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                    <text>22/07/2023
SABATO / SAMEDI
COMUNE DI
VILLAR PELLICE

COMUNE DI
LUSERNA S. GIOVANNI

H. 21

TORRE PELLICE
GALLERIA D’ARTE
“FILIPPO SCROPPO”

COMUNE DI
RORÀ

COMUNE DI
TORRE PELLICE

AllianceFrançaise
Torino

Eva Carazzolo
Clavicembalo / Clavecin
Enrico Groppo
Violino / Violon
Luca Taccardi
Viola da Gamba / Viole de gambe

“Nobili, Borghesi e Gentiluomini”
Le Muse alla corte del Re di Francia

Samedi
et dimanche

français,
la musique et le chant
avec le

edizione 2023
Ciclo di concerti volti
all’approfondimento linguistico francese
in diversi Comuni del territorio.

Cosa hanno in comune Jean-Baptiste
p
Poquelin,
q
figlio
g del tappezziere
pp
del Re,
l’italiano Giovanni Battista Lulli, e il
pperfetto danzatore di otto anni che in
seguito
g
verrà ricordato come uno dei più
ggrandi sovrani della Storia?
Il primo
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prenderà
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lo pseudonimo
p
di
Molière e sarà uno dei massimi commediografi
g francesi di ogni
g tempo;
p il secondo, naturalizzato francese come
Jean-Baptiste
p
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p di un carattere animoso,
ad entrare nelle ggrazie del Re, tanto da
riuscire ad ottenere il monopolio
p
sulla
danza e sulla musica in Francia. Il terzo,
Luigi
g XIV, il Re Sole sarà uno dei più
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ggrandi magnati
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e la sua ppassione per
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Arti trasformerà la Corte di Francia in un
motore artistico e culturale che coinvolggerà l’intera Europa.
p La vicinanza di
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capolavoro
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“Le bourgueois
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la comèdie-ballet come
ggenere distintivo dei caratteri musicali
francesi. Ma non solo qquesti nomi contribuiscono alla grandeur
g
della corte di
Francia: le Muse ispirano
p
incessantemente musicisti, letterati, coreografi,
g
ballerini
e artisti di ogni
g forma, rendendo Marin
Marais, François Couperin,
p
Madame de
Sévigné,
g
Jean Racine nomi indelebili
nella Storia.

��UN PARCOURS LINGUISTIQUE: ses raisons

UN PERCORSO LINGUISTICO: i motivi

Pour réaliser ce parcours linguistique, historique et
culturel, nous avons choisi, dans les paroles des
chansons, un certain nombre de mots-clés et
expressions plus ou moins connues, d’usage
courant ou désuètes, sophistiquées ou du jargon,
sérieuses ou bizarres que nous avons traduites,
expliquées ou développées en note de bas de page.
Outre les textes et leur traduction, vous trouverez
donc, en bas de la page, une sorte de glossaire
linguistico-culturel. Les mots qui le composent ne
sont que des exemples d’une langue-culture
extrêmement riche. Nous nous plaisons de penser
que, par curiosité, vous vous aventurerez dans les
pages d’un dictionnaire, ou vous trouverez le temps
de flâner parmi les avenues littéraires de cette belle
langue sœur.

Per realizzare questo percorso linguistico, storico e
culturale, abbiamo isolato dai testi francesi delle
canzoni alcune parole-chiave ed espressioni, più e
meno conosciute, d’uso corrente o desuete,
sofisticate o gergali, serie o bizzarre che abbiamo
tradotto, spiegato, espanso in nota.
Oltre ai testi e alla loro traduzione, troverete quindi
a piè pagina una sorta di glossario linguisticoculturale. Le parole che lo compongono non sono
che piccoli “assaggi” di una lingua veicolo di una
cultura straordinariamente ricca.
Ci piace pensare che, spinti da una qualche
curiosità, vi avventurerete a vagabondare, come
abbiamo fatto noi, tra le pagine di un dizionario o a
passeggiare tra le aiuole letterarie di questa nobile
lingua nostra consorella.

"NOBLES, BOURGEOIS ET GENTILSHOMMES"
Les Muses à la cour du Roi de France

“NOBILI, BORGHESI E GENTILUOMINI”
Le Muse alla corte del Re di Francia

Qu’est-ce qu’il y a en commun entre Jean-Baptiste
Poquelin, fils du tapissier du Roi, l’Italien JeanBaptiste Lulli, et le parfait danseur de huit ans qui
sera ensuite rappelé comme l’un des plus grands
souverains de l’Histoire ?
Le premier prendra le pseudonyme de Molière et
sera l’un des plus grands dramaturges français de
tous les temps; le deuxième, naturalisé français
comme Jean-Baptiste Lully réussira avec son talent
et en dépit de son esprit, à entrer dans les grâces du
roi, obtenant le monopole de la danse et de la
musique en France. Le troisième, Louis XIV, le Roi
Soleil sera l’un des plus grands magnats et sa
passion pour les Arts transformera la Cour de
France en un moteur artistique et culturel qui
engagera toute l’Europe. La proximité de ces trois
personnalités culminera dans le chef-d’œuvre Le
bourgeois gentilhomme et scellera la comédieballet comme genre distinctif des caractères
musicaux français. Mais non seulement ces noms
contribuent à la grandeur de la cour de France : les
Muses inspirent sans cesse musiciens, lettrés,
chorégraphes, danseurs et artistes de toutes
formes, rendant Marin Marais, François Couperin,
Madame de Sévigné, Jean Racine, noms indélébiles
dans l’Histoire.

Cosa hanno in comune Jean-Baptiste Poquelin, figlio
del tappezziere del Re, l’italiano Giovanni Battista
Lulli, e il perfetto danzatore di otto anni che in
seguito verrà ricordato come uno dei più grandi
sovrani della Storia?
Il primo prenderà lo pseudonimo di Molière e sarà
uno dei massimi commediografi francesi di ogni
tempo; il secondo, naturalizzato francese come
Jean-Baptiste Lully riuscirà col suo talento ed a
dispetto di un carattere animoso, ad entrare nelle
grazie del Re, tanto da riuscire ad ottenere il
monopolio sulla danza e sulla musica in Francia. Il
terzo, Luigi XIV, il Re Sole sarà uno dei più grandi
magnati e la sua passione per le Arti trasformerà la
Corte di Francia in un motore artistico e culturale
che coinvolgerà l’intera Europa. La vicinanza di
queste tre personalità culminerà nel capolavoro Le
bourgueois gentilhomme e suggellerà la comédieballet come genere distintivo dei caratteri musicali
francesi. Ma non solo questi nomi contribuiscono
alla grandeur della corte di Francia: le Muse ispirano
incessantemente musicisti, letterati, coreografi,
ballerini e artisti di ogni forma, rendendo Marin
Marais, François Couperin, Madame de Sévigné,
Jean Racine nomi indelebili nella Storia.

�MARCHE POUR LA CÉRÉMONIE DES TURCS – MARCIA PER LA CERIMONIA DEI TURCHI 1
DEUXIÈME AIR – SECONDA ARIA2
TROISIÈME AIR – TERZA ARIA 3
QUATRIÈME AIR – QUARTA ARIA 4
CHACONNE DE SCARAMOUCHE – CIACCONA DI SCARAMUCCIA 5
LE BOURGEOIS GENTILHOMME – IL BORGHESE GENTILUOMO 6
LE MAÎTRE DE MUSIQUE
La philosophie est quelque chose ; mais la musique,
Monsieur, la musique…

MAESTRO DI MUSICA
La filosofia è una cosa; ma la musica,
Signore, la musica...

LE MAÎTRE À DANSER
La musique et la danse… La musique et la danse, c’est là
tout ce qu’il faut.

MAESTRO DI BALLO
La musica e la danza... musica e danza:
ecco l’essenziale.

LE MAÎTRE DE MUSIQUE
Il n’y a rien qui soit si utile dans un État que la musique.

MAESTRO DI MUSICA
Nulla è utile, in uno Stato, quanto la musica.

LE MAÎTRE À DANSER
Il n’y a rien qui soit si utile aux hommes que la danse.

MAESTRO DI BALLO
E niente è più necessario agli uomini della danza.

LE MAÎTRE DE MUSIQUE
Sans la musique, un État ne peut substituer.

MAESTRO DI MUSICA
Senza la musica, uno Stato non può sussistere.

LE MAÎTRE À DANSER
Sans la danse, un homme ne saurait rien faire.

MAESTRO DI BALLO
Senza la danza l'uomo cosa saprebbe fare?

LE MAÎTRE DE MUSIQUE
Tous les désordres ; toutes les guerres qu’on voit dans le
monde, n’arrivent que pour n’apprendre la musique.

MAESTRO DI MUSICA
Tutti i disordini, tutte le guerre che si vedono nel
mondo, accadono perché non si studia la musica.

LE MAÎTRE À DANSER
Tous les malheurs des hommes, tous les revers funestes
dont les histoires sont remplies, les bévues des politiques,

MAESTRO DI BALLO
Tutte le sventure degli uomini, tutti i rovesci funesti
di cui son piene le storie, gli svarioni dei politici,

1

Marche pour la cérémonie des Turcs: brano musicale tratto dalla comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme del celebre
drammaturgo francese Molière, con le musiche di Jean-Baptiste Lully e coreografie di Pierre Beauchamp, rappresentata
per la prima volta il 14 ottobre 1670 alla corte di Luigi XIV. Questa composizione accompagna la scena della cerimonia
turca per l’assegnazione del titolo di nobile al borghese protagonista dell’opera, Monsieur Jourdain.
2
Deuxième Air: brano musicale tratto dalla comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme.
3
Troisième Air: brano musicale tratto dalla comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme.
4
Quatrième Air: brano musicale tratto dalla comédie-ballet Le Bourgeois gentilhomme.
5
Chaconne de Scaramouche: brano musicale – in particolare ciaccona, ovvero tipo di musica derivante da una danza
caratteristica di origine cinquecentesca spagnola o forse latinoamericana – tratto dalla comédie-ballet Le Bourgeois
gentilhomme che prende il nome dal personaggio di Scaramouche, in italiano Scaramuccia, personaggio tipico della
commedia francese seicentesca derivante dalla maschera della commedia dell'arte italiana, in origine Scaramuzza.
6
Le Bourgeois gentilhomme: viene qui proposto un estratto della seconda scena del primo atto della comédie-ballet
intitolata Le Bourgeois gentilhomme realizzata dalla collaborazione del celebre commediografo ed attore teatrale
francese Molière, pseudonimo di Jean-Baptiste Poquelin, e dal compositore, ballerino e strumentista italiano
naturalizzato francese Jean-Baptiste Lully.

�et les manquements des grands capitaines, tout cela n’est
venu que faute de savoir danser.

e le disfatte dei sommi capitani, tutto ciò è avvenuto
perché non si sapeva danzare.

MONSIEUR JOURDAIN
Comment cela ?

SIGNOR JOURDAIN
Come può essere possibile?

LE MAÎTRE DE MUSIQUE
La guerre ne vient-elle pas d’un manque d’union entre les
hommes ?

MAESTRO DI MUSICA
La guerra non nasce dalla mancanza di armonia fra gli
uomini?

MONSIEUR JOURDAIN
Cela est vrai.

SIGNOR JOURDAIN
È vero.

LE MAÎTRE DE MUSIQUE
Et si tous les hommes apprenaient la musique, ne
serait-ce pas le moyen de s’accorder ensemble, et de voir
dans le monde la paix universelle ?

MAESTRO DI MUSICA
E se tutti gli uomini imparassero la musica, non
sarebbe questo il mezzo per accordarsi e per vedere nel
mondo la pace universale?

�LES VOIX HUMAINES – LE VOCI UMANE7
LE VERTIGO – LA VERTIGINE8
LES MÉMOIRES DE LOUIS XIV – LE MEMORIE DI LUIGI XIV9
Je fis même alors, dans ma maison, un changement
où tout la noblesse du royaume avait intérêt. Ce fut
à l’égard de ma grande écurie dans laquelle
j’augmentai de plus de moitié le nombre des pages,
et pris soin qu’ils fussent et mieux choisis et mieux
instruits qu’ils n’avaient été jusque-là.
Ce je savais que ce qui avait empêché les gens de
qualité de prétendre à ces sortes de places était, ou
la facilité qu’on avait eue d’y recevoir par
recommandation toutes sortes de personnes, ou le
peu d’occasions qu’avaient ordinairement ceux qui
s’y trouvaient d’approcher de ma personne, ou la
négligence qu’on avait insensiblement apportée à
les perfectionner dans leurs exercices. Et, pour
remédier à tout, je résolus de prendre soin moimême de nommer tous les pages, de leur faire
partager avec ceux de la petite écurie tous les
services domestiques qu’ils me rendaient, et de
choisir pour leur instruction les meilleurs maîtres de
mon État.
Le fruit que je prétendais tirer de là était, à l’égard
du public, de donner une excellente éducation à un
grand nombre de gentilhommes, et, pour mon
intérêt particulier, d’avoir continuellement des gens
qui sortant de cette école entreraient plus capables
et plus affectionnés à mon service que le commun
de mes sujets.

7

Allora feci perfino un cambiamento nella mia
dimora nel quale tutta la nobiltà del regno aveva
interesse. Questo cambiamento riguardava la mia
grande scuderia, nella quale aumentai di più della
metà il numero dei paggi, e feci sì che essi fossero
meglio scelti e meglio istruiti di quanto non fossero
stati fino ad allora.
Ciò che sapevo era che ciò che aveva impedito alle
persone di qualità di pretendere questi tipi di posti
era, o la facilità che si era presentata di ricevervi per
raccomandazione tutti i tipi di persone, o le poche
occasioni che di solito avevano coloro che vi si
trovavano di avvicinarsi alla mia persona, o la
negligenza che era stata insensibilmente portata nel
perfezionamento dei loro esercizi. E, per rimediare
a tutto, decisi di occuparmi personalmente di
nominare tutti i paggi, di far loro condividere con
coloro che si occupavano della piccola scuderia tutti
i servizi domestici che mi rendevano, e di scegliere
per la loro istruzione i migliori maestri del mio Stato.
Il frutto che io pretendevo di ricavare da ciò era,
riguardo al pubblico, di dare un'eccellente
educazione a un gran numero di gentiluomini, e, per
il mio particolare interesse, di avere continuamente
persone che, uscendo da questa scuola,
entrerebbero più capaci e più affezionate al mio
servizio che i miei comuni sudditi.

Les voix humaines: composizione di Marin Marais, il quale, seppur derivando da una famiglia modesta, è stato un
importante personaggio nell’ambiente musicale della Francia tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento. Infatti,
inseritosi nel mondo musicale già da molto giovane – entrato nel coro di voci bianche di Saint-Germain-L'Auxerrois già
nel 1667, a soli undici anni –, Marin Marais entrò ben presto a far parte dell'orchestra dell'Académie Royale de Musique
diretta da Jean Baptiste Lully e, nel 1679, ottenne la carica di “joueur de viole de la musique de la Chambre” (suonatore
di viola della musica da Camera) nella “Musique du roi”, ovvero Luigi XIV. Per quarant'anni Marin Marais unì questa
importante carica ad un’ininterrotta carriera all'Opéra, divenendo un importante gambista e compositore dell’epoca
barocca.
8
Le Vertigo: composizione di Joseph-Nicolas-Pancrace Royer, clavicembalista e compositore di origini italiane – in
particolare piemontesi, essendo nato a Torino – successivamente naturalizzato francese. Grazie alla sua passione per la
musica, infatti, Joseph-Nicolas-Pancrace Royer riuscì a farsi strada nella Parigi di inizio Settecento, arrivando ad ottenere
anche importanti cariche in ambito musicale, anche e in particolare presso la corte del re di Francia.
9
Les Mémoires de Louis XIV: raccolta di testi scritti da Luigi XIV – a lungo privato dalla paternità dell’opera, ora
riconosciuta dalla maggior parte degli storici – tra il 1661 e il 1671 e destinati al delfino, ovvero il primogenito del re,
erede al trono di Francia; infatti, il titolo originale di questa raccolta di scritti sarebbe stato originariamente intitolato
Mémoire pour l'éducation du dauphin, ovvero Memoria per l’educazione del delfino, in quanto l’obiettivo di questi testi
era in particolare quello di aiutare alla formazione del figlio maggiore del re Luigi XIV al suo mestiere di re.

�LES LETTRES DE MADAME DE SÉVIGNÉ – LE LETTERE DI MADAME DE SÉVIGNÉ 10
Il faut que je vous conte une petite historiette, qui
est très vraie et qui vous divertira. Le Roi se mêle
depuis peu de faire des vers ; MM. de Saint-Aignan
et Dangeau lui apprennent comme il s’y faut
prendre. Il fit l’autre jour un petit madrigal 11, que
lui-même ne trouva pas trop joli. Un matin, il dit au
maréchal de Gramont : « Monsieur le maréchal, je
vous prie lisez ce petit madrigal, et voyez si vous en
avez jamais vu un si impertinent. Parce qu’on sait
que depuis peu j’aime les vers, on m’en apporte de
toutes les façons. » Le maréchal, après avoir lu, dit
au Roi : « Sire, Votre Majesté juge divinement bien
de toutes choses ; il est vrai que voilà le plus sot et
le plus ridicule madrigal que j’aie jamais lu. » Le Roi
se mit à rire, et lui dit : « N’est-il pas vrai que celui
qui l’a fait est bien fat ? – Sire, il n’y a pas moyen de
lui donner un autre nom. – Oh bien ! dit le Roi, je
suis ravi que vous m’en ayez parlé si bonnement ;
c’est moi qui l’ai fait. – Ah ! Sire, quelle trahison !
Que Votre Majesté me le rende ; je l’ai lu
brusquement. – Non, monsieur le maréchal ; les
premiers sentiments sont toujours les plus
naturels.» Le Roi a fort ri de cette folie, et tout le
monde trouve que voilà la plus cruelle petite chose
que l’on puisse faire à un vieux courtisan. Pour moi,
qui aime toujours à faire des réflexions, je voudrais
que le Roi en fît là-dessus, et qu’il jugeât par là
combien il est loin de connaître jamais la vérité.
Nous sommes sur le point d’en voir une bien cruelle,
qui est le rachat de nos rentes sur un pied qui nous
envoie droit à l’hôpital. L’émotion est grande, mais
la dureté l’est encore plus. Ne trouvez-vous point
que c’est entreprendre bien des choses à la fois ?
Celle qui me touche le plus n’est pas celle qui me fait
perdre une partie de mon bien.

10

Devo raccontarvi una storiella, che è molto vera e
che vi divertirà. Il Re si dedica da poco alla scrittura
di versi; MM. Saint-Aignan e Dangeau gli insegnano
come si deve fare. L'altro giorno ha realizzato un
piccolo madrigale, che lui stesso non trovò troppo
bello. Una mattina disse al maresciallo di Gramont:
"Signor maresciallo, la prego, leggete questo piccolo
madrigale, guardate se ne avete mai visto uno così
impertinente. Perché si sa che da quando amo i
componimenti, me ne portano di tutti i tipi." Il
maresciallo, dopo aver letto, disse al Re: "Sire,
Vostra Maestà giudica divinamente bene tutte le
cose; è vero che questo è il più sciocco e il più
ridicolo madrigale che abbia mai letto." Il Re si mise
a ridere e gli disse: "Non è vero che chi l'ha fatto è
presuntuoso? - Sire, non c'è modo di dargli un altro
nome. - Oh bene! disse il Re, sono lieto che me ne
abbiate parlato così bene; l'ho fatto io. - Ah! Sire,
che tradimento! Che Vostra Maestà me lo
restituisca; l'ho letto bruscamente. - No, signor
maresciallo; i primi sentimenti sono sempre i più
naturali." Il Re ha riso di questa follia, e tutti
pensano che questa sia la cosa più crudele che si
possa fare a un vecchio cortigiano. Per me, che amo
sempre fare riflessioni, vorrei che il Re ne facesse
menzione, e che giudicasse con ciò quanto è sempre
lontano dal conoscere la verità.
Stiamo per vederne una molto crudele, che è il
riscatto improvviso delle nostre rendite che ci
manderà dritti all'ospedale. L'emozione è grande,
ma la durezza lo è ancora di più. Non trovate che si
intraprendano molte cose contemporaneamente?
Quella che mi tocca di più non è quella che mi fa
perdere parte dei miei beni.

Les Lettres de Madame de Sévigné: è qui proposto un estratto di una lettera scritta da Madame de Sévigné scritta il
1° dicembre 1664 e indirizzata a Pomponne. Con questo nome ci si riferisce molto probabilmente a Simon Arnauld de
Pomponne, diplomatico e politico francese vissuto nel corso del Seicento, quindi in parte durante il regno di Luigi XIV.
11
Madrigal: il madrigale, in francese madrigal, è un breve componimento letterario di origine popolare, consistente in
un nitido quadretto di ispirazione pastorale, spesso destinato a esprimere un omaggio galante.

�CHACONNE – CIACCONA12
TRIO SONATA EN MI MINEUR – TRIO SONATA IN MI MINORE13
LES MUSES GALANTES (scène I) – LE MUSE GALANTI (scena I) 14
APOLLON 15 ET LES MUSES 16
Naissez divins esprits, naissez fameux héros;
Brillez par les beaux-arts, brillez par la victoire;
Méritez d’être admis au temple de Mémoire:
Nous réservons à votre gloire
Un prix digne de vos travaux.

APOLLO E LE MUSE
Nascete spiriti divini, nascete famosi eroi;
Brillate per le belle arti, brillate per la vittoria;
Meritate di essere ammessi al tempio della Memoria:
Riserviamo alla vostra gloria
Un premio degno delle vostre opere.

APOLLON
Muses, filles du Ciel, que votre gloire est pure!
Que vos plaisirs sont doux!
Les plus beaux dons de la nature
Sont moins brillants que ceux qu’on tient de vous.
Sur ce paisible mont, loin du bruit et des armes,
Des innocents plaisirs vous goûtez les douceurs.
La fière ambition, l’amour ni ses faux charmes
Ne troublent point vos cœurs.

APOLLO
Muse, figlie del Cielo, quanto è pura la vostra gloria!
Quanto sono dolci i vostri piaceri!
I più bei doni della natura
Sono meno brillanti di quelli che riceviamo da voi.
Su questo tranquillo monte, lontano dal rumore e dalle armi,
Gustate la dolcezza degli innocenti piaceri.
La fiera ambizione, l'amore e il suo falso fascino
Non turbano i vostri cuori.

LES MUSES
Non, non, l’amour ni ses faux charmes
Ne troublent jamais nos cœurs.
On entend une symphonie brillante
Et douce alternativement.

LE MUSE
No, no, l'amore e il suo falso fascino
Non turba mai i nostri cuori.
Si sente una sinfonia brillante
E dolce alternativamente.

12

Chaconne: brano composto nel 1711 da Marin Marais, originariamente pensato per viola da gamba e basso continuo.
Trio sonate en Mi mineur: brano musicale di Joseph Bodin de Boismortier, compositore francese vissuto a cavallo tra
il XVII e il XVIII secolo, il quale, privilegiando in un primo momento gli strumenti a fiato, aveva poi allargato le proprie
composizioni a numerosi strumenti; infatti, si può dire che pochi strumenti sfuggirono alla sua penna e quasi nessuna
forma musicale gli fu sconosciuta: nel suo catalogo si contano così opere per flauto traverso, flauto dolce, oboe, violino,
violoncello, viola da gamba – in particolare l’opera 31, che sembra essere un vero e proprio omaggio a Marin Marais –,
musette, ghironda, fagotto, clavicembalo nelle forme della suite, della sonata, del duetto, del trio, del quartetto, del
quintetto. D’altronde la capacità musicale di Boismortier si estese anche alla musica vocale, portando alla realizzazione
di cinque opere, sei piccoli mottetti, quattro grandi mottetti, due cicli di quattro cantate francesi, una raccolta di
cantatille e quasi quattordici volumi di arie a una o più voci.
14
Les Muses galantes: è qui proposto un estratto della scena I di Les Muses galantes, un opéra-ballet con musica e
libretto di Jean-Jacques Rousseau, composto a partire dal 1743 e rappresentato per la prima volta nel settembre del
1745. L'opera è costituita da un prologo e tre atti; ogni atto è dedicato ad un poeta: il primo è l'atto del Tasso – che sarà
successivamente sostituito da un atto dedicato al poeta greco Esiodo per poter essere rappresentato a corte –, il
secondo atto è dedicato ad Ovidio, mentre l’ultimo ad Anacreonte. Tuttavia, l'atto di Esiodo è l'unico pervenutoci: tutti
gli altri atti, compreso il prologo, sono andati perduti.
15
Apollon: in italiano Apollo, è un dio della religione greca e romana di grande importanza. Infatti, Apollo non è soltanto
ricordato come il dio delle arti mediche – suo figlio Asclepio è il dio della medicina – e delle scienze, essendo tra l’altro
colui che traina il carro del sole, scortando questa stella attraverso la volta celeste; Apollo è anche il dio dell'intelletto e
della profezia, essendo venerato come dio oracolare capace di svelare, tramite la sacerdotessa, detta Pizia, il futuro agli
esseri umani; infine, Apollo è anche il dio della musica, motivo per cui il suo simbolo principale è la lira, e, in quanto dio
delle arti, egli è il capo delle Muse.
16
Les Muses: Le Muse sono nove divinità femminili – tutte sorelle, in quanto figlie di Zeus e di Mnemosine – della
religione greca di grande importanza, perché esse rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del
Tutto, ovvero l'eterna magnificenza del divino.
13

�SONATA EN RE MAJEUR – SONATA IN RE MAGGIORE 17
LES MUSES GALANTES (scène III) – LE MUSE GALANTI (scena III) 18
L’AMOUR, LA GLOIRE, LES MUSES, LES GRACES 19, CHŒUR
Accourons, accourons dans ce nouveau séjour,
Soupirez beautés rebelles,
Par nous Tort cède à l’Amour.
On danse.

AMORE, GLORIA, LE MUSE, LE GRAZIE, CORO
Accorriamo, accorriamo a questo nuovo soggiorno,
Sospirate bellezze ribelli,
Per noi Torto cede all'Amore.
Balliamo.

LA GLOIRE
Les vents, les affreux orages,
Font par d’horribles ravages,
La terreur des matelots:
Amour, quand ta voix le guide,
On voit l’Alcyon 20 timide
Braver la fureur des flots.
Tes divines flammes
Des plus faibles âmes
Peuvent faire des héros.
On danse.

GLORIA
I venti, le terribili tempeste,
Fanno, per via delle loro orribili devastazioni,
Il terrore dei marinai:
Amore, quando la tua voce la guida,
Si vede Alcione timida
Sfidare la furia delle onde.
Le tue fiamme divine
Delle anime più deboli
Possono fare degli eroi.
Balliamo.

CHŒUR
Gloire, Amour, sur les cœurs partagez la victoire
Que le myrte au laurier 21 soit uni dès ce jour!
Que les soins rendus à la Gloire
Soient toujours payes par l’Amour!

CORO
Gloria, Amore, sui cuori condividete la vittoria
Che il mirto all'alloro sia unito da oggi!
Che le cure rese alla Gloria
Siano sempre pagate dall'Amore!

L’AMOUR
Quittez, Muses, quittez ce désert trop stérile,
Venez de vos appas enchanter l’univers;
Après avoir orné mille climats divers,
Que l’empire des Lys soit notre heureux asyle,
Au milieu des beaux-arts puissiez-vous y briller
De votre plus vive lumière:
Un règne glorieux vous y fera trouver
Des amans dignes de vous plaire,
Et des héros à célébrer.

L'AMORE
Lasciate, Muse, lasciate questo deserto troppo sterile,
Venite con il vostro fascino ad incantare l'universo;
Dopo aver ornato mille climi diversi,
Che l'impero dei Gigli sia il nostro felice asilo,
In mezzo alle belle arti possiate brillare
Con la vostra luce più viva:
Un regno glorioso vi farà trovare
Amanti degni del vostro piacere,
Ed eroi da celebrare.

TRIO SONATA EN LA MINEUR – TRIO SONATA IN LA MINORE22
17

Sonata en Re majeur: composizione di Jean-Marie Leclair, violinista e compositore francese nato alla fine del Seicento
e morto – assassinato – poco dopo la metà del secolo seguente, dopo aver dedicato tutta la sua vita alla sua passione
per il violino – che lo porterà ad isolarsi completamente e a vivere nella più totale solitudine fino al suo assassinio.
18
Les Muses galantes: è qui proposto un estratto della scena III di Les Muses galantes di Jean-Jacques Rousseau.
19
Les Graces: Le Grazie sono dee nella religione e della mitologia romana legate al culto della natura e della vegetazione;
infatti, sono queste dee ad infondere la gioia di vivere e la gioia della Natura nel cuore degli dèi e dei mortali.
20
Alcyon: qui l’autore si riferisce molto probabilmente ad Alcione, un personaggio della mitologia greca, figlia di Eolo –
signore dei venti – e di Enarete, nonché sposa di Ceice.
21
Le myrte au laurier: in questo passaggio mirto e alloro diventano i simboli dell’Amore e della Gloria, elementi
richiamati precedentemente nel testo: infatti, se il mirto era una pianta sacra nell'antichità classica alla dea Venere, in
quanto simbolo dell'amore e della poesia erotica, l’alloro è ritenuto simbolo di sapienza e di gloria, per cui con corone
intrecciate delle sue fronde si cingeva la fronte di poeti e vincitori di gare.
22
Trio sonate en La mineur: composizione di Joseph Bodin de Boismortier.

�RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI:
-

Dizionario francese-italiano Boch
Le Littré en ligne
Le dictionnaire des expressions françaises en ligne
Vocabolario Treccani online
Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales

Nel corso del concerto saranno letti testi di Teresio Lanucara a proposito di tre importanti personaggi del
Seicento francese presentati questa sera: Molière, Luigi XIV e Jean-Baptiste Lully.

Foglio di sala a cura di Teresa Dolcetti, responsabile dello sportello linguistico di francese della comunità
montana del pinerolese per la salvaguardia delle lingue minoritarie.

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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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                <text>Samedi et dimanche avec le français, le musique et le chant - "Nobili, Borghesi e Gentiluomini” Le Muse alla corte del Re di Francia - Programma di sala</text>
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                <text>Programma di sala del concerto "Nobili, Borghesi e Gentiluomini”&#13;
Le Muse alla corte del Re di Francia, volto all'approfondimento linguistico francese</text>
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                    <text>23/06/2023
VENERDÌ / VENDREDI
COMUNE DI
VILLAR PELLICE

COMUNE DI
LUSERNA S. GIOVANNI

H. 21

PRA DEL TORNO
TEMPIO VALDESE

COMUNE DI
RORÀ

COMUNE DI
TORRE PELLICE

GRUPPO CORALE / GROUPE CORALE

EIMINÂL

AllianceFrançaise

Dir.: Pier Paolo Massel

Torino

«Che dolce concerto
scende dalle nostre montagne,
che dolci accordi
hanno colpito le nostre colline»!
Serata di canti storici e tradizionali in francese,
per ripercorrere attraverso il canto un frammento
di vita delle valli valdesi e limitrofe con il Gruppo
Corale Eiminâl, nato nel 1987, iniziando a fare
concerti nel 1990. Negli anni il gruppo ha
cercato di riscoprire e valorizzare il patrimonio
canoro e tradizionale del proprio territorio. Il
coro esegue brani in lingua italiana, francese,
piemontese e patouà (dialetto locale). Dal patouà
deriva anche il nome, Eiminâl, che indicava
anticamente il monte Ghinivert, vetta più alta
della Val Germanasca, da cui il gruppo proviene.
Il termine dialettale “eimino”, indica un antico
contenitore, unità di misura delle granaglie, che
il gruppo ha voluto simbolicamente riempire di
canti, simpatia e amicizia!

Samedi
et dimanche

français,
la musique et le chant
avec le

edizione 2023
Ciclo di concerti volti
all’approfondimento linguistico francese
in diversi Comuni del territorio.

« Quel doux concert
descend de nos montagnes,
quels doux accords
ont frappé nos côteaux » !
Soirée de chants historiques et traditionnels en
français, pour retracer à travers le chant un fragment
de vie des vallées vaudoises et limitrophes avec le
Groupe Corale Eiminâl, né en 1987, commençant à
donner des concerts en 1990. Au fil des ans, le
groupe a cherché à redécouvrir et à valoriser le
patrimoine musical et traditionnel de son territoire.
Le choeur propose des chansons en italien, en
français, en piémontais et en patouà (dialecte local).
C’est du patouà qui vient le nom, Eiminâl, qui
indiquait autrefois le mont Ghinivert, le sommet le
plus haut de Val Germanasca, d’où provient le
groupe. Le terme dialectal "eimino", indique un
ancien récipient, unité de mesure des grains, que le
groupe a voulu symboliquement remplir de chants,
de sympathie et d’amitié!

��UN PARCOURS LINGUISTIQUE: ses raisons

UN PERCORSO LINGUISTICO: i motivi

Pour réaliser ce parcours linguistique, historique
et culturel, nous avons choisi, dans les paroles des
chansons, un certain nombre de mots-clés et
d’expressions plus ou moins connues, d’usage
courant ou désuètes, sophistiquées ou du jargon,
sérieuses ou bizarres que nous avons traduites,
expliquées ou développées en note de bas de
page. Outre les textes et leur traduction, vous
trouverez donc, en bas de la page, une sorte de
glossaire linguistico-culturel. Les mots qui le
composent ne sont que des exemples d’une
langue-culture extrêmement riche. Nous nous
plaisons de penser que, par curiosité, vous vous
aventurerez dans les pages d’un dictionnaire, ou
que vous trouverez le temps de flâner parmi les
avenues littéraires de cette belle langue sœur.

Per realizzare questo percorso linguistico, storico e
culturale, abbiamo isolato dai testi francesi delle
canzoni alcune parole-chiave ed espressioni, più e
meno conosciute, d’uso corrente o desuete,
sofisticate o gergali, serie o bizzarre che abbiamo
tradotto, spiegato, espanso in nota.
Oltre ai testi e alla loro traduzione, troverete quindi a
piè pagina una sorta di glossario linguistico-culturale.
Le parole che lo compongono non sono che piccoli
“assaggi” di una lingua veicolo di una cultura
straordinariamente ricca. Ci piace pensare che, spinti
da una qualche curiosità, vi avventurerete a
vagabondare, come abbiamo fatto noi, tra le pagine
di un dizionario o a passeggiare tra le aiuole letterarie
di questa nobile lingua nostra consorella.

« QUEL DOUX CONCERT DESCEND DE NOS «CHE DOLCE CONCERTO SCENDE DALLE
MONTAGNES, QUELS DOUX ACCORDS ONT NOSTRE MONTAGNE, CHE DOLCI ACCORDI
FRAPPE NOS COTEAUX » !
HANNO COLPITO LE NOSTRE COLLINE»!
Soirée de chants historiques et traditionnels en
français, pour retracer à travers le chant un
fragment de vie des vallées vaudoises et limitrophes
avec le Groupe Corale Eiminâl, né en 1987,
commençant à donner des concerts en 1990. Au fil
des ans, le groupe a cherché à redécouvrir et à
valoriser le patrimoine musical et traditionnel de
son territoire. Le chœur propose des chansons en
italien, en français, en piémontais et en patouà
(dialecte local). C’est du patouà qui vient le nom,
Eiminâl, qui indiquait autrefois le mont Ghinivert, le
sommet le plus haut de Val Germanasca, d’où
provient le groupe. Le terme dialectal "eimino",
indique un ancien récipient, unité de mesure des
grains, que le groupe a voulu symboliquement
remplir de chants, de sympathie et d’amitié!

Serata di canti storici e tradizionali in francese, per
ripercorrere attraverso il canto un frammento di
vita delle valli valdesi e limitrofe con il Gruppo
Corale Eiminâl, nato nel 1987, iniziando a fare
concerti nel 1990. Negli anni il gruppo ha cercato di
riscoprire e valorizzare il patrimonio canoro e
tradizionale del proprio territorio. Il coro esegue
brani in lingua italiana, francese, piemontese e
patouà (dialetto locale). Dal patouà deriva anche il
nome, Eiminâl, che indicava anticamente il monte
Ghinivert, vetta più alta della Val Germanasca, da
cui il gruppo proviene. Il termine dialettale
“eimino”, indica un antico contenitore, unità di
misura delle granaglie, che il gruppo ha voluto
simbolicamente riempire di canti, simpatia e
amicizia!

�RÉVEILLEZ-VOUS – SVEGLIATEVI
Réveillez-vous belle endormie,
Réveillez-vous car il fait jour !
Mettez le nez à la fenêtre,
Vous entendrez parler d’amour.

Svegliatevi, bella addormentata,
svegliatevi perché spunta il giorno!
Affacciatevi alla finestra,
sentirete parlar d’amore”.

"Qui est celui-là qui m’appelle ?
Qui est celui, adorable et doux ?"
C’est votre amant, ma colombelle !
Celui qui vient parler d’amour

“Chi è che mi sta chiamando?
Chi è così adorabile e dolce?”
È il vostro innamorato, mia colombella,
che viene a parlare d’amore.

BELLE ROSE DU PRINTEMPS 1 – BELLA ROSA DI PRIMAVERA

1

"Que fais-tu là-bas, ma jolie bergère ?"
"Moi, je garde mes moutons blancs."
Belle rose,
"Moi, je garde mes moutons blancs."
Belle rose du printemps !

“Cosa fai laggiù, mia bella pastorella?”
“Sorveglio le mie pecore bianche.”
Bella rosa,
“Sorveglio le mie pecore bianche.”
Bella rosa di primavera!

"Combien prends-tu pour ton salaire ?"
"Moi, je gagne mes cinq cents francs."
Belle rose,
"Moi, je gagne mes cinq cents francs."
Belle rose du printemps !

“Quanto guadagni di stipendio?”
“Guadagno cinquecento franchi.”
Bella rosa,
“Guadagno cinquecento franchi.”
Bella rosa di primavera!

"Veux-tu venir à mon service ?
Moi, je t’en donnerai autant."
Belle rose,
"Moi, je t’en donnerai autant."
Belle rose du printemps !

“Vuoi venire al mio servizio?
Io te ne darò altrettanti.”
Bella rosa
“Io te ne darò altrettanti.”
Bella rosa di primavera!

"Tu coucheras avec ma mère
et avec moi le plus souvent."
Belle rose,
"Et avec moi le plus souvent."
Belle rose du printemps !

“Dormirai con mia madre
e con me il più delle volte.”
Bella rosa
“E con me il più delle volte.”
Bella rosa di primavera!

"Non, non, jamais: c’est une folie!
Car ma mère me le défend."
Belle rose,
"Car ma mère me le défend."
Belle rose du printemps!

“No, no, giammai: è una follia!
Poiché mia madre me lo vieta.”
Bella rosa,
“Poiché mia madre me lo vieta.”
Bella rosa di primavera!

Belle rose du printemps: canto popolare valdostano in lingua francese di derivazione trovadorica di cui esistono diverse
versioni. Tra le altre, di grande importanza è la versione proposta dal compositore italiano Teo Usuelli nel film Italia K2
del 1955, in cui si celebrava la conquista italiana del K2, grazie alla storica ascensione di Lacedelli e Compagnoni il 31
luglio 1954. In seguito a questo film, in cui Belle rose du printemps (insieme ad un altro brano tradizionale, ovvero
Montagnes valdotaines, forse il più popolare canto valdostano, universalmente noto in tutte le Alpi) fu rielaborata da
Usuelli ed eseguita dal Coro della SAT di Trento, questo canto popolare ebbe una notevole diffusione, divenendo
successivamente patrimonio di numerosi cori di montagna.

�LES PLAISIRS SONT DOUX – I PIACERI SONO DOLCI
Les plaisirs sont doux
D'être auprès de vous, la belle.
Je soupire à vos genoux
Et je brûle d'amour pour vous.
Les plaisirs sont doux, demoiselle 2
D'être auprès de vous.

I piaceri sono dolci
Quando sono vicino a voi, mia bella.
Io sospiro alle vostre ginocchia
E brucio d'amore per voi.
I piaceri sono dolci, signorina
Quando sono vicino a voi.

Peut-on voir vos yeux
Sans être amoureux, la belle,
Ils sont doux et gracieux,
Ils sont tout rempli de feu
Peut-on voir vos yeux, demoiselle,
Sans être amoureux.

Si può vedere i vostri occhi
Senza amarvi, mia bella,
Essi sono dolci e graziosi,
Sono tutti pieni di fuoco.
Si può vedere i vostri occhi, signorina
Senza amarvi!

Profitez du temps,
De vos dix-huit ans, la belle,
Car le temps viendra aussi,
Que vous aurez un mari
Profitez du temps, demoiselle,
De vos dix-huit ans.

Approfittate del tempo,
Dei vostri diciotto anni, mia bella.
Perché verrà il momento
In cui avrete un marito
Approfittate del tempo, signorina
Dei vostri diciotto anni.

Plus d'un seul galant,
C'est compromettant, la belle,
Il faut choisir l'un d'entre eux,
Faire aux autres vos adieux,
Plus d'un seul galant, demoiselle
C'est compromettant.

Più di un solo innamorato,
È compromettente, mia bella,
Bisogna scegliere uno di loro,
E dare l'addio agli altri.
Più di un solo innamorato, signorina
È compromettente.

LA FILLE D’UN PRINCE ANGLAIS – LA FIGLIA DI UN PRINCIPE INGLESE

2

Elle était fille d’un prince anglais,
Son père veut pas qu’elle se marie :
La fit renfermer dans une tour,
Crainte que son amant lui fasse la cour !

Lei era figlia di un principe inglese,
Suo padre non voleva che si sposasse
E la fece rinchiudere in una torre
Per paura che il suo innamorato le facesse la corte.

Mais son amant, qui la suit pas à pas,
Avec son mouchoir mouillé de larmes :
"Si je saurais où est la tour,
J’irai bien la voir la nuit et le jour."

Ma il suo innamorato, che la seguiva passo passo,
Con il suo fazzoletto umido di lacrime:
“Se sapessi dov’è la torre,
Andrei a vederla notte e giorno.”

"Moi cette nuit, où est la tour,
J’allumerai un flambeau à la porte…
Quand le flambeau sera allumé,
Mon beau galant tu pourras rentrer !"

“Questa notte, presso la torre
Accenderò una torcia vicino alla porta…
Quando la torcia sarà accesa,
Mio bell’innamorato potrai entrare!”

En arrivant à minuit,
Le grand flambeau d’amour s’allume…
Le beau galant n’y a pas manqué
Mais le portes lui furent fermées.

Verso la mezzanotte,
La grande torcia d’amore s’illumina…
Il bell’innamorato non mancò all’appuntamento
Ma le porte gli furono sbarrate.

Demoiselle: termine francese derivante dal latino volgare domnicella, diminutivo di dominica, ovvero “padrona di
casa” (in francese “maîtresse de maison”).

�À L’OMBRETTE3 D’UN ORANGER – ALL’OMBRA DI UN ARANCIO
À l’ombrette d’un oranger
À l’ombrette d’un oranger
En se peignant a vu venir son cher amant,
A vu venir son cher amant tout en riant.

All’ombra di un arancio
All’ombra di un arancio
Mentre si pettinava ha visto arrivare il suo caro innamorato,
Ha visto arrivare il suo caro innamorato tutto sorridente.

Où allez-vous, mon cher amant ?
Où allez-vous d’un pas si doux ?
Oh je m’en vais auprès de vous, permettez-moi :
L’anneau que vous avez au doigt, rendez-le-moi !

Dove andate, mio caro innamorato?
Dove andate, con un passo così dolce?
Oh, vengo presso di voi, permettetemi:
L’anello che avete al dito, restituitemelo!

Tenez, galant, votre anneau d’or !
Tenez, galant, votre anneau d’or !
Je vous le rends, je m’en soucie de l’anneau
Je m’en soucie de l’anneau, aussi de vous !

Tenete, mio galante, il vostro anello d’oro!
Tenete, mio galante, il vostro anello d’oro!
Ve lo restituisco, non mi curo dell’anello
Non mi curo dell’anello, e nemmeno di voi!

Mignonne, si j’ai mal parlé
Mignonne, si j’ai mal parlé
Je m’en repens, donnez-moi votre petit doigt
Donnez-moi votre petit doigt, je vous le rends !

Cara, se mi sono espresso male
Cara, se mi sono espresso male
Me ne pento, datemi il vostro piccolo dito
Datemi il vostro piccolo dito, ve lo restituisco!

MON PÈRE AVAIT CINQ-CENTS MOUTONS 4 – MOI PADRE AVEVA CINQUECENTO PECORE

3

Mon père avait cinq-cents moutons
Mon père avait cinq-cents moutons
Dont j’étais la bergère
Dont j’étais la bergère.

Mio padre aveva cinquecento pecore
Mio padre aveva cinquecento pecore
Di cui ero la pastorella
Di cui ero la pastorella.

Le premier jour je l’ai mis à l’herbe
Le premier jour je l’ai mis à l’herbe
Le loup m’en a pris quinze
Le loup m’en a pris quinze.

Il primo giorno le ho portate al pascolo
Il primo giorno le ho portate al pascolo
Il lupo ne ha prese quindici
Il lupo ne ha prese quindici.

Un beau monsieur passant pas là
Un beau monsieur passant pas là
Me paya la quinzaine
Me paya la quinzaine.

Un bel signore che passava di là
Un bel signore che passava di là
Mi pagò una quindicina
Mi pagò una quindicina.

Quand je tondrai mes blancs moutons
Quand je tondrai mes blancs moutons
Je vous donnerai la laine
Je vous donnerai la laine.

Quando toserò le mie pecore bianche
Quando toserò le mie pecore bianche
Vi darò la lana
Vi darò la lana.

C’est pas la laine qu’il me faut
C’est pas la laine qu’il me faut
C’est ton petit cœur, bergère
C’est ton petit cœur, bergère.

Non è la lana che mi serve
Non è la lana che mi serve
È il tuo piccolo cuore, pastorella
È il tuo piccolo cuore, pastorella.

Mon petit cœur n’est pas pour vous
Mon petit cœur n’est pas pour vous
Je l’ai promis à Pierre
Je l’ai promis à Pierre.

Il mio piccolo cuore non è per voi
Il mio piccolo cuore non è per voi
L'ho promesso a Pierre
L'ho promesso a Pierre.

Ombrette: termine francese derivato da ombre “ombra” tramite suffisso di diminuzione, derivante dal latino umbra,
(termine utilizzato in antichità per indicare un determinato tipo di pesce, così chiamato in latino a causa del suo colore
scuro durante la deposizione delle uova), a sua volta proveniente dal greco ombros “pioggia”.
4
Mon père avait cinq-cents moutons: canto popolare precedente al 1850 diffuso su tutto il territorio francese e di cui
si trovano adattamenti e versioni differenti.

�COMPLAINTE D’UN MARTYR SUR LA PIERRE DE TALC – COMPLAINTE 5 DI UN MARTIRE DELLA MINIERA
Messieurs les surveillants, assurez vos carrières,
Car il-y-a du danger, ça ruinera nos frères.
Affermissez vos tentes, les vieillards vous loueront,
Sinon ces pauvres familles après vous pleureront.

Signori sorveglianti, controllate le vostre cave,
Perché c’è pericolo, e sarà la rovina dei nostri fratelli.
Rinforzate le vostre impalcature, gli anziani ve ne saranno grati,
Altrimenti quelle povere famiglie dopo ne avranno da piangere.

Veuillez bien écouter d’un père de famille,
Qui part de son logis pour revoir son asile,
Sa pauvre mère infirme depuis dix ans passés
Et six enfants de lui-même, qui sont délaissés.

Vogliate ascoltare un padre di famiglia,
Che parte da casa con la speranza di rivedere la sua dimora,
La sua povera mamma malata da più di dieci anni
E i suoi sei figli trascurati.

"Mais il me faut partir pour gagner ma journée
E me rendre là-bas à mon heure fixée,
Que me sert-il d’attendre ? Il faut partir sur le champ,
Sur le point de me rendre auprès de me parents."

“Ma devo partire per guadagnarmi la giornata
E andare laggiù all’ora stabilita,
A cosa serve aspettare? Bisogna che prenda la strada,
Per poi poter tornare dalla mia famiglia.”

Arrivant sur ce lieu, qu’est surnommé « les ruines »
Déjà un mauvais nom, on le connait à sa mine ;
"On aurait dû s’attendre à ce vilain croulement
Pour ma pauvre famille, Dieu sera reconnaissant.

Arrivato sul posto soprannominato “le rovine”
Nome di cattivo augurio, lo si vede nella miniera;
“Se lo sarebbero dovuto aspettare questo terribile crollo
Per la mia povera famiglia, Dio sarà riconoscente.

Ce fatal jour pour moi, me fait une surprise
Et ma pauvre femme aussi qui pourra plus me suivre ;
Soyez leur bien sincères à tous mes petits enfants,
Aussi à ma tendre mère, ses jours sont que tourment.

Questo giorno fatale per me, una brutta sorpresa per me
E per la mia povera moglie che non potrà più seguirmi;
Siate sinceri con i miei piccoli bambini,
E anche con la mia tenera mamma, i cui giorni sono tormento.

Je vous prie, vous tous qui survivez encore
Allez sur ce travail que la jeunesse adore,
Assurez toutes vos places et prenez bien garde à vous
De ne pas suivre mes traces qui fait pleurer après nous.

Io vi prego, voi che siete ancora vivi
Di andare a quel lavoro che la gioventù adora,
Di controllare tutte le vostre postazioni e di guardarvi
Dal seguire i miei passi che fanno piangere coloro che restano.

Hélas, mes chers amis, je ne peut plus attendre,
Mon sang va se glacer. Adieu, il faut me rendre :
Ayez soin de ma famille, de ma mère premièrement,
Dieu vous sera en aide au jour du jugement »

Ahimè, cari amici, non posso più aspettare,
Il mio sangue si raffredda. Addio, devo andare:
Abbiate cura della mia famiglia, di mia madre specialmente,
Dio vi aiuterà nel giorno del giudizio.

Monsieur Gay, le pasteur, a eu la complaisance
D’annoncer au public l’œuvre de bienfaisance :
"Il faut une collette pour ces pauvres affligés,
Qui sont dans la disdette, il faut les soulager.

Il signor Gay, il pastore, ha avuto la bontà
Di annunciare al pubblico l’opera di beneficenza:
“Bisogna fare una colletta per questi poveri infelici,
che sono nella miseria, dobbiamo aiutarli.

Gardons le souvenir mes très chers camarades,
Soit ici comme ailleurs, à être respectables,
Fuyons les imprudences, autant qu’il dépend de nous,
Un jour la providence nous délivrera tous."

Teniamo bene a mene, carissimi compagni,
Qui come altrove, che bisogna essere rispettabili
Evitiamo le imprudenze, quando dipende da noi,
Un giorno la provvidenza ci renderà tutti liberi.”

5

Complainte: termine derivante dal francese complaindre, ovvero “compiangere”, a sua volta dal latino volgare
ĐŽŵƉůĂŶŐĥƌĞ, cioè “compiangere”. In questo caso, il termine indica la composizione poetica popolare, in italiano anche
detta compianto, pianto o lamento.

�(IL) Y AVAIT UN VIGNERON – C’ERA UN VIGNAIOLO

6

(Il) y avait un vigneron
(Il) y avait un vigneron
Qui n’avait qu’une fille
Qui n’avait qu’une fille.

C’era un vignaiolo
C’era un vignaiolo
Che aveva solo una figlia
Che aveva solo una figlia.

Il l’envoya au bois
Il l’envoya au bois
Pour cueillir les myrtilles
Pour cueillir les myrtilles.

La mandò nel bosco
La mandò nel bosco
A raccogliere mirtilli
A raccogliere mirtilli.

Au bois où elle alla
Au bois où elle alla
Elle resta endormie
Elle resta endormie.

Nel bosco dove andò
Nel bosco dove andò
Rimase addormentata
Rimase addormentata.

Trois chevaliers 6 passants
Trois chevaliers passants
Trois chevaliers d’Hongrie
Trois chevaliers d’Hongrie.

Passarono tre cavalieri
Passarono tre cavalieri
Tre cavalieri d’Ungheria
Tre cavalieri d’Ungheria.

Le premier qui passa
Le premier qui passa :
"Voilà une fille endormie"
"Voilà une fille endormie".

Il primo che passò
Il primo che passò:
“C’è una ragazza che dorme”
“C’è una ragazza che dorme”.

Le second qui passa
Le second qui passa :
"Oh comme elle est jolie"
"Oh comme elle est jolie"

Il secondo che passò
Il secondo che passò:
“Oh, come è bella”
“Oh, come è bella”.

Le troisième qui passa
Le troisième qui passa :
"Je la prend pour ma mie"
"Je la prend pour ma mie".

Il terzo che passò
Il terzo che passò:
“La voglio come fidanzata”
“La voglio come fidanzata”.

Oh pauvre vigneron
Oh pauvre vigneron
Tu n’auras plus de fille
Tu n’auras plus de fille.

Oh povero vignaiolo
Oh povero vignaiolo
Non avrai più tua figlia
Non avrai più tua figlia.

Chevaliers: il termine francese chevalier “cavaliere”, singolare di chevaliers “cavalieri”, deriva dal provenzale cavalier,
dal latino tardo caballarius, ovvero “palafreniere, stalliere”, derivato di caballus “cavallo da fatica”. Infatti, può essere
interessante notare come, in realtà, nel latino classico, per indicare il cavallo, non fosse utilizzato tanto il termine
caballus, che ha portato poi al termine “cavallo” in italiano (come anche nelle altre lingue romanze: fr cheval, sp caballo,
port cavalo, rom cal), quanto piuttosto il termine equus, persosi nel passaggio dal latino alle lingue neolatine o romanze,
anche se ripreso per formare parole di registro linguistico più alto (ad esempio: equestre, equino, ecc.).

�PSAUME 68 – SALMO 7 68

7

Que Dieu se montre seulement
Et on verra soudainement
Abandonner la place.

Che Dio si mostri soltanto
E si vedranno improvvisamente
Le postazioni abbandonate.

Le camp des ennemis épars
Et ces haineux de toute part
Fuir devant sa Face.

L’accampamento nemico disperso
E i suoi avversari per ogni dove
Fuggire davanti al suo Volto.

Dieu les fera tous enfuir,
Ainsi qu’on voit s’évanouir
Un amas de fumée.

Dio li farà fuggire tutti,
Così come si vede dissolversi
Un cumulo di fumo.

Comme la cire auprès du feu,
Ainsi des méchants devant Dieu
La force est consumée.

Come la cera vicino al fuoco,
Così dei malvagi al cospetto di Dio
Il vigore è consumato.

Mais en présence du Seigneur
Les bons célèbrent sa grandeur
Sa force et sa sagesse

Ma in presenza del Signore
I buoni celebrano la sua grandezza,
La sua forza e la sua saggezza.

Et dans un saint ravissement
Ils font éclater hautement
Leurs transports d’allégresse

E, rapiti dalla sua santità
Essi fanno esplodere altamente
I loro trasporti di gioia

Justes! Chantez tous d’une voix
Du Dieu des cieux du Roi des roi
La louange immortelle,

Giusti! Cantate tutti d’una sola voce
Del Dio dei cieli, del Re dei re
La lode immortale,

Car sur la nuée il est porté,
Et d’un nom plein de majesté
L’Eternel il s’appelle.

Poiché egli dimora nei cieli
E con un nome pieno di maestà
Lui si chiama l’Eterno.

Salmo: il termine italiano “salmo”, tanto quanto il francese psaume, sembra avere un’interessante derivazione
etimologica: la parola, infatti, deriverebbe dal latino tardo psalmus, questo a sua volta proveniente dal greco psalmós,
derivato di psállein, che significa “cantare accompagnandosi con la cetra”, che traduce l’ebraico ŵŝǌŵƃƌ, “canto con
accompagnamento”.

�LE PRISONNIER DE SALUCES 8 – IL PRIGIONIERO DI SALUZZO
À travers le grillage je vois, de ma prison,
Reverdir le feuillage, fleurir le vert gazon.
Je vois de ma fenêtre, l'hirondelle accourir:
Le printemps va renaître et moi, je vais mourir.

Attraverso le sbarre vedo, dalla mia cella,
Rinverdire il fogliame, fiorire il verde prato.
Vedo dalla finestra, la rondine che torna:
La primavera rinasce ed io, sto per morire.

La nature s'éveille à la voix de son Dieu;
Prisonnier dans les chaînes que mon sort est affreux !
Je m'en vais disparaître pour ne plus revenir.
Le printemps va renaître et moi, je vais mourir.

La natura si risveglia al richiamo di Dio;
Prigioniero in catene, com’è triste il mio destino!
Sto per sparire per non tornare mai più.
La primavera rinasce ed io, sto per morire.

J'entends ma tendre mère m'appeler par mon nom
Je vois aussi mon père auprès de ma prison
Près de vous je veux être, ô mon Dieu, vient m'ouvrir
Le printemps va renaître et moi, je vais mourir.

Sento la mia dolce madre chiamarmi per nome
Vedo anche mio padre, vicino alla prigione
Voglio stare con voi, oh mio Dio, vieni ad aprirmi!
La primavera rinasce ed io, sto per morire.

Adieu mon jeune frère, adieu ma tendre sœur
Je quitte cette terre pour un monde meilleur
Je pardonne à ce traître, qui voulut me trahir!
Le printemps va renaître et moi, je vais mourir.

Addio giovane fratello, addio dolce sorella,
Lascio questa terra per un mondo migliore
Io perdono questo traditore, che ha voluto tradirmi.
La primavera rinasce ed io, sto per morire.

