rpoh" title="YouTube video player" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen="allowfullscreen"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;</text>
            </elementText>
          </elementTextContainer>
        </element>
      </elementContainer>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1435">
                <text>Cahiers de la Memoire - Video</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1436">
                <text>Badia Corale Val Chisone </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1437">
                <text>Video di presentazione della mostra Cahiers de la Memoire</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1438">
                <text>2023</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1439">
                <text>Canto</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1440">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="10">
        <name>mostre</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="190" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="188">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/755111f4e54cbac70f8cc37b4cd76999.jpg</src>
        <authentication>5fa7845a72468d627cec2dd3136ecedc</authentication>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1442">
                <text>Cahiers de la Memoire - Locandina concerto &#13;
</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1443">
                <text>Badia Corale Val Chisone</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1444">
                <text>Locandina del concerto sui canti della tradizione locale in francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1445">
                <text>2023</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1446">
                <text>Concerti</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1447">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="5">
        <name>musica e danza</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="191" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="189">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/fceef51ca802fcad5272a02a3dc8de0d.pdf</src>
        <authentication>2a28b09be262416cc24dfd4925ed4788</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1448">
                    <text>�Petit cahier
de
Chansons
Canti della tradizione
in francese
A cura di
Badia Corale Val Chisone APS
Pinerolo, 26 novembre 2022

�INDICE
CHANSON NOUVELLE SUR LE SIÉGE DE TURIN ………………………...4
MELODIA POPOLARE - ARM. G. CALLIERO

L’AMANT CONTENT ………………………………………………………....10
MELODIA POPOLARE - ARM. G. CALLIERO / R. PIZZARDI

ADIEU BERGERES ……………………………………………………………14
MELODIA POPOLARE - ARM. D. CASTELLANO

NE PLEURE PAS JEANNETTE ……………………………………………….16
MELODIA POPOLARE – ARM. L. PERRACHIO

AIMABLE BERGÈRE ………………………………………………………….18
MELODIA POPOLARE - ARM. G. DAMIANO E G. FREIRIA

BOURRÉE ....................................................................................................……22
MELODIA POPOLARE

LE PRISONNIER DE SALUCES .........................................................………...24
MELODIA POPOLARE – ARM. F. SIMONDI

PLAISIR D’AMOUR …………………………………………………………...26
JEAN-PAUL-EDIGE MARTINI - JEAN-PIERRE CLARIS DE FLORIAN – ARM. F. SIMONDI

GIRONFLA ……………………………………………………………………28
MELODIA POPOLARE – ARM. F. SIMONDI

LA CHANSON DES ESPOSAS ………………………………………………..30
MELODIA POPOLARE – ARM. F. SIMONDI

LE SIÉGE DE CONI ……………………………………………………………32
MELODIA POPOLARE - ARM. F. SIMONDI

LA COMPLAINTE DE LA MÈRE DE ROUSSEL ..........................…………..36
MELODIA POPOLARE – ARM. F. SIMONDI

TEMPETE DANS UNE BENITÉR ………………………………………..…...38
G. BRASSENS - ARM. F. SIMONDI

�CHANSON NOUVELLE SUR LE SIÈGE DE TURIN

Bonjour, Turin! que faites-vous?
L’armée de France approche.
Vous avez l’air tout à fait doux:
ne faites pas la farouche,
vous êtes aimées comme un bijou.
Bijou du roi de France,
seroit-il pas de votre goût
de changer de cadence?
Pour moi, j’ai toujours reconnu
Son Altesse Royale.
Il est un prince résolu,
d’une valeur sans égale.
Il est prince charmant, héros
de grande puissance.
Je battrai jusqu’à la mort
contre l’armée de France.
L’assaut qu’il nous faudra donner,
puisque la brèche est faite.
Prenez courage, grenadiers,
avancez à la tête,
car la citadelle est à nous,
sans douter davantage.
Dites, pucelle, que songez-vous?
Est-il pas grand dommage?

�Buongiorno, Torino, Che fate?
L’esercito di Francia si fa sotto.
Davvero avete un dolce aspetto:
non fate la scontrosa.
Siete ambita come un gioiello.
Gioiello del re di Francia,
non sarebbe di vostro gusto
cambiare la cadenza?
Parola mia, da sempre onoro
Sua Altezza Reale.
Egli è un principe deciso,
di impareggiabile valore.
È un principe affascinante, eroe
di grande forza.
Io mi batterò fino alla morte
contro l’esercito di Francia.
Dovremo dare l’assalto,
poiché la breccia è fatta.
Coraggio, granatieri,
avanzate voi in testa,
ché la cittadella è nostra,
senza alcun dubbio ormai.
Dite, o pulzella, che ne pensate?
Non è un gran peccato?

�Si vous n’avez pas vu l’Enfer,
cette invention horrible,
je vous le ferai bien voir,
que sera fort terrible.
La foudre même je ferai voir
la foudre et les tonnerres;
je ferai trembler jusqu’au plus fier
qui veut me faire la guerre.
Ne craignez point, tous mes enfants,
soldats et capitaines,
car Turin est beau et charmant
pour soulager nos peines.
La garnison qui y reste
n’y a plus de retraite:
nous les ferons tous prisonniers,
le Gouverneur à la tête!
Retirez-vous, François, Espagnols:
le prince Eugène avance
par le chemin de Mirandole.
Sauvez-vous en diligence!
Voici des braves Allemands,
gens gens de courage;
ils vous feront battre les champs:
il faut plier bagage.

�Se non avete ancora visto l’Inferno,
questa orribile invenzione,
ve lo farò vedere io,
e sarà una cosa terribile.
Il fulmine stesso vi farò vedere,
il fulmine ed i tuoni;
farò tremare perfino il più ostinato
che vuole farmi guerra.
Non temete affatto, ragazzi miei,
soldati e capitani
Torino è così bella e affascinante
da ben valere per alleviarci le pene.
La guarnigione che vi resta
non ha più la possibilità di ritirarsi:
noi li faremo tutti prigionieri,
il Governatore per primo!
Ritiratevi, Francesi, Spagnoli:
il principe Eugenio avanza
lungo lo stradone di Mirandola.
Salvatevi svelti!
Ecco che arrivano i prodi Tedeschi,
gente di coraggio;
vi faranno fuggire:
dovete piegare fagotto.

�Drapeaux volants, mèche allumée,
canons, bombes et grenades;
deux mille hommes sur les pavés
autour des palissades!
Mes officiers sont prisonniers!
Journée journée sévère!
Point de quartier nous ont donné:
morbleu! Mauvaise guerre!

�Vessilli al vento, miccia accesa,
cannoni, bombe e granate;
diecimila uomini sul selciato
attorno alle palizzate!
I miei ufficiali sono prigionieri!
Giornata severa!
Non ci hanno dato quartiere:
perdinci! Maledetta guerra!

�L’AMANT CONTENT
Grand Dieu que je suis a mon aise
quand j’ai ma mie entre mes bras
de temps en temps je la regarde
“Ma douce mie, embrasse moi”.
“Comment veux-tu que je t’embrasse?
Partout l’on dit grand mal de toi
l’on dit que tu parcours la France
auras-tu donc à servir le Roi”.
“Ceux qui t’on dit cela, la belle,
ils ont bien dit la vérité
j’ai mon cheval à l’écurie
sellé et bridé prêt pour m’en aller”.
“Quand tu seras sur ces montagnes
sur les frontières de la Savoie
tu penseras à ces Piémontaises
qui sont cent fois plus jolie que moi”.
“Oh que non non, ma mie Nanette
je penserai toujours à toi!
Je me ferai une imagette
cent fois par jour je la baiserai”.
“Que te diront tes camarades
de te voir baiser ce papier?
C’est le portrait de ma maîtresse
celle qui mon cœur a tant aimé”.

�Santo Cielo, come sono a mio agio
quando ho la mia amica tra le mie braccia.
Ogni tanto la guardo
“Mia dolce amica, abbracciami”.
Come vuoi che io ti abbracci?
Dicono brutte cose di te, dappertutto
si dice che tu percorra la Francia
andrai, dunque, a servire il Re?”
“Quelli che ti han detto ciò
hanno detto la verità
ho il mio cavallo nella scuderia
sellato e imbrigliato, pronto per andarmene”.
“Quando tu sarai su queste montagne
sulle frontiere della Savoia
tu penserai a queste Piemontesi
che sono cento volte più carine di me”.
“Oh no niente affatto, amica mia Annette
io penserò sempre a te
mi farò un piccolo ritratto
cento volte al giorno lo bacerò”.
“Che cosa diranno i tuoi compagni
nel vederti baciare questo pezzo di carta?”
“É il ritratto della mia amata
quella che il mio cuore ha tanto amato”.

�“Quand je serai (tu seras) dans la bataille
sur les frontières du Piémont
je ne craindrai (tu ne craindras) ni feu ni flamme
ni la fumée des cannons”.

�“Quando sarò (sarai) nella battaglia
sui confini del Piemonte
non temerò (temerai) né fuoco né fiamma
né il fumo dei cannoni”.

�ADIEU BERGÈRES
Adieu, charmantes bergères.
Nous quittons ces beaux climats,
nous allons porter nos pas
vers des terres étrangères.
Là jusqu’à notre retour
point de plaisir, point d’ amour.
Adieu nos amis, nos frères,
adieu fidèles amants.
Rapportez des cœurs contents
à celle qui vous sont chères.
Pour nous, jusqu’à ce retour,
point de plaisir, point d’ amour.
Sur ces montagnes lointaines,
vos troupeaux s’embelliront,
mais vos bergers souffriront
et pour soulager leur peines
ils n’auront dans ce retour
point de plaisir, point d’ amour.
Le voyageur solitaire
qui verra notre pays
s’arrêtera tout surpris
en disant aux bergères:
Et quoi! Dans ce beau séjour
point de plaisir, point d’ amour.

�Addio graziose pastorelle.
Noi lasciamo questo bel paese,
per condurre i nostri passi
in terra straniera.
Lassù, fino al nostro ritorno
non gioia, né amore.
Addio amici, addio fratelli,
addio amanti fedeli.
Restituite dei cuori contenti
a quelle che vi sono care.
Per noi, fino a quel ritorno,
non gioia, né amore.
Su quelle montagne lontane,
le vostre greggi diventeranno più belle,
ma i vostri pastori soffriranno
e per lenire i loro dolori
non avranno, se non con il loro ritorno,
né gioia, né amore.
Il viaggiatore solitario
che verrà nel nostro paese
si fermerà tutto sorpreso
chiedendo alle pastorelle:
Come mai? In questo bel posto
non v’è gioia, né amore.

�NE PLEURE PAS JEANNETTE

Ne pleure pas, Jeannette. Tralala …
Ne pleure pas, Jeannette, nous te marierons.
Avec le fils d’un prince. Tralala …
Avec le fils d’un prince, ou celui d’un baron.
Je ne veux pas d’un prince. Tralala …
Je ne veux pas d’un prince et encor moins d’un baron.
Je veux mon ami Pierre. Tralala …
Je veux mon ami Pierre, celui qui est en prison.
Avec lui je me marierai. Tralala …
Avec lui je me marierai “Bibrelot”.

�Non piangere, Jeannette. Trallallà …
Non piangere, Jeannette, noi ti sposeremo.
Con il figlio di un principe. Trallallà …
Con il figlio di un principe, o con quello di un barone.
Non voglio un principe. Trallallà …
Non voglio un principe e nemmeno un barone.
Voglio il mio amico Pierre. Trallallà
Voglio il mio amico Pierre, quello che è in prigione.
Con lui mi sposerò. Trallallà …
Con lui mi sposerò “Bibrelot”.

�AIMABLE BERGÈRE
“Bonjour mon aimable bergère
j'arrive à la pointe du jour
j'arrive ici dans cette plaine
pour te témoigner mes amours,
pour te témoigner mes amours.”
“De ton amour je n'ai rien à faire
ni moins de tes compliments
j’ai mon berger dans cette plaine
qui m'aime beaucoup tendrement,
qui m'aime beaucoup tendrement.”
“Ton berger il n'a pas l'air de plaire
ni de te faire de compliments
il n'a pas l'air de satisfaire
belle il te faut changer d'amant,
belle il te faut changer d'amant.”
“De mon berger j'en suis contente
et lui est content de moi
il est charmant, je suis charmante
il est agréable à mes yeux,
il est agréable à mes yeux.”
“Or adieu donc, ingrate bergère
puisque ton cœur ne veut pas m'aimer
je vais mourir dans cette plaine
ce n'est que pour l'amour de toi,
ce n'est que pour l'amour de toi.”

�“Buongiorno amabile pastorella
arrivo all’alba, qui in questo pianoro
per dichiararti il mio amore.”
“Non so cosa farmene del tuo amore
e neppure dei tuoi complimenti
qui ho il mio pastorello
che mi ama molto teneramente.”
“Il tuo pastorello non sembra gradire,
nè ti fa troppi complimenti.
non sembra soddisfarti,
bella, devi cambiare amante.”
“Del mio pastorello sono contenta
e lui è contento di me
è affascinante e anche io lo sono,
lui è gradevole ai miei occhi.”
“Dunque addio pastorella ingrata
dal momento che il tuo cuore non vuole saperne di amarmi
morirò in questo pianoro
per amor tuo.”

�“Si tu vas mourir dans cette plaine
je t'y ferai bien enterrer
je t'y ferai sonner des cloches
un prêtre pour t'accompagner,
un prêtre pour t'accompagner.”

�“Se tu morirai in questo pianoro
ti farò seppellire, farò suonare le campane
e ti farò accompagnere da un prete.”

�BOURRÉE
Le long du chemin qui mène a la rivière, belle,
ne fais pas la fière et donne-moi la main
donne-moi la man, donne ton bras, fais pas la fière
donne-moi la main, viens avec moi sur le chemin.
Prenez garde au loup en venant du hameau, mignonne,
laissez à nos hommes le soin du troupeau.
Mettez les herbes au pot, ma petite mignonne
mettez les herbes au pot, ma petite Margot.
Ma mère me dit que toutes les jeunes filles
quand elles sont jolies, à l’âge de quinze ans
faut les amuser, avoir toujours le mot à dire,
pour qu’elles soient gentilles, il faut être galant.