8

Le prisionnier de Saluces: canto in lingua francese attribuito ad un certo Buffa dei Peyrots di Luserna (in Val Pellice),
detenuto per un certo periodo della sua vita nella prigione di Saluzzo. Infatti, si pensa che Buffa dei Peyrots fu uno di
quei valdesi che subirono persecuzioni in Piemonte nel corso del 1686. Questo perché nell’ottobre del 1685 Luigi XIV
approvò l'editto di Fontainebleau, revocando così l'Editto di Nantes emanato da Enrico IV nell'aprile del 1598, che
confermava ai protestanti la libertà di culto e concedeva loro diritti politici, militari e territoriali. Questo editto segnò,
quindi, la fine della pace religiosa in Francia, portando molti ugonotti francesi a cercare rifugio nelle Valli valdesi.
Tuttavia, Luigi XIV indusse Vittorio Amedeo II, il Duca di Savoia, ad allinearsi alla politica francese di repressione dei
riformati. Per questo, nel 1686 i valdesi e i loro ospiti furono vittime di persecuzioni anche in Piemonte, dove molti
furono massacrati, oppure trascinati in catene nelle prigioni piemontesi, tra cui Saluzzo, dove molti di loro trovarono la
morte per stenti e malattie. I pochi sopravvissuti vennero infine costretti all'esilio in Svizzera. Bisognerà aspettare il 1688
perché ci sia finalmente la cosiddetta “Glorieuse Rentrée”.

�LA TOUR DE CONSTANCE 9 – LA TORRE DI COSTANZA

9

La vieille ville d’Aigues-Mortes
La ville du roi Saint Louis 10
Morne étendue entre ses portes,
Rêve aux grands jours évanouis.
Elle dort, mais comme un vieux garde
De son œil rouge grand ouvert,
La Tour de Constance regarde,
Regarde la plaine et la mer.

La vecchia città di Aigues-Mortes
La città del Re San Luigi
Tristemente adagiata entro le sue mura,
Sogna i suoi grandi giorni svaniti.
Dorme, ma come un vecchio fa la guardia
Con il suo grande occhio rosso aperto,
Guarda la Torre di Costanza,
Guarda la pianura e il mare.

De la campagne, de la plage,
S’élèvent mille bruits confus ;
Mais la tour, géant d’un autre âge,
La tour sombre ne parle plus…
Seulement, par les nuits voilées,
Le pêcheur entend des sanglots
Et des voix qui chantent, mêlées
Au lointain murmure des flots.

Dalla campagna, dalla spiaggia,
Si levano mille rumori confusi;
Ma la torre, gigante d’altri tempi,
La torre scura non parla più…
Soltanto nelle notti cupe,
Il pescatore sente dei singhiozzi
E delle voci che cantano, mescolate
Al lontano mormorio dei flutti.

Qui vécut là? Des prisonnières
Qui mettaient Dieu devant le roi.
Là jadis des femmes et des mères
Moururent pour garder la foi ;
Leur seul crime était d’être allées
La nuit par un sentier couvert
Joindre leur voix aux assemblées
Qui priaient Dieu dans le désert.

Chi visse là dentro? Prigioniere
Che anteposero Dio al Re.
Là dentro, un tempo, donne e madri
Morirono per conservare la fede;
Il loro unico crimine fu quello di essere andate,
La notte, per un sentiero nascosto,
Ad unire le loro voci alle assemblee
Che pregavano Dio nel désert 11

Mais les dragons – Oh, temps infâmes,
Oh lions changés en renards ! –
Les dragons veillaient: sus aux femmes !
Braves soldats, sus aux vieillards !
Bientôt d’un peuple sans défense
Les sabres nus avaient raisons…
Les huguenots à la potence !
Les huguenots en prison !

Ma i dragoni – oh tempi crudeli,
Oh leoni mutati in volpi! –
I dragoni vegliavano: abbasso le donne!
Bravi soldati, abbasso i vecchi!
Ben presto di un popolo indifeso
Le sciabole nude ebbero ragione...
Gli ugonotti alla forca!
Gli ugonotti in prigione!

La tour de Constance ou Complainte des prisonnières de la tour de Constance: canto popolare che racconta la storia
di tutte quelle donne imprigionate nella Torre di Costanza (in francese Tour de Constance), così chiamata per ricordare
la perseveranza delle donne che preferirono morire piuttosto che rinnegare la propria fede. Infatti, la storia raccontata
risale al periodo della revoca dell’Editto di Nantes, revoca con la quale Luigi XIV vietò il Protestantesimo in Francia. In
questo contesto, tutti coloro che erano sorpresi a partecipare alle assemblee protestanti clandestine erano
severamente puniti: mentre gli uomini erano condannati alle galere o al rogo, le donne erano rinchiuse nella Torre di
Costanza, spesso per il resto dei loro giorni. La più conosciuta di queste, Marie Durand, sorella del pastore clandestino
Pierre Durand, fu imprigionata all'età di 19 anni e sarà liberata solo 38 anni più tardi, all’età di cinquantasette anni.
10
La torre di Costanza è una fortificazione situata nella città di Aigues-Mortes, nel dipartimento del Gard, nella regione
francese dell’Occitania. Qui la Torre di Costanza fu eretta sull'antico sito della Torre Matafère, costruita da Carlo Magno
verso il 790, a partire dal 1242 per volontà di Luigi IX, più comunemente chiamato Saint Louis, e i lavori terminarono nel
1254. La sua posizione in un punto strategico, con un porto che si apre sul Mediterraneo portò i re di Francia a sfruttarla
come punto di partenza per importanti spedizioni, come ad esempio la settima e l'ottava crociata, avvenute
rispettivamente nel 1248 e nel 1270. Poi, all'inizio del XIV secolo, Filippo il Bello, ovvero Filippo IV, utilizzò il sito
fortificato per imprigionare i Templari. Nel XVII secolo, questo stesso luogo sarà sfruttato da Luigi XIV, detto Re Sole o
Luigi il Grande, per imprigionare i protestanti che si rifiutavano di abiurare.
11
Désert: zone brulle, impervie e poco popolate delle Cévennes, in cui i riformati si riunivano per il culto protestante,
vietato dalla legge.

�Ah! jamais ces murailles grises
Ne rediront ce qu’ont souffert
Ces paysannes, ces marquises,
Ces nobles filles du désert ;
Mais dans leur foi puissant un baume
D’une voix tremblante de pleurs
Ensemble elles chantaient un psaume,
Les cœurs brisés sont les grands cœurs.

Ah! mai più queste mura grigie
Ripeteranno quello che hanno sofferto
Queste paesane, queste gentildonne
Queste nobili figlie del désert;
Ma nella loro potente fede un balsamo
Di una voce tremante di lacrime
Insieme cantavano un salmo,
I cuori spezzati sono i grandi cuori.

Les ans passaient sur la tour sombre,
Et la porte ne s’ouvrait pas.
Les unes vieillissaient dans l’ombre,
D’autres sortaient par le trépas.
Mais jamais aucune à son Maître,
De le trahir ne fit l’affront…
Huguenotes il les fit naître
Huguenotes elles mourront !

Gli anni passavano sulla torre scura
E la porta non si apriva mai.
Alcune invecchiavano nel buio,
Altre uscivano verso la morte.
Ma nessuna mai al suo Maestro
Fece l’affronto di tradirlo…
Ugonotte Egli le fece nascere,
Ugonotte esse morirono!

Ah! que devant cette ruine
Un autre passe insouciant !
Mon cœur bondit dans ma poitrine,
Tour de Constance, en te voyant !
Oh ! sépulcre où ces âmes fortes
Aux ténèbres ont résisté !
Oh ! tour des pauvres femmes mortes
Pour Christ et la liberté!

Ah! Com’è possibile che, davanti a queste rovine
Altri passino noncuranti!
Il mio cuore sussulta nel mio petto,
Guardando te, torre di Costanza!
Oh! sepolcro in cui queste anime forti
Hanno resistito alle tenebre!
Oh! torre di povere donne morte
Per Cristo e la libertà.

À LA CLAIRE FONTAINE12 – ALLA CHIARA FONTANA
À la claire fontaine m’en allant promener
Alla chiara fontana mentre passeggiavo
J’ai trouvé l’eau si belle que je m’y suis baigné.
Ho trovato l'acqua così bella che ho fatto il bagno.
Il y a longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai. È da tanto tempo che ti amo, mai ti dimenticherò.
Sous les branches du chêne je me suis essuyé
Sotto i rami della quercia mi sono asciugato
Sur la plus haute branche le rossignol chantait.
Sul ramo più alto l’usignolo cantava.
Il y a longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai. È da tanto tempo che ti amo, mai ti dimenticherò.
Chante, rossignol, chante, toi qui as le cœur gai
Canta, usignolo, canta, tu che hai il cuore allegro
Tu as le cœur à rire, moi je l’ai à pleurer.
Tu hai il cuore che ride, io che l'ho che piange.
Il y a longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai. È da tanto tempo che ti amo, mai ti dimenticherò.
J’ai perdu ma promise sans l’avoir mérité
Ho perso la mia promessa senza averla meritata
Pour un bouton de rose que je lui refusai.
Per un bocciolo di rosa che le rifiutai.
Il y a longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai. È da tanto tempo che ti amo, mai ti dimenticherò.
Je voudrais que la rose fût encore au rosier
Vorrei che la rosa fosse ancora nel rosaio
Et que ma douce amie fût encore à m’aimer
E che la mia dolce amica mi amasse ancora
Il y a longtemps que je t’aime, jamais je ne t’oublierai. È da tanto tempo che ti amo, mai ti dimenticherò.

12

À la claire fontaine è una canzone francese tradizionale che è molto popolare in Canada, specialmente nelle regioni
in cui si parla in francese, prima fra tutte il Québec. Il canto deriva da un poema anonimo scritto tra il XV e il XVIII secolo:
secondo l'etnomusicologo canadese Marius Barbeau, la canzone era stata composta da un giullare del XV o XVI secolo,
mentre secondo il giornalista canadese James Huston l'aria e le parole sarebbero state composte da uno dei primi
viaggiatori canadesi.

�MEUNIER TU DORS13– MUGNAIO TU DORMI
Meunier 14, tu dors, ton moulin va trop vite
Meunier, tu dors, ton moulin va trop fort
Ton moulin, ton moulin, va trop vite
Ton moulin, ton moulin va trop fort
Ton moulin, ton moulin, va trop vite
Ton moulin, ton moulin va trop fort
Meunier, tu dors, ton moulin va trop vite
Meunier, tu dors, ton moulin va trop fort

Mugnaio, tu dormi, il tuo mulino va troppo veloce
Mugnaio, tu dormi, il tuo mulino va troppo forte
Il tuo mulino, il tuo mulino, va troppo veloce
Il tuo mulino, il tuo mulino va troppo forte
Il tuo mulino, il tuo mulino, va troppo veloce
Il tuo mulino, il tuo mulino va troppo forte
Mugnaio, tu dormi, il tuo mulino va troppo veloce
Mugnaio, tu dormi, il tuo mulino va troppo forte

Meunier, viens-tu, le travail se décide,
Meunier, viens-tu, le travail est perdu.
Ton moulin, ton moulin tourne à vide,
Ton moulin, ton moulin ne va plus.
Ton moulin, ton moulin tourne à vide,
Ton moulin, ton moulin ne va plus.
Meunier, viens-tu, le travail se décide,
Meunier, viens-tu, le travail est perdu.

Mugnaio, vieni, il lavoro si decide,
Mugnaio, vieni, il lavoro è sprecato.
Il tuo mulino, il tuo mulino gira a vuoto,
Il tuo mulino, il tuo mulino non va più.
Il tuo mulino, il tuo mulino gira a vuoto,
Il tuo mulino, il tuo mulino non va più.
Mugnaio, vieni, il lavoro si decide,
Mugnaio, vieni, il lavoro è sprecato.

Meunier, entends, le tic-tac qui t’éveille,
Meunier, entends, le tic-tac qui t’attend.
Le tic-tac, le tic-tac à l’oreille,
Le tic-tac, le tic-tac est bruyant.
Le tic-tac, le tic-tac à l’oreille,
Le tic-tac, le tic-tac est bruyant.
Meunier, entends, le tic-tac qui t’éveille,
Meunier, entends, le tic-tac qui t’attend.

Mugnaio, senti, il tic-tac che ti sveglia,
Mugnaio, senti, il tic-tac che ti aspetta.
Il tic-tac, il tic-tac nelle orecchie,
Il tic-tac, il tic-tac è rumoroso.
Il tic-tac, il tic-tac nelle orecchie,
Il tic-tac, il tic-tac è rumoroso.
Mugnaio, senti, il tic-tac che ti sveglia,
Mugnaio, senti, il tic-tac che ti aspetta.

13

Meunier tu dors è una filastrocca del patrimonio francofono tratta da una canzone di Léon Raiter e Fernand Pothier
composta all'inizio del XX secolo.
14
Meunier: il termine francese meunier pare avere la stessa derivazione etimologica del suo corrispettivo italiano
“mugnaio”: entrambi deriverebbero, infatti, dal latino tardo molinarius, derivato del latino tardo molinum, da cui poi
l’italiano “mulino”, in francese mulin.

�COMPLAINTE SUR LE GENERAL BECKWITH 15 – COMPLAINTE SUL GENERALE BECKWITH
Quel doux concert descend de nos montagnes,
Quels doux accords ont frappé nos côteaux !
L’entendez-vous, jusqu’au fond des campagnes,
L’écho lointain qui répète ces mots ?

Che dolce concerto scende dalle nostre montagne,
Che dolci accordi hanno colpito le nostre colline!
La sentite, fino in fondo alle campagne,
L’eco lontana che ripete le sue parole?

Noble étranger, tu viens dans nos contrées
Porter la joie, la paix et le bonheur ;
Tu viens revoir nos altières vallées
Et leur donner leur ancienne splendeur.

Nobile straniero, tu vieni nelle nostre contrade
A portare la gioia, la pace e la felicità;
Vieni a rivedere le nostre valli altere
Per ridonar loro l’antico splendore.

Noble étranger, au rang de nos pères,
Viens de tes rayons éclairer ces lieux.
Pour toi, pour toi, monteront nos prières
Et de ton nom retentiront les cieux.

Nobile straniero, al novero dei nostri padri,
Vieni a illuminare questi luoghi con i tuoi raggi.
Per te, per te, saliranno le nostre preghiere,
E i cieli risuoneranno del tuo nome.

Du haut des monts, jusqu’au fond de nos plaines
Tout est rempli du bruit de tes bienfaits.
De tes présents nos écoles sont pleines
Et l’instruction te devra ses progrès.

Dall’alto dei monti, fino al fondo delle nostre pianure,
Dovunque si parla dei tuoi benefici,
Le nostre scuole sono colme dei tuoi doni
E l’istruzione dovrà a te i suoi progressi.

Chantez la paix, l’espoir de nos contrées
Que partout on dise fraternité !
Réveillez-vous, enfants de ces Vallées,
Chantez, Vaudois, joie et félicité.

Cantate la pace, la speranza delle nostre regioni,
Che dappertutto si dica: fraternità!
Risvegliatevi, figli di queste valli,
Cantate, Valdesi, gioia e felicità.

Pour toi, Sain Jean, terre heureuse et bénie,
De tes enfants tu entends en ce jour,
Les doux accords, la douce symphonie,
Frapper les cœurs, les échos d’alentour.

Per te, San Giovanni, terra felice e benedetta,
Dei tuoi figli tu ascolti in questo giorno
I dolci accordi, la dolce sinfonia,
Gli echi dei dintorni, colpire i cuori.

Les bienfaits que noua corde ce maître,
S’étendent su nous, chaque jour de plus.
Que l’Esprit de nos Vallées puisse être
Eclairé par ses si grandes vertus.

I benefici che ci ha concesso questo maestro
Si diffondono su di noi, ogni giorno di più!
Possa lo spirito delle nostre Valli essere
Illuminato dalle sue grandi virtù.

Dieu te conserve, illustre patriarche,
Puissent tes jours sans nombre être comptés.
Car Dieu t’a fait des Eglises Vaudoises
Grand Colonel, protecteur de la paix.

Dio ti conservi, illustre patriarca,
possano i tuoi giorni essere innumerevoli,
Poiché Dio ti ha nominato delle chiese valdesi
Gran Colonnello, custode della pace.

15

Complainte sur le Général Beckwith: canto tradizionale dedicato a John Charles Beckwith, generale britannico e
benefattore della popolazione valdese in Italia. Infatti, Beckwith, di origine canadese, si arruola nell’esercito britannico
a soli quattordici anni per seguire la lunga tradizione militare dei suoi avi nella terra dei padri (infatti la sua famiglia era
in realtà di origine inglese). Tuttavia, nonostante il grande valore, che gli permette di avanzare di grado, Beckwith deve
abbandonare la sua carriera militare per via della perdita della gamba sinistra dovuta ad una ferita provocatagli da una
cannonata subita nel corso della celebre battaglia di Waterloo contro l’esercito napoleonico. Da questo momento in
poi, Becwith, che conosce quasi per caso (leggendo il volume di William Stephen Gilly sui valdesi: Resoconto di una gita
fatta nelle montagne del Piemonte nell'anno 1823 e ricerche sui valdesi o abitanti protestanti della Alpi Cozie) la realtà
valdese in Italia, si recherà in Val Pellice, dove rimarrà fino alla morte. Infatti, qui Beckwith dedicherà gli ultimi anni della
sua vita alla comunità valdese, impegnandosi per l’istruzione (in particolare con la costruzione di nuove scuole e il
miglioramento di quelle già presenti, nonché promuovendo la formazione), per il culto valdese (non limitandosi a
proporre progetti per l'edificazione di nuovi luoghi di culto, ma proponendo anche alcune modifiche rispetto
all'organizzazione presbiteriana vigente), come anche in molti altri aspetti riguardanti la vita dei valdesi nella Valle (ad
esempio aiutando a fondare la casa editrice Claudiana, oppure ancora investendo nell’Ospedale Valdese).

�RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI:
-

Dizionario francese-italiano Boch
Le Littré en ligne
Le dictionnaire des expressions françaises en ligne
Vocabolario Treccani online
Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales
Sito: https://www.histoiredumonde.net/

Foglio di sala a cura di Teresa Dolcetti, responsabile dello sportello linguistico di francese della comunità
montana del pinerolese per la salvaguardia delle lingue minoritarie.

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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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                <text>Samedi et dimanche avec le français, le musique et le chant - Quel doux concert descend de nos montagnes,&#13;
quels doux accords&#13;
ont frappé nos côteaux - Programma di sala</text>
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                <text>Programma di sala del concerto Quel doux concert&#13;
descend de nos montagnes,&#13;
quels doux accords&#13;
ont frappé nos côteaux  volto all'approfondimento linguistico francese</text>
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                    <text>11/07/2023
MARTEDÌ / MARDI
COMUNE DI
VILLAR PELLICE

COMUNE DI
LUSERNA S. GIOVANNI

H. 21,15

TORRE PELLICE
GIARDINO LICEO VALDESE

COMUNE DI
RORÀ

COMUNE DI
TORRE PELLICE

AllianceFrançaise
Torino

Associazione MusicaInsieme
Monia Boaglio - Voce / Voix
Fabio Pasquet - Voce / Voix
Gilberto Bonetto - Tastiera / Clavier
Alessandro Raise - Batteria / Batterie
Max La Fronza - Contrabbasso /
Contrebasse
Diego Vasserot - Tromba / Trompette
Gabriele Biei - Trombone / Trombone
Paola Grand - Voce Narrante /
Voix de la narration

“Une bombe atomique appelée Boris”
Il mondo di Boris Vian

Samedi
et dimanche

français,
la musique et le chant
avec le

edizione 2023

Ciclo di concerti volti
all’approfondimento linguistico francese
in diversi Comuni del territorio.

“Quello che m'interessa non è la felicità di tutti gli
g
uomini” diceva Boris Vian, “ma quella di
ciascuno di loro”.
Cosicché se la sorte, per
p quanto
q
cieca per
p nostro
diletto afferra, ha fatto sì che l'arte letteraria e
musicale di Vian ggiungesse
g
a sguardi
g
e ascolti, è
stato senza dubbio per
p infondere a chi ne ha
agguantato
gg
il dono quella
q
carica poetica
p
e
pprovocatoria che non aveva pprecedenti e pochi
p
seguaci
g
ha avuto, e che questo
q
spettacolo
p
cerca
di far rivivere nel tentativo di un superamento
p
d'ogni
g convenzionale ricordo del suo genio.
g
In fondo, diceva Boris, “a che ppro sollevare le
montagne,
g
quando è così semplice
oltrepassarle?”
p
Per omaggiare
gg
il suo istinto e il suo ppensiero
anche attraverso la musica da lui amata e
ascoltata.

“Une bombe atomique appelée Boris”
Le monde de Boris Vian

« Ce qqui m’intéresse, ce n’est ppas le bonheur de
tous les hommes », disait Boris Vian, « c’est celui
de chacun ».
Ainsi, si le destin, bien qu’aveugle
q
g pour
p
notre
pplaisir elle saisit, a ppermis l’arrivée de l’art
littéraire et musical de Vian à regards
g
et écoutes,
c’est sans doute pour
p donner à ceux qui
q en ont
saisi le don cette charge
g poétique
p q et provocatrice
p
sans précédents
p
qui
q a eu peu
p d’adeptes,
p et auquel
q
ce spectacle
p
cherche à redonner vie dans une
tentative de dépasser tout souvenir conventionnel
de son génie.
g
D’ailleurs, disait Boris, « à qquoi bon soulever des
montagnes
g
qquand il est si simple de passer
ppar-dessus ?»
Pour rendre hommage
g à son instinct et à sa
pensée, même à travers la musique qu’il aimait et
écoutait.

�UN PARCOURS LINGUISTIQUE: ses raisons

UN PERCORSO LINGUISTICO: i motivi

Pour réaliser ce parcours linguistique, historique et
culturel, nous avons choisi, dans les paroles des
chansons, un certain nombre de mots-clés et
expressions plus ou moins connues, d’usage
courant ou désuètes, sophistiquées ou du jargon,
sérieuses ou bizarres que nous avons traduites,
expliquées ou développées en note de bas de page.
Outre les textes et leur traduction, vous trouverez
donc, en bas de la page, une sorte de glossaire
linguistico-culturel. Les mots qui le composent ne
sont que des exemples d’une langue-culture
extrêmement riche. Nous nous plaisons de penser
que, par curiosité, vous vous aventurerez dans les
pages d’un dictionnaire, ou vous trouverez le temps
de flâner parmi les avenues littéraires de cette belle
langue sœur.

Per realizzare questo percorso linguistico, storico e
culturale, abbiamo isolato dai testi francesi delle
canzoni alcune parole-chiave ed espressioni, più e
meno conosciute, d’uso corrente o desuete,
sofisticate o gergali, serie o bizzarre che abbiamo
tradotto, spiegato, espanso in nota.
Oltre ai testi e alla loro traduzione, troverete quindi
a piè pagina una sorta di glossario linguisticoculturale. Le parole che lo compongono non sono
che piccoli “assaggi” di una lingua veicolo di una
cultura straordinariamente ricca.
Ci piace pensare che, spinti da una qualche
curiosità, vi avventurerete a vagabondare, come
abbiamo fatto noi, tra le pagine di un dizionario o a
passeggiare tra le aiuole letterarie di questa nobile
lingua nostra consorella.

UNE BOMBE ATOMIQUE APPELÉE BORIS
LE MONDE DE BORIS VIAN

UNA BOMBA ATOMICA CHIAMATA BORIS
IL MONDO DI BORIS VIAN

« Ce qui m’intéresse, ce n’est pas le bonheur de tous
les hommes », disait Boris Vian, « c’est celui de
chacun ».
Ainsi, si le destin, bien qu’aveugle pour notre plaisir
elle saisit, a permis l’arrivée de l’art littéraire et
musical de Vian à regards et écoutes, c’est sans
doute pour donner à ceux qui en ont saisi le don
cette charge poétique et provocatrice sans
précédents qui a eu peu d’adeptes, et auquel ce
spectacle cherche à redonner vie dans une tentative
de dépasser tout souvenir conventionnel de son
génie.
D’ailleurs, disait Boris, « à quoi bon soulever des
montagnes quand il est si simple de passer pardessus ?»
Pour rendre hommage à son instinct et à sa pensée,
même à travers la musique qu’il aimait et écoutait.

“Quello che m'interessa non è la felicità di tutti gli
uomini” diceva Boris Vian, “ma quella di ciascuno di
loro”.
Cosicché se la sorte, per quanto cieca per nostro
diletto afferra, ha fatto sì che l'arte letteraria e
musicale di Vian giungesse a sguardi e ascolti, è
stato senza dubbio per infondere a chi ne ha
agguantato il dono quella carica poetica e
provocatoria che non aveva precedenti e pochi
seguaci ha avuto, e che questo spettacolo cerca di
far rivivere nel tentativo di un superamento d'ogni
convenzionale ricordo del suo genio.
In fondo, diceva Boris, “a che pro sollevare le
montagne, quando è così semplice oltrepassarle?”
Per omaggiare il suo istinto e il suo pensiero anche
attraverso la musica da lui amata e ascoltata.

�CHATTERIE1 – GATTERIA
Quand j’avais douze ans, on descendait
Tous en bande vers la Pointe-à-Pitre.
On cueillait des sapotes et des mombins
Sur le bord de la route jaune
Et les oiseaux jouaient à chat perché
En criant des vieux airs créoles.
La vie était en forme de dragée
Il n’y avait rien que de très doux
Et, tout de même, plein de substance…

Quando avevo dodici anni si discendeva
Con tutta la banda verso la Punta del Buffone,
Si coglieva sapotiglie e spondiadi
Sul bordo giallo della strada
E gli uccelli giocavano a chiapperello
Urlando antiche arie creole.
La vita aveva la forma di un confetto:
Altro non c’era di così tanto dolce
E, per di più, di così ricca sostanza…

Ma nourrice me prenait dans ses bras
A douze ans j’étais aussi grand qu’elle
Mais j’aimais encore tenir dans ma bouche
La pointe ronde et noire de ses beaux seins lourds
Nous nous étendions derrière les cannes.
Le vent bruissait parmi leurs feuilles longues
Aiguës et poudrées de soie rêche.
Ma nourrice était toujours nue
Et moi, toujours déshabillé
Aussi, nous nous entendions bien.
Elle avait une odeur sauvage
Et des dents blanches plein de la figure.
La terre sentait l’orbenipellule
Et les fleurs de Kongo brûlant
Nous recouvraient de leur pollen orangé.

La mia nutrice mi teneva fra le braccia,
A dodici anni ero già grande quanto lei
Ma amavo tenere ancora in bocca
La punta nera e tonda dei suoi bei seni rigonfi
E c’era grande intesa fra noi, lì dietro le canne.
Il vento rumoreggiava fra le lunghe foglie
Appuntite ricoperte di seta ruvida.
La mia nutrice se ne stava sempre nuda
Ed io, al pari di lei, sempre svestito.
Sì, c’era proprio un’ottima intesa fra noi due.
Essa aveva un buon odore selvaggio,
Denti bianchi e viso pieno.
La terra profumava dell’orobenedettodellapelle
E fiori di Kongo incandescenti
Spargevano su di noi il loro polline arancione.

Pendant trois saisons, j’ai eu douze ans,
Parce que j’aimais tant ma nourrice,
Je ne pouvais pas la quitter.
Ma peau prenait des reflets bruns
Brûlée au soleil de la sienne
Je la touchais avec toutes mes mains ensemble
Les mains de mes yeux, celles de mon corps
Et nos membres fumaient dans l’air veiné de noir.

Per tre stagioni, avrò avuto dodici anni,
La mia nutrice, dal momento che l’amavo tanto,
Mi fu praticamente impossibile lasciarla.
La mia pelle, bruciata al sole della sua,
cominciava a mandare dei riflessi bruni.
Io la toccavo con tutte le mani messe insieme
Le mani degli occhi e le mani del corso,
E le nostre membra fumavano nell’aria venata di nero.

Je ne sais pas comment deux allumettes
Peuvent s’emmêler, mais je sais
Que nous étions bien droits l’un contre l’autre
Comme deux allumettes ;
Et au bout d’un instant
Un chat n’y aurait pas retrouvé ses petits…
D’ailleurs
Il savait bien que ses petits n’étaient pas là.

Non so bene come due fiammiferi
Possano arrivare a fondersi, ma so
Che noi due ci si teneva uniti ben dritti,
L’uno contro l’altro, proprio come due fiammiferi;
E che nel volger d’un attimo,
Perfino il gatto avrebbe perso di vista i suoi piccini…
Anche se il gatto sapeva benissimo che
Quei due tipi lì non erano affatto i suoi piccini.

1

Chatterie: poesia di Boris Vian qui accompagnata dalla traduzione tratta dalla raccolta intitolata La vita è come un
dente, pubblicata nel 1999 da Stampa Alternativa.