�Lungo il sentiero che porta al fiume, bella
non fare l’altezzosa e dammi la mano,
dammi la mano, dammi il braccio, non fare l’altezzosa
dammi la mano e vieni con me sul sentiero.
Attenta al lupo quando arrivi dal villaggio, carina,
lascia che i nostri uomini si prendano cura del gregge.
Prepara la zuppa piuttosto, mia piccola carina
metti le erbe nella pentola, mia piccola Margot.
La mia mamma dice che tutte le ragazze
quando sono belle, a quindici anni,
bisogna farle divertire, avere sempre qualcosa da raccontare,
perchè siano gentili, bisogna essere galanti.

�LE PRISONNIER DE SALUCES
A travers le grillage je vois de ma prison,
reverdir le feuillage, fleurir le vert gazon.
Je vois de ma fenêtre, l’hirondelle accourir:
le printemps va renaître et moi, je vais mourir,
et moi je vais mourir.
Hirondelle plaintive, est-ce toi que j’entends?
Violette humble et chétive est-ce que toi que je sens?
La rose aussi peut-être déjà songe à s’ouvrir:
le printemps va renaître et moi je vais mourir,
et moi je vais mourir.
Malgré la double porte, pour moi close à jamais,
l’écho lointain m’apporte les refrains que j’aimais:
le chalumeau champêtre recommence à gémir:
le printemps va renaître et moi je vais mourir,
et moi je vais mourir.

�Attraverso la grata, io vedo dalla mia prigione
rinverdire il fogliame, fiorire la verde erbetta.
Io vedo dalla mia finestra la rondine accorrere:
la primavera rinasce ed io muoio,
ed io muoio.
Rondinella lamentosa, sei tu che io sento?
Violetta umile e gracile, sei tu che io odoro?
La rosa anche può essere già ha intenzione di sbocciare:
la primavera rinasce ed io muoio,
ed io muoio.
Nonostante la doppia porta per me chiusa per sempre,
l’eco lontana mi porta le canzoni che ho amato:
il flauto campestre ricomincia a lamentarsi:
la primavera rinasce ed io muoio,
ed io muoio.

�PLAISIR D’AMOUR

Plaisir d'amour ne dure qu'un moment
chagrin d'amour dure toute la vie.
J'ai tout quitté pour l'ingrate Sylvie
elle me quitte et prend un autre amant.
“Tant que cette eau coulera doucement
Vers ce ruisseau qui borde la prairie
Je t'aimerai” me répétait Sylvie
l'eau coule encore, elle a changé pourtant.

�Gioia d’amore dura solo un momento,
pena d’amore dura tutta la vita.
Ho lasciato tutto per l’ingrata Sylvie,
lei mi lascia e prende un altro amante.
“Finché quest’acqua scorrerà dolcemente
verso il ruscello che costeggia i prati
io t’amerò” mi ripeteva Sylvie.
L’acqua scorre ancora, ma lei è cambiata.

�GIRONFLA
Notre bon duc de Savoye n'est il pas gentil galant?
Il a fait faire un armée de quatre-vingt paysans
Gironfla gare, gare, Gironfla gare devant
Ils ont pour leur capitaine Christopho de Carignan
vingt cânons chargés de raves vont derrière le régiment
Gironfla…
Chacun porte une hallebarde, une épée de bois a son flanc
Le chapeau a la cocarde et une floquée de rubans
Gironfla…
Ils vont attaquer la France par dehors et par dedans
Si quelqu'un se veux défendre ils le mettrons tout en sang
Gironfla…
Nous voila sur la frontière, Mon Dieu que le monde est grand!
Nous nous pourrions bien morfondre, nous nous avançons pas tant
Halte là…
Tirons tous contre la France et tout droit fuyons nous en
“ Ça – dit le duc de Savoye – vous etes tous de braves gens”
Tout est mort…
Nous avons tant fait la guerre, reposons-nous tant qu'à temps !
Ils entrèrent dans une salle tapissée de matafan,
Sont bien souls…
En faisant trinquer nos verres, ils nous diront bravement,
“Qu'est-ce donc ce Roy de France? Notre roi en vaut bien cent!”

�Il nostro buon Duca di Savoia, non è forse un gentiluomo?
Ha fatto preparare un esercito di ottanta contadini
Gironfla attenzione…
Hanno per capitano Cristoforo di Carignano
Venti cannoni caricati con rape seguono il reggimento
Gironfla…
Ognuno porta un’alabarda, una spada di legno al fianco
Il cappello con la coccarda e un fiocco con i nastri.
Gironfla…
Attaccheranno la Francia fuori e dentro
Se qualcuno cerca di difendersi lo metteranno a morte
Gironfla…
Eccoci sulla frontiera. Mio Dio com’è grande il mondo!
Possiamo autocommiserarci, non stiamo avanzando così tanto
Altolà…
Tiriamo tutti contro la Francia e scappiamo subito
“Siete tutte brave persone” dice il duca di Savoia
Tutto è morto…
Siamo stati in guerra così tanto, riposiamoci finché c’è tempo!
Entrarono in una stanza tappezzata di frittelle
Sono molto ubriachi…
Facendo tintinnare i nostri bicchieri, ci diranno con coraggio
“Cos’è questo Re di Francia? Il nostro ne vale cento!”

�LA CHANSON DES ESPOSAS
Tout en sortant de ma chambre
j'ai mon cœur qui me fait mal
j'ai mon cœur qui tremble
Sortant du palais royal
J'ai pensé entre moi même
Que jamais j'y rentrerai
ma mère en me voyant blême
Vient d'abord me consoler.
Adieu père adieu mère
et aussi mon papa grand
mon oncle, mon très cher frère
et aussi touts mes parents
Adieu toute la noblesse
et aussi les dames d'honneur
je m'en vais en grande tristesse
priez pour moi le Dieu Seigneur.
Et vous dames religieuses
qui étez là dans le couvent
vous qui étes devousieuses
priez pour moi le Dieu puissant
priez la Vierge Marie
qui nous donne la santé
qui nous conserve la vie
le bonheur et aussi la paix.

�Uscendo dalla mia camera
ho il mio cuore che mi fa male
ho il mio cuore che mi trema
uscendo dal palazzo reale.
Ho pensato tra di me
che mai più vi ritornerò!
Mia madre vedendomi pallida
viene prima di tutto a consolarmi.
Addio padre, addio madre
e pure a mio nonno
a mio zio, al mio carissimo fratello
e pure a tutti i miei parenti.
Addio a tutta la nobiltà
e pure alle dame d'onore,
me ne vado in grande tristezza
pregate per me Dio Signore.
E voi suore
che state nel convento
voi che siete devote
pregate per me Dio potente
pregate la Vergine Maria
che ci dia la salute
che ci conservi la vita
la fortuna e pure la pace!

�LE SIÈGE DE CONI
J'écris une lettre au prince de Conti
pour lui faire connaître ce que c'est Coni
c'est un retranchement qui durera longtemps
Son gouverneur fidèle combattant hardiment
Je sais bien de même que Coni est fort
et sa beauté suprême, mais je plain son sort.
J'ai cent mille hommes en train qui disent que Turin
sera le brandevin pour le premier matin.
Prince, cet affaire mérite attention
pour bien faire la guerre il faut de munitions.
Pour nourrir vos soldats vous aurez d'l'embarras
cent mille hommes en campagne pèsent bien sur les bras.
Mais rien ne me manque dedans mon armée;
même pour la dépense elle est très bien réglée.
J'aurais pour deux années à nourrir les Français,
aussi ceux de Coni et tous les Piémontais.
L'hiver qui s'avance vous obligera
à retourner en France et quitter tout cela
la neige et les glaçons, le froid et la saison
vous feront bien, Conti, abandonner Coni.

�Ho scritto una lettera al principe di Conti
per fargli sapere cosa pensa di Cuneo
è un assedio che durerà a lungo
il suo governatore fedele che combatte con ardimento.
So bene anch’io che Cuneo è forte
e conosco la sua estrema bellezza, ma ho timore per la sua sorte.
Ho centomila uomini impegnati che dicono che Torino
sarà il grappino per il primo mattino
Principe, questo affare merita attenzione.
per fare bene la guerra occorrono munizioni.
Per nutrire i vostri soldati avrete dei problemi, in effetti,
centomila uomini pesano sulle vostre braccia.
Ma non mi manca nulla nel mio esercito
anche per i viveri è regolato benissimo
ne avrò per due anni per nutrire i Francesi
come pure per gli abitanti di Cuneo e tutti i Piemontesi
L’inverno che avanza vi obbligherà
a ritornare in Francia e lasciare tutto
la neve e i ghiacci, il freddo della stagione
vi obbligheranno, Conti, ad abbandonare Cuneo.

�J'ai fait pour le siège un chemin couvert
je ne crains ni la neige ni le froid de l'hiver
Fusils ni mousquetons, ni bombes, ni canons
ne m'épouvantent pas, je vais franchir le pas.
J'ai fini mes classes dedans le Latin
j'enleverais vos places, j'irai à Turin.
C'est là ou j'apprendrai à bien me retrancher
à finir mes études pour vous en régaler.
Vous parlez trop rude pour être écolier;
il vous faut de l'étude pour vous fortifier;
retournez à Paris prenez votre régent,
car pour prendre Coni faut être plus savant.

�Ho costruito per il mio assedio un camminamento coperto
non temo né la neve né il freddo dell’inverno
fucili e moschetti, né le vostre cannonate,
non mi spaventano farò il grande passo.
Ho terminato i miei studi di latino,
abbatterò le vostre piazzeforti, andrò fino a Torino.
È là che imparerò a fortificarmi,
a finire i miei studi per farvene omaggio.
Parlate troppo rozzamente per essere uno scolaro,
dovete studiare, per fortificarvi;
tornate a Parigi a trovare il vostro tutore,
perché per prendere Cuneo bisogna essere più saggi.

�LA COMPLAINTE DE LA MÈRE DE ROUSSEL
Écoutez donc la complainte de la mère de Roussel
qui ressemble à la plainte que fit autrefois Rachel.
Cette mère désolée touts ses pleurs sont superflus:
ne peut être consolée de son enfant, qui n’est plus.
“Roussel, voici votre mère, qui est ici dans ces lieux:
avec votre beau-frère vous font ses derniers adieux”.
Jamais la Samaritaine n’avait versé tant de pleurs,
ni même la Madeleine aux pieds de son Sauveur.”
“Mon fils, j’aurais à vous dire de la part du Duc d’Usèz
qu’il voulait au Roi écrire avant qu’on fit le procès,
c’est pour avoir votre grâce, mais sous la condition
que vous fassiez volteface à la vraie religion”.
“Si j’avais cent mille vies je les sacrifierais!
De bon cœur je remercie Monsieur le Duc d’Usèz,
qui voulait au Roi écrire pour la grâce de Roussel:
Roussel à rien n’aspire qu’à s’en aller dans le ciel.”
“Adieu donc, ma très chère mère!”, “Adieu donc, mon cher Roussel!
Tu me quitte sur la terre et tu t’en vas dans le ciel.”
“Je vous quitte donc, ma mère, dedans ce terrestre lieu:
je m'en vais voir mon cher père dans le royaume des cieux.
Adieu, mon très cher beau-frère, je vous prie d’avoir soin
de ma chère et tendre mère, l’assister en ses besoins.
Allez-vous-en avec elle et usez votre séjour
Car à la vie éternelle nous nous reverrons un jour.”

�Ascoltate dunque il lamento della madre di Roussel
che ricorda il cordoglio che fu un tempo di Rachele.
Questa madre desolata, i suoi pianti sono vani,
non può essere consolata per suo figlio che non c’è più.
“Roussel, ecco vostra madre, che è venuta qui
Con vostro cognato per salutarvi un’ultima volta.
Mai la Samaritana ha versato così tante lacrime,
e nemmeno la Maddalena ai piedi del suo Salvatore.”
“Figlio mio, ti dovrei dire da parte del Duca d’Usèz
che voleva scrivere al Re prima del processo,
per avere la grazia, ma a patto
che voi vi convertiste alla vera religione”.
“Se avessi centomila vite le sacrificherei!
Di cuore ringrazio il Signor Duca d’Usèz,
che vuole scrivere al Re per la grazia di Roussel:
Roussel non ha altra aspirazione che raggiungere il cielo.”
“Addio dunque, mia carissima madre!” “Addio dunque, mio caro Roussel!
Mi lasci sulla terra per andare in cielo.”
“Vi lascio dunque, madre mia, in questo luogo terreno:
vado ad incontrare mio padre nel regno dei cieli.
Addio, mio carissimo cognato, vi prego di aver cura
della mia cara e tenera madre, di assisterla nelle sue necessità.
Andate con lei e usate bene il vostro passaggio terreno
perché ci rivedremo un giorno nella vita eterna.”

�TEMPÊTE DANS UN BÉNITIER
Tempête dans un bénitier
le souverain pontife avec que
les évêques, les archevêques
nous font un satané chantier.
Ils ne savent pas ce qu'ils perdent
tous ces fichus calotins
sans le Latin, sans le Latin
la messe nous emmerde.
A la fête liturgique
plus de grandes pompes, soudain
sans le Latin, sans le Latin
plus de mystère magique.
Le rite qui nous envoûte
s'avère alors anodin
sans le Latin, sans le Latin
et les fidèles s'en foutent
O très Sainte Marie mère de
Dieu, dites à ces putains
de moines qu'ils nous emmerdent
sans le Latin.
Je ne suis pas le seul, morbleu
depuis que ces règles sévissent
a ne plus me rendre à l'office
dominical que quand il pleut.
Il ne savent pas ce qu'ils perdent
tous ces fichus calotins
sans le Latin, sans le Latin
la messe nous emmerde.

�Tempesta in un’acquasantiera
il sommo pontefice con
i vescovi, gli arcivescovi
ci hanno creato un dannato casino.
Non sanno cosa perdono
tutti questi brutti baciapile
senza il latino, senza il latino
la messa ci annoia.
Alla festa liturgica
niente più pompa magna, improvvisamente
senza il latino, senza il latino,
niente più mistero magico.
Il rito che ci ammalia
Si rivela allora insignificante
senza il latino, senza il latino,
e i fedeli se ne fregano.
O Santissima Maria madre di Dio,
dite a quei dannati monaci,
che ci rompono le balle
senza il latino.
Non sono l’unico, perbacco!
da quando le regole imperversano
a non andare più alla funzione
domenicale se non quando piove.
Non sanno cosa perdono
tutti questi brutti baciapile
senza il latino, senza il latino
la messa ci annoia.