�ON N'EST PAS LÀ POUR SE FAIRE ENGUEULER 2 – NON SIAMO MICA QUI PER FARCI TRATTAR MALE
Un beau matin de juillet le réveil
A sonné dès le lever du soleil
Et j'ai dit à ma poupée 3 : "Faut te secouer
C'est aujourd'hui qu'il passe"
On arrive sur le boulevard sans retard
Pour voir défiler le roi de Zanzibar
Mais sur-le-champ on est refoulés par les agents

Un bel mattino di luglio la sveglia
Ha suonato fin dallo spuntar del sole
E ho detto alla mia pupa: “Bisogna sbrigarsi
È proprio oggi che passa”
Arriviamo sul viale in orario
Per veder sfilare il Re di Zanzibar
Ma subito siamo respinti dagli agenti

Alors j'ai dit
On n'est pas là pour se faire engueuler
On est là pour voir le défilé
On n'est pas là pour se faire piétiner
On est là pour voir le défilé
Si tout le monde était resté chez soi
Ça ferait du tort à la République
Laissez-nous donc qu'on le regarde
Sinon plus tard quand la reine reviendra
Ma parole, nous, on ne reviendra pas

E allora ho detto:
Non siamo mica qui per farci trattar male
Siamo qui per veder la sfilata
Non siamo mica qui per farci calpestare
Siamo qui per veder la sfilata
Se tutti fossero restati a casa
Sarebbe fare un torto alla Repubblica
Lasciateci quindi guardare
Sennò, più tardi, quando tornerà la Regina
Parola mia, noi non torneremo

Le jour de la fête à Julot, mon pote
Je l'ai invité dans un petit bistro 4
Où l'on sert un Beaujolais 5 vrai de vrai
Un nectar 6 de première
On est sorti très à l'aise et voilà
Que j'ai eu l'idée de le ramener chez moi
Mais j'ai compris devant le rouleau à pâtisserie

Il giorno della festa per Giuliotto, un mio amico
L'ho invitato in un piccolo locale
Dove si serve un vino di quelli buoni
Un nettare di prima categoria
Siamo usciti belli allegri ed ecco
Che ho avuto l'idea di portarlo da me
Ma davanti al mattarello ho capito

Alors j'ai dit
On n'est pas là pour se faire engueuler
On est là pour la fête à mon pote
On n'est pas là pour se faire assommer
On est là pour faire une petite belote 7
Si tout le monde restait toujours tout seul

E allora ho detto:
Non siamo mica qui per farci trattar male
Siamo qui per festeggiare il mio amico
Non siamo mica qui per farci ammazzare
Siamo qui per farci una partitina a carte
Se tutti se ne restassero sempre soli

2

On n'est pas là pour se faire engueuler: canzone del 1954 le cui parole sono state scritte da Boris Vian, con musica di
Jimmy Walter.
3
Pupée: letteralmente “bambola”, qui tradotto come “pupa”, frequente in usi regionali come epiteto vezzeggiativo,
riferito a una bambina, anche se talvolta riferito, come appellativo o vocativo affettuoso o scherzoso, a una ragazza o a
una donna giovane e bella. In altri casi invece, specialmente nell’uso più recente influenzato dal dialogo di certi film,
può avere una connotazione volgare.
4
Bistro: in italiano “piccolo e modesto caffè” tendenzialmente legato alla cultura francese e, in particolare, parigina.
5
Beaujolais: vino francese a denominazione d'origine controllata generalmente ottenuto dall'uva Gamay, che ha una
buccia sottile e un basso contenuto di tannini. Il vino prende molto probabilmente il nome una regione storicogeografica della Francia compresa nei dipartimenti del Rodano e, solo in minima parte, della Saona e Loira
6
Nectar: in italiano “nettare”, dal latino nectar, a sua volta dal greco, lingua nella quale il termine era composto dalla
combinazione delle parole greche nèkros “morte” e teròs “che protegge”. Infatti, il termine indica la bevanda degli dèi
greci, che si diceva rendesse immortali. Per estensione, nell’uso letterario, ma anche familiare, “qualsiasi bevanda di
sapore squisito”, spesso detto di un buon vino o di un liquore. In botanica, invece, nettare ha il significato di “secrezione
zuccherina dei nettari delle piante angiosperme, utilizzata come cibo dalle api che se ne servono per la produzione del
miele, e anche da molti insetti e alcuni uccelli come il colibrì, che nella ricerca del nettare favoriscono l’impollinazione
delle piante”.
7
Belote: popolare gioco di carte di origine francese, derivato probabilmente a sua volta dal gioco olandese del
Klavierjassen, nato nelle Province Unite Nederlandesi agli inizi del XVII secolo.

�Ça serait d'une tristesse pas croyable
Ouvre cette porte et sors des verres
Ne t'obstine pas ou sans ça le prochain coup
Ma parole, je rentre plus du tout

Sarebbe di un'incredibile tristezza
Apri questa porta e tira fuori dei bicchieri
Non t'ostinare, sennò alla prossima
Parola mia, non torno proprio più

Ma femme a cogné si fort cette fois-là
Qu'on a trépassé le soir même et voilà
Qu'on se retrouve au paradis vers minuit
Devant monsieurSaint-Pierre 8
Il y avait quelques élus qui entraient
Mais sitôt que l'on s'approche du guichet
On est refoulés et Saint-Pierre se met à râler

Quella volta mia mogie ha tirato una tale mazzata
Che siamo trapassati la sera stessa, ed ecco
Che ci siamo ritrovati in paradiso verso mezzanotte
Davanti al signor San Pietro
C'era qualche eletto che stava entrando
Ma non appena ci siamo avvicinati allo sportello
Ci hanno respinti e San Pietro si è messo a brontolare

Alors j'ai dit
On n'est pas là pour se faire engueuler
On est venus essayer l'auréole
On n'est pas là pour se faire renvoyer
On est morts, il est temps qu'on rigole
Si vous flanquez les ivrognes à la porte
Il ne doit pas vous rester beaucoup de monde
Portez-vous bien, mais nous on se barre
Et puis on est descendu chez Satan
Et en-bas c'était épatant !

E allora ho detto:
Non siamo mica qui per farci trattar male
Siamo venuti a provare l'aureola
Non siamo mica qui per farci mandar via
Siamo morti, ora è tempo di divertirsi
Se voialtri mettete gli ubriachi alla porta
Non deve restare tanta gente qui da voi
Stateci bene, noi ce ne andiamo
E quindi siamo scesi giù da Satana
E laggiù era meraviglioso!

Ce qui prouve qu'en protestant
Quand il est encore temps
On peut finir
Par obtenir
Des ménagements !

Questo prova che, protestando,
Quando si è ancora in tempo
Si può finire
Per ottenere
Un po’ di rispetto!

8

Saint-Pierre: Simon Pietro, conosciuto come Pietro o San Pietro è stato uno dei dodici apostoli di Gesù, nominato da
Egli stesso capo dei dodici apostoli e, in quanto tale, promotore di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima
Chiesa cristiana. Per questo, Pietro, morto a Roma durante le persecuzioni anticristiane ordinate dall'imperatore
romano Nerone, è considerato dalla Chiesa cattolica come una colonna portante della Chiesa cristiana, nonché il primo
papa. Infatti, Pietro è considerato santo da tutte le confessioni cristiane, sebbene alcune neghino il primato petrino e il
primato papale che ne consegue. In effetti, per le Chiese protestanti il primato era valido per la sola persona di Pietro
ed è decaduto con la morte dell'apostolo: secondo la tradizione protestante, Pietro fu sì uno fra gli apostoli più
importanti nella direzione della prima comunità cristiana, ma a lui non spettava alcun primato. E tuttavia, secondo la
tradizione della Chiesa cattolica, è proprio San Pietro a possedere le Chiavi del cielo, chiamate comunemente anche
chiavi del Paradiso o chiavi di San Pietro.

�LES MOUCHES 9 – LE MOSCHE
Des hommes se promènent dans la rue.

Uomini che passeggiano per la strada.

Certains ont l’œil éteint comme une chaussette sale.
Une morve récurrente leur obstrue les cornets du nez.

Alcuni hanno l’occhio spento da calzino sporco:
una linfagite morvosa ostruisce i cornetti dei loro nasi.

D’autres, brillants, le regard vif
Tournent leur canne en s’en allant.

Altri, più brillanti, dallo sguardo vivo,
se ne vanno volteggiando i loro bastoni.

Tous sont des enculeurs de mouches.
Mais il y a deux façons d’enculer les mouches :

Tutti hanno la comune tendenza a metteloinculo alle mosche.
Ma ci sono comunque due modi di metteloinculo alle mosche:

Avec ou sans leur consentement.

O con o senza il loro consenso.

9

Les mouches: testo, qui accompagnato dalla traduzione tratta dalla raccolta intitolata La vita è come un dente, scritto
da Boris Vian nel 1947 in risposta all’opera teatrale di Jean-Paul Sartre intitolata proprio Les mouches (1943), in cui il
pensatore esistenzialista riprende il mito di Oreste, figlio di Agamennone e Clitemnestra, fratello di Ifigenia ed Elettra.

�LA JAVA DES BOMBES ATOMIQUES 10 – LA GIAVA 11 DELLE BOMBE ATOMICHE
Mon oncle, un fameux bricoleur
Faisait en amateur
Des bombes atomiques
Sans avoir jamais rien appris
C'était un vrai génie
Question travaux pratiques

Mio zio, un famoso tuttofare
Fabbricava, per diletto,
Delle bombe atomiche
Senza aver mai imparato nulla
Era davvero un genio
Nei lavoretti pratici

Il s'enfermait toute la journée
Au fond de son atelier
Pour faire des expériences
Et le soir il rentrait chez nous
Et nous mettait en transe
En nous racontant tout

Si rinchiudeva tutto il giorno
Dentro al suo laboratorio
Per fare esperimenti
E la sera rientrava a casa
E ci metteva in ansia
Raccontandoci tutto quanto

Pour fabriquer une bombe A
Mes enfants croyez-moi
C'est vraiment de la tarte
La question du détonateur
Se résout en un quart d'heure
C'est de celles qu'on écarte

Per fabbricare una bomba A
Ragazzi miei, credete a me,
È veramente un giochetto
Il problema del detonatore
Si risolve in un quarto d'ora
È di quelle da scartare

En ce qui concerne la bombe H
C'est pas beaucoup plus vache
Mais une chose me tourmente
C'est que celles de ma fabrication
N'ont qu'un rayon d'action
De trois mètres cinquante

Quanto alla bomba H
Non è molto più difficile
Ma una cosa mi tormenta:
È che quelle che ho fabbricato io
Non hanno che un raggio d'azione
Di tre metri e mezzo

Y a quelque chose qui cloche là-dedans
J'y retourne immédiatement

C'è qualcosa che non va lì dentro
Ci ritorno immediatamente

Il a bossé pendant des jours
Tâchant avec amour
D'améliorer le modèle
Quand il déjeunait avec nous
Il dévorait d'un coup
Sa soupe aux vermicelles

Ha sgobbato per dei giorni
Cercando, con amore
Di migliorare il modello;
Quando pranzava con noi
Inghiottiva tutta in un colpo
La sua minestrina in brodo

On voyait à son air féroce
Qu'il tombait sur un os 12
Mais on n'osait rien dire
Et puis un soir pendant le repas
Voilà tonton qui soupire
Et qui s'écrie comme ça

E si vedeva, dall'aria feroce,
Che ci aveva qualche impiccio
Ma non si osava dire niente;
E, poi, una sera a cena
Ecco che lo zio sospira
E grida quel che segue:

10

La java des bombes atomiques: canzone scritta da Boris Vian nel 1955, con una composizione finale di Alain Goraguer.
Giava: danza in ritmo ternario, simile alla mazurca, molto in voga in Francia dopo la prima guerra mondiale.
12
Il tombait sur un os: tomber sur un os è un’espressione della lingua francese che significa: « rencontrer une difficulté
imprévue » (“incontrare una difficoltà imprevista”), « avoir un pépin » (“avere un guaio”), « trouver un obstacle »
(“trovare un ostacolo”); « être victime d'un imprévu qui pose problème » (“essere vittima di un imprevisto che pone
problema”).
11

�À mesure que je deviens vieux
Je m'en aperçois mieux
J'ai le cerveau qui flanche
Soyons sérieux, disons le mot
C'est même plus un cerveau
C'est comme de la sauce blanche

Via via che divento vecchio
Me ne accorgo sempre meglio
Ho la testa che mi cede,
Siamo seri, diciamo la verità
Non è neanche più un cervello
È come della besciamella

Voilà des mois et des années
Que j'essaye d'augmenter
La portée de ma bombe
Et je ne me suis pas rendu compte
Que la seule chose qui compte
C'est l'endroit où se qu'elle tombe

Sono mesi, anni
Che cerco di aumentare
La portata della mia bomba
E non mi sono reso conto
Che la sola cosa che conta
È il posto dove va a cascare

Y a quelque chose qui cloche là-dedans
J'y retourne immédiatement

C'è qualcosa che non va lì dentro
Ci ritorno immediatamente

Sachant proche le résultat
Tous les grands chefs d'État
Lui ont rendu visite
Il les reçut et s'excusa
De ce que sa cagna
Était aussi petite

Sapendo che ci era vicino
Tutti i grandi capi di Stato
Gli hanno reso visita
Li ricevette e si scusò
Che il suo rifugio
Fosse così piccolo

Mais sitôt qu'ils sont tous entrés
Il les a enfermés
En disant "soyez sages"
Et, quand la bombe a explosé
De tous ces personnages
Il n'en est plus rien resté

Ma appena furono tutti entrati
Ce li ha chiusi dentro
Dicendo loro: fate i bravi!
E quando la bomba è esplosa
Di tutti questi personaggi
Non ne è rimasto niente

Tonton devant ce résultat
Ne se dégonfla pas
Et joua les andouilles
Au Tribunal on l'a traîné
Et devant les jurés
Le voilà qui bafouille

Lo zio, difronte a quel risultato
Non si tirò indietro
E fece il finto tonto
Al Tribunale dove lo han trascinato
E davanti ai giurati
Eccolo farfugliare:

Messieurs c'est un hasard affreux
Mais je jure devant Dieu
Que mon âme ait conscience
En détruisant tous ces tordus
Je suis bien convaincu
D'avoir servi la France

Signori, è stato un caso malaugurato
Ma giuro davanti a Dio,
Che ha coscienza della mia anima,
Che distruggendo tutti quei perversi
Sono ben convinto
Di avere servito la Francia

On était dans l'embarras
Alors on l'condamna
Et puis on l'amnistia
Et le pays reconnaissant
L'élut immédiatement
Chef du gouvernement!

Erano in un impiccio:
Allora lo han condannato,
E poi lo hanno amnistiato
E la Patria riconoscente
Lo elesse immediatamente
Capo del Governo!

�PREMIER AMOUR 13 – PRIMO AMORE
Quand un homme aime une femme
D’abord, il la prend sur ses genoux
Il a soin de relever la robe
Pour ne pas abîmer son pantalon
Car une étoffe sur une étoffe,
Ça une l’étoffe.
Ensuite, il vérifie avec sa langue
Si on lui a bien enlevé les amygdales
Sinon, en effet ce serait contagieux.
Et puis, comme il faut occuper ses mains,
Il cherche, aussi loin qu’il peut chercher
Il a vite fait de constater
La présence effective et réelle de la queue
D’une souris blanche tachée de sang
Et il tire, tendrement, sur la petite ficelle
Pour avaler le tampax.

13

Quando un uomo ama una donna
Per prima cosa se la sistema sulle ginocchia
Avendo cura di toglierle il vestito
Per non sciuparsi i pantaloni,
Poiché, si sa, stoffa su stoffa
È qualcosa che logora ogni stoffa.
Subito dopo deve verificare con la lingua
Se le sono state asportate correttamente le tonsille
Cosa che altrimenti potrebbe risultare contagiosa.
Infine, dal momento che bisogna pur tenere occupate le mani,
Egli cercherà, per quanto a fondo gli riuscirà di cercare,
Di constatare velocemente la presenza
Effettiva e reale di una cosa di topina bianca
Macchiata di sangue.
È allora che deve saper dolcemente manovrare la cordicella
Per riuscire a trangugiare il tampax.

Premier amour: testo di Boris Vian, qui accompagnato dalla traduzione tratta dalla raccolta intitolata La vita è come
un dente, indirizzato a Jean Boullet, pittore, disegnatore e illustratore del Novecento, il quale aveva realizzato dieci
ritratti disegnati come accompagnamento delle poesie inedite di Vian nel libro intitolato Barnum’s digest. 10 monstres
fabriqués par Jean Boullet traduits de l’américain par Boris Vian (1948).

�FAIS-MOI MAL JOHNNY14 – FAMMI MALE JOHHNY
Il s'est levé à mon approche,
Debout, il était bien plus peƟt
Je me suis dit: "C'est dans la poche 15,
Ce mignon-là, c'est pour mon lit!" 16
Il m'arrivait jusqu'à l'épaule
Mais il était râblé comme tout
Il m'a suivie jusqu'à ma piaule
Et j'ai crié vas-y mon loup!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Envole-moi au ciel Zoum!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Moi j'aime l'amour qui fait boum!
Il n'avait plus que ses chausseƩes,
Des belles jaunes avec des raies bleues
Il m'a regardé d'un œil bête,
Il comprenait rien, le malheureux
Et il m'a dit l'air désolé:
"Je ne ferais pas de mal à une mouche"
Il m'énervait, je l'ai giŇé
Et j'ai grincé d'un air farouche
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Je ne suis pas une mouche Zoum!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Moi j'aime l'amour qui fait boum!
Voyant qu'il ne s'excitait guère,
Je l'ai insulté sauvagement,
J'y ai donné tous les noms de la terre,
Et encore d'autres bien moins courants.
Ça l'a réveillé aussi sec,
Et il m'a dit: "Arrête ton charre 17
Tu me prends vraiment pour un pauvre mec,
Je vais t'en reĮůer, de la série noire 18."
Tu me fais mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Pas avec des pieds Zing!
Tu me fais mal, Johnny, Johnny, Johnny,
J'aime pas l'amour qui fait bing!
Il a remis sa peƟte chemise,
Son peƟt complet, ses peƟts souliers,
Il est descendu l'escalier
En me laissant une épaule démise.
Pour des voyous de ceƩe espèce,
C'est bien la peine de faire des frais,
Maintenant, j'ai des bleus plein les fesses
Et plus jamais je ne dirai:
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Envoie-moi au ciel Zoum!
Fais-moi mal, Johnny, Johnny, Johnny,
Moi j'aime l'amour qui fait boum!

Si è alzato al mio approccio,
In piedi, era molto più piccolo
Mi sono deƩo: "È faƩa,
Questo qui è faƩo per il mio leƩo!"
Mi arrivava Įno alla spalla
Ma era bello robusto
Mi ha seguita Įno alla mia camera
E ho gridato: dai, lupacchioƩo!
Fammi male, Johnny, Johnny, Johnny,
Fammi volare Įno al cielo Zoum!
Fammi male, Johnny, Johnny, Johnny,
Io amo l'amore che fa boom!
Aveva solo più i calzini,
Belle, gialle con le strisce blu
Mi ha guardato con uno sguardo inebeƟto,
Non capiva, l'infelice
E mi ha deƩo con aria desolata:
"Non farei del male a una mosca"
Mi stava infasƟdendo, gli ho dato uno schiaīo
Ho digrignato i denƟ in modo feroce
Fammi male, Johnny, Johnny, Johnny,
Non sono una mosca Zoum!
Fammi male, Johnny, Johnny, Johnny,
Io amo l'amore che fa boom!
Vedendo che non si eccitava molto,
L'ho insultato selvaggiamente,
Gli ho dato tuƫ i nomi della terra,
E anche altri molto meno comuni.
Questo l’ha risvegliato bruscamente,
E mi ha deƩo: "Smeƫůa di parlare
Pensi davvero che io sia un poveraccio,
Adesso te ne faccio di tuƫ i colori."
Mi fai male, Johnny, Johnny, Johnny,
Non con i piedi Zing!
Mi fai male, Johnny, Johnny, Johnny,
Non mi piace l'amore che fa bing!
Si è rimesso la piccola camicia,
Il suo piccolo bambino, le sue piccole scarpe,
È sceso dalle scale
Lasciandomi una spalla slogata.
Per i delinquenƟ di questa specie,
Vale la pena fare qualche tariīa,
Ora ho il sedere pieno di lividi
E non dirò mai più:
Fammi male, Johnny, Johnny, Johnny,
Mandami in paradiso, Zoum!
Fammi male, Johnny, Johnny, Johnny,
Io amo l'amore che fa boom!

14 Fais-moi mal Johnny: canzone scriƩa da Boris Vian, composta da Alain Goraguer nel 1955 e eseguita per la prima
volta da Magali Noël nel 1956.
15 C'est dans la poche: espressione francese che vorrebbe dire « c'est du tout cuit », « c'est praƟquement acquis »,
« c'est gagné d'avance », che potrebbe equivalere all’italiano “è andata”, “è faƩa”.
16 Ce mignon-là, c'est pour mon lit: leƩeralmente “quel carino, è per il moi leƩo”
17 Arrête ton charre: espressione francese che vorrebbe dire: « tais-toi » (“ziƩo/a, taci”); « n'exagère pas » (“non
esagerare”); « cesse de raconter n'importe quoi » (“smeƫ di dire sciocchezze”).
18 Série noire: espressione francese che avrebbe il signiĮcato di: « série d'événements néfastes qui se répètent sans
interrupƟon ou de manière très rapprochée » (“serie di evenƟ nefasƟ che si ripetono senza interruzioni o in modo molto
ravvicinato”).

�LE DÉSERTEUR 19 – IL DISERTORE
Monsieur le Président
Je vous fais une leƩre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour parƟr à la guerre
Avant mercredi soir

Signor Presidente
Vi scrivo una leƩera
Che forse leggerete
Se avrete il tempo
Ho appena ricevuto
Le carte militari
Per parƟre per la guerra
Prima di mercoledì sera

Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter

Signor Presidente
Non voglio farlo
Non sono sula terra
Per uccidere persone innocenƟ
Non è per farvi arrabbiare
Ma bisogna che ve lo dica
La mia decisione è presa
Ho intenzione di disertare

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu parƟr mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souīert
Qu'elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers

Da quando sono nato
Ho visto morire mio padre
Ho visto parƟre i miei fratelli
E piangere i miei bambini
Mia madre ha soīerto tanto
Che ora è in una tomba
E si prende gioco delle bombe
E si prende gioco dei vermi

Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon maƟn
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins

Quando ero prigioniero
Mi hanno rubato la moglie
Mi hanno rubato l’anima
E tuƩo il mio caro passato
Domani di buon maƫno
Chiuderà la porta
In faccia agli anni morƟ
Andrò per le strade

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de parƟr

Mendicherò per la mia vita
Per le strade di Francia
Di Bretagna e in Provenza
E dirò alla gente
RiĮuta d'obbedire
RiĮutate di farla
Non andate in guerra
RiĮutate di parƟre

S'il faut donner son sang
Allez donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le Président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront Ɵrer

Se bisogna dare del sangue
Andate a dare il vostro
Siete un gran paladino
Signor Presidente
Se mi perseguiterete
Prevenite i vostri gendarmi
Che io non porto armi
E che potranno sparare

19

Le déserteur: canzone conosciuta in tuƩo il mondo, scriƩa da Boris Vian nel 1954 e pubblicata nell'esecuzione del
cantante, compositore e aƩore francese Marcel Mouloudji il 27 maggio di quello stesso anno, giorno della disfaƩa della
Francia nella BaƩaglia di Dien Bien Phu, combaƩuta fra il 13 marzo 1954 e il 7 maggio 1954 dalle truppe francesi del
Corpo di spedizione francese in Estremo Oriente e le truppe nazionaliste vietnamite della Lega per l'Indipendenza del
Vietnam nei dintorni del villaggio di Dien Bien Phu, nel nord-ovest del Vietnam, baƩaglia che segna la Įne della guerra
d'Indocina, iniziata il 23 novembre 1946 e conclusa deĮniƟvamente il 12 luglio 1954.

�PASSAGE 20 – PASSAGGIO
Sans l’ombre d’un doute, Amadis Dudu est un type
horrible. Il embête tout le monde, et peut-être
qu’au milieu, il va être supprimé, simplement parce
qu’il est de mauvaise foi, hautain, insolent et
prétentieux. De surcroît, homosexuel. Presque tous
les personnages sont en place, maintenant, et il en
sortira des choses de divers ordres. D’abord la
construction du chemin de fer, et ça représente un
travail parce qu’ils ont oublié le ballast. C’est
pourtant essentiel, et on ne peut pas le remplacer
par des coquilles de petits escargots jaunes,
comme personne ne l’a proposé. Pour l’instant, ils
vont monter la voie sur les traverses et la laisser en
l’air, en attente, et puis ils mettront le ballast en
dessous, quand il arrivera. On peut, naturellement,
faire une voie de cette façon-là. Pourtant, ce n’est
pas cette histoire de ballast que je prévoyais quand
j’annonçais que je parlerais aussi des cailloux du
désert. Il y avait là, sans doute, une manière de
représentation symbolique grossière, et faiblement
intellectuelle, mais il va de soi que l’atmosphère
d’un désert comme celui-ci se révèle, à la longue,
passablement déprimante, à cause, notamment,
de ce soleil à bandes noires. Je signale, pour
terminer, qu’un personnage accessoire nouveau
devait venir encore : Alfredo Jabès, qui sait ce que
c’est qu’un modèle réduit ; mais il est trop tard
maintenant. Cruc, son bateau fera naufrage, et
tout sera terminé lorsqu’il arrivera. Alors j’en
reparlerai seulement dans le passage suivant, ou
même pas.

20

Amadis Dudu è un tipo insopportabile, non ci
piove. Tormenta tutti e può darsi che venga
eliminato nel bel mezzo della storia, per la
semplice ragione che è in malafede, arrogante,
insolente, e pieno di sé. E, in più, è omosessuale. A
questo punti tutti i personaggi sono ormai entrati
in scena e ne succederanno di cotte e di crude.
Innanzitutto, la costruzione della ferrovia. Un
lavoro non da poco, visto che si sono scordati la
massicciata. Eppure è una cosa essenziale, e non la
si può rimpiazzare con i gusci delle lumachine
gialle, come nessuno ha suggerito. Intanto
monteranno i binati sulle traversine e li lasceranno
sospesi a mezz’aria, in attesa, e poi, quando
arriverà la massicciata, gliela ficcheranno sotto. Le
strade ferrate si possono ovviamente costruire
anche così. Però non avevo in mente l’inghippo
della massicciata quando annunciavo la mia
intenzione di parlare anche dei sassi del deserto.
Senza dubbio, da parte mia c’era un tentativo di
rappresentazione simbolica alla buona e
pseudointellettuale, ma va da sé che, a lungo
andare, l’atmosfera di un deserto come questo si
rivela piuttosto deprimente, in particolare a causa
di quel sole a bande nere. Per concludere, segnalo
che era prevista la comparsa di un nuovo
personaggio secondario: Alfredo Jabès, un esperto
come pochi nel campo dei modellini cerei; ma
adesso è troppo tardi. Quanto a Cruc, la sua nave
farà naufragio e lui arriverà quanto tutto sarà già
compiuto. Ne riparlerò quindi nel prossimo
passaggio, o forse neanche lì.

Passage: testo tratto da Automne à Pekin (“Autunno a Pechino”), romanzo pubblicato per la prima volta nel 1947, qui
proposto nell’edizione di Sellerio del 1999, che presenta il testo in francese accompagnato dalla traduzione in italiano.