�En renonçant à l'occulte
faudra qu'ils fassent tintin
sans le Latin, sans le Latin
pour le denier du culte.
A la saison printanière
suisse, bedeau, sacristain
sans le Latin, sans le Latin
feront l'église buissonnière.
O très Sainte Marie…
Ces oiseaux sont des enragés
ces corbeaux qui scient, rognent, tranchent
la saine et bonne vieille branche
de la croix où ils sont perchés.
Ils ne savent pas ce qu'ils perdent
tous ces fichus calotins
sans le Latin, sans le Latin
la messe nous emmerde.
Le vin du sacré calice
se change en eau de boudin
sans le Latin, sans le Latin
et ses vertus faiblissent.
A Lourdes, Sète ou bien Parme
comme à Quimper Corentin
le presbytère sans le Latin
a perdu de son charme.
O très Sainte Marie…

�Rinunciando all’occulto
non potranno contare più molto
sull’obolo dei fedeli
senza il latino, senza il latino.
Quando arriverà la primavera
il cerimoniere, lo scaccino, il sacrestano
senza il latino, senza il latino
marineranno la messa.
O Santissima Maria …
Questi uccelli sono infuriati
questi corvacci che segano, rosicchiare e tranciare
il sano e buon vecchio ramo
della croce su cui sono appollaiati.
Non sanno cosa perdono
tutti questi brutti baciapile
senza il latino, senza il latino
la messa ci annoia
Il vino del sacro calice
si trasforma in acqua da sanguinaccio
senza il latino, senza il latino
e le sue virtù si fiaccano.
A Lourdes, a Sète, o magari a Parma
come a Quimper Corentin,
i preti senza il latino
hanno perso ogni fascino.
O Santissima Maria…

�Escabòt
Gruppo corale a voci miste formatosi nel 1999 e proveniente dalle valli cuneesi.
Propone brani attinti dall’immenso filone della tradizione popolare cis- e
transalpina dalle valli del Cuneese fino alla Provenza, al Lengadoc e alla
Guascogna.
I brani sono presentati in originali arrangiamenti polifonici a quattro voci miste che
il coro esegue a cappella.

�Badia Corale Val Chisone
Nasce a Pinerolo nel 1967 come coro maschile e diventa coro a voci miste ad
inizio anni degli anni settanta. Si è sempre dedicata e tuttora si dedica alla ricerca
ed alla riproposta delle melodie popolari delle valli e delle campagne del
Pinerolese, raccolte e registrate dalla viva voce degli abitanti nelle diverse
espressioni linguistiche locali.

�Badia Corale Val Chisone APS
Viale della Rimembranza 65/a - 10064 PINEROLO (TO)
info@bcvc.it

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1449">
                <text>L'Escabot - Libretto  di sala</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1450">
                <text>Badia Corale Val Chisone</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1451">
                <text>Libretto di sala del concerto l'Escabot</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1452">
                <text>2022</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1453">
                <text>Libretti d'opera</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1454">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="5">
        <name>musica e danza</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="192" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="190">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/5dfc906a2a36e139c3a33f33ddb44034.pdf</src>
        <authentication>682e969378265987d3c3abf677525867</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1456">
                    <text>Petit cahier
de
Chansons

�Nell’ambito della 28A edizione della
“SEMAINE DE LA LANGUE FRANÇAISE
ET DE LA FRANCOPHONIE”
12 MARZO 2023 - 2 APRILE 2023
la Badia Corale Val Chisone APS propone

“CAHIERS DE LA MÉMOIRE”
Canti della tradizione locale
in francese

presentati da
BADIA CORALE VAL CHISONE
e

CORO VOCI BIANCHE
del Civico Istituto Musicale Corelli
Venerdì 24 marzo ore 20:30
Sala Concerti “Italo Tajo” - Pinerolo
Ingresso libero

�Indice
NE PLEURE PAS JEANNETTE.................................................................6
MELODIA POPOLARE – ARM. L. PERRACHIO

ADIEU BERGERES.....................................................................................8
MELODIA POPOLARE - ARM. D. CASTELLANO

AIMABLE BERGÈRE...............................................................................10
MELODIA POPOLARE - ARM. G. DAMIANO E G. FREIRIA

BOURRÉE..................................................................................................12
MELODIA POPOLARE

LE PRISONNIER DE SALUCES..............................................................14
MELODIA POPOLARE - ARM. D. CASTELLANO

CHANSON NOUVELLE SUR LE SIEGE DE TURIN............................16
MELODIA POPOLARE - ARM. G. CALLIERO

L’AMANT CONTENT..............................................................................20
MELODIA POPOLARE - ARM. G. CALLIERO / R. PIZZARDI

MEUNIER TU DORS................................................................................26
MELODIA POPOLARE

ALOUETTE................................................................................................28
MELODIA POPOLARE

PLAISIR D’AMOUR ……..…..…..…..…..…..…..…..….…..…..……...34
JEAN-PAUL-EDIGE MARTINI - JEAN-PIERRE CLARIS DE FLORIAN

�NE PLEURE PAS JEANNETTE
Ne pleure pas, Jeannette. Tralala …
Ne pleure pas, Jeannette, nous te marierons.
Avec le fils d’un prince. Tralala …
Avec le fils d’un prince, ou celui d’un baron.
Je ne veux pas d’un prince. Tralala …
Je ne veux pas d’un prince et encor moins d’un baron.
Je veux mon ami Pierre. Tralala …
Je veux mon ami Pierre, celui qui est en prison.
Avec lui je me marierai. Tralala …
Avec lui je me marierai “Bibrelot”.

�Non piangere, Jeannette. Trallallà …
Non piangere, Jeannette, noi ti sposeremo.
Con il figlio di un principe. Trallallà …
Con il figlio di un principe, o con quello di un barone.
Non voglio un principe. Trallallà …
Non voglio un principe e nemmeno un barone.
Voglio il mio amico Pierre. Trallallà
Voglio il mio amico Pierre, quello che è in prigione.
Con lui mi sposerò. Trallallà …
Con lui mi sposerò “Bibrelot”.

�ADIEU BERGERES
Adieu, charmantes bergères.
Nous quittons ces beaux climats,
nous allons porter nos pas
vers des terres étrangères.
Là jusqu’à notre retour
point de plaisir, point d’ amour.
Adieu nos amis, nos frères,
adieu fidèles amants.
Rapportez des cœurs contents
à celle qui vous sont chères.
Pour nous, jusqu’à ce retour,
point de plaisir, point d’ amour.
Sur ces montagnes lointaines,
vos troupeaux s’embelliront,
mais vos bergers souffriront
et pour soulager leur peines
ils n’auront dans ce retour
point de plaisir, point d’ amour.
Le voyageur solitaire
qui verra notre pays
s’arrêtera tout surpris
en disant aux bergères:
Et quoi! Dans ce beau séjour
point de plaisir, point d’ amour.

�Addio graziose pastorelle.
Noi lasciamo questo bel paese,
per condurre i nostri passi
in terra straniera.
Lassù, fino al nostro ritorno
non gioia, né amore.
Addio amici, addio fratelli,
addio amanti fedeli.
Restituite dei cuori contenti
a quelle che vi sono care.
Per noi, fino a quel ritorno,
non gioia, né amore.
Su quelle montagne lontane,
le vostre greggi diventeranno più belle,
ma i vostri pastori soffriranno
e per lenire i loro dolori
non avranno, se non con il loro ritorno,
né gioia, né amore.
Il viaggiatore solitario
che verrà nel nostro paese
si fermerà tutto sorpreso
chiedendo alle pastorelle:
Come mai? In questo bel posto
non v’è gioia, né amore.

�AIMABLE BERGÈRE
“Bonjour mon aimable bergère
j'arrive à la pointe du jour
j'arrive ici dans cette plaine
pour te témoigner mes amours,
pour te témoigner mes amours.”
“De ton amour je n'ai rien à faire
ni moins de tes compliments
j’ai mon berger dans cette plaine
qui m'aime beaucoup tendrement,
qui m'aime beaucoup tendrement.”
“Ton berger il n'a pas l'air de plaire
ni de te faire de compliments
il n'a pas l'air de satisfaire
belle il te faut changer d'amant,
belle il te faut changer d'amant.”
“De mon berger j'en suis contente
et lui est content de moi
il est charmant, je suis charmante
il est agréable à mes yeux,
il est agréable à mes yeux.”
“Or adieu donc, ingrate bergère
puisque ton cœur ne veut pas m'aimer
je vais mourir dans cette plaine
ce n'est que pour l'amour de toi,
ce n'est que pour l'amour de toi.”

�“Buongiorno amabile pastorella
arrivo all’alba, qui in questo pianoro
per dichiararti il mio amore.”
“Non so cosa farmene del tuo amore
e neppure dei tuoi complimenti
qui ho il mio pastorello
che mi ama molto teneramente.”
“Il tuo pastorello non sembra gradire,
nè ti fa troppi complimenti.
non sembra soddisfarti,
bella, devi cambiare amante.”
“Del mio pastorello sono contenta
e lui è contento di me
è affascinante e anche io lo sono,
lui è gradevole ai miei occhi.”
“Dunque addio pastorella ingrata
dal momento che il tuo cuore non vuole saperne di amarmi
morirò in questo pianoro
per amor tuo.”

�“Si tu vas mourir dans cette plaine
je t'y ferai bien enterrer
je t'y ferai sonner des cloches
un prêtre pour t'accompagner,
un prêtre pour t'accompagner.”

�“Se tu morirai in questo pianoro
ti farò seppellire, farò suonare le campane
e ti farò accompagnere da un prete.”

�BOURRÉE

Le long du chemin qui mène a la rivière, belle,
ne fais pas la fière et donne-moi la main
donne-moi la man, donne ton bras, fais pas la fière
donne-moi la main, viens avec moi sur le chemin.
Prenez garde au loup en venant du hameau, mignonne,
laissez à nos hommes le soin du troupeau.
Mettez les herbes au pot, ma petite mignonne
mettez les herbes au pot, ma petite Margot.
Ma mère me dit que toutes les jeunes filles
quand elles sont jolies, à l’âge de quinze ans
faut les amuser, avoir toujours le mot à dire,
pour qu’elles soient gentilles, il faut être galant.

�Lungo il sentiero che porta al fiume, bella
non fare l’altezzosa e dammi la mano,
dammi la mano, dammi il braccio, non fare l’altezzosa
dammi la mano e vieni con me sul sentiero.
Attenta al lupo quando arrivi dal villaggio, carina,
lascia che i nostri uomini si prendano cura del gregge.
Prepara la zuppa piuttosto, mia piccola carina
metti le erbe nella pentola, mia piccola Margot.
La mia mamma dice che tutte le ragazze
quando sono belle, a quindici anni,
bisogna farle divertire, avere sempre qualcosa da raccontare,
perchè siano gentili, bisogna essere galanti.

�LE PRISONNIER DE SALUCES
A travers le grillage je vois de ma prison,
reverdir le feuillage, fleurir le vert gazon.
Je vois de ma fenêtre, l’hirondelle accourir:
le printemps va renaître et moi, je vais mourir,
et moi je vais mourir.
Hirondelle plaintive, est-ce toi que j’entends?
Violette humble et chétive est-ce que toi que je sens?
La rose aussi peut-être déjà songe à s’ouvrir:
le printemps va renaître et moi je vais mourir,
et moi je vais mourir.
Malgré la double porte, pour moi close à jamais,
l’écho lointain m’apporte les refrains que j’aimais:
le chalumeau champêtre recommence à gémir:
le printemps va renaître et moi je vais mourir,
et moi je vais mourir.

�Attraverso la grata, io vedo dalla mia prigione
rinverdire il fogliame, fiorire la verde erbetta.
Io vedo dalla mia finestra la rondine accorrere:
la primavera rinasce ed io muoio,
ed io muoio.
Rondinella lamentosa, sei tu che io sento?
Violetta umile e gracile, sei tu che io odoro?
La rosa anche può essere già ha intenzione di sbocciare:
la primavera rinasce ed io muoio,
ed io muoio.
Nonostante la doppia porta per me chiusa per sempre,
l’eco lontana mi porta le canzoni che ho amato:
il flauto campestre ricomincia a lamentarsi:
la primavera rinasce ed io muoio,
ed io muoio.

�CHANSON NOUVELLE SUR LE SIEGE DE TURIN

Bonjour, Turin! que faites-vous?
L’armée de France approche.
Vous avez l’air tout à fait doux:
ne faites pas la farouche,
vous êtes aimées comme un bijou.
Bijou du roi de France,
seroit-il pas de votre goût
de changer de cadence?
Pour moi, j’ai toujours reconnu
Son Altesse Royale.
Il est un prince résolu,
d’une valeur sans égale.
Il est prince charmant, héros
de grande puissance.
Je battrai jusqu’à la mort
contre l’armée de France.
L’assaut qu’il nous faudra donner,
puisque la brèche est faite.
Prenez courage, grenadiers,
avancez à la tête,
car la citadelle est à nous,
sans douter davantage.
Dites, pucelle, que songez-vous?
Est-il pas grand dommage?

�Buongiorno, Torino, Che fate?
L’esercito di Francia si fa sotto.
Davvero avete un dolce aspetto:
non fate la scontrosa.
Siete ambita come un gioiello.
Gioiello del re di Francia,
non sarebbe di vostro gusto
cambiare la cadenza?
Parola mia, da sempre onoro
Sua Altezza Reale.
Egli è un principe deciso,
di impareggiabile valore.
È un principe affascinante, eroe
di grande forza.
Io mi batterò fino alla morte
contro l’esercito di Francia.
Dovremo dare l’assalto,
poiché la breccia è fatta.
Coraggio, granatieri,
avanzate voi in testa,
ché la cittadella è nostra,
senza alcun dubbio ormai.
Dite, o pulzella, che ne pensate?
Non è un gran peccato?

�Si vous n’avez pas vu l’Enfer,
cette invention horrible,
je vous le ferai bien voir,
que sera fort terrible.
La foudre même je ferai voir
la foudre et les tonnerres;
je ferai trembler jusqu’au plus fier
qui veut me faire la guerre.
Ne craignez point, tous mes enfants,
soldats et capitaines,
car Turin est beau et charmant
pour soulager nos peines.
La garnison qui y reste
n’y a plus de retraite:
nous les ferons tous prisonniers,
le Gouverneur à la tête!
Retirez-vous, François, Espagnols:
le prince Eugène avance
par le chemin de Mirandole.
Sauvez-vous en diligence!
Voici des braves Allemands,
gens gens de courage;
ils vous feront battre les champs:
il faut plier bagage.

�Se non avete ancora visto l’Inferno,
questa orribile invenzione,
ve lo farò vedere io,
e sarà una cosa terribile.
Il fulmine stesso vi farò vedere,
il fulmine ed i tuoni;
farò tremare perfino il più ostinato
che vuole farmi guerra.
Non temete affatto, ragazzi miei,
soldati e capitani
Torino è così bella e affascinante
da ben valere per alleviarci le pene.
La guarnigione che vi resta
non ha più la possibilità di ritirarsi:
noi li faremo tutti prigionieri,
il Governatore per primo!
Ritiratevi, Francesi, Spagnoli:
il principe Eugenio avanza
lungo lo stradone di Mirandola.
Salvatevi svelti!
Ecco che arrivano i prodi Tedeschi,
gente di coraggio;
vi faranno fuggire:
dovete piegare fagotto.

�Drapeaux volants, mèche allumée,
canons, bombes et grenades;
deux mille hommes sur les pavés
autour des palissades!
Mes officiers sont prisonniers!
Journée journée sévère!
Point de quartier nous ont donné:
morbleu! Mauvaise guerre!

�Vessilli al vento, miccia accesa,
cannoni, bombe e granate;
diecimila uomini sul selciato
attorno alle palizzate!
I miei ufficiali sono prigionieri!
Giornata severa!
Non ci hanno dato quartiere:
perdinci! Maledetta guerra!

�L’AMANT CONTENT
Grand Dieu que je suis a mon aise
quand j’ai ma mie entre mes bras
de temps en temps je la regarde
“Ma douce mie, embrasse moi”.
“Comment veux-tu que je t’embrasse?
Partout l’on dit grand mal de toi
l’on dit que tu parcours la France
auras-tu donc à servir le Roi”.
“Ceux qui t’on dit cela, la belle,
ils ont bien dit la vérité
j’ai mon cheval à l’écurie
sellé et bridé prêt pour m’en aller”.
“Quand tu seras sur ces montagnes
sur les frontières de la Savoie
tu penseras à ces Piémontaises
qui sont cent fois plus jolie que moi”.
“Oh que non non, ma mie Nanette
je penserai toujours à toi!
Je me ferai une imagette
cent fois par jour je la baiserai”.
“Que te diront tes camarades
de te voir baiser ce papier?
C’est le portrait de ma maîtresse
celle qui mon cœur a tant aimé”.

�Santo Cielo, come sono a mio agio
quando ho la mia amica tra le mie braccia.
Ogni tanto la guardo
“Mia dolce amica, abbracciami”.
Come vuoi che io ti abbracci?
Dicono brutte cose di te, dappertutto
si dice che tu percorra la Francia
andrai, dunque, a servire il Re?”
“Quelli che ti han detto ciò
hanno detto la verità
ho il mio cavallo nella scuderia
sellato e imbrigliato, pronto per andarmene”.
“Quando tu sarai su queste montagne
sulle frontiere della Savoia
tu penserai a queste Piemontesi
che sono cento volte più carine di me”.
“Oh no niente affatto, amica mia Annette
io penserò sempre a te
mi farò un piccolo ritratto
cento volte al giorno lo bacerò”.
“Che cosa diranno i tuoi compagni
nel vederti baciare questo pezzo di carta?”
“É il ritratto della mia amata
quella che il mio cuore ha tanto amato”.

�“Quand je serai (tu seras) dans la bataille
sur les frontières du Piémont
je ne craindrai (tu ne craindras) ni feu ni flamme
ni la fumée des cannons”.

�“Quando sarò (sarai) nella battaglia
sui confini del Piemonte
non temerò (temerai) né fuoco né fiamma
né il fumo dei cannoni”.

�MEUNIER TU DORS
Meunier tu dors
ton moulin ton moulin va trop vite,
meunier tu dors
ton moulin ton moulin va trop fort!
Refrain:
Ton moulin ton moulin va trop vite,
ton moulin ton moulin va trop fort.
Ton moulin ton moulin va trop vite,
ton moulin ton moulin va trop fort!
Meuniers tu dors
et le vent souffle souffle,
meuniers tu dors
et le vent souffle fort.
Refrain:
Ton moulin ton moulin…
Meuniers tu dors
voici venir l’orage,
le ciel est noir
il va bientôt pleuvoir.

�Mugnaio tu dormi
il tuo mulino il tuo mulino va troppo veloce,
mugnaio tu dormi
il tuo mulino il tuo mulino va troppo forte
Ritornello:
Il tuo mulino il tuo mulino va troppo veloce,
il tuo mulino il tuo mulino va troppo forte.
Il tuo mulino il tuo mulino va troppo veloce,
il tuo mulino il tuo mulino va troppo forte
Mugnaio tu dormi
e il vento soffia,
mugnaio tu dormi
e il vento soffia forte.
Ritornello:
Il tuo mulino il tuo mulino ...
Mugnaio tu dormi
arriva la tempesta,
il cielo è nero
presto pioverà.

�ALOUETTE
Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai.
Je te plumerai la tête
je te plumerai la tête
et la tête, et la tête
alouette, alouette
oh, oh, oh, oh.
Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai.
Je te plumerai le bec
je te plumerai le bec
et le bec, et le bec
et la tête, et la tête
alouette, alouette
oh, oh, oh, oh.
Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai.
Je te plumerai le cou
je te plumerai le cou
et le cou, et le cou
et le bec, et le bec
et la tête, et la tête
alouette, alouette
oh, oh, oh, oh.
Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai
Je te plumerai les ailes.
je te plumerai les ailes
et les ailes, et les ailes

�Allodola, gentile allodola,
Ti spennerò la testa.
Ti spennerò la testa.
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.
Allodola, gentile allodola,
Allodola io ti spennerò.
Ti spennerò il becco.
Ti spennerò il becco.
E il becco!E il becco!
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.
Allodola, gentile allodola,
Allodola io ti spennerò.
Ti spennerò il collo.
Ti spennerò il collo.
E il collo!E il collo!
E il becco!E il becco!
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.

Allodola, gentile allodola,
Allodola io ti spennerò.
Ti spennerò le ali.
Ti spennerò le ali.
E le ali!E le ali!

�et le cou, et le cou
et le bec, et le bec
et la tête, et la tête
alouette, alouette
oh, oh, oh, oh.
Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai.
Je te plumerai le dos
je te plumerai le dos
et le dos, et le dos
et les ailes, et les ailes
et le cou, et le cou
et le bec, et le bec
et la tête, et la tête
Alouette, alouette
oh, oh, oh, oh.
Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai.
Je te plumerai les pattes
je te plumerai les pattes
et les pattes, et les pattes
et le dos, et le dos
et les ailes, et les ailes
et le cou, et le cou
et le bec, et le bec
et la tête, et la tête
elouette, elouette
oh, oh, oh, oh.

�E il collo!E il collo!
E il becco!E il becco!
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.
Allodola, gentile allodola,
Allodola io ti spennerò.
Ti spennerò la schiena.
Ti spennerò la schiena.
E la schiena!E la schiena!
E le ali!E le ali!
E il collo!E il collo!
E il becco!E il becco!
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.
Allodola, gentile allodola,
Allodola io ti spennerò.
Ti spennerò le zampe
Ti spennerò le zampe.
E la schiena!E la schiena!
E le ali!E le ali!
E il collo!E il collo!
E il becco!E il becco!
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.

�Alouette, gentille alouette,
alouette, je te plumerai.
Je te plumerai la queue
je te plumerai la queue
et la queue, et la queue
et les pattes, et les pattes
et le dos, et le dos
et les ailes, et les ailes
et le cou, et le cou
et le bec, et le bec
et la tête, et la tête
alouette, alouette
oh, oh, oh, oh, oh

�Allodola, gentile allodola,
Allodola io ti spennerò.»
Ti spennerò la coda.
Ti spennerò la coda.
E la coda!E la coda!
E le zampe!E le zampe!
E la schiena!E la schiena!
E le ali!E le ali!
E il collo!E il collo!
E il becco!E il becco!
E la testa!E la testa!
Allodola!Allodola!
oh, oh, oh, oh.

�PLAISIR D’AMOUR
Plaisir d'amour ne dure qu'un moment
chagrin d'amour dure toute la vie.
J'ai tout quitté pour l'ingrate Sylvie
elle me quitte et prend un autre amant.
“Tant que cette eau coulera doucement
Vers ce ruisseau qui borde la prairie
Je t'aimerai” me répétait Sylvie
l'eau coule encore, elle a changé pourtant.

�Gioia d’amore dura solo un momento,
pena d’amore dura tutta la vita.
Ho lasciato tutto per l’ingrata Sylvie,
lei mi lascia e prende un altro amante.
“Finché quest’acqua scorrerà dolcemente
verso il ruscello che costeggia i prati
io t’amerò” mi ripeteva Sylvie.
L’acqua scorre ancora, ma lei è cambiata.

�Badia Corale Val Chisone APS
Viale della Rimembranza 65/a - 10064 PINEROLO (TO)
info@bcvc.it

Civico Istituto Musicale Corelli
Viale della Rimembranza, 77 - 10064 Pinerolo (TO)
segreteria@istitutocorellipinerolo.it

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1457">
                <text>Cahiers de la Memoire - Libretto di sala</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1458">
                <text>Badia Corale Val Chisone </text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1459">
                <text>Libretto di sala del concerto Cahiers de la Memoire</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1460">
                <text>2023</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1461">
                <text>Libretti d'opera</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1462">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="1463">
                <text>Italiano</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="5">
        <name>musica e danza</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="193" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="191">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/e6d630049a6a8ccafbebc12ab814bc42.pdf</src>
        <authentication>31a8cb4cf177e9282505f9f41a8c5c39</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1464">
                    <text>OCCITANIA
L’area delle valli pinerolesi è racchiusa nell’Occitania
Occitania,
Occitania una zona
storico-geografica che corrisponde in larga parte al Midi francese;
essa si estende dalle Alpi ai Pirenei, dal Mediterraneo all’Atlantico.
Comprende 14 valli
alpine nelle
province di Torino,
Cuneo e Imperia e
la val d’Aran in
Spagna.
Questo territorio
non è delimitato da
confini politici, ma
ha un denominatore
comune: la lingua
d’oc,
d’oc l’occitano,
un’antica parlata
romanza che si
sviluppa fin dal X
secolo.
Tramandata
principalmente in
modo orale, si
modifica nel corso
dei secoli e si
differenzia in
diverse varianti.

LE LINGUE MINORITARIE
L’Occitano
In Val Germanasca,
l’occitano,
l’occitano nella sua
variante vivarovivaro-aplino,
aplino
insieme al francese assume
il carattere di lingua
minoritaria
Conosciuto in valle come
patouà,
patouà fa capo all’area
linguistica del provenzale.
In seguito alle persecuzioni
religiose, numerose
comunità valdesi, dalla
vicina Francia giungono
nelle nostre valli e qui si
instaurano, conservando la
loro cultura e la loro
identità, senza mai
dimenticare i loro padri
d’oltralpe:

sebbene la geografia di
questi luoghi sia impervia e
non permetta un facile
spostamento intra-montano,
i valdesi mantengono
sempre con questi, rapporti
economici e sociali in
quella antica lingua che già
parlavano nella loro patria
perduta. La lingua che i
predicatori itineranti (i
barba) usano per
diffondere la parola del
Signore è proprio l’antica
lingua occitana.

Il Francese
Il francese,
francese anch’esso
tradizionalmente legato
alla presenza valdese,
viene usato nella vita
culturale e religiosa fino a
pochi decenni fa. Con
l’adesione, nel 1532, alla
Riforma protestante e con
la traduzione della Bibbia

arriva l’utilizzo del francese, i
pastori provenienti dalla Svizzera
predicano in francese, il cui uso si
consolida con la venuta di altri
pastori francofoni a seguito della
peste del 1630 e con le vicende
legate all’esilio e al Glorioso
Rimpatrio. Il francese rimarrà in
auge come lingua religiosa fino ai
primi decenni del Novecento: in
quest’arco di tempo il culto e i
canti si svolgono unicamente in
questa lingua. Sarà poi l’opera di
“italianizzazione” durante il
periodo fascista a cancellare
questa usanza. Un fattore
fondamentale che facilita la
propagazione del francese è senza
dubbio la migrazione stagionale dei
valligiani che, in cerca di lavoro, si
spostano oltralpe per brevi periodi.
Da quell’esperienza si riporta in
patria non solo la conoscenza e il
consolidamento di una lingua ma
anche i canti che vengono
riproposti poi nell’ambito
lavorativo per mitigare la fatica
derivante dal duro lavoro, non solo
quello dei campi, ma anche quello
minerario.

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1465">
                <text>Valorizzazione del francese nel contesto minerario - Pannello museo</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1466">
                <text>Fondazione la Tuno&#13;
</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1467">
                <text>Pannello museale per la valorizzazione del francese presso l'Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1468">
                <text>2021</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1469">
                <text>Cartografia</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1470">
                <text>Italiano</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="10">
        <name>mostre</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="194" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="192">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/7f43ea4cf9312dc4ebe64f26e56e5548.pdf</src>
        <authentication>02f055cb3c7cd597d639ee8717719066</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1471">
                    <text>1 - Le respect envers l’Histoire
Le voyage que nous allons commencer est un voyage spécial à l’intérieur de la terre; il a
pour but la découverte d’un aspect de la montagne et de ses gens bien différent de celui
que nous connaissons.
Il faut que nous abordions ce voyage ,dans la partie la plus secrète et la plus cachée de
la montagne, avec le juste respect que l’histoire d’orgueil, de fatigue, de douleur,
d’espoir et de progrès scientifiques que nous allons vous illustrer, demande et mérite.
L’histoire écrite dans ces mines est l’histoire réelle, et non celle des livres d’école. Elle
a construit et consolidé des racines profondes d’une identité unique.
Ce projet veut enrichir de sens les vies qui ont étés employées pour construire notre
présent qui est le départ de notre futur.
Il s’agit du passage du monde paysan au monde industriel. Il marque le tournant d’une
époque, un passage délicat dont les conséquences sont encore en grande partie à
découvrir.
2 - Les Vallées Chisone et Germanasca
Les vallées Chisone et Germanasca offrent depuis toujours une terre propice à l’élevage,
à l’agriculture de montagne, à l’exploitation productive des bois mais aussi un sous-sol
riche de nombreux matériaux recherchés et
précieux dans différents secteurs
économiques.
La position géographique des deux vallées, à la frontière avec la France et près de la
plaine de Turin, a profondément conditionné leur histoire et a permis d’accueillir de
nombreux persécutés à la recherche d’un refuge.
Au cours des siècles, plusieurs soldatesques de différentes factions sont passées avec
leur charge de violence.
Les populations de ces montagnes ont survécu et ont su renforcer leur identité
territoriale, religieuse et communautaire en recherchant toujours de nouvelles méthodes
afin de trouver les ressources pour continuer cette relation millénaire.
3 - Les Vaudois
Ce sont les disciples d’un marchand de Lyon du nom de Valdo qui, en 1174, prêchait la
pauvreté et la fidélité absolue à l’Evangile. A cause des répressions françaises du XIII
siècle ils se dispersèrent dans plusieurs régions d’ Europe, parmi lesquelles les vallées
du pinerolais.
En 1532, en revendiquant le rôle central de la Bible, ils adhèrent à la Réforme
Protestante.
À la suite de dramatiques épisodes de violence, ils obtiennent en 1848, grâce au Roi
Charles Albert, la reconnaissance des droits civiques et politiques.
Les traces de la singulière épopée des Vaudois sont encore visibles surtout dans la
Vallée Germanasca, où l’on trouve de nombreux lieux de culte, des lieux liés à la
mémoire de la Glorieuse Rentrée et des musées didactiques qui en racontent l’histoire et
la vie.
4 - Les musées Vaudois
À Balsiglia, théâtre de l’épique résistance vaudoise, on trouve le musée dédié à la
Glorieuse Rentrée.
À Prali, il est possible de découvrir l’histoire vaudoise dans l’ancien temple du XVIème
siècle.
À San Germano Chisone se trouve le musée qui illustre la condition féminine.