�J’SUIS SNOB21 – SONO UNO SNOB
J'suis snob
J'suis snob
C'est vraiment l'seul défaut que j'gobe 22
Ça demande des mois d'turbin
C'est une vie de galérien
Mais quand je sors avec Hildegarde
C'est toujours moi qu'on regarde

Sono uno snob
Sono uno snob
Questo è davvero l'unico difetto che accetto
Ci vogliono mesi di lavoro
È una vita da ergastolano
Ma quando esco con Hildegarde
È me che guardano sempre

J'suis snob
Foutrement snob
Tous mes amis le sont
On est snobs et c'est bon

Sono uno snob
Maledettamente snob
Tutti i miei amici lo sono
Siamo snob e va bene

Chemises d'organdi, chaussures de zébu
Cravate d'Italie et méchant complet vermoulu
Un rubis au doigt de pied, pas celui-là
Les ongles tout noirs et un très joli p'tit mouchoir

Camicie d'organdi, scarpe di zebù
Cravatta italiana e un brutto completo tarlato
Un rubino al dito del piede, non questo
Le unghie tutte nere e un bellissimo fazzolettino

J'vais au cinéma voir des films suédois
Et j'entre au bistro pour boire du whisky à gogo
J'ai pas mal au foie, personne fait plus ça
J'ai un ulcère, c'est moins banal et plus cher

Vado al cinema a vedere film svedesi
E vado al bistrot a bere whisky a volontà
Non mi fa male il fegato, a nessuno succede più
Ho un'ulcera, è meno banale e più costoso

J'suis snob
J’suis snob
J'm'appelle Patrick, mais on dit Bob
Je fais du cheval tous les matins
Car j'adore l'odeur du crottin
Je ne fréquente que des baronnes
Aux noms comme des trombones

Sono uno snob
Sono uno snob
Mi chiamo Patrick, ma mi chiamano Bob
Vado a cavallo ogni mattina
Perché adoro l'odore dello sterco
Frequento solo le baronesse
Con nomi come tromboni

J'suis snob
Excessivement snob
Et quand j'parle d'amour
C'est tout nu dans la cour 23

Sono uno snob
Eccessivamente snob
E quando parlo d’amore
È tutto vuoto il cortile

On se réunit avec les amis
Tous les vendredis, pour faire des snobisme-parties
Il y a du coca, on déteste ça
Et du camembert qu'on mange à la petite cuillère

Ci riuniamo con gli amici
Ogni venerdì, per fare degli snob-party
C'è la coca, la odiamo
E il camembert che si mangia col cucchiaino

Mon appartement est vraiment charmant
Je me chauffe au diamant
On ne peut rien rêver d'plus fumant
J'avais la télé mais ça m'ennuyait
Je l'ai retournée de l'autre côté, c'est passionnant

Il mio appartamento è davvero incantevole
Mi scaldo con il diamante
Non si può sognare niente di più fumante
Avevo la TV, ma mi annoiavo
L'ho girata dall'altra parte, è emozionante

21

J’suis snob: canzone scritta nel 1954, i cui testi sono di Boris Vian e la musica di Jimmy Walter.
C'est vraiment l'seul défaut que j'gobe: letteralmente “Questo è davvero l'unico difetto che ingoio”; infatti, in realtà,
il verbo francese gober ha il significato di “bere, ingoiare, inghiottire”.
23
C'est tout nu dans la cour: letteralmente “È tutto nudo nel cortile”.
22

�J'suis snob
J’suis snob
J'suis ravagé par ce microbe
J'ai des accidents en Jaguar
Je passe le mois d'août au plumard
C'est dans les p'tits détails comme ça
Que l'on est snob ou pas

Sono uno snob
Sono uno snob
Sono devastato da questo microbo
Ho degli incidenti con la Jaguar
Passo tutto agosto a letto
È nei piccoli dettagli come questo
Che si è snob o no

J'suis snob
Encore plus snob que tout à l'heure
Et quand je serai mort
J'veux un suaire de chez Dior

Sono uno snob
Ancora più snob di prima
E quando sarò morto
Voglio un sudario da Dior

�LES INSTANFATAUX 24 – GLI ISTANTIFATALI
Ah oui ça c’est bien vrai
Que c’était pas comme ça
De mon temps de ton temps
On respectait les vieux
On marchait sul trottoir
On la tournait sa langue
Dissette fois dans sa bouche
Avant d’oser causer
Et les gauloiz coûtaient
Dix centimes-deux sous
Mais ils ont tout changé
On n’a plus de respect
Pour les vieux pour les vieux
On fait l’amour avec
Des sinjenpantalons
On roul dans des voitures
Qui marche-t-au pétrole
Et puis et puis surtout
Ah merde merde merde
On est vieux, on est vieux…

24

Ah sì, è proprio vero
Non era affatto così
Ai miei tempi ai tuoi tempo
Si rispettavano i vecchi
Si camminava sul marciapiede
La si girava la lingua
Diciassette volte in bocca
Prima di osar ribattere
E le Nazioni costavano
Dieci centesimi e due soldi
Ma oggi oggi tutto è cambiato
Non si ha più rispetto
Per i vecchi per i vecchi
E si deve far l’amore con
Dei sacrosantipreservativi
E si corre tutti in auto
Che vanno a petroli
E poi e poi si invecchia
Merda merda e poi merda
S’invecchia s’invecchia…

Les instanfataux: testo di Boris Vian, qui accompagnato dalla traduzione tratta dalla raccolta intitolata La vita è come
un dente.

�CINÉMATOGRAPHE 25 – GLI ISTANTIFATALI
Quand j'avais six ans, la première fois
Que papa m'emmena au cinéma
Moi je trouvais ça plus palpitant que n'importe quoi
Y avait sur l'écran des drôles de gars
Des moustachus, des fiers à bras 26
Dès qui s'entre-tuent chaque fois qu'ils trouvent un cheveu
[dans l'plat

Quando avevo sei anni, la prima volta
Che papà mi portò al cinema
Io lo trovavo più emozionante di qualsiasi altra cosa
C'erano degli strani ragazzi sullo schermo
Degli uomini baffuti, degli spacconi
Di quelli che si uccidono a vicenda ogni volta che trovano un
[capello nel piatto

Un piano jouait des choses d'atmosphère
Guillaume Tell 27 ou le grand air du Trouvère 28
Et tout le public en frémissant
Se passionnait pour ces braves gens
Ça coûtait pas cher, on en avait pour ses trois francs 29

Un pianoforte suonava cose di atmosfera
Guglielmo Tell o la grande aria di Il Trovatore
E tutto il pubblico tremando
Si appassionava a queste brave persone
Non era costoso, i suoi tre franchi bastavano e avanzavano

Belle, belle, belle, belle, belle comme l'amour
Blonde, blonde, blonde, blonde, blonde comme le jour
Un rêve est passé sur l'écran et dans la salle obscurément
Les mains se cherchent, les mains se trouvent timidement

Bella, bella, bella, bella, bella come l'amore
Bionda, bionda, bionda, bionda, bionda come il giorno
Un sogno è passato sullo schermo e nella stanza oscuramente
Le mani si cercano, le mani si trovano timidamente

Belle, belle, belle, belle, à revoilà
Et dans la salle plus d'un cœur bat
La voiture où elle se croit en sûreté
Vient de s'écraser par terre avec un essieux cassé
Le bandit va pouvoir mettre la main
Sur le fric, c'est tragique, nom d'un chien 30
C'est fini, tout s'allume, à mercredi prochain

Bella, bella, bella, bella, eccola di nuovo
E nella stanza più di un cuore batte
La macchina dove lei crede di essere al sicuro
Si è appena schiantata a terra con un asse rotto
Il bandito sarà in grado di mettere le mani
Sui soldi, è tragico, per l'amor di Dio
È finita, tutto si accende, a mercoledì prossimo

Maintenant ce n'est plus mon papa qui peut m'emmener au
[cinéma
Car il plante ses choux là-bas pas loin de Saint Cul-Cul Fa
Mais j'ai rencontré une Dalila, une drôle de môme, une fille
[comme ça
Elle adore aller le mercredi dans les cinémas

Ora non è più il mio papà che mi porta al cinema

Bien sûr c'est devenu le cinémascope
Mais ça remue toujours et ça galope

Naturalmente è diventato il cinemascope
Va veloce, ma commuove sempre

25

Perché pianta i suoi cavoli là, non lontano da Saint Cul-Cul Fa
Ma ho incontrato una certa Dalila, una tipa strana, una ragazza
[così
Lei adora andare al cinema il mercoledì

Cinématographe: cazone di Boris Vian tratta dall’album omonimo.
Fiers-à-bras: espressione francese che significa « personne qui joue les fanfarons, qui fait montre de son courage,
s'exhibe excessivement et avec fierté, sans forcément en avoir de raison » (“chi fa il presuntuoso, chi dà prova di
coraggio, si esibisce eccessivamente e con orgoglio, senza necessariamente averne ragione”), può essere quindi ritenuto
sinonimo del termine bravache “spaccone”.
27
Guillaume Tell: (in italiano Guglielmo Tell) è un’opera composta da Gioachino Rossini il cui libretto, elaborato da
Étienne de Jouy e Hippolyte Bis, nasce a partire dal dramma omonimo di Friedrich Schiller, e la cui prima
rappresentazione ebbe luogo al teatro dell'Opéra di Parigi il 3 agosto 1829.
28
Le grand air du Trouvère: Il Trovatore (in francese Le Trouvère) è un'opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, su libretto
di Salvatore Cammarano e Leone Emanuele Bardare, tratto dal dramma spagnolo El Trovador (1836) di Antonio García
Gutiérrez. L'opera fu creata al Teatro Apollo di Roma il 19 gennaio 1853, poi rappresentata a Parigi, al Théâtre-Italien,
nella sua versione originale, il 23 dicembre 1854. Nel 1856 Verdi rimaneggerà l'opera per adattarla alla forma della
“grande opera” richiesta dall'Opéra di Parigi, dove fu rappresentata, il 12 gennaio 1857.
29
On en avait pour ses trois francs: ripresa di un’espressione francese che si fonda sul costrutto « en avoir pour son
argent », che significherebbe: « recevoir en proportion de ce qu'on a payé » (“ricevere in proporzione a ciò che si ha
pagato”); « avoir quelque chose en abondance » (“avere qualcosa in abbondanza”); « être satisfait de ce qu'on a obtenu
pour le prix qu'on y a mis » (“essere soddisfatti di ciò che si ha ottenuto per il prezzo che si ha messo”).
30
Nom d’un chien: esclamazione che si usa per imprecare e che sarebbe un eufemismo dell'espressione « pour l'amour
de dieu » (“per l'amor di Dio”).
26

�Et ça reste encore comme autrefois rempli de cowboy sans
[foi ni lois
Et de justiciers qui viennent fourrer leurs grand pieds dans le
[plat 31

E rimane ancora come un tempo pieno di cowboy senza fede
[né leggi
E di sceriffi che intervengono brutali e senza riguardi

Gare 32, gare, gare, gare, Gary Cooper 33
S'approche du ravin d'enfer
Fais attention pauvre crétin car Alan Ladd 34 n'est pas très loin
À 500 mètres il loge une balle dans un crouton de pain

Scappa, scappa, scappa, scappa, Gary Cooper
Si avvicina al burrone dell'inferno
Stai attento, povero cretino, perché Alan Ladd non è lontano
A 500 metri conficca una pallottola in un crostino di pane

Gare, gare, gare, gare, pendant dans ce temps là
J'la prends doucement au creux d'mon bras
Le fauteuil où elle se croit en sûreté
Ne m'empêche pas, ma foi 35, d'arriver à l'embrasser
J'ai pas vu si Gary sort gagnant
Mais comme c'est l'cinéma permanent
Ma chérie, rappelle-toi, on est resté un an
Et on a eu beaucoup d'enfants

Scappa, scappa, scappa, scappa, durante questo tempo là
La prendo delicatamente sotto al mio braccio
La sedia dove lei crede di essere al sicuro
Non mi impedisce, certamente, di abbracciarla
Non ho visto se Gary ne esce vincitore
Ma, continuando ad andare al cinema,
Tesoro, ricorda, siamo stati insieme un anno
E abbiamo avuto molti figli

31

Et de justiciers qui viennent fourrer leurs grand pieds dans le plat: frase che letteralmente significherebbe “e di
sceriffi che vengono a ficcare i loro grandi piedi nel piatto”, ma che in realtà sembra costruirsi a partire dall’espressione
francese « mettre les pieds dans le plat », che significa « parler sans ménagement, dire une chose brutalement, soit par
mégarde et manque de tact, soit parfois avec intention » (“parlare senza mezzi termini, dire una cosa brutalmente, sia
per errore e mancanza di tatto, sia talvolta con intenzione”).
32
Garer: il verbo francese garer può significare “parcheggiare, posteggiare”, ma anche “scansarsi”, qui tradotto come
“scappare” per mantenere il senso e il ritmo del testo originale.
33
Gary Cooper: pseudonimo di Frank James Cooper, è stato un attore statunitense, in particolare nel genere
cinematografico del western e del melodramma hollywoodiano.
34
Alan Ladd: uno dei più celebri volti del cinema di Hollywood degli anni ‘40, in special modo nei film di genere
poliziesco, in particolare nella sottocategoria chiamata hard boiled, dove formò insieme a Veronica Lake una delle coppie
cinematografiche più famose.
35
Ma foi: esclamazione francese che potrebbe essere tradotta con l’italiano “ma certo!”.

�PRÉCISIONS SUR LA VIE36 – PUNTUALIZZAZIONI SULLA VITA
La vie, ça tient de diverses choses
En un sens, ça ne se discute pas
Mais on peut toujours changer de sens
Parce que rien n’est intéressant comme une discussion.

La vita, è un insieme di cose diverse,
In un certo senso qualcosa che non si discute.
Ma il senso si può sempre cambiare:
Che niente è più eccitante di una buona discussione.

La vie, c’est beau et c’est grand.
Ça comporte des phases alternées
Avec une régularité qui tient du prodige
Puisqu’une phase en suit toujours une autre
La vie, c’est plein d’intérêt.
Ça va, ça vient… comme les zèbres.

La vita, è qualcosa di bello, qualcosa di grande.
Qualcosa che comporta fasi alterne
Con una regolarità che ha del prodigio
Poiché una fase segue sempre all’altra.
La vita, è sempre così piena d’interesse:
Si va, si viene… come un attraversamento di zebre.

Il peut se faire que l’on meure
Même, ça peut très bien se faire
Mais pourtant, ça n’y change rien :
La vie tient de diverses choses
Et par certains côtés, en outre,
Se rattache à d’autres phénomènes
Encore mal étudiés, mal connus,
Sur lesquels nous ne reviendrons pas.

Può anche darsi che poi si debba morire,
Ma pure questa può esser una buona cosa.
E comunque ciò non cambia niente.
La vita, si tratta di un insieme di cose diverse,
Sotto certi aspetti e per sovrappiù qualcosa
Che si collega ad altri fenomeni
Ancora oggi poco noti, poco studiati,
E sui quali non è affatto il caso qui di soffermarsi.

36

Précision sur la vie: testo del 1948 che Boris Vian dedica ai suoi bambini, qui accompagnato dalla traduzione tratta
dalla raccolta intitolata La vita è come un dente.

�RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI:
-

Dizionario francese-italiano Boch
Le Littré en ligne
Le dictionnaire des expressions françaises en ligne
Vocabolario Treccani online
Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales

Nel corso del concerto le canzoni sono affiancate da letture di alcune opere di Boris Vian:
x
x
x

Testi di poesia e di prosa tratti dall’edizione pubblicata nel 1999 da Stampa Alternativa di La vita è
come un dente
Passaggio tratto dall’edizione di Sellerio del 1999 del romanzo di Boris Vian Automne à Pekin (1947)
Estratto dell’edizione della Mondadori del romanzo di Boris Vian J'irai cracher sur vos tombes
(1946)

Foglio di sala a cura di Teresa Dolcetti, responsabile dello sportello linguistico di francese della comunità
montana del pinerolese per la salvaguardia delle lingue minoritarie.

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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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                <text>Samedi et dimanche avec le français, le musique et le chant - Une bombe atomique appelée Boris”&#13;
Il mondo di Boris Vian - Programma di sale</text>
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                <text>Programma di sala del concerto  "Une bombe atomique appelée Boris”&#13;
Il mondo di Boris Vian - volto all'approfondimento linguistico francese</text>
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                    <text>21/01/2023
SABATO / SAMEDI
COMUNE DI
ANGROGNA

COMUNE DI
VILLAR PELLICE

COMUNE DI
LUSERNA S. GIOVANNI

COMUNE DI
BOBBIO PELLICE

COMUNE DI
TORRE PELLICE

H. 21

TORINO

TEATRO BARETTI
nell’ambito di

AllianceFrançaise
Torino

Monia Boaglio: Voce / Voix
Alessandro Cora: Voce / Voix
Paolo Mosele: Voce / Voix
Fabio Pasquet: Voce / Voix
Gilberto Bonetto: Pianoforte / Piano
Alessandro Raise: Batteria / Batterie
Massimo Lafronza: Contrabasso / Contrebasse
Alessandro Chiappetta: Chitarra / Guitare
Diego Vasserot: Tromba / Trompette
Ilaria Bellone: Flauto / Flute

Le belle infedeli

Samedi
et dimanche

français,
la musique et le chant
avec le

edizione 2023

Ciclo di concerti volti
all’approfondimento linguistico francese
in diversi comuni del territorio.

Trovare la versione francese di una
canzone italiana e viceversa è un gioco
g
ppotenzialmente infinito. Soprattutto
p
se
ci concentriamo su qquella stagione
g
della musica leggera
gg tra anni Sessanta/
Settanta che ha visto il successo di
artisti bilingui
g
come Nino Ferrer,
Dalida, Adamo o di vedette senza
confini come Charles Aznavour. Oltre
a un andirivieni tra le versioni italiana e
francese di uno stesso brano, attraverso
curiosi adattamenti e tradimenti
ggeniali, la serata si ppropone
p
anche
come ppiccola esplorazione
p
dell’Italia
vista dalla Francia.

Les belles inﬁdèles

Trouver la version française d’une
chanson italienne et vice-versa peut
p
donner lieu à un jeu
j ppotentiellement
infini. Surtout si l’on considère la
variété des années Soixante/Soixantedix, alors que
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des artistes bilingues
g
tels que
q Nino Ferrer, Dalida et Adamo
faisaient fureur ainsi que
q des vedettes
au succès sans frontières comme
Charles Aznavour. La soirée propose
p p
un va-et-vient entre les versions
française et italienne d’une même
chanson à travers des adaptations
p
libres
et curieuses mais elle se livre aussi à
une ppetite exploration
p
en chansons de
l’Italie vue depuis la France.

�UN PARCOURS LINGUISTIQUE: ses raisons

UN PERCORSO LINGUISTICO: i motivi

Pour réaliser ce parcours linguistique, historique et
culturel, nous avons choisi, dans les paroles des
chansons, un certain nombre de mots-clés et
expressions plus ou moins connues, d’usage
courant ou désuètes, sophistiquées ou du jargon,
sérieuses ou bizarres que nous avons traduites,
expliquées o développées en note de bas de page.
Outre les textes et leur traduction, vous trouverez
donc, en bas de la page, une sorte de glossaire
linguistico-culturel. Les mots qui le composent ne
sont que des exemples d’une langue-culture
extrêmement riche. Nous nous plaisons de penser
que, par curiosité, vous vous aventurerez dans les
pages d’un dictionnaire, ou vous trouverez le temps
de flâner parmi les avenues littéraires de cette belle
langue sœur.

Per realizzare questo percorso linguistico, storico e
culturale, abbiamo isolato dai testi francesi delle
canzoni alcune parole-chiave ed espressioni, più e
meno conosciute, d’uso corrente o desuete,
sofisticate o gergali, serie o bizzarre che abbiamo
tradotto, spiegato, espanso in nota.
Oltre ai testi e alla loro traduzione, troverete quindi
a piè pagina una sorta di glossario linguisticoculturale. Le parole che lo compongono non sono
che piccoli “assaggi” di una lingua veicolo di una
cultura straordinariamente ricca.
Ci piace pensare che, spinti da una qualche
curiosità, vi avventurerete a vagabondare, come
abbiamo fatto noi, tra le pagine di un dizionario o a
passeggiare tra le aiuole letterarie di questa nobile
lingua nostra consorella.

CHANSONS TRANSFRONTALIÈRES

CANZONI TRANSFRONTALIERE

Trouver la version française d’une chanson italienne
et vice-versa peut donner lieu à un jeu
potentiellement infini. Surtout si l’on considère la
variété des années Soixante/Soixante-dix, alors que
des artistes bilingues tels que Nino Ferrer, Dalida et
Adamo faisaient fureur ainsi que des vedettes au
succès sans frontières comme Charles Aznavour. La
soirée propose un va-et-vient entre les versions
française et italienne d’une même chanson à travers
des adaptations libres et curieuses mais elle se livre
aussi à une petite exploration en chansons de l’Italie
vue depuis la France.

Trovare la versione francese di una canzone italiana
e viceversa è un gioco potenzialmente infinito.
Soprattutto se ci concentriamo su quella stagione
della musica leggera tra anni Sessanta/Settanta che
ha visto il successo di artisti bilingui come Nino
Ferrer, Dalida, Adamo o di vedette senza confini
come Charles Aznavour. Oltre a un andirivieni tra le
versioni italiana e francese di uno stesso brano,
attraverso curiosi adattamenti e tradimenti geniali,
la serata si propone anche come piccola
esplorazione dell’Italia vista dalla Francia.

�LE CRÉPUSCULE– IL CREPUSCOLO 1

1

L'aube naît et ta porte est close
Oh ma belle, pourquoi sommeiller?
À l'heure où s'éveille la rose
Ne vas-tu pas te réveiller?

L’alba è nata e la tua porta è chiusa
Bellezza mia, perché sonnecchiare?
Nell’ore in cui la rosa si sveglia
Non ti sveglierai?

Oh ma charmante écoute ici
L'amant qui chante et pleure aussi
Oh ma charmante écoute ici
L'amant qui chante et pleure aussi
L'amant qui chante et pleure aussi

O bella mia, ascolta qui
L’amante che canta e piange anche
O bella mia, ascolta qui
L’amante che canta e piange anche
L’amante che canta e piange anche

Toute frappe à ta porte bénie
L'aurore dit: je suis le jour
L'oiseau dit: je suis l'harmonie
Et mon cœur dit: je suis l'amour

Tutto bussa alla tua benedetta porta
L’alba dice: io sono il giorno
L’uccello dice: io sono l’armonia
E il mio cuore dice: io sono l’amore

Oh ma charmante écoute ici
L'amant qui chante et pleure aussi
Oh ma charmante écoute ici
L'amant qui chante et pleure aussi
L'amant qui chante et pleure aussi

O bella mia, ascolta qui
L’amante che canta e piange anche
O bella mia, ascolta qui
L’amante che canta e piange anche
L’amante che canta e piange anche

Je t'adore ange, ange, je t'aime femme
Dieu qui pour toi m'a complété
A fait mon amour pour ton âme
Et mon regard pour ta beauté

Ti adoro angelo, angelo, e ti amo, donna
Dio che per te mi ha reso completo
Ha fatto il mio amore per la tua anima
E il mio sguardo per la tua bellezza

Oh ma charmante écoute ici
L'amant qui chante et pleure aussi
Oh ma charmante écoute ici
L'amant qui chante et pleure aussi
L'amant qui chante et pleure aussi

O bella mia, ascolta qui
L’amante che canta e piange anche
O bella mia, ascolta qui
L’amante che canta e piange anche
L’amante che canta e piange anche

Le crépuscule / Il crepuscolo: brano scritto dal compositore italiano Gaetano Domenico Maria Donizetti, tra i più celebri
operisti dell'Ottocento. Donizetti scrisse circa settanta opere, oltre a numerose composizioni di musica sacra e da
camera. Le opere di Donizetti oggi più sovente rappresentate nei teatri di tutto il mondo sono L'elisir d'amore, Lucia di
Lammermoor e Don Pasquale. Con frequenza sono allestite anche La Fille du régiment, La favorite, Anna Bolena, Maria
Stuarda, Roberto Devereux e Lucrezia Borgia.

�LA NUIT – LA NOTTE2

2

Si je t’oublie pendant le jour
Je passe mes nuits à te maudire
Et quand la lune se retire
J’ai l’âme vide et le cœur lourd, lourd

Se il giorno posso non pensarti
La notte maledico te
E quando infine spunta l’alba
C’è solo vuoto intorno a me

La nuit tu m’apparais immense
Je tends les bras pour te saisir
Mais tu prends un malin plaisir
À te jouer de mes avances

La notte tu mi appari immensa
Invano tento di afferrarti
Ma ti diverti a tormentarmi
La notte tu mi fai impazzire

La nuit je deviens fou, je deviens fou

La notte mi fa impazzire, mi fa impazzire

Et puis ton rire fend le noir
Et je ne sais plus où chercher
Quand tout se tait revient l’espoir
Et je me reprends à t’aimer

E la tua voce fende il buio
Dove cercarti non lo so
Ti vedo e torna la speranza
Ti voglio tanto bene ancora

Tantôt tu me reviens fugace
Et tu m’appelles pour me narguer 3
Mais chaque fois mon sang se glace 4
Ton rire vient tout effacer

Per un istante riappari
Mi chiami e mi tendi le mani
Ma il mio sangue si fa ghiaccio
Quando ridendo ti allontani

La nuit je deviens fou, je deviens fou

La notte mi fa impazzire, mi fa impazzire

Le jour dissipe ton image
Et tu repars, je ne sais où
Vers celui qui te tient en cage
Celui qui va me rendre fou

Il giorno splende in piena pace
E la tua immagine scompare
Felice tu ritrovi l’altro
Quell’altro che mi fa impazzire

La nuit je deviens fou,
Je deviens fou, fou, fou 5

La notte mi fa impazzire
Mi fa impazzire, mi fa impazzire

La nuit / La notte: brano cantato da Salvatore Adamo per la prima volta nel 1965, anno in cui il cantante propone
anche la versione italiana della canzone francese. I due testi sono piuttosto simili, anche se con alcune differenze.
3
Narguer: questo verbo francese vuol dire “prendere in giro qualcuno, prendersi gioco di qualcuno con disprezzo o
insolenza per infastidirlo, sfidarlo o umiliarlo”. Ecco un esempio d’uso tratto dai Diari di Maurice Barrès (1904): Des
femmes venaient danser la farandole autour de la voiture pour narguer l'empereur (Alcune donne venivano a danzare
una farandola attorno alla carrozza per prendersi gioco dell’imperatore).
4
Glace: da glacer, ovvero “ghiacciare, convertire un liquido in ghiaccio” (Le gel a glacé le sol = il gelo ha ghiacciato il
terreno; mon sang se glace = il mio sangue si congela). L’uso pronominale del verbo può indicare, in modo metaforico,
il fatto di colpire o di essere colpiti talmente forte da un’emozione violenta da raffreddarsi bruscamente (Être glacé par
une mauvaise nouvelle = rimanere gelati da una cattiva notizia). Altre parole connesse con il sostantivo femminile glace,
“ghiaccio”, sono glisser, patiner sur la glace, faire du hockey sur glace; per estensione indica anche il gelato (manger
une glace = mangiare un gelato). Glace significa però anche specchio e da tale significato derivano espressioni
metaforiche come cirer un parquet à glace, ovvero “dare a la cera a un parquet in modo tale che brilli come uno
specchio”.
5
Traduzione letterale dal francese: Se ti dimentico durante il giorno/ Passo le mie notti a maledirti/ E quando la luna si
ritira/ Ho l’anima vuota e il cuore pesante, pesante/ la notte tu mi appari immensa/ tendo le braccia per stringerti/ Ma
tu prendi un piacere maligno/ A giocare con le mie avances/ La notte impazzisco, impazzisco/ E poi la tua risata fende il
nero/ E non so più dove cercare/ Quando tutto tace ritorna la speranza/ E ricomincio ad amarti/ A volte torni da me
fugace/ E mi chiami per prenderti gioco di me/ Ma ogni volta il mio sangue si congela/ La tua risata cancella tutto/ La
notte impazzisco, impazzisco/ Il giorno dissipa la tua immagine/ E tu te ne vai, non so dove/ Verso colui che ti tiene in
gabbia/ Colui che mi farà impazzire/ La notte impazzisco/ divento pazzo, pazzo, pazzo.

�SAUVE-MOI – SENZA TE6

6

Sauve-moi, je t’en prie, sauve-moi
J’ai le cœur en automne sans toi
L’amour est comme un arbre mort
Et pourtant j’espère encore

Senza te penso che morirei
il sole sembra spento ormai
la vita è come un gioco che
senza te non giocherei

Sauve-moi, je t’en prie, sauve-moi
Je ne suis plus qu’une ombre sans toi
Hurlant comme un loup dans la nuit
Je veux renaître à la vie

Senza te penso che morirei
sarei un uomo solo che va
lontano alla deriva e poi
la mia strada perderei

Car la vie, la vie, c’est mon amie
Un jour elle commence, un jour elle finit
Je n’ai pas peur de la regarder
De la mépriser ou de l’aimer

Io vorrei, vorrei gridare a te
la porta è aperta vai pure via
non ho paura di perderti
e non voglio sai vederti più

Oh, oh, sauve-moi
Je t’en prie, sauve-moi
Je suis seul et je porte ma croix
Et si tu as pitié de moi
Ton sourire me sauvera

Ma…
senza te credo che non vivrei
non vivrei più di un giorno solo lo sai
come una farfalla che...
due volte il sole non vedrà

Oh, oh, sauve-moi
Je t’en prie, sauve-moi 7

Ma senza te penso che morirei
sarei un uomo solo…

Sauve-moi / Senza te: la versione francese, intitolata Sauve-moi, è stata cantata per la prima volta da Éric Charden nel
1968, poi successivamente ripresa da Ornella Vanoni 1968, mentre la versione italiana, intitolata Senza te, è stata
proposta da Nicola Di Bari nel 1970.
7
Traduzione letterale dal francese: Salvami/ Ti prego, salvami/ Il mio cuore è in autunno senza di te/ L’amore è come
un albero morto/ eppure ancora spero/ Salvami/ Ti prego, salvami/ Non sono altro che un’ombra senza di te/ Urlo come
un lupo nella notte/ voglio rinascere a nuova vita/ perché la vita, la vita è mia amica/ Un giorno comincia e l’altro finisce/
Non ho paura di guardarla in faccia/ Di disprezzarla o amarla/ Oh, oh, salvami/ Ti prego, salvami/ Sono solo e porto la
mia croce/ E se hai pietà di me/ Il tuo sorriso mi salverà/ Oh, oh, salvami/ Ti prego, salvami.