�À Pramollo, dans l’école de Pellenchi, on trouve le thème de l’instruction qui fut très
étendue et qui eut une valeur prioritaire.
À Rodoretto on traite le secteur ethnographique avec la présentation de milieux
familiaux.
À Pomaretto l’exposition des modèles réduits de Charles Ferrero illustre les différentes
activités lavoratives, entre autre, le travail dans la mine.
5 - L’Occitanie
Les vallées du Pinerolais font partie de l’Occitanie, vaste territoire compris entre la mer
Méditerranée, les Pyrénées, l’Océan Atlantique, le Massif Central, les montagnes du
Dauphiné, et les Alpes Occidentales: 32 départements en France, 12 vallées alpines en
Italie et la Vallée d’ Aran en Espagne.
La matrice commune est la Langue d’Oc, un idiome néo-latin parlé depuis le Xème siècle.
Pendant le Moyen-Age c’était la langue des troubadours mais une langue orale qui a subi
de nombreux changements.
Encore aujourd’hui, de nombreux habitants des vallées Chisone et Germanasca parlent
l’Occitan (patois).
6 - Le premier niveau de relation entre les personnes et le territoire est la recherche de
la survie: la maison, la nourriture, l’abri pour les animaux.
Les objets exposés montrent les actions et les gestes quotidiens encore aujourd’hui
indispensables à la vie.
7 - Le second niveau de relation entre les personnes et le territoire est la valeur
symbolique; la majesté des remparts de défense, la richesse des villas du maître, la
rigueur des temples.
Nous ne pouvons pas exposer ici nos forteresses ou nos remparts mais nous désirons vous
montrer comment il est possible d’insérer des valeurs symboliques, des décors, des
ornements, des détails qui embellissent même les choses les plus simples.
8 - Le troisième niveau de relation entre les personnes et le territoire est l’art: la
danse, la musique, les fêtes, la peinture, la sculpture, le tissage, la broderie.
9 - La montagne
La montagne cache dans son sous-sol quelques-unes de ses ressources les plus précieuses
et c’est là que l’homme a du descendre pour s’en emparer et les utiliser.
10 - La graphite
Les galeries d’ extraction de la graphite sont présentes dans toute la basse vallée (San
Germano, Pramollo, Villar Perosa, Inverso Pinasca, Pomaretto, Roure)et les premières
excavations remontent au début du XIXème siècle.
Très tôt les chantiers sont équipés de tronçons téléphériques dirigés vers le fond de la
vallée, tandis que, peu distant de San Germano, se trouve le moulin de Malanaggio qui
broie le minéral.
Après la 1ère Guerre Mondiale on enregistre une diminution remarquable de l’activité
d’extraction du minéral et la quantité extraite continue à réduire progressivement
jusqu’à épuisement au début des années 1980.
11 - Le cuivre
Malgré leur position, 2785 m d’altitude, les mines du Bet sont exploitées depuis la
moitié du XVIIIème siècle jusqu’au début du XIXème par des centaines de mineurs pour
extraire un minéral du cuivre, la chalcopyrite.

�Le gisement principal est découvert en 1850 et exploité grâce à des techniques de plus
en plus complexes: baraquement en hauteur, téléphérique, centrale hydraulique, ligne
téléphonique, perceuses électriques.
En 1904 une terrible avalanche provoque la mort de 81 mineurs et détruit quasicomplètement les installations.
En 1914 l’entreprise, qui ne se relève plus de la tragédie, fait faillite.
Ainsi l’aventure du cuivre s’arrête définitivement.
12 - Le talc
L’extraction du talc décolle avec difficultés car on ne trouve pas une utilisation
productive convaincante pour la “pierre douce”.
Initialement on fouille sans rationalité obtenant des couches superficielles du terrain d’
épaisses plaques employées pour fabriquer des objets d’utilité quotidienne.
Peu à peu de grandes entreprises relèvent les concessions et commencent une
exploitation plus rationnelle.
En 1920 la construction du téléphérique de la Roussa provoque une grande grève des
mineurs qui s’opposent à son utilisation de peur qu’il ne prenne la place des femmes et
des enfants chargés du transport du talc sur leurs épaules ou à l’aide de traîneaux.
Pendant la 1ère Guerre Mondiale la production de talc augmente grâce à l’emploi du
minéral dans l’industrie.
Après la 2ème Guerre Mondiale les progrès de la technologie permettent d’apporter de
nombreuses améliorations dans la mine aussi bien en termes de sécurité que de
techniques d’extraction.
Dans les années soixante la crise du secteur, due à la concurrence des marchés, là où la
main d’œuvre était moins coûteuse, et au développement des chantiers plus riches de la
mine de Fontane (Gianna, Crosetto, Paola, 1400m), entraîne la désaffectation des
chantiers en hauteur et le démantellement des structures. Même les nombreux
téléphériques, y compris le fameux Gran Courdoun, sont démantelés.
Aujourd’hui, alors que depuis 1990, le groupe français “Talc de Luzenac” a remplacé
dans la gestion, la société Talco e Grafite Val Chisone, les galeries d’extraction se
limitent aux chantiers de Crosetto et à une nouvelle galerie à Pomeifré.
La production actuelle est environ 40.000 tonnes par an.
13 - L’aménagement géologique de cette zone, comme normalement dans toute la zone
des Alpes Occidentales, est caractérisé par l’empilement de failles de recouvrement
générées par les poussées orogéniques qui ont comprimé, plié et soulevé en les
métamorphisant les strates originelles de roches sédimentaires d’origine marine.
Le phénomène est plus ou moins comparable à une compression latérale très poussée
qu’on peut effectuer sur un jeu de cartes jusqu’à froncer les cartes sur elles mêmes.
Entre les roches métamorphiques ainsi formées, une de celles-ci est du talcoschiste
extrêmement pur, présent en plus lieux et objet des travaux de l’exploitation de la mine.
Du point de vue physique le talc est formé de cristaux lamellaires qui glissent entre
eux.
C’est une matière très tendre, translucide, friable et onctueuse au toucher, insoluble, qui
ne fond pas.
14 - Le talc connaît plusieurs emplois
Il est irremplaçable dans l’industrie cosmétique.
Il est très utilisé dans l’industrie pharmaceutique.
Il est utilisé dans l’industrie papetière.
On l’ajoute dans les peintures et dans les vernis.
C’est un élément de renfort pour les matières plastiques.
C’est un élément détachant pour les gommes synthétiques et le caoutchouc.
II est utilisé dans la nourriture des animaux

�Il est employé dans l’industrie alimentaire comme détachant pour fabriquer les bonbons,
les chewing-gum, etc..
Il est aussi utilisé dans la céramique et dans le bitume.
15 - L’extraction de la matière s’effectue en deux phases:
1) Détacher le talc du gisement
2) Porter hors de la mine la matière extraite.
Au cours des années ces deux phases se sont déroulées de manières très différentes.
À l’aide de ces plastiques nous pouvons voir de quelle façon les travailleurs ont exploité
la montagne pour en extraire le talc de la manière la plus rationnelle, la plus
avantageuse, la plus rapide et la plus sûre possible.
16 - La galerie est protagoniste : cette galerie obscure qui monte et descend, vire,
retourne en arrière selon les caprices géologiques qui sèment les précieuses veines de
talc, ici maintenant.
Une aide fondamentale pour mieux comprendre la galerie est de connaître les noms des
parties qui la composent.
Inconnus aux personnes étrangères à ce travail ces noms évoquent un passé et un
présent qui s’enrichit chaque jour d’un nouveau terme indiquant un nouveau pas dans le
procédé de développement: “remonte, descenderie, bouveau, puits, fourneaux, galerie de
niveau, boisage, cadre, cintre.
17 - Les objets présentés ici évoquent le chemin qui a été fait pour extraire de la
montagne sa “pierre douce”.
Les premiers instruments et l’équipement des mineurs n’étaient que des ajouts plus
spécifiques aux outils de travail des paysans que les mineurs savaient utiliser avec
habilité et esprit.
Aujourd’hui la profession de mineur est un travail qui demande des compétences pour
manœuvrer des machines sophistiquées.
Vous pouvez voir ici les objets les plus petits, tandis que les plus encombrants sont
exposés à l’intérieur de la mine.
Nous laissons aux livres la tâche de vous illustrer chaque technique ou fonction.
Ici nous désirons surtout souligner l’importance des noms donnés à ces outils: pointeau,
massue, barre à mine, hache de charpentier,marteau pneumatique, curette, piston
pneumatique, “servosostegno”, décauville, échangeur, dumper, station de compression,
téléphérique.
18 - Maintenant nous connaissons mieux les secrets:
Du sous-sol; des mineurs qui sont allés l’exploiter; des pionniers qui ont investi leur
argent pour financer le projet; des techniciens qui se sont employés à rendre accessibles
et plus sûres même les anfractuosités les plus cachées.
Maintenant que nous connaissons un peu de cette épopée nous pouvons enfin aller visiter
les souterrains.
Nous allons parcourir les entrailles de la terre striée de blanc à la découverte des traces
que les mineurs y ont laissées.
Cependant, avant d’entrer dans ce monde souterrain, mystérieux et fascinant, souvenonsnous des personnes qui ont travaillé et transpiré ici, contribuant ainsi au développement
de la Vallée.

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1472">
                <text>Valorizzazione del francese nel contesto minerario - Brochure ecomuseo&#13;
</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1473">
                <text>Fondazione la Tuno</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1474">
                <text>Brochure per la visita all'ecomuseo e la valorizzazione del francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1475">
                <text>2021</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1476">
                <text>Mostre</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1477">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="10">
        <name>mostre</name>
      </tag>
      <tag tagId="9">
        <name>storia del territorio</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="195" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="193">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/7adb8e53872b3a438f24feeb5083865a.pdf</src>
        <authentication>06e5a75a4eadde4d61e68e9fb766c060</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1478">
                    <text>Français

ECOMUSEO DELLE MINIERE
E DELLA VALLE GERMANASCA

La visite de la mine Paola
Bienvenue à la mine Paola.

L

a mine que nous allons visiter a été ouverte en
1937 et fermée en 1995. Elle appar ent au bassin
minier de Fontane qui compte beaucoup d'autres
galeries: dans la zone la plus élevée du versant se
trouvent la Gianfranco, la S. Barbara et la Superiore;
dans la par e la plus basse (sous la mine Paola) se
trouvent la Gianna, la Vi oria et la S. Pietro.

, ,
Centrales a beton

A

ujourd'hui toutes ces galeries sont désaﬀectées, d'une part à cause de l'épuisement
progressif du gisement et d'autre part parce qu'il s'agit de galeries de pe tes
dimensions (2 mètres de haut par 2 mètres de large) auxquelles les engins modernes ne peuvent pas accéder. Paola, Gianna et Gianfranco portent le nom des pe ts-enfants et
du ﬁls du propriétaire. Vi oria a été la seconde galerie qui a été ouverte pendant la seconde
guerre mondiale et représentait l'espoir de sor r vainqueur du conﬂit tandis que S. Barbara
est la sainte qui protège les mineurs.Les deux silos qui se trouvent à proximité de l'entrée de la
galerie contenaient le ciment qui, mélangé avec de l'eau, était u lisé pour produire un
mor er appelé "la boiacca". Ce e "boiacca" était ensuite convoyée, au moyen de pompes
situées sous les silos et d'un système à air comprimé, à l'intérieur de la galerie où elle était
mélangée avec du gravier et servait à combler les boyaux à la ﬁn de l'extrac on.
A l'intérieur de la galerie, le parcours commence avec une centaine de mètres à pied qui
conduisent à la tête de ligne du pe t train. Ce premier tronçon s'avère plutôt large et
rec ligne. Ensuite, la galerie se rétrécit et, a
gauche, on dis ngue facilement les premiers
chan ers où l'on extrayait le talc.

Nous vous rappelons que pendant toute la durée de la
visite il EST OBLIGATOIRE de porter le casque, qu’il est
interdit de fumer et qu’une fois monté sur le train il est
interdit de se pencher et de se lever ; égalementen,
outre, ne pas me re les bras, les mains ou les pieds en
dehors des wagons. En cas de besoin, bouton de
sécurité se trouve à l'extrémité de chaque wagon. Il est
formellement interdit d’ouvrir les barres avant l’arrêt du
train dans la sta on. Ne vous éloignez pas du groupe et
suivez a en vement les indica ons du guide.

�Le Puits

L

e panneau à droite montre le parcours
de la galerie: le trait en bleu indique la
mine Paola, le trait en rouge la Gianna (à
53 m de profondeur), le trait
en orange la Vi oria (à 83 m
de profondeur) et le trait en
vert la S. Pietro (à 123 m de
profondeur).
Le puits, représenté en violet,
est une galerie creusée
ver calement qui servait à
relier les quatre niveaux de
galeries.
A l'intérieur se trouve un
ascenseur monte-charges
pour transporter les ouvriers
et le minerai extrait.
Tout le talc extrait dans les
quatre galeries était transporté au niveau Gianna d'où
il sortait ensuite.
Il est possible de traverser le
puits au fond duquel in aperçoit le reﬂet de
l'eau qui coule dans la mine Vi oria.
Il est permis de toucher le talc entassé dans les
wagons mais il est interdit de l'emporter.
Le talc, de couleur blanc, est extrêmement
onctueux au toucher et est inodore.
Autrefois il était u lisé pour fabriquer des
poêles et des fers à repasser. Dans le dialecte
local, on l'appelle «PÉIRO DOUSO» qui signiﬁe
pierre tendre (appella f qui lui vient de sa
fragilité ; en eﬀet, le talc occupe la première
place de l'échelle de dureté des minéraux sur
«l'échelle de Mohs» tandis que le diamant
occupe la dixième place).

La variété de talc extraite dans le Val
Germanasque est considérée comme l'une
des plus prisées du monde pour sa blancheur
et sa pureté. A certains
niveaux du gisement la roche
prend une colora on
grisâtre, c'est pourquoi nous
avons deux variétés de talc
diﬀérentes: le «talc blanc» (le
plus prisé) et le «talc gris». De
nos jours il est employé dans
l'industrie cosmé que, dans
l'industrie pharmaceu que
(fabrica on de comprimés) et
dans l'industrie alimentaire
(produc on de chewinggums et de bonbons; le talc
empêche les produits de
coller au papier), ou bien
dans la fabrica on de
m a è re s p l a s q u e s , d e
céramiques et de peintures.
Le monte-charges fonc onnait au moyen d'un énorme treuil. L'ouvrier
u lisait une sorte de volant, le rhéostat, pour
imprimer le mouvement de montée ou de
descente. La posi on exacte de la cabine de
transport et son contrepoids est indiquée par
la tourelle métrée de couleur jaune sur
laquelle sont visibles deux ﬂèches rouges qui
déﬁlent en reproduisant le mouvement de
l'ascenseur.
Un système de sécurité, appelé "homme
mort", se trouve en bas du poste de commande et perme ait d'arrêter le monte-charges au
cas où l'opérateur se sentait mal: l'arrêt est
instantané dès qu'on lève le pied du pédalier.

La pelle

P

,

aair comprime

,

our charger le talc sur les wagons,
on u lisait une pelle à air comprimé.
Une série de compresseurs placés à
l’extérieur pompaient l’air dans chaque
chan er pour faire fonc onner les diﬀérents
engins (en eﬀet, même les treuils, les
lampes, les perforateurs et les caro ers
étaient équipés de ce système).

�Une fois le minérai chargé sur la benne
antérieure, la pelle se soulevait puis elle vidait
son contenu dans les wagons situés derrière
en se renversant en arrière.
Les galeries étaient creusées avec
une pente régulière d'environ 1,5 :
d e p u i s l ' e nt ré e o n m o nte
d'environ 9,5 mètres.
Ce e technique perme ait à
l'eau d'inﬁltra on de pouvoir
s’écouler vers l'extérieur
(exhaure).
Le talc extrait aux niveaux
supérieurs était envoyé en bas
au moyen de trémies, des
conduits horizontaux semblables
à des goulo es dans lesquelles les
wagons se déchargeaient.
À droite, vous pouvez voir un
exemple de ces trémies, il y en a deux:
la première pour le talc blanc et la seconde
pour le talc gris.
Le panneau où est écrit 1200 qu’on aperçoit à droite
indique la distance parcourue depuis l’entrée.
Dans ce tronçon de galerie nous nous sommes
à environ 400 mètres de profondeur, exactement sous le sommet de la montagne.

Le front d'abaage du talc

L

e tronçon de galerie qui n'est pas
éclairé permet de se rendre compte
des condi ons de
travail réelles des mineurs.
Pour des mo fs de sécurité,
ainsi que pour des raisons
économiques, l'emploi de
l'énergie électrique était
limité le plus possible; par
conséquent il n'y avait pas le
moindre réseau d'éclairage.
Autrefois les mineurs se
servaient de lampes à
pétrole qui malheureusement produisaient peu de
lumière et beaucoup de
fumée.
Par la suite, ils ont commencé à
adopter des lampes à carbure
appelées «acétylènes».

Ces lampes con ennent du carbure de calcium
dans la par e inférieure et de l'eau dans la
par e supérieure; le contact entre les deux
substances produit un gaz, l'acétylène,
d o nt l a co m b u s o n d o n n e l e
meilleur éclairage possible pour
les milieux souterrains.
De nos jours, les mineurs sont
équipés de lampes frontales,
à lanterne, montées sur le
casque.
Deux mineurs étaient
assignés à chaque chan er:
l'un était plus expert et l'autre
était dit de 1er niveau.
Le travail du mineur ne consistait pas seulement à charger le
minéral et à préparer l'explosion
mais il devait aussi me re le boisage en
place aﬁn que la galerie soit sûre.
Ce e armature, appelée «cadre» (à cause de
sa forme), était réalisée en bois et se composait de deux montants latéraux, les «jambes» (en
dialecte «la chamba»), sur lesquels une poutre
«chapeau» («lou chapel») était ﬁxée par un
emboîtement à dent.
Pour renforcer le tout, dans les situa ons les
plus instables, on posait une poutre à la base,
appelée «sole» («la semello»).
Enﬁn, pour se protéger des chutes de pierres
venant d'en haut, des
planches étaient encastrées
entre le chapeau et le front
d'aba age, les "marciavan "
(«li marchou»).
L'armature était réalisée en
bois principalement pour
d e u x ra i s o n s : s o n co û t
rela vement faible vu la
richesse des forêts de la
vallée et, surtout, parce
qu'en cas de danger et
d'eﬀondrement, le bois
aver ssait en quelque sorte
les mineurs grâce à ses
craquements et à ses
torsions .

�Le bois choisi était le plus souvent du châtaignier et de l’acacia.
Pour ces travaux on u lisait des pe tes
haches, des masses et des marteaux piqueurs.
Tous les treuils qu'on aperçoit le long de la
galerie fonc onnaient à l'air comprimé.
Normalement ils sont montés en haut d'une
montée (galerie de liaison avec les chan ers
supérieurs) ou d'une descente (galerie de
liaison avec les chan ers inférieurs).
Les treuils perme aient de ﬁxer les wagons
pleins, ou les matériaux de construc on ou
encore le talc, qui parcouraient ces trajets
par culièrement raides.

Le caroier

C

e e machine est lui aussi équipé d'un
moteur à air comprimé. Il est u lisé
pour faire des sondages et localiser le
gisement de talc. Au moyen d'un système
roulant, une série de ges creuses est
introduite dans la roche.
Au fur et à mesure qu'elles traversent la roche,
les ges se remplissent du matériau
traversé: "la caro e"
(échan llons qu'on aperçoit à
droite). En extrayant la ge et
la caro e, on peut calculer à
quelle profondeur se trouve le
gisement et son étendue.

La descente

C

omme nous l'avons vu
précédemment, une
descente conduit aux
chan ers qui se trouvent aux
niveaux inférieurs.
Les bruits de fond ont été
enregistrés en 1998 sur les
chan ers encore ouverts.
La langue que parlaient les
mineurs pendant leur travail
n'était presque jamais l'italien mais plutôt le
patois («patouà»), le dialecte local.
La structure en pont-levis qui surplombe la
descente perme ait aux wagons d'arriver aux
chan ers les plus éloignés.

L'explosion

D

ans les zones où il n'était pas permis
d'entrer avec un disposi f d'éclairage
à ﬂamme nue (par exemple dans
l'entrepôt des explosifs) on employait des
systèmes d'éclairage à air comprimé qui
fonc onnaient selon le principe de la dynamo.
La pelle mécanique exposée fonc onnait elle
aussi à l'air comprimé. En réalité, elle a été
acquise pour éviter de devoir monter des rails
sur chaque chan er (elle est équipée de
chenilles), mais avec le talc son u lisa on fut
très limitée car les chenilles ne s'avéraient pas
très stables et glissaient. Elle fut donc remplacée par des pelles sur pneumaques qui sont employées
encore de nos jours et qui
fo n c o n n e n t a v e c u n
moteur diesel. Voici deux
des systèmes de sautage
(explosion) employés dans
ces mines. Autrefois, le
mineur devait creuser le trou
à la main avec des masses et
des barres à mine (les premiers
piqueurs à air comprimé sont
apparus dans les années vingt).
Ensuite, il ne oyait le trou avec
un ou l appelé «sgure o»,
me ait de la dynamite dans le
trou en la reliant à une mèche
(les mèches étaient de longueurs diﬀérentes pour garan r
une explosion séquen elle). Pour
ﬁnir, il faisait le «borraggio»: («le bourrage»).
Il enﬁlait un bouchon de papier dans les trous à
mine (en pressant du papier avec un bâton) de
façon de fermer hermé quement le trou et à
éviter que la fumée ne se répande.

�inconvénients de la mine, par conséquent, des
ven lateurs fonc onnant à l'air comprimé
aspirent ces résidus.
Comme vous pouvez le constater, le bruit
produit par les machines à air comprimé est
toujours très élevé.

Le piqueur

Après avoir allumé les mèches, il fallait
abandonner rapidement le chan er, se me re
à l'abri et compter le nombre d'explosions
pour s'assurer que toutes les charges avaient
explosé.
Dans le cas contraire, il fallait retourner sur le
chan er et chercher avec les mains la charge
qui n'avait pas explosé, pour éviter qu'elle
n'explose pendant les manoeuvres de
chargement de la pelle.
Ce e technique s'avéra
par culièrement dangereuse,
non seulement à cause du
genre d'accident décrit, mais
aussi à cause des vices de
fabrica on des mèches et de
l'explosif lui-même.
Les techniques adoptées de
nos jours sont beaucoup plus
sûres car elles sont reliées à des
circuits électriques.
Une fois placées dans le trou, les géla nes (qui
remplacent les cartouches d'explosif) sont
reliées à un détonateur (pe te charge qui
déclenche l'explosion) et ce détonateur est
relié en séquence aux ﬁls électriques et à
l'exploseur; ce dernier fournit la charge
électrique nécessaire pour le sautage.
Une fois le circuit terminé, le mineur peut
s'éloigner du chan er et une fois à l'abri, il
peut déclencher l'explosion en étant absolument sûr du résultat.
Un sirène est ac onnée pour aver r les
ouvriers qui se trouvent sur les chan ers à côté
du chan er intéressé par l'explosion aﬁn de
leur perme re d'évacuer la zone.
Les poussières et les fumées sont les pires

L

e piqueur exposé est un modèle rela vement récent. En eﬀet, il est équipé d'un
servo-support (un levier qui le sou ent;
autrefois les mineurs devaient le tenir
manuellement) et d'un jet d'eau qui sort du
ﬂeuret et permet de ne oyer le trou et de faire
retomber la poussière.
Dans le passé, le travail était exécuté à sec et la
poussière soulevée que respiraient les
mineurs provoquait la silicose (véritable ﬂéau
des mines qui a causé la mort de beaucoup de
mineurs).
La descente à droite communique
avec la galerie Gianna.
Ce e dernière, dont la visite
s'eﬀectue en èrement à pieds
aujourd'hui, a été conservée
dans les condi ons où elle se
trouvait au moment de la
fermeture des chan ers, sans
le moindre éclairage.
Po u r ﬁ xe r l e s ro c h e rs q u i
risquaient de s'écrouler, on plaçait
des « rants», semblables à des clous avec
un système d'ouverture en parapluie dont
l'extrémité interne garan ssait l'ancrage du
bloc à la paroi.
Les modèles u lisés de nos jours appliquent le
même principe: en eﬀet, une fois placés, ils
sont gonﬂés et expansés au moyen d'un jet
d'eau sous pression.

�Le chantier 55

L

e chan er 55 fut
le dernier
c h a n
e r
exploité (il a été fermé
en 1995).
C'est là que furent
testées les pelles diesel
qui sont encore
u lisées aujourd'hui.
Comme elles ne pouvaientnt pas arriver
directement sur le chan er (vu leurs
dimensions considérables), elles furent
démontées sur l'esplanade devant l'entrée
puis remontées directement sur le chan er.
Après vériﬁca on du bon fonc onnement de
ces engins, ces mines furent fermées et toute
l'ac vité fut transférée sur le versant opposé.
Actuellement, l'entrée de la seule mine
encore en ac vité se trouve à Pomeifré (à 5
km en aval).
A la sor e du chan er 55, à gauche, on
aperçoit un remblai en ciment.
La fermeture de la mine, en 1995, et le
manque d'entre en qui s'en suivit, ont
déterminé l'écroulement du chan er de droite
(qu'on aperçoit derrière le mur de protec on).
Comme nous l'avons vu tout à l'heure, le talc
n'était pas toujours le même et les mineurs
apposaient des pale es colorées sur les
wagons pour reconnaître les diﬀérents types:
ROUGE = Talc humide (qu'il fallait faire sécher)
BLANC = Talc blanc
BLEU CIEL = Talc extrêmement pur
NOIR = talc gris

La montée qu'on
aperçoit à gauche
perme ait d'arriver aux
chan ers d'extrac on
des niveaux supérieurs.
Le talc extrait était
transporté en bas au
moyen de deux
goulo es et de deux
trémies (une pour le
talc blanc et l'autre pour le gris).
Il était ensuite chargé sur les wagons pour être
transporté à Gianna.

La cantine

L

a voûte et les parois du réfectoire
furent peintes en blanc pour
conférer plus de luminosité et
faciliter le ne oyage.
Autrefois, ce tronçon de galerie conduisait à
un chan er d'extrac on (nous pouvons
encore apercevoir les traces des rails).
En 1980, à la demande des mineurs, elle fut
conver e en réfectoire (avant, les mineurs
prenaient un repas, qu'ils apportaient de chez
eux, sur le chan er où ils travaillaient).
A par r de 1981, en plus de ce local,
l'exploitant a mis un service de can ne
proprement dit à la disposi on des ouvriers:
les aliments préparés à l'extérieur arrivaient à
la mine par le pe t train.
Au-delà de la zone «ves aires» (dans laquelle il
faut entrer par pe ts groupes), on aperçoit une
montée. Ce tronçon de galerie a été conservé
dans l'état où il se trouvait à l'origine.
Pour venir de la montée, les mineurs u lisaient
les traverses des rails et ne disposaient d'aucun
sou en latéral auquel se tenir.