�MA PRÉFÉRENCE A MOI – PALCOSCENICO 8
Je le sais
Sa façon d’être à moi, parfois
Vous déplaît
Autour d’elle et moi le silence se fait
Mais elle est
Ma préférence à moi...
Oui, je sais
Cet air d’indifférence qui est
Sa défense
Vous fait souvent offense...
Mais quand elle est
Parmi mes amis de faïence
De faïence
Je sais sa défaillance...
Je le sais
On ne me croit pas fidèle à
Ce qu’elle est
Et déjà vous parlez d’elle à
L’imparfait
Mais elle est
Ma préférence à moi...
Il faut le croire
Moi seul je sais quand elle a froid
Ses regards
Ne regardent que moi
Par hasard
Elle aime mon incertitude
Par hasard
J’aime sa solitude...
Il faut le croire
Moi seul je sais quand elle a froid
Ses regards
Ne regardent que moi
Par hasard
Elle aime mon incertitude
Par hasard
J’aime sa solitude...
Je le sais
Sa façon d’être à moi, parfois
Vous déplaît
Autour d’elle et moi le silence se fait
Mais elle est
Elle est ma chance à moi
Ma préférence à moi. 9

Piccoli, si affacciano i rimpianti
e sono gli ultimi,
ottusi quanto basta a farli vivere,
crescere... e a non cacciarli via...
Credimi, l’eterna differenza
fra l’intelligenza e la stupidità
è qui con me,
mi passa fra i capelli e poi mi sfugge via,
e non so mai perché...
Credimi, se adesso quel che dico è un po’ ridicolo...
il mio destino
è in cima a un palcoscenico...
eccomi... sono già pronto ormai...
Guardami: ti sembro un uomo
semplice... ma provaci, chissà che non sia facile...
passerà l’eterna solitudine, passerà
se ti applichi di più...
Guardami, ti sembro un po’ ridicolo...
ma sfiorami, chissà che poi non ridi più...
stringila, quest’ansia fa i miracoli,
stringila, che non la scordi più...
Da quassù qualcuno può godere,
ma sta in bilico,
sul ciglio disgraziato di un applauso...
resto o no... tu resteresti mai?

8
Ma préférence à moi / Palcoscenico: brano scritto in lingua francese da Julien Clerc nel 1978, ripreso in lingua italiana
nel 1985 da Mario Castelnuovo. La versione italiana è sensibilmente differente dall’originale anche se entrambe le
canzoni mantengono a grandi linee il nesso metaforico spettacolo-amore-vita.
9
Traduzione letterale dal francese: Lo so/ che il suo modo di appartenermi, a volte/vi dispiace/ tra lei e me cala il
silenzio/ ma lei è quel che preferisco/ Sì, lo so/ quell’aria indifferente con cui/ lei si difende/ spesso vi offende/ Ma
quando lei è/ tra i miei amici ingessati/ di gesso/ comprendo il suo imbarazzo/ Io lo so/ che non vengo ritenuto fedele
a/ ciò che lei è/ e già voi parlate di lei/ all’imperfetto/ Ma lei è/ quel che preferisco/ Bisogna crederci/ solo io so quando
ha freddo/ i suoi sguardi/ non guardano altri che me/ Casualmente/ lei apprezza le mie esitazioni/ Casualmente/ amo
la solitudine/ Bisogna crederci/ solo io so quando ha freddo/ i suoi sguardi/ non riguardano altri che me/ Casualmente/
lei apprezza le mie esitazioni/ Casualmente/ a me piace la solitudine/Lo so/ che il suo modo di appartenermi, a volte/ vi
dispiace/ tra lei e me cala il silenzio/ ma lei è/ la mia occasione/ la mia preferenza/ la mia preferenza.

�LES CORNICHONS– IL BACCALÀ 10
On est parti, samedi, dans une grosse voiture,
Faire tous ensemble un grand pique-nique dans la nature,
En emportant des paniers, des bouteilles, des paquets,
Et la radio !

Quella mattina ci siamo svegliati alle sei
Per fare la gita e siam saliti sul tramvai
Con due valige, tre pacchi, una borsa, un cestino e con
mammà

Des cornichons
De la moutarde
Du pain, du beurre
Des p’tits oignons
Des confitures
Et des œufs durs
Des cornichons

Un po’ di pane
E di banane
Un panettone
Del minestrone
La cioccolata
E l’insalata
Il baccalà

Du corned-beef
Et des biscottes
Des macarons
Un tire-bouchons
Des petits-beurre
Et de la bière
Des cornichons

Il parmigiano
Lo zafferano
La mozzarella
E la cannella
La pasta al pesto
Il pollo arrosto
Il baccalà

On n’avait rien oublié, c’est maman qui a tout fait
Elle avait travaillé trois jours sans s’arrêter
Pour préparer les paniers, les bouteilles, les paquets
Et la radio !

Non c’era proprio più niente da desiderare
Eran tre giorni che stavamo a preparare
Le due valige, i tre pacchi, la borsa, il cestino con
mammà

Le poulet froid
La mayonnaise
Le chocolat
Les champignons
Les ouvre-boîtes
Et les tomates
Les cornichons

La marmellata
E la frittata
I formaggini
I fagiolini
La frutta cotta
E la ricotta
Il baccalà

Mais quand on est arrivé, on a trouvé la pluie
C’qu’on avait oublié, c’était les parapluies
On a ramené les paniers, les bouteilles, les paquets
Et la radio !

Ma abbiam trovato la pioggia ed ora viene il bello
Avevamo dimenticato l’ombrello!
E siam scappati coi pacchi, la borsa, il cestino e con
mammà

On est rentré
Manger à la maison
Le fromage et les boîtes
Les confitures et les cornichons
La moutarde et le beurre
La mayonnaise et les cornichons
Le poulet, les biscottes
Les œufs durs et puis les cornichons 11

Siamo tornati
A mangiare in città
I panini, il gelato,
Le bistecche, il pesto, il baccalà!
La minestra, la frutta,
L’insalata, il pollo, il baccalà!
Le lumache, la pasta,
Il formaggio, il brodo, il baccalà!

10

Les Cornichons / Il Baccalà: brano scritto e cantato in lingua francese da Nino Ferrer nel 1966, poi riproposto in lingua
italiana nel 1969. Questo è uno dei casi in cui della stessa canzone in francese e in italiano esistono due versioni distinte
sul piano della forma, ma non sul piano del senso generale e della funzione delle parole. La canzone è un tipico esempio
di “delirio” à la Ferrer in cui l’atto di snocciolare sostantivi sospinge il testo verso un epilogo che potrebbe anche non
arrivare mai. Così, se il titolo francese significa letteralmente “i cetriolini”, nella versione italiana esso diventa “Il
baccalà”. Entrambe le versioni raccontano di un avventuroso pic-nic in una famiglia piuttosto affamata che per
l’occasione porta con sé una pletora di cibi. L’elenco è abnorme, luculliano, assurdo per le incongrue prelibatezze che si
succedono a casaccio. Ferrer ironizza sul benessere del boom delineando in trasparenza il ritratto di famiglie che
probabilmente in tempo di guerra hanno conosciuto la fame e che ormai (nel 1966) fanno di tutto per fuggirla.
11
Traduzione letterale dal francese: Siamo partiti sabato, in una grande automobile/ per fare tutti insieme un grande
picnic nella natura/ portando cestini, bottiglie, pacchi/ e la radio/ Dei cetriolini/ della senape/ del pane, del burro/ delle

�UN PREMIER JOUR SANS TOI – UN GIORNO COME UN ALTRO 12
Un peu de brume 13, un peu d’automne
Presque personne dans les rues
C’est un jour triste et monotone
C’est un jour qui n’en finit plus

C’è un po’ di nebbia di febbraio
Fuori non c’è quasi nessuno
È un giorno triste, lungo e freddo
Che tira avanti come può

D’où vient cette mélancolie ?
Et ce silence autour de moi ?
Ce ne sont pas des gouttes de pluie
Dans mes yeux car il ne pleut pas

Perché questa malinconia
Gira in città, mi gira intorno
Che cosa mi ha bagnato il viso?
È pioggia o pianto? Non lo so

On dirait un jour comme un autre
Et c’est mon premier jour sans toi

E sembra un giorno come un altro
Il primo giorno senza te

A la maison c’est comme toujours
Je mets ton disque sans arrêt
Il y a du feu comme tous les jours
Et le chien qui dort à mes pieds

In casa è tutto come sempre,
E suona il disco che tu sai,
E brucia il fuoco nel camino
Il cane dorme accanto a me

Il est sept heures, sept heures du soir
Un soir monotone et brumeux
Je suis tout seul, je dînerai tard
Et j’ai mis la table pour deux

Fuori fa freddo. Ed è febbraio,
Sono le sette, fa già scuro
Fra poco è l’ora di mangiare
Ho messo il posto anche per te

On dirait un jour comme un autre
Et c’est mon premier jour sans toi. 14

E sembra un giorno come un altro
Il primo giorno senza te.

piccole cipolle/ delle marmellate/ e delle uova sode/ dei cetriolini/ Della carne secca/ e delle fette biscottate/ degli
amaretti/ un cavatappi/ del burro/ e della birra/ dei cetriolini/ Non avevamo dimenticato niente, è stata la mamma a
fare tutto/ aveva lavorato tre giorni senza fermarsi/ per preparare cesti, bottiglie, pacchetti/ e la radio/ Il pollo freddo/
la maionese/ il cioccolato/ i funghi/ gli apriscatole/ e i pomodori/ i cetriolini/ Ma quando siamo arrivati, abbiamo trovato
la pioggia/ quello che avevamo dimenticato erano gli ombrelli/ abbiamo portato i cestini, le bottiglie, i pacchetti/ e la
radio/Siamo tornati/ a mangiare a casa/ il formaggio e le scatole/ le marmellate e i cetriolini/ la senape e il burro/ la
maionese e i cetriolini/ il pollo, le fette biscottate/ le uova sode e poi i cetriolini.
12
Un premier jour sans toi / Un giorno come un altro: entrambe le versioni sono state scritte e interpretare da Nino
Ferrer nel 1970.
13
La nebbia di febbraio avvolge come una coltre di tristezza l’atmosfera di questa struggente canzone di amore e
solitudine. Infatti, tanto quanto Les Cornichons esprime la vena scanzonata e ludica di Ferrer, questo brano è esempio
dell’altra sua vena, quella più lirica e melanconica delle ballate d’amore e, soprattutto, di abbandono.
14
Traduzione letterale dal francese: Un po' di nebbia, un po' d'autunno/ Quasi nessuno per le strade/ È un giorno triste
e monotono/ È un giorno che non finisce più/ Da dove viene questa malinconia?/ E quel silenzio intorno a me?/ Queste
non sono gocce di pioggia/ nei miei occhi perché non piove/ Sembra un giorno come un altro/ e questo è il mio primo
giorno senza di te/ A casa è come sempre/ metto il tuo disco continuamente/ c'è il fuoco, come ogni giorno/ e il cane
che dorme ai miei piedi/ Sono le sette, le sette di sera/ una sera monotona e nebbiosa/ sono da solo, cenerò tardi/ e ho
apparecchiato per due/ Sembra un giorno come un altro/ e questo è il mio primo giorno senza di te.

�LE TEMPS DE VIVRE15 – LA NOSTRA VITA16
Nous prendrons le temps de vivre
D’être libres, mon amour
Sans projets et sans habitudes
Nous pourrons rêver notre vie
Viens, je suis là, je n’attends que toi
Tout est possible, tout est permis
Viens, écoute ces mots qui vibrent
Sur les murs du mois de mai
Ils nous disent la certitude
Que tout peut changer un jour
Viens, je suis là, je n’attends que toi
Tout est possible, tout est permis
Nous prendrons le temps de vivre
D’être libres, mon amour
Sans projets et sans habitudes
Nous pourrons rêver notre vie 17

15

Vieni, prendiamoci la nostra vita
Amore mio, in libertà
Noi sogneremo la nostra vita
Senza abitudini né falsità
Vieni da me, io ti aspetto laggiù
Dove il verbo proibire non si usa ormai più
Vieni, ascolta quelle parole
Vibrano sui muri della città
Esce per strada da fabbriche e scuole
La certezza che un mondo migliore verrà
Vieni da me, io ti aspetto laggiù
Dove il verbo proibire non si usa ormai più
Dai, prendiamoci la nostra vita
Amore mio, in libertà
Noi sogneremo la nostra vita
Senza abitudini né falsità

Le temps de vivre: scritta da Georges Moustaki, questa canzone fu inizialmente interpretata da Hénia Ziv, ovvero
Hénia Suchar, attrice francese di origine ucraina che fu compagna sia del regista Bernard Paul sia, poi, di Moustaki. La
canzone era contenuta nella colonna sonora del film di Bernard Paul Le temps de vivre (1968) con Marina Vlady e
Frédéric de Pasquale, trasposizione di un libro di André Remacle, scrittore comunista marsigliese. Libro e film narrano
le vicende del muratore sfruttato e malpagato Louis e della moglie Marie. Le difficoltà economiche e lavorative rischiano
di compromettere l’equilibrio della famiglia ma una presa di coscienza anche politica permetterà ai due di tenere salde
le redini del loro rapporto.
16
La nostra vita: versione italiana scritta da Bruno Lauzi e Georges Moustaki.
17
Traduzione letterale dal francese: Ci prenderemo il tempo di vivere/ Di essere liberi, amore mio/ Senza progetti e
senza abitudini/ Potremo sognare la nostra vita/ Vieni, sono qui, non sto aspettando altri che te/ Tutto è possibile, tutto
è permesso/ Vieni, ascolta queste parole che vibrano/ Sulle pareti del mese di maggio/ Ci dicono la certezza/ Che tutto
può cambiare un giorno/ Vieni, sono qui, non sto aspettando altri che te/ Tutto è possibile, tutto è permesso/ Ci
prenderemo il tempo di vivere/ Di essere liberi, amore mio/ Senza progetti e senza abitudini/ Potremo sognare la nostra
vita.

�COIN DE RUE – ANGOLO DI STRADA 18
Je me souviens d'un coin de rue
Aujourd'hui disparu
Mon enfance jouait par là
Je me souviens de cela

Ricordo un angolo di strada
Oggi scomparso
La mia infanzia giocava lì
Mi ricordo di questo

Il y avait une palissade
Un taillis d'embuscades
Les voyous de mon quartier
Venaient s'y batailler

C’era una palizzata
Un boschetto di imboscate
I delinquenti del mio quartiere
Venivano a combattere lì

A présent, il y a un café
Un comptoir flambant qui fait de l'effet
Une fleuriste qui vend ses fleurs aux amants
Et même aux enterrements

Adesso c’è un caffè
Un bancone nuovo di zecca che fa effetto
Una fioraia che vende i suoi fiori agli innamorati
E anche ai funerali

Je revois mon coin de rue
Aujourd'hui disparu
Je me souviens d'un triste soir
Où le cœur sans espoir

Vedo il mio angolo di strada
Oggi scomparso
Ricordo una sera triste
Dove il cuore senza speranza

Je pleurais en attendant
Un amour de quinze ans
Un amour qui fut perdu
Juste à ce coin de rue

Piangevo nell’attesa
Un amore di quindici anni
Un amore perduto
Proprio a quell’angolo di strada

Et depuis j'ai beaucoup voyagé
Trop souvent en pays étrangers
Mondes neufs constructions et démolitions
Vous me donnez des visions

E da allora ho viaggiato molto
Troppo spesso in paesi stranieri
Nuovi mondi costruzioni e demolizioni
Mi dai delle visioni

Je crois voir mon coin de rue
Et soudain apparus
Je retrouve ma palissade
Mes copains mes glissades

Mi sembra di vedere il mio angolo di strada
E improvvisamente apparso
Rivedo la mia palizzata
I miei amici i miei scivoloni

Mon muguet de deux sous de printemps
Mes quinze ans, mes vingt ans
Tout ce qui fut et qui n'est plus
Tout mon vieux coin de rue

Il mio mughetto 19 primaverile da due soldi
I miei quindici anni, i miei vent’anni
Tutto quello che fu e che non è più
Tutto il mio vecchio angolo di strada

18

Coin de rue / Angolo di strada: brano scritto nel 1954 da Louis Charles Trenet, cantautore e paroliere francese.
Mughetto: questo termine indica la pianta erbacea delle liliacee il cui nome tecnico è Convallaria majalis, detta anche
convallaria o giglio delle convalli (dal latino lilium). Il termine italiano mughetto deriverebbe dal francese muguet, a sua
volta proveniente dall’antico francese muguete o muguede, tratto dall’espressione nois muguete o nois muguede,
ovvero noix musquée (in italiano “noce moscata”), essa stessa presa in prestito dall'antico occitano notz muscada.
19

�MOURIR D’AIMER – MORIRE D’AMORE 20
Les parois de ma vie sont lisses
Je m’y accroche mais je glisse
Lentement vers ma destinée
Mourir d’aimer

Sento sfuggirmi dalle dita
Ogni appiglio della vita
E so già come finirò
Morir d'amore

Tandis que le monde me juge
Je ne vois pour moi qu’un refuge
Toute issue m’étant condamnée
Mourir d’aimer

Visto che il mondo mi accusa
Ogni altra via resta chiusa
Non saprai quando me ne andrò
Morir d'amore

Mourir d’aimer
De plein gré s’enfoncer dans la nuit
Payer l’amour au prix de sa vie
Pécher 21 contre le corps mais non contre l’esprit

Morir d'amore
Il mio unico giorno con te
Pagarlo al prezzo più alto che c'è
Ma chi mi capirà non mi condannerà

Laissons le monde à ses problèmes
Les gens haineux face à eux-mêmes
Avec leurs petites idées
Mourir d’aimer

La gente è piena di problemi
Piccole idee, soliti schemi
Entro cui io non entrerò
Morir d'amore

Puisque notre amour ne peut vivre
Mieux vaut en refermer le livre
Et plutôt que de le brûler
Mourir d’aimer

Per amare te fino in fondo
Posso dire basta al mondo
E sarà logico per me
Morir d'amore

Partir en redressant la tête
Sortir vainqueur 22 d’une défaite
Renverser toutes les données
Mourir d’aimer

Ormai sulla mia vita è scesa
La rabbia triste della resa
Ma non so rinunciare a te
Morir d'amore

Mourir d’aimer
Comme on le peut de n’importe quoi
Abandonner tout derrière soi
Pour n’emporter que ce qui fut nous, qui fut toi

Morir d'amore
Andar via senza tanti perché
Dove posso portare con me
Solo ciò che eravamo noi due, che eri tu

Tu es le printemps, moi l’automne
Ton cœur se prend, le mien se donne
Et ma route est déjà tracée
Mourir d’aimer
Mourir d’aimer
Mourir d’aimer 23

Non ci sarà un altro incontro
Tu eri l'alba ed io il tramonto
Me ne andrò rimpiangendo te
Morir d'amore
Morir d'amore
Morir d'amore

20

Mourir d’aimer / Morire d’amore: brano musicale scritto da Charles Aznavour e Georges Garvarentz. Interpretata da
Aznavour stesso, questa canzone è stata pubblicata nel 1971 sull’album Non, je n'ai rien oublié. Aznavour realizzò anche
una versione in italiano con il titolo Morire d'amore con testo di Giorgio Calabrese.
21
Pécher: Il termine pécher, derivante dal verbo latino peccare, si traduce in italiano come peccare: pécher contre la
bienséance (peccare contro la buona creanza/la morale). Sono numerosi i proverbi che contengono questo termine:
Celui qui pèche ignore, ovvero “colui che pecca ignora il vero”; Autant pèche celui qui tient le sac que celui qui met
dedans, cioè “il complice è colpevole tanto quanto l’autore principale dell’opera”.
22
Vainqueur: Il vainqueur in francese indica qui a remporté une victoire (chi ha riportato una vittoria), qui a conquis le
cœur de l’être aimé (chi ha conquistato il cuore dell’amato), ma anche qui a surmonté des difficultés (chi ha sormontato
delle difficoltà). Il termine vaiqueur deriva dal verbo francese vaincre, che affonda le sue radici nei termini provenzali
venceire e vensedor, dai quali hanno origine lo spagnolo vencedor e l’italiano vincitore.
23
Traduzione letterale dal francese: Le pareti della mia vita sono lisce/ Io mi ci aggrappo ma scivolo/ Lentamente verso
il mio destino/ Morire d’amore/ Mentre il mondo mi giudica/ Io non vedo per me che un rifugio/ Ogni via d’uscita

�IL FAUT SAVOIR – DEVI SAPERE 24
Il faut savoir encore sourire
Quand le meilleur s’est retiré
Et qu’il ne reste que le pire 25
Dans une vie bête à pleurer
Il faut savoir, coûte que coûte,
Garder toute sa dignité
Et malgré ce qu’il en coûte
S’en aller sans se retourner
Face au destin qui nous désarme
Et devant le bonheur perdu
Il faut savoir cacher ses larmes
Mais moi, mon cœur, je n’ai pas su
Il faut savoir quitter la table
Lorsque l’amour est desservit
Sans s’accrocher l’air pitoyable 26
Et partir sans faire de bruits
Il faut savoir cacher sa peine
Sous le masque de tous les jours
Et retenir les cris de haine
Qui sont les derniers mots d’amour
Il faut savoir rester de glace
Et taire un cœur qui meurt déjà
Il faut savoir garder la face
Même moi, je t’aime trop
Même moi, je ne peux pas
Il faut savoir
Mais moi, Je ne sais pas 27

Devi sapere ancor sorridere
Quando il bel tempo se ne va
E resta solo la tristezza
E giorni di infelicità
Devi sapere, che in questa angoscia
La dignità devi salvar
Malgrado il male che ti senti
Devi partir senza tornar
Preghi il destino, che ti disarma
Per pietà, non mi far morir
Devi sapere, celare il pianto
Ma il mondo è nato per soffrir
Devi sapere, lasciar la tavola
Quando all'amor non servi più
Alzarti con indifferenza
Mentre in silenzio soffri tu
Devi sapere, celar le pene
E mascherare il tuo dolor
Tenere l'odio in te nascosto
E aver l'inferno in fondo al cuor
Devi sapere restar di ghiaccio
Pur se il cuor, brucia di rancor
Devi sapere, lasciar la vita
Ma l'amo troppo ancor
E dirle addio non so
Devi sapere... ma non lo so

essendo per me condannata/ Morire d’amore/ Morire d’amore/ Con spontanea volontà affondo nella notte/ Pagare
l’amore al prezzo della propria vita/ Peccato contro il corpo, ma non contro lo spirito/ Lasciando il mondo ai suoi
problemi/ La gente odiosa di fronte a se stessa/ Con le sue piccole idee/ Morire d’amore/ Poiché il nostro amore non
può vivere/ Tanto vale richiudere il libro/ E piuttosto che bruciarlo/ Morire d’amore/ Cominciare rialzando la testa/
Uscire vittoriosi da una sconfitta/ Invertire tutti i dati/ Morire d’amore/ Morire d’amore/ Come lo si può di qualunque
cosa/ Lasciare tutto alle spalle/ Per non portare che ciò che fu noi, ciò che fu te/ Tu sei la primavera, io l’autunno/ Il tuo
cuore si prende, il mio si dona/ E la mia strada è già tracciata/ Morire d’amore/ Morire d’amore/ Morire d’amore.
24
Il faut savoir / Devi sapere: canzone di Charles Aznavour pubblicata nel dicembre 1961 nell’omonimo album Il faut
savoir. È lo stesso Charles Aznavour a scriverne una versione in lingua italiana nel 1962.
25
Pire: Il termine pire, che significa “peggio”, lo si trova già nel francese antico con pire, forma affiancata da altre tre
derivanti dal latino pejorem: pejur, peor e pior. Famoso è il detto “Il n’y a pire eau que l’eau qui dort” (non c’è acqua
peggiore dell’acqua che dorme), modo di dire che suggerisce di dubitare delle persone falsamente calme.
26
Pitoyable: Il termine pitoyable, che significa “pietoso”, è una parola che in francese può avere differenti significati:
innanzitutto, il termine indica chi fa pena, chi suscita compassione; inoltre, può indicare chi ha pietà, chi è incline a
provare pietà. Infine, secondo un uso peggiorativo del termine, pitoyable può anche riferirsi a chi suscita lo scherno e
un disprezzo pietoso.
27
Traduzione letterale dal francese: Bisogna saper ancora sorridere/ Quando il meglio si è ritirato/ E non resta che il
peggio/ In una vita sciocca a piangere/ Bisogna sapere, costi quel che costi/ Proteggere tutta la propria dignità/ E
nonostante ciò comporti/ Andarsene senza voltarsi/ Affrontare il destino che ci disarma/ E di fronte alla perduta felicità/
Bisogna sapere nascondere le lacrime/ Ma io, cuore mio, non ho saputo/ Bisogna sapere lasciar la tavola/ Quando
l’amore viene sparecchiato/ Senza assumere l’aria pietosa/ E andar via senza fare chiasso/ Bisogna sapere nascondere
la propria pena/ Sotto la maschera di ogni giorno/ E trattenere le grida di odio/ Che sono le ultime parole d’amore/
Bisogna sapere restar di ghiaccio/ E far tacere un cuore che sta già morendo/ Bisogna sapere salvarsi la faccia/ Ma io ti
amo troppo/ Ma io non posso/ Bisogna sapere/ Ma io non so.

�LA RUA MADUREIRA – LA RUA MADUREIRA 28
Non, je n’oublierai jamais la baie de Rio
La couleur du ciel le long du Corcovado 29
La Rua Madureira, la rue que tu habitais
Je n’oublierai pas pourtant je n’y suis jamais allé

Non dimenticherò mai più la tua città
Sotto il Corcovado tra mare e cielo, eternità
La rua Madureira, la via dove abitavi tu
Non ci sono andato, ma non li scorderò mai più

Non, je n’oublierai jamais ce jour de juillet
Où je t’ai connue, où nous avons dû nous séparer
Pour si peu de temps, et nous avons marché sous la pluie
Je parlais d’amour, et toi tu parlais de ton pays

Non dimenticherò quel giorno, un anno fa
Quando ti incontrai, dopo un’ora te ne andavi già
Cadeva la pioggia, ma tutto mi sembrava blu
Ti dicevo "amore" e tu mi parlavi di laggiù

Non, je n’oublierai pas la douceur de ton corps
Dans le taxi qui nous conduisait à l’aéroport
Tu t’es retournée pour me sourire avant de monter
Dans une Caravelle qui n’est jamais arrivée

Non dimenticherò più la dolce realtà
Dell’amore tuo mentre il taxi usciva di città
Mi hai mandato un bacio nel vento e sei salita su
Quel caravèl che ora non arriverà mai più

Non, je n’oublierai jamais le jour où j’ai lu
Ton nom mal écrit parmi tant d’autres noms inconnus
Sur la première page d’un journal brésilien
J’essayais de lire et je n’y comprenais rien

Non dimenticherò mai quel giornale là
Con tutti quei nomi e col nome tuo scritto a metà
Era portoghese o spagnolo, adesso non so più
Non volevo crederci, ma sapevo che eri tu

Non, je n’oublierai pas la douceur de ton corps
Dans le taxi qui nous conduisait à l’aéroport
Tu t’es retournée pour me sourire avant de monter
Dans une Caravelle qui n’est jamais arrivée

Non dimenticherò più la dolce realtà
Dell’amore tuo mentre il taxi usciva di città
Mi hai mandato un bacio nel vento e sei salita su
Quel caravèl che ora non arriverà mai più

Non, je n’oublierai jamais la baie de Rio
La couleur du ciel le long du Corcovado
La Rua Madureira, la rue que tu habitais
Je n’oublierai pas pourtant je n’y suis jamais allé
Je n’oublierai pas pourtant je n’y suis jamais allé
Je n’oublierai pas pourtant je n’y suis jamais allé 30

Non dimenticherò mai più la tua città
Sotto il Corcovado tra mare e cielo, eternità
La rua Madureira, la via dove abitavi tu
Non ci sono andato, ma non li scorderò mai più
Non ci sono andato, ma non li scorderò mai più
Non ci sono andato, ma non li scorderò mai più

28

La rua Madureira: brano scritto in lingua francese e interpretato da Nino Ferrer nel 1969, poi riproposto in lingua
italiana nel 1970.
29
Corcovado: questa triste bossanova rievoca nei suoni e nel testo luoghi e atmosfere di Rio de Janeiro. Il Corcovado è
infatti il noto monte che sovrasta la baia cittadina e su cui è posto il Cristo protettore. Per la sua forma lunga e tonda il
monte è chiamato Pan di Zucchero o Corcovado che in portoghese significa “gobbo”.
30
Traduzione letterale dal francese: No, non dimenticherò mai la baia di Rio/ Il colore del cielo lungo il Corcovado/ La
Rua Madureira, la strada in cui abitavi/ Non dimenticherò mai di non esserci mai andato/ No, non dimenticherò mai
quel giorno di luglio/ In cui ti ho conosciuta, in cui abbiamo dovuto separarci/ Per così poco tempo, e abbiamo
camminato sotto la pioggia/ Parlavo d'amore, e tu parlavi del tuo paese/ No, non dimenticherò la dolcezza del tuo
corpo/ Nel taxi che ci portava all'aeroporto/ Ti sei girata per sorridermi prima di salire/ In una Caravella che non è mai
arrivata/ No, non dimenticherò mai il giorno in cui ho letto/ Il tuo nome scritto male tra tanti altri nomi sconosciuti/
Sulla prima pagina di un giornale brasiliano/ Cercavo di leggere e non capivo niente/ No, non dimenticherò la dolcezza
del tuo corpo/ Nel taxi che ci portava all'aeroporto/ Ti sei girata per sorridermi prima di salire/ In una Caravella che non
è mai arrivata/ No, non dimenticherò mai la baia di Rio/ Il colore del cielo lungo il Corcovado/ La Rua Madureira, la
strada in cui abitavi/ Non dimenticherò mai di non esserci mai andato/ Non dimenticherò mai di non esserci mai andato/
Non dimenticherò mai di esserci mai andato.