�A droite de la montée, on peut observer la
veine de marbre (qu'on trouve toujours à
proximité du talc).
Ce juxtaposi on singulière démontre
l'évidence de ce que la plupart des experts
considère être l'origine de ce gisement de talc:
la transforma on de sédiments d'origine
marine, dont une par e s'est transformée en
marbre et l'autre en talc.
A l'origine, le gisement de talc fut découvert
grâce à la présence de nombreux aﬄeurements,
la plupart sur la crête des versants. Les premières
galeries (ﬁn 1800) furent creusées directement
au niveau de ces aﬄeurement, puis à des
al tudes allant de 1.800 à 2.000 mètres.
Il s'agissait de boyaux étroit et instables.
Pe t à pe t, grâce à des techniques plus
modernes telles que les sondages, on
découvrit la posi on exacte du gisement et on
commença à creuser de façon plus ra onnelle.
Au cours des premières années, les tours de travail
étaient de douze heures par jour, sans pouvoir jouir
d'un jour de repos par semaine.
Les mineurs habitaient dans des baraques
con guës aux mines, pendant plusieurs mois, à la
ﬁn desquels il leur était permis de rentrer chez eux.
Ces bâ ments étaient cons tués de grandes
pièces chauﬀées par un poêle à bois qui servait
aussi pour préparer le repas et de lits qui
étaient d'humbles paillasses.
Avec le temps, les tours de travail sont
descendus à dix heures par jours, avec un jour

de repos par semaine.
Aujourd'hui, les tours de travail sont de huit
heures par jour.
Le travail dans les mines est considéré comme
un travail épuisant, c'est pourquoi les mineurs
prennent leur retraite quelques années avant
les autres travailleurs (30 ans).
Le salaire d'un mineur était très bas, c'est
pourquoi ils ajoutaient les travaux de la
campagne à celui de la mine.
Les femmes et les enfants contribuaient au
revenu familial en s'occupant du transport du
talc, qui était charrié sur des traîneaux ou
porté sur les épaules dans des «ho es».
Malgré les diﬃcultés et la fa gue extrême de
ce travail, les mineurs choisissaient ce genre
de vie essen ellement parce que:
1. ils refusaient d'abandonner leurs terres; en eﬀet,
l'ac vité des mines était l'une des rares ac vités
qui leur perme aient de rester dans la vallée;
2. ils étaient vaudois et es maient que le
travail en usine les aurait privé de leur iden té
en les réduisant à un simple numéro.
Dans le passé ils durent aﬀronter nombre de lu es,
de persécu ons et de priva ons pour avoir
reconnus tout d'abord les droits civils (en 1848) et
ensuite la liberté de culte (en 1948).
En 1896, un nouveau système de transport fut
inauguré, le «Gran Courdoun» qui, grâce à des
chemins de fer et à des téléphériques,
perme ait de relier les mines de Sapatlé, Envie
et Malzas avec Perrero où se trouvaient les
premiers moulins.
Ce e innova on ne fut
pas bien accueillie car
elle diminuait considérablement le nombre
de travailleurs.
Au cours des premières années, quelques
milliers de personnes
travaillaient à
l'extrac on; dans les
années '60 leur
nombre descendit à
environ 600 personnes
et actuellement elles
ne sont plus que
quelques dizaines.

�Loc. Paola – Prali (TO)
Tel./ Fax 0121.806987
www.ecomuseominiere.it

L'extrême pureté du talc du Val Germanasque
est la raison pour laquelle son extrac on peut
con nuer même si le marché oﬀre des
produits à des coûts beaucoup plus bas (Inde,
Chine, ...)
En dehors du talc et de la graphite, on extrayait
le cuivre, tandis qu'une carrière de marbre est
encore exploitée aujourd'hui.
Photo "Archivio Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca":
B. Allaix; R. Borra; P. Jannin; D. Mainero; M. Martelli; S. Vaccaro

Studio Grafico TariboWeb - Villar Perosa

Malgré ce e réduc on
draconienne du personnel, la
produc on n'a presque pas
varié: environ 40.000 tonnes
par an.
Pe n d a n t d e n o m b r e u s e s
années, la concession pour
l'extrac on du talc a appartenu
à la société «Talco e Graﬁte»
(en bas du Val Chisone, on
extrayait la graphite).
Au début, la propriété du
terrain coïncidait avec à la
propriété du gisement.
Par la suite, il devint nécessaire de demander
une autorisa on d'extrac on et de payer la
taxe de concession correspondante.
Pour pouvoir accéder à ce nouveau système,
des pe tes sociétés furent fondées.
Au ﬁl des ans, des sociétés de plus en plus
grandes relevèrent les concessions mineures.
La Imerys Talc (la société actuellement
concessionnaire) s'occupe d'extrac on dans le
monde en er.

REGIONE
PIEMONTE

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1479">
                <text>Valorizzazione del francese nel contesto minerario - Brochure Scopriminiera</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1480">
                <text>Fondazione la Tuno</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1481">
                <text>Brochure per la visita a Scopriminiera e la valorizzazione del francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1482">
                <text>2021</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1483">
                <text>Mostre</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1484">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="10">
        <name>mostre</name>
      </tag>
      <tag tagId="9">
        <name>storia del territorio</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="196" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="194">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/a4ccad4127f5010c1678788d76afe337.jpeg</src>
        <authentication>0a1bd0e35d798d542bb14c7930c11a4b</authentication>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1485">
                <text>Un viaggio tra le piante di Rostan - Locandina</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1486">
                <text>Associazione  Amici del Collegio Valdese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1487">
                <text>Locandina dell'itinerario storico naturalistico intitolato a E. Rostan</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1488">
                <text>2021</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1489">
                <text>Escursioni</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="1749">
                <text>Biodiversità</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1490">
                <text>Italiano</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="1">
        <name>sentieri ed itinerari</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
  <item itemId="197" public="1" featured="0">
    <fileContainer>
      <file fileId="195">
        <src>https://mail.archivio.reclaim.hosting/files/original/b9f703b45a280e770393183474c7328f.pdf</src>
        <authentication>7153553f1b5764bce248705898784901</authentication>
        <elementSetContainer>
          <elementSet elementSetId="4">
            <name>PDF Text</name>
            <description/>
            <elementContainer>
              <element elementId="57">
                <name>Text</name>
                <description/>
                <elementTextContainer>
                  <elementText elementTextId="1491">
                    <text>ASSOCIAZIONE AMICI DEL COLLEGIO VALDESE
Testi italiano/ francese dell’esposizione
“Un viaggio tra le piante di Edouard Rostan”
Pannello n.1
Percorrere l’ambiente significa non solo camminare ma anche guardare
Negli anni 80 dell’800 il botanico Edouard Rostan pensava che conoscere le piante del proprio
territorio significasse acquisire uno strumento di crescita individuale importante, e per questo donò
il suo erbario delle Valli valdesi al Museo valdese. I fogli di quell’erbario furono affidati al
professor Giovanni Maggiore che al Liceo valdese non solo li custodì e completò, ma che li usò
come prezioso strumento didattico anche per le sue uscite con le classi “sul campo”.
Oggi l’erbario è custodito al Museo valdese a Torre Pellice dove le sue digitalizzazioni sono
consultabili per i visitatori.
Il percorso che state per intraprendere racconta il territorio che avete intorno sia utilizzando la
fotografia che Rostan “scattò” attraverso il suo erbario quasi 150 anni fa sia raccontando come le
piante si muovono e dialogano con l’ambiente che le circonda, vengono raccontate e sono state
“usate” dall’uomo contribuendo a cambiare il paesaggio.
Un percorso che si inserisce in un duplice progetto: uno pensato nell’ambito della legge 482/99
sulle lingue minoritarie e che prova a raccontare con parole scritte e parlate (è sufficiente inquadrare
il Qrcode qui a fianco, quanto vedrete nelle tre lingue del territorio, l’italiano, il francese e
l’occitano); il secondo legato all’itinerario culturale europeo “Le strade degli ugonotti e dei valdesi”
che racconta un tratto di storia europea che ha attraversato questa valle e che ha visto la migrazione
forzata e il ritorno della popolazione valdese. Con loro si sono mosse anche le piante e il sapere per
coltivarle. Uno spostamento che ha rimodellato anche l’aspetto dei territori e che anticipa quello che
sul campo possiamo vedere guardando con attenzione quanto ci scorre a fianco camminando.
Le piante, come gli uomini, si muovono, colonizzano, hanno una storia, entrano in dialogo con
quanto le circonda; il viaggio che state per intraprendere vi parlerà proprio di questo…
Se déplacer dans l’environnement signifie non seulement marcher mais aussi regarder.
Vers 1880, le botaniste Edouard Rostan était convaincu que connaître les plantes de son
environnement permettait d’acquérir un outil important pour la croissance individuelle. C’est pour
cette raison qu’il fit don de son herbier des Vallées vaudoises au Musée vaudois. Les feuilles de cet
herbier furent confiées au professeur Giovanni Maggiore du Lycée vaudois qui non seulement les
conserva et les compléta mais les utilisa aussi comme précieux outil didactique lors de ses sorties de
classe « sur le terrain ».
Aujourd’hui, l’herbier est conservé au Musée vaudois de Torre Pellice où les visiteurs peuvent
consulter la version numérique.
L’itinéraire s’inscrit dans un double projet : l’un conçu dans le cadre de la loi 482/99 protégeant les
langues minoritaires (il suffit de scanner le QR code pour accéder aux textes dans les trois langues
du territoire : italien, français et occitan) et le second lié à l’itinéraire culturel européen « Sur les pas
des Huguenots et des Vaudois ». Ce dernier reparcourt les chemins de l’exil et du retour aux Vallées
du peuple vaudois ; ceux-ci avaient pris avec eux des plantes et les connaissances nécessaires pour
les cultiver. Ces déplacements ont contribué à façonner les territoires car les plantes, tout comme les
hommes, bougent, colonisent, ont une histoire et dialoguent avec l’environnement.
Le voyage que vous allez entreprendre va justement vous parler de tout ça…

�Pannello n.2
Pierre Edouard Rostan
Pierre Edouard Rostan (San Germano Chisone, 1826-1895) fu medico, botanico, amante delle
montagne, cultore delle tradizioni e delle parlate locali, l’occitano e il francese, promotore e primo
presidente della Société d’Histoire Vaudoise, stimolatore delle ricerche sulla storia e l’archeologia
delle valli.
La straordinarietà di questo personaggio sta nell’aver attraversato – dalla modesta e remota condotta
medica di Perrero – con le sue centinaia di lettere e con i suoi innumerevoli scambi di piante, il
mondo botanico ottocentesco di cui ci fa conoscere i nomi più prestigiosi, delle università e dei
musei di Firenze, Ginevra, Vienna, Parigi, San Pietroburgo, Stoccolma, Edimburgo, fin negli Stati
Uniti, Sud Africa e in Nuova Zelanda, dove sono conservati fogli dei suoi erbari. La sua
corrispondenza, quasi mille lettere sono conservate all’Archivio della Società di Studi valdesi, è
scritta quasi esclusivamente in francese, lingua che conosceva meglio dell’italiano, com’era
consuetudine nella popolazione valdese dell’Ottocento.
Benché le sue raccolte di piante siano andate perdute, tutte o in parte, durante la II Guerra mondiale,
possiamo valutare in forse 10-15.000 campioni la consistenza di quell’erbario, in larghissima parte
relativo alle Alpi Cozie; mentre si compone di 1.877 fogli quello conservato a Torre Pellice, e
regalato da Rostan per scopi didattici a uso degli studenti del Liceo valdese.
Quest’ultimo erbario si trova oggi al Museo valdese di Torre Pellice, ove è possibile consultarne i
contenuti grazie all’importante lavoro di informatizzazione effettuato al Museo Regionale di
Scienze Naturali di Torino.
Pierre Edouard Rostan
Pierre Edouard Rostan (San Germano Chisone, 1826-1895) était médecin, botaniste, grand amateur
de montagne et passionné par les traditions et les langues locales - l’occitan et le français. Il fut
promoteur et premier président de la Société d’Histoire Vaudoise, encourageant les recherches sur
l’histoire et l’archéologie des Vallées.
C’est un personnage extraordinaire qui, depuis son modeste et lointain cabinet médical de Perrero, a
été l’un des protagonistes du monde botanique du XIXème siècle. Avec ses lettres et ses
innombrables échanges de plantes, il nous a fait connaître les noms les plus prestigieux des
universités et des musées de Florence, Genève, Vienne, Paris, Saint-Pétersbourg, Stockholm,
Édimbourg, jusqu’aux États-Unis, Afrique du Sud et Nouvelle-Zélande, où des feuilles de ses
herbiers sont conservées. Sa correspondance, dont près d'un millier de lettres se trouvent dans les
archives de la Société d'études vaudoises, est rédigée presque exclusivement en français, langue
qu'il connaissait beaucoup mieux que l'italien, comme c'était l'usage au sein de la population
vaudoise au XIXe siècle.
Bien que sa collection de plantes ait été presque entièrement détruite pendant la Deuxième Guerre
mondiale, il a été toutefois possible d’estimer qu’elle se composait de 10-15.000 exemplaires, la
plupart provenant des Alpes Cottiennes. Les 1.877 feuilles conservées au Musée vaudois de Torre
Pellice ont été offertes par Rostan aux élèves du Lycée vaudois. On peut les consulter grâce à la
numérisation effectuée par le Musée Régional des Sciences Naturelles de Turin.

�Pannello n.3
Il paesaggio vegetale ieri e oggi
Il paesaggio vegetale è un quadro in continuo movimento frutto delle interazioni tra le attività
umane e i processi naturali.
La successione è quel processo attraverso il quale, col passare del tempo, le comunità vegetali si
sostituiscono l’una all’altra in uno stesso luogo.
Nel paesaggio esistono dunque delle logiche dinamiche che agiscono su un mosaico di ambienti
diversi (prati, boschi, coltivi, ecc.). Popolazioni animali e vegetali interagiscono tra loro e una serie
di perturbazioni o interferenze, tra cui quelle umane sono spesso determinanti, tendono a indirizzare
l’evoluzione della vegetazione. Tra l’abbandono di un seminativo (ad esempio un campo di patate),
la sua colonizzazione da parte di specie erbacee e legnose e la formazione di un nuovo bosco
possono passare in condizioni favorevoli pochi decenni.
In natura la stabilità è una condizione spesso fugace e illusoria, anche nel caso dello sviluppo finale
di una vegetazione forestale evoluta: si vengono a determinare dei cicli naturali nel bosco che sono
caratterizzati da fasi giovanili, fasi adulte e infine fasi di invecchiamento e deperimento, il cui crollo
favorisce l’installarsi di una nuova generazione di giovani alberi.
I prati e i pascoli di bassa e media quota sono ambienti semi-naturali che non esisterebbero in
natura se non grazie all’azione dell’uomo nel tempo tramite lo sfalcio o il pascolo: essi infatti si
sono originati dal taglio e dal dissodamento di antichi boschi e, nonostante ciò, costituiscono un
elemento ricco di biodiversità e di elevato valore sia da un punto di vista paesaggistico sia
economico.
Le paysage végétal, hier et aujourd’hui
Le paysage végétal est un tableau en perpétuel mouvement, fruit des interactions entre les activités
humaines et les évolutions naturelles.
La succession est ce processus par lequel, au fil du temps, des communautés végétales se
remplacent au même endroit.
Dans des conditions favorables, quelques décennies suffisent entre l’abandon d’une terre arable (par
exemple un champ de pommes de terre), sa colonisation par des espèces herbacées et ligneuses et la
formation d’une nouvelle forêt.
Les prairies et les pâturages de basse et moyenne altitude sont des milieux semi-naturels qui
n’existeraient pas sans le fauchage ou la pâture. Ils sont issus d’anciennes forêts défrichées et ils
constituent un milieu riche en biodiversité ; ils ont une grande valeur tant du point de vue du
paysage que du point de vue économique.

Pannello n.4
Prati, pascoli e piante da frasca
Fino al secondo dopoguerra sotto l’influenza delle attività agricole e pastorali si è venuto a creare
un paesaggio culturale legato all’economia di sussistenza. Di questo paesaggio sono testimoni
ancora oggi i prati e i pascoli, le piante da frasca (in maggioranza frassini,), le “barsaglie” (ovvero i
pascoli rupestri frequentati dalle capre), i terrazzamenti in pietra a secco in cui si praticavano le
colture della vite assieme a colture erbacee e i castagneti da frutto. Il castagno fino alla metà del

�Novecento ha consentito alla popolazione delle valli di vivere in grande sobrietà, ma in mirabile
equilibrio con l'ambiente.
Un tempo i boschi erano spesso radi, pascolati e di basso sviluppo (“buissonate”) a eccezione delle
“bandite” (vedasi quella degli Eyssart, che proteggeva l’omonima borgata), “i boschi neri” poco
accessibili come quelli della Biava o dell’Imeut (a base di abete bianco) o il “Bò de Ciarnira”,
“magnifique bois de tilleul” così menzionato nel “Guide des Vallées Vaudoises” di inizio XX secolo
nei pressi di Villanova, tra la borgata di Gardaou e il vallone di Coumbalira.
Rispetto ai tempi di Edouard Rostan oggi sono diventate rare certe piante dei prato-pascoli, le
specie avventizie delle colture come il gittaione (Agrostemma githago), presenti un tempo assieme
al grano saraceno. Nell’erbario di Rostan tra i campioni raccolti a Bobbio Pellice si trova la cuscuta
(Cuscuta europea), pianta parassita che è ancora possibile rinvenire localmente abbarbicata sopra le
ortiche.
Prairies, pâturages et arbustes
Jusqu’à la Deuxième Guerre mondiale, les activités agricoles et pastorales créaient un paysage
culturel lié à l’économie de subsistance dont témoignent encore aujourd’hui les prairies, les
pâturages, les futaies (en majorité des frênes, voir photo 1), les « barsaglie » (les pâturages rupestres
des chèvres), les terrasses en pierres sèches où l’on cultivait la vigne, avec d’autres cultures
herbacées (« autin », sur la photo n. 2 près du monument de Sibaud) et les châtaigniers. Jusqu’à la
moitié du XX siècle, les châtaigniers ont permis aux gens de vivre de manière très sobre mais en
équilibre avec l’environnement.
Autrefois, les bois étaient clairsemés, on y allait en pâture et surtout ils étaient très peu développés
(« buissonate ») à l’exception des « bandite » (comme celle des Eyssart qui protégeait le hameau),
les « bois noirs », peu accessibles comme ceux de la Biava ou de l’Imeut (composés essentiellement
de sapins blancs) ou le « Bò de Ciarnira », un « magnifique bois de tilleul », comme on le souligne
dans le Guide des Vallées Vaudoises, près de Villanova, entre le hameau de Gardaou et le vallon de
Coumbalira.
Par rapport à l’époque de Rostan, aujourd’hui certaines plantes des pâturages se font rares, telles les
espèces adventices comme la nielle des blés (Agrostemma githago), autrefois présente avec le
sarrasin. Dans l’herbier de Rostan, parmi les espèces récoltées on trouve la grande cuscute (Cuscuta
europe), une plante parasite des orties.

Pannello n.5
Le Piante in movimento
Così come noi le piante si muovono. I loro semi possono viaggiare utilizzando alcuni mezzi di
trasporto quali vento, acqua e animali. I semi volano, navigano oppure usano l’autostop di un
qualche animale di turno che ingerisce semi appetibili, oppure si attaccano ai loro peli. Lo scopo di
questi viaggi è spostarsi un po’ più distante rispetto alla pianta che li ha generati in modo da
diffondere la specie.
L’uomo entra prepotentemente in gioco nella dispersione delle piante! Nel corso della storia,
l’essere umano ha spostato semi da una parte all’altra del Pianeta, volontariamente oppure no,
spesso trasportando sotto le suole delle scarpe o nel risvolto dei pantaloni, carichi preziosi. La sorte
di questi “clandestini” è quella di non riuscire ad adattarsi alle nuove condizioni in cui vengono a
trovarsi, oppure di prosperare addirittura meglio rispetto alla terra natia, diventando ospiti
ingombranti per le specie autoctone.

�Ecco perché è difficile immaginarsi le specie presenti sul territorio anche solo un secolo fa: queste
cambiano, si spostano, imperversano, altre periscono senza che noi quasi ce ne accorgiamo. L’uomo
nel corso del tempo ha imparato a convivere con l’alternarsi delle specie vegetali, le conosceva e
sapeva di quali poteva fidarsi, piante medicinali, mangerecce, tintorie e quelle dalle quali doveva
diffidare o difendersi, specie infestanti delle coltivazioni, velenose.
Le piante, con l’uomo, continueranno a viaggiare come è sempre stato in tutta la storia di
convivenza tra specie vegetali e esseri umani.
Les plantes en mouvement
Les plantes bougent. Leurs graines peuvent voyager avec le vent, l’eau et les animaux. Elles volent,
naviguent ou font du stop étant ingérées ou s’accrochant aux poils. Le but est bien évidemment de
s’éloigner le plus possible de la plante originaire afin d’en diffuser l’espèce.
L’homme joue un rôle très important dans la propagation des plantes ! Tout au long de l’histoire, il a
déplacé les graines aux quatre coins de la planète, volontairement ou non, sous ses semelles ou dans
le revers de son pantalon. Le destin de cette précieuse cargaison « clandestine » a deux issues : soit
elle n’arrive pas à s’adapter aux nouvelles conditions soit elle prospère mieux qu’avant, devenant
souvent un hôte indésirable pour les espèces indigènes.
Voilà pourquoi il est très difficile d’imaginer les espèces qui étaient présentes sur le territoire il y a
un siècle. Elles changent, se déplacent, prospèrent ou périssent sans qu’on s’en aperçoive. Au fil du
temps, l’homme a appris à cohabiter avec l’alternance des espèces végétales, il les connaissait et
savait comment utiliser les plantes médicinales et comestibles, se méfiant des espèces venimeuses et
infestantes.
Comme depuis toujours dans l’histoire de la cohabitation entre l’homme et les espèces
végétales, les plantes continueront de voyager.

Pannello n.6
ll giardino botanico alpino “Bruno Peyronel”
Nel territorio di Bobbio Pellice è visitabile, in estate, un orto botanico che grazie alla propria quota
di 2.290 metri s.l.m. è tra i più alti d’Italia e d’Europa. Il Giardino è situato poco più a valle del col
Barant, sul versante che scende alla Conca del Prà, su una superficie di 17.000 metri quadrati. La
conformazione del sito e la ricchezza dei suoli e delle esposizioni danno naturalmente origine a una
decina di ambienti floristici rappresentativi della flora alpina del Alpi Cozie.
Il Giardino del Colle Barant è stato inaugurato dalla Comunità montana val Pellice nel 1991 ed è
dedicato al prof. Bruno Peyronel, illustre botanico originario della val Germanasca scomparso nel
1982.
Nel Giardino sono state classificate oltre 300 specie spontanee naturalmente presenti, di cui 15
endemiche e oltre 30 inserite tra le piante a protezione assoluta: si tratta di una biodiversità floristica
stimata del 30% superiore a quella di analoghe stazioni alpine. Possiamo ammirare la vegetazione
delle rocce, la zona di greto, la valletta nivale, il pascolo alpino, gli arbusteti e la zona umida dove
si trova la Gentiana rostanii. specie scoperta da Edouard Rostan e a lui intitolata.
In luglio e agosto l’area viene allestita con cartelli esplicativi e presidiata dai botanici
dell’Associazione Naturalistica Pinerolese, che propongono visite guidate per evidenziare la
peculiarità dell’ambiente alpino e le conseguenti strategie di sopravvivenza delle piante.
Il Giardino è raggiungibile in circa 90 minuti sia dal rifugio Barbara Lowrie che dal rifugio Willy
Jervis: l’avvicinamento a piedi consente una progressiva immersione nell’area di pregio ambientale
e giunti sul Colle ci si può rifocillare al rifugio escursionistico Barant.
www.giardinopeyronel.it

�Le jardin botanique alpin « Bruno Peyronel »
Sur le territoire de Bobbio Pellice, on peut visiter pendant l’été un jardin botanique qui est l’un des
plus élevés d’Europe avec ses 2.290 m d’altitude. Il se situe près du Col Barant, sur le versant qui
descend vers la Conca du Pra, et s’étend sur une superficie d’environ 17.000 mètres carrés. La
conformation du site, la richesse de ses sols et son exposition permettent le développement de plus
de dix milieux floristiques, représentatifs de la flore alpine des Alpes Cottiennes.
Le Jardin du Col Barant a été inauguré par la Comunità Montana Val Pellice en 1991 et est dédié à
Bruno Peyronel, un illustre botaniste du Val Germanasca disparu en 1982.
On a classé plus de 300 espèces spontanées, dont 15 sont endémiques et plus de 30 sont répertoriées
parmi celles strictement protégées : il s’agit d’une biodiversité floristique de 30% supérieure à celle
d’autres stations alpines similaires. Nous pouvons admirer la végétation des rochers, de la zone des
lits de gravier, de la vallée nivale, des pâturages alpins, des arbustes et de l’aire humide où pousse la
Gentiana rostanii, une espèce découverte par Rostan et qui porte son nom.
Pendant les mois de juillet et d’août, la zone est aménagée avec des panneaux explicatifs. Des
botanistes de l’Associazione Naturalistica Pinerolese proposent des visites guidées illustrant les
particularités du milieu alpin et les stratégies de survie des plantes.
Le jardin est accessible à pied en 90 minutes environ, aussi bien depuis le refuge Barbara Lowrie
que depuis le refuge Willy Jervis. L’approche permet une immersion progressive dans cette aire de
valeur environnementale et une fois au col, on peut se restaurer au refuge Barant
www.giardinopeyronel.it

�</text>
                  </elementText>
                </elementTextContainer>
              </element>
            </elementContainer>
          </elementSet>
        </elementSetContainer>
      </file>
    </fileContainer>
    <collection collectionId="1">
      <elementSetContainer>
        <elementSet elementSetId="1">
          <name>Dublin Core</name>
          <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
          <elementContainer>
            <element elementId="50">
              <name>Title</name>
              <description>A name given to the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="2">
                  <text>Attività culturali</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
            <element elementId="41">
              <name>Description</name>
              <description>An account of the resource</description>
              <elementTextContainer>
                <elementText elementTextId="3">
                  <text>Le Attività Culturali di promozione linguistica si propongono l’obiettivo principale di valorizzare e diffondere in maniera efficace studi, materiali e ricerche circa la minoranza linguistica storica, ma anche quello di proporre attività e azioni di diverso genere rivolte sia alla popolazione locale, per riappropriarsi della propria cultura linguistica e della propria identità, con un occhio attento alle nuove generazioni, sia a quella turistica, per poter meglio comprendere la storia dei luoghi che sta visitando.</text>
                </elementText>
              </elementTextContainer>
            </element>
          </elementContainer>
        </elementSet>
      </elementSetContainer>
    </collection>
    <itemType itemTypeId="1">
      <name>Text</name>
      <description>A resource consisting primarily of words for reading. Examples include books, letters, dissertations, poems, newspapers, articles, archives of mailing lists. Note that facsimiles or images of texts are still of the genre Text.</description>
    </itemType>
    <elementSetContainer>
      <elementSet elementSetId="1">
        <name>Dublin Core</name>
        <description>The Dublin Core metadata element set is common to all Omeka records, including items, files, and collections. For more information see, http://dublincore.org/documents/dces/.</description>
        <elementContainer>
          <element elementId="50">
            <name>Title</name>
            <description>A name given to the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1492">
                <text>Un viaggio tra le piante di Rostan - Pannelli</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="39">
            <name>Creator</name>
            <description>An entity primarily responsible for making the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1493">
                <text>Associazione Amici del Collegio Valdese</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="41">
            <name>Description</name>
            <description>An account of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1494">
                <text>Pannelli descrittivi dell'itinerario storico naturalistico intitolato a E. Rostan</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="40">
            <name>Date</name>
            <description>A point or period of time associated with an event in the lifecycle of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1495">
                <text>2021</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="49">
            <name>Subject</name>
            <description>The topic of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1496">
                <text>Escursioni</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="1750">
                <text>Biodiversità</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
          <element elementId="44">
            <name>Language</name>
            <description>A language of the resource</description>
            <elementTextContainer>
              <elementText elementTextId="1497">
                <text>Francese</text>
              </elementText>
              <elementText elementTextId="1498">
                <text>Italiano</text>
              </elementText>
            </elementTextContainer>
          </element>
        </elementContainer>
      </elementSet>
    </elementSetContainer>
    <tagContainer>
      <tag tagId="1">
        <name>sentieri ed itinerari</name>
      </tag>
    </tagContainer>
  </item>
</itemContainer>