�JE VENDS DES ROBES – VIVA LA CAMPAGNA 31
Je vends des robes
Des pulls et des manteaux, des bas, des gants
Des jupes, des pantalons
Des sacs, des ceinturons
Des slips et des manchons
De toute espèce, qui me font tourner en bourrique 32.

Io sto in città,
son come una formica nella folla dell’umanità,
che corre qua e là,
a gran velocità con l’orologio
che va che va che va.

Je vends des robes
De toutes les qualités en laine, en soie
En fibre de coton
En fil ou en nylon
Avec toutes sortes de noms
De toute espèce, qui me font tourner en bourrique.

Io sto in città,
non mi ricordo più la primavera che colore ha,
amici non ne ho
e parlo per lo più con l’orologio
che va, che va, che va.

Si j’aurais pu, j’aurais aimé 33
Vivre à la campagne, vivre à la campagne
Si j’aurais pu, j’aurais aimé
Vivre à la campagne toute l’année
Avec des moutons, des cochons, des oignons, des lampions
Des voisins, des machins, des raisins, des pépins
Des clôtures, des voitures, des toitures, des ordures
Des poulets, des pommiers, des bergers, mais…

Felicità, non sei in città,
viva la campagna, viva la campagna!
La civiltà è bella ma,
viva la campagna che mi dà:
un arcobaleno sereno, l’odore del fieno,
il canto corale di mille cicale,
un bianco puledro, il fiore di cedro,
le stelle più grandi nel ciel!
Ma…

Je vends des robes
À des femmes jolies, petites et blondes
Ou grandes et distinguées
Ou rousses et mal élevées
Ou grosses et décoiffées
De toute espèce, qui me font tourner en bourrique.
Je vends des robes
Je fais des comptes et des opérations
Des multiplications
Des rectifications
Et puis des livraisons
De toute espèce, qui me font tourner en bourrique.

Io sto in città,
cemento, palazzoni, cartelloni di pubblicità
in macchina su e giù,
lottando per di più con l’orologio
che va, che va, che va.
Io sto in città,
rumori fastidiosi, la nevrosi mi divora già
la gente viene e va
ma non sorride più,
c’ha l’orologio
che va, che va, che va.

Si j’aurais pu, j’aurais aimé
Vivre à la campagne, vivre à la campagne
Si j’aurais pu, j’aurais aimé
Vivre à la campagne toute l’année
Avec des grillons, des sillons, des buissons, des poissons
Des clochettes, des brochettes, des pâquerettes, des fourchettes
Des barils, du persil, des chenils, des fournils
Du crottin, du boudin, du rotin, du terrain
Des grands-pères, des grands-mères, des commères, des vicaires

Felicità, non sei in città,
viva la campagna, viva la campagna!
La civiltà è bella ma,
viva la campagna che mi dà:
tutti questi grilli, birilli, cavalli, coltelli,
mulini, bambini, tacchini, pulcini,
casette, cosette, forchette, saette,
tramonti, racconti, bisonti, rimpianti,

31

Je vends des robes/Viva la campagna: la canzone di Nino Ferrer ha due versioni poiché, dato il suo bilinguismo,
l’artista si muoveva sulle scene musicali di entrambi i paesi. Il titolo originale significa “vendo vestiti” e dà voce a un
venditore di abiti che sogna di vivere in campagna. Nella versione italiana, l’elemento degli abiti viene meno ma rimane
il miraggio della vita in campagna contrapposto alla frenesia cittadina. In entrambe le canzoni ritroviamo l’espediente
dell’enumerazione di elementi più o meno disparati scelti non tanto per il senso di ogni singola parola quanto piuttosto
per l’effetto retorico-poetico: rima, allitterazione, ripetizione. L’effetto estetico e ritmico è presente in entrambe le
versioni, fatto che rende molto diverse la versione italiana e la traduzione italiana della canzone francese.
32
Faire tourner en bourrique: destabilizzare qualcuno, farlo impazzire, intontirlo. La bourrique è il somaro, animale
ritenuto poco intelligente e dunque usato per compiere lavori pesanti.
33
Si j’aurais pu, j’aurais aimé: questo verso contiene un errore di grammatica voluto. Infatti, il condizionale passato (si
j’aurais pu) non si usa mai nella subordinata. La versione corretta della frase sarebbe dunque Si j’avais pu, j’aurais aimé
(se avessi potuto, mi sarebbe piaciuto) con la subordinata al plus-que-parfait.

�Des babouches, des cartouches, des autruches, des baudruches
Des conciles, des bacilles, des textiles, des nautiles
Des orages, des bocages, des mirages, des nuages
Des conscrits, des proscrits, des inscrits, des écrits
Des carnets, des cornets, des sifflets, des soufflets
Des canots, des crapauds, des cabots, des capots
Des tricards, des bracards, des canards, du brocart
Des courants, des parents, des savants, des arpents
Des melons, des tétons, des savons, des boulons
Des Barclay, des balais, des raclées, des navets
Des tambours, des Dutour, des contours, des détours
Des soupirs, des Missir, des désirs, des sourires
Des frelons, des bourdons, des citrons, des croûtons
Des Berbères délétères, des lasers, des misères
Des tacots, des marmots, des tuyaux, des bocaux
Des bouchons, des torchons, des crayons, du savon
Des savates, des tomates, des mille-pattes, des cravates
Des curés, des greniers, des balais, des pompiers
Des abeilles, des groseilles, des corneilles, des bouteilles. 34

34

castagne, lasagne, lavagne, montagne,
ombrelli, fratelli, cartelli, caselli,
bestiame, pollame, catrame, legname,
trattori, fattori, pittori, rumori,
patate, frittate, posate, scarpate,
fontane, bottoni, cantine, cartoni,
fornelli, randelli, piselli, martelli,
bicchieri, mestieri, misteri, bicchieri,
profumi, concimi, legumi, barlumi,
cipolle, corolle, betulle, farfalle
formaggi, foraggi, viraggi, miraggi,
….

Traduzione letterale dal francese: Vendo vestiti/ Maglioni e cappotti, calze, guanti/ gonne, pantaloni/ borse, cinture/
mutande e maniche/ di tutte le specie, che mi fanno impazzire/ Vendo vestiti/ di tutte le qualità in lana, seta/ in fibra di
cotone/ in filo o in nylon/ con tutti i tipi di nomi/ di tutte le specie, che mi fanno impazzire/ Se avessi potuto, mi sarebbe
piaciuto/ vivere in campagna, vivere in campagna/ Se avessi potuto, mi sarebbe piaciuto/ vivere in campagna tutto
l'anno/ con pecore, maiali, cipolle, lampioni/ vicini, aggeggi, uva, semi/ recinzioni, auto, tetti, spazzatura/ polli, meli,
pastori, ma/ vendo vestiti/ a delle belle donne, piccole e bionde/ o grandi e distinte/ o rosse e maleducate/ o grasse e
spettinate/ di tutte le specie, che mi fanno impazzire/ Vendo vestiti/ faccio conti e operazioni/ delle moltiplicazioni/
delle rettifiche/ e poi delle consegne/ di tutte le specie, che mi fanno impazzire/ Se avessi potuto, mi sarebbe piaciuto/
vivere in campagna, vivere in campagna/ Se avessi potuto, mi sarebbe piaciuto/ vivere in campagna tutto l'anno/ con
grilli, solchi, cespugli, pesci/ campanellini, spiedini, margherite, forchette/ barili, prezzemolo, canili, fornelli/ letame,
sanguinaccio, rattan, terreni/ nonni, nonne, pettegolezzi, vicari/ babbucce, cartucce, struzzi, baudruche/ concili, bacilli,
tessili, nautici/ temporali, boschetti, miraggi, nuvole/ coscritti, proscritti, iscritti, scritti/ taccuini, cornetti, fischi,
soffietti/ canoe, rospi, bastardi, preservativi/ tricard, bracconieri, anatre, broccato/ correnti, genitori, dotti, ettari/
meloni, capezzoli, saponi, bulloni/ Barclay, scope, botte, rape/ tamburi, Dutour, contorni, deviazioni/ sospiri, Missir,
desideri, sorrisi/ calabroni, bombi, limoni, crostini/ berberi deleteri, laser, miserie/ carretti, mocciosi, tubi, barattoli/
tappi, strofinacci, matite, sapone/ ciabatte, pomodori, millepiedi, cravatte/ parroci, granai, scope, pompieri/ api, ribes,
cornacchie, bottiglie.

�LA MARGE – SONO CHI SAI 35
J'ai la leucémie dans la marge
Et je m'endors sur des brisants
Quand mousse la crème du large
Que l'on donne aux marins enfants
Reprends tes dix berges, veux-tu ?
Laisse un peu palabrer les autres
À trop parler, on meurt, sais-tu ?
Y a pas plus con que les apôtres

Ho la malattia nel sangue
Vivo sempre sul momento
Quando il mio corpo langue
Devo stare bene attento
I vent’anni che son mai
I miei anta sono corti
Pensi troppo cosa fai
Non c’è tempo per i morti,

J' suis dans la marge

Sono chi sai

Quand je me glisse dans le texte
La vague me prend tout mon sang
Je couche alors sous un prétexte
Que j'adultère vaguement
Je suis le sexe de la mer
Qu'un peu de brume désavoue
J'ouvre mon phare et j'y vois clair
Je fais du wonder 36 à la proue

Quando mi infilo nel letto
L’onda mi prende la mente
Faccio sesso non protetto
Che mi godo vagamente
Sono uomo del mio mare
Ho la nebbia per sparire
Uso il faro da lampare
Io ti piaccio da morire.

J' suis dans la marge

Sono chi sai

Du silence où l'on m'a laissé
Musiquant des feuilles d'automne
Je sais que jamais je n'irai
Fumer la cour de la Sorbonne 37
Mais je suis gras comme l'hiver
Comme un hiver analgésique
Avec la rime au bout du vers
À la morgue de la musique

Dal silenzio in cui mi trovo
Musicando foglie morte
Uscirò io mi ci provo
Il successo è la mia sorte
Ma son freddo come il gelo
Come il gelo del fulgore
Sulla riva a far da velo
Nella camera del cuore,

J' suis dans la marge

Sono chi sai

Je suis le prophète Bazard
Le Jérémie 38 des roses cuisses
Une crevette sur le tard
Attardé dans les interstices
Je baliverne mes ennuis

Io profeta al femminile
Geremia tra rosee cosce
Un abbraccio nel cortile
Per rialzare sere mosce
Banalizzo le mie noie

35

La marge / Sono chi sai: brano scritto in lingua francese da Léo Ferré, poi ripreso dai Têtes de Bois nel loro album
del 2002 intitolato Ferré, l'amore e la rivolta.
36
Wonder: Il termine inglese wonder è uno di quei termini che i latini chiamavano voces mediae, semanticamente
neutri, capaci di assumere un'accezione positiva o negativa a seconda del contesto: può significare meraviglioso,
prodigioso, ma in quanto "fuori dalla norma" anche spaventoso.
37
Sorbonne: il termine sorbonne, in italiano sorbona, rimanda a uno storico edificio di Parigi, in Francia, la cui fama è
legata alle università di cui è stata ed è ancora sede. Il nome designava in origine il Collegio della Sorbona, fondato dal
cattolico Robert de Sorbon, cappellano e confessore di re san Luigi, nel 1253, ma il termine Sorbona viene utilizzato
anche per indicare, più generalmente, l'antica università di Parigi medievale (esistita dal XIII secolo fino al 1793), le
diverse facoltà che vi avevano sede nel XIX secolo, e la nuova Università di Parigi (esistita dal 1896 al 1970). Quando nel
1971 l'Università di Parigi è stata divisa in tredici distinte università, tre di esse presero l'appellativo Sorbona nel loro
nome e mantennero locali all'interno dello storico edificio: l'Università Pantheon-Sorbona; l'Università Sorbonne
Nouvelle; l'Università di Parigi-Sorbona. In seguito, nel 2018, quest'ultima si è fusa con l'Università Pierre e Marie Curie
per formare la nuova Sorbonne Université.
38
Jérémie: il termine Jérémie rimanda ad un’importante figura biblica: Geremia, in ebraico Yirm࠯yahu, che significa
"Esaltazione del Signore", nato a Gerusalemme dopo il 650 a.C. e morto in Egitto dopo il 586 a.C., figlio di Helkia, della
tribù di Beniamino, fu un profeta biblico, ritenuto autore dell'omonimo Libro e del Libro delle Lamentazioni.

�Je dis que je suis à la pêche
Et vers l'automne de mes nuits
Je chandelle encore la chair fraîche

Ogni giorno vado a pesca
Nell’autunno delle voglie
Pesco ancora carne fresca.

J' suis dans la marge

Sono chi sai

Tes bibelots, tes bonbons surs
Tes oraisons, tes bigornades
Tes salaisons, tes dessous mûrs
Quand l'œil descend sous les œillades
Regarde bien, c'est là qu'il gît
Le vert paradis 39 de l'entraide
Vers l'entre-doux de ton doux nid
Si tu me tends le cul, je cède

I tuoi sensi i tuoi umori
I tuoi sogni, i tuoi rimpianti
Sono ombre di furori
Che racconto nei miei canti
Senti ora se ti piace
Il si forte del mio grido
Il mio sesso che non tace
Entra dolce nel tuo nido,

J' suis dans le texte
J' suis dans ton texte ! 40

Sono chi vuoi
Sono chi vuoi

39

Paradis: il termine paradis, in italiano paradiso, deriva dal persiano pairidaeza, da cui anche l'ebraico pardes,
attraverso il greco paràdeisos giardino, parco, a sua volta dall'iranico pairi-daeza, luogo recintato, composto di pairi
"intorno" e daeza "muro". Il termine paradiso possiede due significati: il primo indica, nella tradizione biblica, quel luogo
primordiale dove Dio collocò l'uomo appena creato; il secondo indica, nell'ambito delle teologie fondate
sull'interpretazione dei testi biblici, quel luogo, celeste o terrestre, dove verranno destinati gli uomini da Dio giudicati
come giusti. Nel significato traslato della seconda accezione, con il termine paradiso si rendono termini di altre lingue,
e di altre religioni, che indicano analoghe credenze in un luogo felice, dopo la morte, riservato a coloro che hanno
condotto una vita da giusti.
40
Traduzione letterale dal francese: Ho la leucemia al margine/ E io mi addormento su dei frangenti/ Quando schiuma
la crema del largo/ Che diamo ai marinai bambini/ Riprenditi le tue dieci sponde, vuoi?/ Lascia parlare un po' gli altri/ A
parlare troppo, si muore, lo sai?/ Non c'è nessuno più stupido degli apostoli/ Sono ai margini/ Quando scivolo nel testo/
L'onda mi prende tutto il sangue/ Allora vado a letto con una scusa/ Che tradisco vagamente/ Sono il sesso del mare/
Che un po' di foschia rinneghi/ Apro il mio faro e ci vedo chiaro/ Faccio il wonder a prua/ Sono ai margini/ Del silenzio
dove mi hanno lasciato/ La musica delle foglie autunnali/ So che non ci andrò mai/ Fumare nel cortile della Sorbona/
Ma sono grasso come l'inverno/ Come un inverno analgesico/ Con la rima alla fine del verso/ All'obitorio della musica/
Sono ai margini/ Sono il profeta Bazard/ Il Geremia delle rosee cosce/ Un gamberetto sul tardi/ Ritardato tra gli
interstizi/ Mi sono messa nei guai/ Dico che sto pescando/ E verso l'autunno delle mie notti/ Illumino ancora la carne
fresca/ Sono ai margini/ I tuoi ninnoli, i tuoi dolcetti/ Le tue orazioni, i tuoi bigornades/ Le tue carni, le tue mutande
mature/ Quando l'occhio scende sotto gli occhi/ Guarda bene, è lì che giace/ Il verde paradiso dell'aiuto reciproco/ Verso
l’entroterra del tuo dolce nido/ Se mi porgi il culo, cedo/ Sono nel testo/ Sono nel suo testo!

�AVEC LE TEMPS – COL TEMPO SAI 41
Avec le temps...
Avec le temps va tout s'en va
On oublie le visage et l'on oublie la voix
Le cœur quand ça bat plus c'est pas la peine d'aller
Chercher plus loin faut laisser faire et c'est très bien

Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Non ricordi più il viso, non ricordi la voce
Quando il cuore ormai tace, a che serve cercare
Ti lasci andare e forse è meglio così

Avec le temps...
Avec le temps va tout s'en va
L'autre qu'on adorait qu'on cherchait sous la pluie
L'autre qu'on devinait au détour d'un regard
Entre les mots entre les lignes et sous le fard
D'un serment maquillé qui s'en va faire sa nuit
Avec le temps tout s'évanouit

Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
L'altro che adoravi che cercavi nel buio
L'altro che indovinavi in un batter di ciglia
Tra le frasi e le righe e il fondotinta
Di promesse agghindate per uscire a ballare
Col tempo sai tutto scompare.

Avec le temps...
Avec le temps va tout s'en va
Même les plus chouettes souvenirs ça t'as un de ces gueules
A’ la Galerie J'Farfouill' dans les rayons d' la mort
Le samedi soir quand la tendresse s'en va tout' seule

Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Ogni cosa appassisce io mi scopro a frugare
In vetrine di morte quando il sabato sera
La tenerezza rimane senza compagnia.

Avec le temps...
Avec le temps va tout s'en va
L'autre à qui l'on croyait pour un rhum' pour un rien
L'autre à qui l'on donnait du vent et des bijoux 42
Pour qui l'on eût vendu son âme pour quelques sous
Devant quoi l'on s' traînait comme traînent les chiens
Avec le temps va tout va bien

Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
L'altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse
L'altro che ricoprivi di gioielli e di vento
Ed avresti impegnato anche l'anima al monte
Per cui ti trascinavi alla pari di un cane
Col tempo sai tutto va bene.

Avec le temps...
Avec le temps va tout s'en va
On oublie les passions et l'on oublie les voix
Qui vous disaient tout bas les mots des pauvres gens
Ne rentre pas trop tard surtout ne prend pas froid

Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
Non ricordi più il fuoco
Non ricordi le voci della gente da poco e il loro sussurrare
Non ritardare copriti col freddo che fa.

Avec le temps...
Avec le temps va tout s'en va
Et l'on se sent blanchi comme un cheval fourbu
Et l'on se sent glacé dans un lit de hasard
Et l'on se sent tout seul peut-être mais peinard
Et l'on se sent floué par les années perdues
Alors vraiment, avec le temps ... on n'aime plus

Col tempo sai
Col tempo tutto se ne va
E ti senti il biancore di un cavallo sfiancato
In un letto straniero ti senti gelato
Solitario ma in fondo in pace col mondo
E ti senti tradito dagli anni perduti
Allora tu col tempo sai non ami più

41

Avec le temps / Col tempo sai: brano musicale scritto in lingua francese da Léo Ferré nel 1970, cantato in lingua
italiana da Patty Pravo nel 1972 e ripreso dal cantautore italiano Franco Battiato nel 2002.
42
bijoux: s.m. Il termine bijou deriva dal termine bretone bizou, che indicava l’anello, derivante a sua volta dal termine
biz, che nella lingua celtica significava dito. Il termine bijou, quindi, all’inizio designava solamente l’anello ed è solo nel
XVI secolo che il termine ha rimpiazzato la parola jovau (plurale di joyal, derivante dal tardo latino joyale e dal latino
classico jocus, che significava gioia), che allora indicava l’insieme dei vari gioielli, acquisendo il significato attuale.

�IL VENAIT D’AVOIR 18 ANS – 18 ANNI 43
Il venait d’avoir dix-huit ans
Il était beau comme un enfant
Fort comme un homme
C’était l’été évidemment
Et j’ai compté en le voyant
Mes nuits d’automne
J’ai mis de l’ordre à mes cheveux
Un peu plus de noir sur mes yeux
Ça l’a fait rire
Quand il s’est approché de moi
J’aurais donné n’importe quoi
Pour le séduire
Il venait d’avoir dix-huit ans
C’était le plus bel argument de sa victoire
Il ne m’a pas parlé d’amour
Il pensait que les mots d’amour
Sont dérisoires
Il m’a dit "j’ai envie de toi"
Il avait vu au cinéma
Le Blé en Herbe 44
Au creux d’un lit improvisé
J’ai découvert, émerveillée
Un ciel superbe
Il venait d’avoir dix-huit ans
Ça le rendait presque insolent de certitude
Et pendant qu’il se rhabillait
Déjà vaincue, je retrouvais ma solitude
J’aurais voulu le retenir
Pourtant je l’ai laissé partir
Sans faire un geste
Il m’a dit « c’était pas si mal »
Avec la candeur infernale de sa jeunesse
J’ai mis de l’ordre à mes cheveux
Un peu plus de noir sur mes yeux
Par habitude
J’avais oublié simplement
Que j’avais deux fois dix-huit ans 45

43

18 anni ed era lì
Col volto ancora da bambino eppure uomo
Come l’estate m’incendiò
Ed io guardandolo contai i miei autunni
Ho messo agli occhi un po’ di blu
Ed i capelli un po’ più giù l’ha divertito
Quando è venuto incontro a me
Avrei pagato non so che per conquistarlo
18 anni e stava lì
Era già tutta nell’età la sua vittoria
Perché parlare mai d’amore
Diceva che parlar d’amore è vecchia storia
Mi ha detto “ho voglia di te”
Il suo respiro su di me aveva fretta
Un letto improvvisato e poi
Tra le sue braccia mi si aprì un cielo immenso
Coi 18 anni stava lì
Che lo rendevano insolente di sicurezza
E si era appena rivestito
Che io sconfitta ritrovai la mia tristezza
Volevo dirgli resta qua
Ma per fermarlo no, non tentai neppure un gesto
M’ha detto “mica male sai”
Con il candor senza pietà dell’incoscienza
Ho messo agli occhi un po’ di blu
Ed i capelli un po’ più su come ogni giorno
Mi ero scordata per un po’
Di aver due volte diciott’anni

Il venait d’avoir 18 ans: Dalida ha cantato il brano sia in francese sia in italiano (con il titolo 18 anni) mentre diversi
artisti italiani le hanno reso omaggio cantandolo in francese. Patty Pravo lo inserì nel suo album del 2007 a vent’anni
dalla morte di Dalida, Spero che ti piaccia...Pour toi..., e Franco Battiato l’ha cantato nell’album Fleurs 2 del 2008. La
versione di Battiato è curiosa perché il testo è leggermente riadattato così da diventare un racconto non più in prima
persona dal punto di vista della donna ma in terza persona dal punto di vista di un narratore esterno. Il finale, inoltre,
non svela l’età della donna ma ripete questo verso: Elle aurait voulu le retenir/ Pourtant elle l’a laissé partir/ Sans faire
un geste (Lei avrebbe voluto trattenerlo/ Ma l’ha lasciato andare/ senza il minimo gesto).
44
Il avait vu au cinéma Le Blé en Herbe: nel verso si fa riferimento al fatto che il giovane della canzone aveva visto al
cinema il film Quella certa età di Claude Autant-Lara del 1954. Tratto dal romanzo Il grano in erba di Colette del 1924, il
film racconta la storia di un adolescente che si lascia sedurre da una donna più grande di lui, proprio come in questa
canzone ispirata proprio al romanzo di Colette e scritta da Pascal Sevran, Serge Lebrail e Pascal Auriat per Dalida.
45
Traduzione letterale dal francese: Aveva appena compiuto 18 anni/ Era bello come un bambino/ Forte come un uomo/
Era l'estate evidentemente/ E ho contato quando l'ho visto/ Le mie notti d'autunno/ Ho messo ordine ai miei capelli/
Un po' più di nero sui miei occhi/ Questo lo ha fatto ridere/ Quando si è avvicinato a me/ Avrei dato qualsiasi cosa/ Per
sedurlo/ Aveva appena compiuto 18 anni/ Questo è stato l'argomento più bello della sua vittoria/ Non mi ha parlato di
amore/ Pensava che le parole d'amore/ Fossero ridicole/ Mi ha detto: "Ti voglio."/ Aveva visto al cinema/ Il Grano in
Erba/ All’interno di un letto improvvisato/ Ho scoperto, meravigliata/ Un cielo splendido/ Aveva appena compiuto 18
anni/ Ciò lo rendeva quasi insolente di certezza/ E mentre si rivestiva/ Già sconfitta, ritrovavo la mia solitudine/ Avrei
voluto trattenerlo/ Eppure l'ho lasciato andare/ Senza fare un gesto/ Mi disse: «Non è così male»/ Con il candore
infernale della sua giovinezza/ Ho messo ordine ai miei capelli/ Un po' più di nero sui miei occhi/ Per abitudine/ Avevo
dimenticato, semplicemente/ Che avevo 18 anni due volte.

�C’EST IRRÉPARABLE – UN ANNO D’AMORE 46
Je sais que c’est fini
Je sais mais je t’en prie
Écoute-moi quand même
Écoute-moi car je t’aime
Depuis qu’on s’est quittés
Je suis seul étonné
Mes jours sont tellement lents
Et vides et obsédant
Je suis seul, la nuit vient
Et je me souviens
D’un an d’amour
Les matins indolents
Les soirs de pluie
Les vacances et le vent
Et ton corps blond
De soleil et de sable
Un an d’amour
C’est irréparable
Un an d’amour
C’est irréparable
Maintenant ce n’est plus moi
Un autre est avec toi
Et toi tu lui souris
Comme tu m’avais souri
Et ce sourire tu vois
Je te hais pour cela
Je te hais mais je t’aime
Au fond ça revient au même
Je t’aime le comprends-tu
T’ai-je vraiment perdue
Un an d’amour
Des années de regrets
Des feuilles mortes
Et le temps passé
L’automne emporte
Les rêves et les fables
Un an d’amour
C’est irréparable
L’automne emporte
Les rêves et les fables
Un an d’amour
C’est irréparable 47

46

Si può finire qui
Ma tu davvero puoi
Buttare via così
Un anno d’amore
Se adesso te ne vai
Da domani saprai
Un giorno com’è lungo
E vuoto senza me
E di notte
E di notte
Per non sentirti solo
Ricorderai
I tuoi giorni felici
Ricorderai
Tutti quanti I miei baci
E capirai
In un solo momento
Cosa vuol dire
Un anno d’amore
Cosa vuol dire
Un anno d’amore
Lo so non servirà
E tu mi lascerai
Ma dimmi, tu lo sai
Che cosa perdiamo
Se adesso te ne vai
Non le ritroverai
Le cose conosciute
Vissute
Con me
E di notte
E di notte
Per non sentirti solo
Ricorderai
I tuoi giorni felici
Ricorderai
Tutti quanti I miei baci
E capirai
In un solo momento
Cosa vuol dire
Un anno d’amore
E capirai
In un solo momento
Cosa vuol dire
Un anno d’amore

C’est irréparable / Un anno d’amore: Parigi inizio anni ‘50: Nino Ferrer ha diciotto anni, la ragazza che ama lo lascia,
è la prima volta, lui ha il cuore spezzato ma ha capito cos’è l’amore e allora si mette a scrivere e scrive una canzone
sublime, C’est irréparable (è irreparabile). La inciderà più di 10 anni dopo (nel 1963) ma è così bella che viene ripresa da
una cantante all’apice della gloria: siamo nel ‘65 e lei è Dalida. La canzone gira il mondo e arriva in Italia, dove Mogol e
Alberto Testa la traducono e la affidano alla voce di Mina.
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Traduzione letterale dal francese: So che è finita/ Lo so, ma ti prego/ Ascoltami lo stesso/ Ascoltami perché ti amo/
Da quando ci siamo lasciati/ Sono solo stupito/ I miei giorni sono così lenti/ E vuoti e ossessionanti/ Sono solo, arriva la
notte/ E mi ricordo/ Di un anno d'amore/ Le mattine indolenti/ Le sere di pioggia/ Le vacanze e il vento/ E il tuo corpo
biondo/ Di sole e di sabbia/ Un anno d'amore/ È irreparabile/ Un anno d'amore/ È irreparabile/ Ora non sono più io/ Un
altro è con te/ E tu gli sorridi/ Come tu avevi sorriso a me/ E quel sorriso che vedi/ È per quello che ti odio/ Ti odio ma
ti amo/ In fondo è lo stesso/ Ti amo, lo capisci/ Ti ho davvero persa/ Un anno d'amore/ Anni di rimorso/ Delle foglie
morte/ E il tempo passato/ L'autunno vince/ I sogni e le favole/ Un anno d'amore/ È irreparabile/ L'autunno vince/ I
sogni e le favole/ Un anno d'amore/ È irreparabile.

�RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI E SITOGRAFICI:
-

Enzo Gentile, Lontani dagli occhi. Vita, sorte e miracoli di artisti esemplari (Laurana, 2015)
France Culture
Robert de la Langue Française
Dizionario francese-italiano Boch
Le Littré en ligne
Centre National de Ressources Textuelles et Lexicales

Foglio di sala a cura di Teresa Dolcetti, responsabile dello sportello linguistico di francese della comunità
montana del pinerolese per la salvaguardia delle lingue minoritarie.

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VILLAR PELLICE

COMUNE DI
LUSERNA S. GIOVANNI

COMUNE DI
RORÀ

COMUNE DI
TORRE PELLICE

AllianceFrançaise
Torino

Samedi
et dimanche

français,
la musique et le chant
avec le

edizione 2023

Ciclo di concerti volti
all’approfondimento linguistico francese
in diversi Comuni del territorio.

�����23/07/23
domenica/ H. 18

23/07/23
dimanche / H. 18

Giardini Comunali

Jardins Municipaux

Rorà

Rorà

���Sabato e domenica con
il francese, la musica e il canto

L lingua francesee att
attrraverso la musica e i testi di
immortali della
lla canzone
c
quali Georges Brassens, Edith
Piaf, Jacques
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Brel, Boris Vian …interpretati da
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Musica,
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come guide
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corso linguistico-cultu
-cult rale francofono.
Lo Sportello Linguistico
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Unio Montana
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Musicainsieme
in collabo
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appuntamenti
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LL’iniziat
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a a ingresso libero, si svolge
g in svariati
Comuni
ni del nostro territorio.

Samedi et dimanche avec le
français, la musique et le chant

La langue
ng française à travers musiques et paroles d’immo
mmortels et immortelles de la chanson : Georges Brassens, Ed
Edith
Piaf,
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Jacques
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Musiques,
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à travers
des paarcours
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c
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linguistico-culturels en langue française.
Lee Guichet
et linguistique itinérant de l’Unione
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Pinerolese,
nero
gér par l’Association Musicainsieme en collabogéré
ration avec LaaAV, vous propose une série de rendezen
vous
artistiques
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approfondir la la la
langue.
LL’initiat
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gratuite, a lieu
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Associazione
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Intercomunale
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T. Niero, 1 - Perosa Argentina
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Scuola di Musica del Pinerolese
Via dei Mille, 1 - Pinerolo (TO)

Tel. 0121 329705 - 333.9235716
T
ass.musicainsieme@libero.itt - www.assmusicainsieme.it

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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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                    <text>Parigi in Bicicletta
Parigi en vélo
a cura di
Cesare Nissirio

�In Marcia!
L

’Italia accoglie con entusiasmo la mostra Parigi en
Vélo, un’esposizione dedicata alla bicicletta nella
Parigi fra ‘800 e ‘900, in omaggio al 110 anniversario
del Tour de France. L’esposizione ospita esclusivamente
materiale cartaceo d’epoca: manifesti, stampe, fotografie,
cartoline postali, riviste e libri illustrati, figurine e album
da collezione, con l’eccezionale presenza di alcuni
oggetti di riferimento. Dunque,
una carrellata d’ immagini fornite
attraverso soprattutto il mondo
dell’illustrazione, arte peculiare
delle collezioni del Museo Parigino
a Roma. Non entreremo pertanto
nei dettagli tecnici del mezzo
né in quelli strettamente legati
alla competizione della quale
desideriamo per lo più evocare il
fascino dei luoghi, che si tratti di
un boulevard o di un velodromo, di
una “partenza” o di un “traguardo”.
Non una storia per addetti ai
lavori ma un lavoro per addetti alla
ricerca dei luoghi della memoria
e dello charme che, purtroppo,
nella frenesia della digitazione di

un telefonino, giocattolo odierno per adulti e bambini,
utile quanto pernicioso, si vanno perdendo sempre di
più. Preferiamo il profumo di un’epoca ai “messaggini”
troppo spesso insignificanti e inutili che percorrono
senza riguardo l’etere della nostra quotidianità, a volte
tanto banale. Hélas!
Cesare Nissirio

�La partenza dal Boulevard
P
arigi, molto presto, ha consentito che la bicicletta
accedesse, facilmente e senza troppi pericoli, nei
bois e nei boulevards, data la conformazione urbanistica
della città. Una disponibilità immediata, la sua, diffusasi
rapidamente nel mondo intero. Le immagini di quella
Parigi in evoluzione fra i due ultimi secoli rappresentano il
cambiamento delle abitudini e dei mezzi di locomozione
in uso in quegli anni. L’invenzione della ruota è antica
quanto l’uomo e non staremo qui a evocarne l’intera
storia, la sua evoluzione nel tempo. Ma la bicicletta ha
una propria vicenda, molto più recente, essendo stata
inventata fra il Settecento e l’Ottocento. Ci limiteremo
a ripercorrere attraverso i testi e le immagini soltanto
alcune tappe salienti fra gli eventi più vicini a noi. Dal
célérifère del 1790 ad oggi è passata molta acqua sotto
i ponti della Senna. La draisienne del 1818, il biciclo di
Michaux del 1860, il monociclo francese del 1870, la
prima bicicletta del 1880 non sono che alcune delle fasi
evolutive di questo affascinante oggetto del nostro tempo.
Di fatto, la valenza estetica della bicicletta non ha mai
perso il proprio smalto nello scorrere implacabilmente
veloce degli anni. L’eleganza, la trasparenza, la mobilità
accompagnate molto spesso, soprattutto nei secoli scorsi,
dalle ricercatezze della moda sia femminile che maschile,
hanno reso l’”oggetto bicicletta” un modello capace di
attirare l’attenzione non solo degli inventori di novità

4

nel settore ma anche di artisti, cartellonisti, illustratori,
di artisti frenetici, ai quali daremo più avanti spazio in
queste pagine, pronti a riprodurre nel migliore dei
modi il connubio fra l’oggetto e colui o colei che, in sella
ai modelli più in voga, percorrevano le strade cittadine,
soprattutto negli ampi viali dei parchi di Boulogne a
due passi dagli Champs-Elysées o di Vincennes ma
anche i boulevards tanto animati della città. L’Ottocento,
soprattutto verso la sua inevitabile e struggente fine, ha
conclamato l’uso di questo mezzo in città con dovizia
di spunti. La nostra rassegna accoglie, pertanto, diverse
immagini dei vari quartieri del centro in cui nel traffico
romanticamente agitato da auto, allora d’avanguardia
ma che oggi definiremmo d’epoca, appaiono spavaldi
signori rigorosamente in cappello, melon, canotier
o casquette. Li si vede in sella e talvolta accompagnati
da eleganti signore altrettanto impavide e incappellate
mentre sfoggiano gonne alla “turca” da fare invidia agli
stessi orientali.
La Grande Esposizione del 1900 aveva aperto la porta
alla modernità e la bicicletta, grazie a Pierre e Ernest
Michaux , poco dopo la prima metà dell’Ottocento,
era entrata a giusto titolo nell’era moderna. In quei
cinquant’anni Parigi aveva dimostrato il suo grande
interesse per le novità del progresso tecnologico di cui
la bicicletta era esempio circolante che, a oltre un secolo
5

�di distanza, dimostra ancora la sua permanente validità.
L’Esposizione tecnologica del 1937 ha ulteriormente
allargato gli orizzonti della mente e delle sue invenzioni.
Colori, figure di fascino, esempi di prestanza fisica,
pubblicità, moda e costume, rappresentano le tappe
di questa affascinante esposizione in bilico fra sistemi
desueti e nuove tecnologie, fra sport, salute e cultura,
nella generale curiosità della capitale francese per il
“nuovo” e la adozione immediata dello stesso. La Ville
Lumière è stata sempre una città “faro” nei confronti
della modernità, sia del pensiero che dell’azione. Nella
città dei “lumi”, la bicicletta è un esempio “lampante” di
una città illuminata nelle menti dei suoi esponenti della
cultura e del pensiero ma anche della creatività industriale.
Le case automobilistiche, produttrici di nuovi modelli
a quattro ruote, si cimentarono anche con le più facili
“due ruote” La mostra ci conduce perciò fra le marche
in voga a cavallo fra quei due secoli. Ma è il Novecento
inoltrato che segnerà il successo senza precedenti della
bicicletta, un fenomeno pari a quello della cartolina
ieri e al computer oggi. Tutti in sella dall’infanzia al
tramonto, tutti in giro dai boulevards alla campagna,
verso il mare o su per i monti. Le innumerevoli scene
prodotte attraverso le foto, le pagine delle riviste, grazie
soprattutto alla moda delle cartoline, invasero il mondo.
Su queste ultime forme di messaggi postali illustrati,
le poche righe spesso riportate sulle immagini stesse in
modo irriguardoso, forniscono però il segno dei costumi
del tempo. Parigi, città della moda e della modernità
offre al ciclista amatoriale gli spazi più seducenti, i viali
6

e le piazze più celebri, le stradine più gelosamente celate
di quei quartieri introvabili altrove, intrisi di quell’esprit
Parigiien alla cui ricerca il turismo mondiale ha recato
colpi mortali. Di quella Parigi di ieri vogliamo offrire al
visitatore l’immagine, incantata ed incantevole, di quei
viali solcati da eleganti figure d’altri tempi desideriamo
evocarne nostalgicamente
il profumo attraverso
l’illustrazione, la grafica e il disegno. Sicuramente
non potremmo riprodurre in modo esaustivo tutti i
fenomeni legati all’uso della bicicletta, dal suo utilizzo
nella quotidianità alle numerose competizioni. Il nostro
contributo è limitato dallo spazio e dalla peculiarità delle
nostre collezioni, soprattutto cartacee. Ma l’effetto non
mancherà di produrre seduzione, curiosità e desiderio
di saperne di più. Un pretesto offerto con generosità al
nostro pubblico sfiorando alcuni temi, vari momenti,
situazioni, figure e personaggi che hanno fatto la storia
della bicicletta, una storia non sempre al maschile in
quanto, grazie alla moda nello sport, spesso, ci appare
anche in gonnella.

La femme en vélo

L

a donna in bicicletta. Cosa e quanto possa significare
questo argomento in una mostra sulla bicicletta
intesa come sport, come moda, costume, salute e
trasporto, ecc. ci sembra chiaro quanto l’acqua di fonte.
Il “gentil sesso” non è mai voluto restare indietro a quello
maschile in Francia, tanto meno a Parigi. Al contrario ha
spesso dettato legge, imposto uno stile, sancito le proprie
norme da far rispettare, con grazia ma rigorosamente. Et
comment! La bicicletta potrebbe essere stato un pretesto
per ribadire certe posizioni sociali conquistate dal sesso
femminile? Non è proprio così. Il Vélo, termine familiare
per indicare la Bici, è stato anche uno strumento di
piacere à la page, un coagulante della famiglia e dei
suoi programmi comuni a tutti i propri membri, nella
conquista del futuro ma anche di una posizione sociale.
Lo sport, la gita e quant’altro provenga da questo mezzo,
sono modi per stare insieme, in città come in campagna.
La donna, notoriamente è attenta a certe sollecitazioni
ma è anche sensibile all’emancipazione da alcuni
ruoli codificati banalmente dal sesso maschile. Eccola
perciò in sella ad una lucente quanto avveniristica bici
mentre ci viene in mente quella simpatica canzoncina
italiana i cui versi sembrano calzare a pennello alle
nostre tesi: Ma dove vai bellezza in bicicletta, così di
fretta pedalando con ardor…, versi che anche i numerosi
artisti della matita avrebbero potuto prendere in prestito

ancor prima, cimentandosi nel riprodurre la donna
in bicicletta, protesa verso un traguardo di una gara
ciclistica in calzamaglia e tutta rigorosamente in tiro.
Ecco, pertanto, “sfrecciare” la divina Sarah Bernhardt,
la Belle Otero, l’elegante Yvette Guilbert, affiancate alle
atlete Louise Roger, Lisette e Hèlène Dutrieu; ecco la
donna in bicicletta immortalata da celebri illustratori,
pittori, cartellonisti: Pal, Misti, Guillaume, Willette,
Chéret affiancati a Rorida, Toulouse-Lautrec, Bottini,
Vuillard e Villon. I nostri orizzonti si aprono perciò
su alcune immagini della donna in bicicletta sia nei
manifesti d’epoca che nelle foto che la immortalano tra
la fine dell’Ottocento e il Novecento, secolo questo che
sentenzierà definitivamente il successo della femme en vélo
con la benedizione dei letterati e commentatori, fra cui
spiccano naturalmente Emile Zola e Théophile Gautier
fils. La moda s’impadronirà delle “toilettes de sport”,
le adatterà agli usi competitivi ma anche alle necessità
estetiche, alla vanità ed alla inderogabile esigenza “ de
bien apparaître” della donna in qualsiasi momento della
sua giornata. La si vede in maillot nero, calzamaglia e
tacchi bassi nelle competizioni oppure in varie, colorate
fogge, in corto o in lungo, raffigurata dai cartellonisti
nelle diverse pubblicità di biciclette, con l’ammirazione e
l’invidia di chi non poteva permettersi tal lusso. La moda,
7

�sia chiaro, va anche in bicicletta e le copertine dei giornali
di settore fanno a gara nell’effigiare la bellezza femminile
in un nuovo abito sfoggiato in sella o accompagnata da
una bicicletta pronta a sottolinearne l’uso. La donna,
regina degli ippodromi, diviene primadonna anche tra
il pubblico delle gare ciclistiche ma soprattutto nelle
veloci promenades en vélo nel verde della Capitale o
lungo gli Champs Elysées. Ma anche nei diversi Salons
du Cycle, nel Palais du Sport o all’Exposition Universelle
del 1900, fiera di nuovi prodotti e vanità, sinonimo di
avvenire e mutamento dei gusti e dei consumi. Presto
la donna si impossesserà anche di moto e auto in quel
programma di emancipazione in cui la parigina eccelle,
da che Parigi è Parigi. Dunlop, Comiot, Hurtu, Clément,
La Française, L’Etendard Français, De Dion Bouton,
Mercier, Sirius, s’impadroniscono del fascino femminile
per pubblicizzare le proprie marche visto che il nuovo
oggetto del desiderio sembra sposarsi magnificamente
con la bellezza muliebre. La donna diviene subito
protagonista in questo nuovo sport al punto di
impersonificare la Francia su due ruote con tanto di
bandiera in mano raffigurata in un celebre manifesto
pubblicitario di Chéret. Alla fatica dello sport si unisce
la grazia, la leggiadria, la bella presenza, messe in risalto
dalle abili doti di un redattore su Le Monde Illustré,
Figaro Illustré, Parigi Illustré, Le Petit Journal, Le Petit
Parigiien, La Mode, nelle numerose testate giornalistiche
che le dedicano copertine e ampi servizi. La “ciclista” che
non perde occasione per mostrarsi con un manubrio fra
le mani ed un sorriso ammiccante. La bicicletta ha vinto
8

la sfida e, se in gonnella, è garanzia di maggior successo
non solo presso i parigini ma soprattutto nella rinnovata
mentalità che va spavalda verso il futuro.

L’infanzia In Bicicletta
U
na simpatica, divertente, cartolina illustrata
dell’inizio del Novecento raffigura numerosi
bimbi, ciclisti in erba, già in posizione di partenza, con
tanto di starter o pronti a scattare in sella. Che serietà
in quei teneri atleti! Si tratta di una illustrazione, “un
délice”, un autentico piacere dell’occhio dinanzi ad un
circuito animato da bambini su tandem raffigurati sotto
lo sguardo divertito di una folla di altri bimbi, pronti a
fare il tifo per il proprio beniamino. Colori tenui, quasi
a sottolineare la tenerezza di una così giovane età ma già
in competizione. Il titolo della cartolina: La bicyclette.
Ho preso a spunto questa scena per affrontare il discorso
sull’infanzia in bicicletta, la freschezza dell’età giovanile
a confronto con uno strumento altrettanto giovane,
seppure con una storia già delineata alle spalle. Di fatto,
sin dalla fine dell’Ottocento la bicicletta era entrata nelle
case parigine animate da bambini. Un giocattolo ma
non solo, un mezzo per fare ginnastica, per socializzare,
per gareggiare e per non sentirsi soli. Con l’avvio del
Novecento dapprima ecco l’indimenticabile triciclo
con le ruote posteriori saldate al mezzo, quindi, quello
con le ruote smontabili per i bimbi più cresciuti e
pronti a cimentarsi con l’equilibrio. La bicicletta, ormai
emancipatasi nel tenere in sella i più piccini, di fatto
è appannaggio di una divertente iconografia legata
all’infanzia. Mamme e papà con i propri bimbi si scorgono

9

�la muscolatura dell’intero corpo ma soprattutto delle
gambe. Ecco perciò cartoline illustrate con varie scene
in cui i bimbi o le bimbe sfoggiano fiammanti biciclette,
ecco ancora cartoline puramente illustrate da disegni,
schizzi per lo più a colori. Anche il découpage ha riservato
premure all’infanzia in bicicletta e questa esposizione ne
mostra alcuni esempi. I découpis sono sempre a colori con
preferenza per il blu e il rosso, tinte nazionali predilettie
evidentemente dai disegnatori di tali esemplari.

La vignetta su due ruote
L
’humour non è soltanto legato allo spirito inglese.
Il vessillo svetta alto anche in Francia. E’ ben noto
infatti quell’esprit français che spesso non perdona, uno
spirito talvolta poetico e delicato, spesso sarcastico,
graffiante. Il ciclismo non poteva certamente mancare
all’appuntamento con l’ironia, con il sorriso o con il
ghigno, a seconda dell’avversario da sfottere o da punire,
l’evento da deridere o da esaltare. Le due ruote dunque
vantano un trattamento a tutto tondo ed i caricaturisti,
i vignettisti francesi, insomma, i disegnatori umoristici,
hanno fatto a gara per il primato. L’armée française, una
delle vittime, insieme alle gare ciclistiche, ai corridori ed

agli organizzatori, gareggia con la donna, con l’infanzia
o con la goffaggine di chi è in sella senza pudore, senza
timore di finire con il sedere in terra o nell’acqua gelida
di un fiume. Ma sorte migliore non è destinata al sesso
maschile che si vede in una figurina da collezione
affrontare da un cane furioso mentre la donna poco più
avanti sorride per la simpatica vendetta. Simile sorte è
destinata al malcapitato ciclista che cadendo urta una
fanciulla che gli lascia cadere addosso un cesto pieno di
uova. L’amore però sembra vincere su tutto e, quindi,
varie le cartoline in cui due innamorati in bici si danno
teneri baci a rischio di finire in terra l’uno fra le braccia

ormai nelle cartoline, nelle foto, nella stampe raffiguranti
i nostri giovanissimi eroi già “su strada” o nelle piste
di un palazzo dello sport a prendere lezioni per andare
in bicicletta, in “un loisir familier et hygiénique”. Di
fatto la bicicletta si rivela uno strumento utile allo sport,
all’igiene di un giovane corpo che cresce, rafforzando
10

11

�dell’altra. Le vignette “con il sorriso ironico sulle
labbra” sono ormai sulle pagine di Le Rire, di Le Sourire
o dell’Assiette au Beurre, riviste specializzate nel far
sorridere i francesi dell’epoca, in bilico fra i nostri ormai
ultimi, trascorsi secoli. Tali riviste, spesso dissacratorie,
graffianti, talvolta cattive soprattutto nei confronti del
potere, addolciscono i toni quando affrontano il sociale

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o situazioni private. Persino il matrimonio diviene
oggetto di dileggio quando gli sposi seguiti dal corteo
di rito affronta la strada verso la felicità. A rimettere
serietà nell’argomento nuziale a due ruote giunge la
foto di Doisneau, con quel matrimonio in bicicletta sul
Boulevard de la Madeleine. Come dire? Tutto è bene
quel che finisce bene! Sin dall’inizio però!

Mens sana in corpore sano

L

a bicicletta è un oggetto seducente quanto una bella
donna ed allora il matrimonio fra i due è quasi
d’obbligo soprattutto se tale velocipede è cavalcato da
un baldo giovane sportivo. Con gli appassionati, con le
loro promenades nei viali cittadini o verso la campagna o
lungo il fiume, la bicicletta è pronuba. Lo è in amore,
in passione sportiva, in sane abitudini salutistiche.
Mens sana in corpore sana, recitavano i latini e se sono
pure belli ed eleganti, tanto meglio. Nei manifesti, nei
dépliants pubblicitari, nelle brochures e riviste di settore
la gara è aperta senza esclusione di colpi. Entrata ormai
definitivamente nel costume francese, in tutte le classi
della società, nell’esercito, nelle gare agonistiche, la
bicicletta è un mezzo di locomozione di cui non si può
ormai fare più a meno. Definita “strumento igienico”
nello sport fisico, facile e gradevole da maneggiare,
essa si vanta a giusto titolo, di essere un bene sociale.
Ma andiamo a scoprirne le origini e la storia, le fonti
nel volume di Regamey e in quello enciclopedico del
Larousse, oltre ad alcune osservazioni rubate a, Georges
Montorgueil che, in un suo celebre libro illustrato
a colori da Pierre Vidal, amava affermare che è nei
boulevards che Parigi incontra se stessa, dalla Madeleine
alla Bastille, da Poissonnière a Saint-Martin, dall’Allée
des Acacias alla Senna anche durante le sue proverbiali e
terribili piene del 1911. Tali fonti di informazione sono
in verità molto più esaustive delle nostre annotazioni.

Non ci sentiamo però di trascurare alcune notizie. E
ci viene ancora una volta in mente quel Panorama di
Parigi, siamo nella prima metà dell’Ottocento ancora
senza ombra di bicicletta, una fettuccia lunga circa sei
metri in cui vengono riprodotti in una immagine a 360
gradi, le più importanti arterie della Capitale. Il viale
alberato, un cenacolo, una fiera, una passerella, una
vetrina in cui pregi e difetti sono in bella vista. Proprio
lì si produssero le polemiche dei detrattori, spesso
alimentate dalla gelosia e dalla paura, sulla pericolosità
della bicicletta. Strumento di terrore dei pedoni, dei
podisti, degli sportivi e dei cocchieri senza l’esclusione
dei numerosi cagnolini che fecero sentire alta la propria
protesta. Varie le vignette, apparse con apprensione
o divertimento sui giornali e sui libri del tempo, uno
per tutti proprio quel volume di Régaméy illustrato da
numerose scenette assai divertenti ed esemplificative.
Ma anche i fautori della bici fecero sentire la propria
voce esaltando il nuovo mezzo di locomozione come
esempio di apertura al futuro. Ecco, allora, nel Palazzo
dello Sport di Parigi, i corsi per stare in equilibrio sulle
“due ruote”. Appresa quest’arte da equilibristi, sarà
più facile il raggiungimento in autonomia della strada,
anche la più tortuosa, verso la campagna e nei parchi,
luoghi questi di salute per i cittadini, e stato fisico di cui
la bicicletta è divenuta ormai vessillifera.
13

�Il velocipede
C

harles Monselet, che viene citato nel ponderoso
volume edito da Larousse, il cui titolo emblematico
Les Sports Modernes Illustrés si fregia del sottotitolo
chiarificatore di Enciclopedia sportiva illustrata, si
chiedeva quale potesse essere l’origine del velocipede
e, profittando della sua facile rima, definì con queste
essenziali e lapidarie parole tale mezzo di locomozione:
Instrument raide
En fer battu
Qui dépossède
Le char tortu
Vélocipède
Rail improntu
Fils d’Archimède
D’où nous vient tu ?
Da dove viene la bicicletta ? Ecco perciò qui di seguito
le sue origini, in risposta al fantasioso Monselet. Il
velocipede e sua figlia, la bicicletta, provengono dalla
creativa mente di M. de Sivrac che nel 1790 inventò le
Célérifère.

14

15

�Il Célérifère

I

l celerifero, che nella traduzione italiana perde tutto
il suo fascino sonoro, era azionato dalla spinta dei
piedi sul terreno e non possedeva alcun manubrio
direzionale. Seppure così poco utile, costituì subito
motivo d’interesse per i ricercatori di novità sempre in
agguato. Ma nel 1918 il barone del Baden, Drais de
Sauerbronn, si cimentò in una nuova invenzione che,
sulle orme della precedente non poté gloriarsi di notevoli
miglioramenti. Era nata la Draisienne. Fu solo nel 1861
che un carrozziere, Pierre Michaux, creando due pedali
collegati alle ruote di un buffo célérifère di un suo cliente,
tale Brunel, creò il Velocipede, di una quarantina di
chili, destinato a numerose, successive modificazioni
dal 1865 in poi. Nel ’67 Ader vi aggiunse un tubolare
in ferro, l’anno successivo Gonel aggiunse le ruote
metalliche montante in tensione; Suviray, nel 1869,
apportò la modifica dei cuscinetti a sfera; Meyer nello
stesso anno s’inventò i cerchioni ricoperti solidamente
di caoutchoue pieno e duro come una pietra. Passi fa
gigante! Quell’anno i primi risultati: il 7 novembre fra
Parigi e Rouen ha avuto luogo una corsa vinta dall’inglese
J. Moore, Uno smacco per Parigi. Quei 123 chilometri
furono coperti in 10 ore e 45 minuti; quei 12 chilometri
all’ora sono stati un risultato eccellente per quell’epoca
da pionieri del manubrio Una freccia lanciata verso il
futuro! Nel 1885 il mezzo aveva raggiunto il peso record

16

di circa 15 o 16 chili. Non nascondiamo una certa
emozione nel riportare queste brevi notizie se pensiamo
ai progressi raggiunti dalla meccanica e dalla tecnologia
in questi due ultimi secoli. Il manubrio direzionale, la
sella ammortizzante urti e sconnessioni del terreno, la
catena di collegamento fra i pedali e la ruota motrice,
il piccolo faro alimentato dalla dinamo e tutto il resto,
avevano dato luogo alla moderna bicicletta che oggi
vanta una serie di tali ammodernamenti e adeguamenti
da far apparire quel romantico Vélocipède come un
“animale” preistorico. Turismo, sport, passeggiate all’aria
del Bois de Boulogne negli abiti appositamente creati
per tali svaghi, o lungo le pendenze delle colline nei
dintorni parigini, non bastarono agli appassionati che
vollero cimentarsi in gare ciclistiche, le “corse” che man
mano diventeranno le “classiche” del ciclismo mondiale.
Le corse in pista, nei vari velodromi, da quello della
Senna al Bufalo, al Vélodrome d’Hiver con la Six Jours.
Tali corse ebbero luogo in quei circuiti concepiti per
l’esaltazione della velocità. Celebre quello del parigino
Parc des Princes e quello del Bois de Vincennes, E poi le
corse su strada, la Parigi-Brest del 1891 e la successiva e
la Parigi- Bordeaux insieme alla Parigi-Roubaix, gare un
po’ mortificate dalle imperanti corse automobilistiche
che ormai attiravano l’attenzione del pubblico più
esigente. Il bel volume del Larousse (1905) cita alcuni
17

�corridori dell’epoca che riportiamo ora con le medesime
classificazioni:
(velocisti
sprinters):Zimmermann,
Banker, Cassignard, Morin,Jacquelin, Mayor Taylor;
i fondisti (stayers) Terront, Shorland, Huret, Dubois,
Linton, Michaël, Contenet. L’inizio fu promettente, il
prosieguo rientra in quella definizione ormai acquisita
dagli storici dello sport a due ruote: ciclismo eroico.

18

Il lavoro in bicicletta: les triporteurs

L

’etimologia è chiara: le triporteur è la mirabile sintesi
fra tricycle e porteur, ovvero lo strumento di lavoro
dei fattorini. In effetti, sin dai primi anni del Novecento,
molti Grandi Magazzini parigini ma anche piccole
imprese e negozi iniziarono l’uso di questo comodo
cycle a tre ruote. Il mezzo, assai utile per le consegne
a domicilio, fu ben presto adottato su larga scala e le
case costruttrici di biciclette, alcune molto note come
la Peugeot, altre sconosciute
ma non per questo meno
affascinanti, non lesinarono
le proprie attenzioni a questo
mezzo che i Parigini vedevano
ormai transitare comunemente
nel traffico cittadino. In un paio
di illustrazioni della grande
Exposition Universelle del 1900
il mezzo faceva bella mostra di
sé in primo piano. Era quello
uno dei primi esemplari per
trasporto di persone in difficoltà
o di signore snob in bella
mostra, condotte comodamente
in giro da un aitante giovanotto
L’uso più comune però era legato
al trasporto di piccola merce,

fiori, oggetti e libri, contenuti nel cassone per lo più
rettangolare. Varie le dimensioni, diverse le sagome dei
contenitori, ovoidali, cubici, aperti, chiusi, singolari,
eccentrici, a seconda delle ditte utilizzatrici o costruttrici.
Le scritte, le immagini pubblicitarie, s’impadronirono
anche di questi triporteurs, alcuni dei quali sono giunti
sino ai nostri giorni evocando un passato invidiabile di
grafiche e illustrazioni. Non ultimo l’uso nel tempo di

19

�questi veicoli come taxi per il trasporto di turisti inteso
come in un vero e proprio impegno sociale. Ma non finisce
qui. Il triporteur, parimenti alle biciclette, partecipa a
gare, competizioni specifiche destinate unicamente agli
appassionati. Doveva essere proprio divertente assistere a
quelle sfilate di bizzarria e singolarità. Se in quel tempo,
siamo, nella prima metà del Novecento, i triporteurs,
condotti per lo più da eleganti fattorini in divisa,
conducevano per Parigi le merci delle Galéries Lafayette,
del Printemps, del Bon Marché o della Samaritane, agli
occhi di chi ha ormai superato l’anno 2000, appaiono
forieri di sogni, di nostalgie, di rimpianti pungenti, di
un tempo capace di puntare i piedi, pardon, le ruote.

20

21

�La Pubblicità
L

a questione è posta sotto diversi punti di vista. Gli
affari, il prestigio, la competizione, le vittorie, la
gloria e così via… I corridori, essi stessi, coinvolti sul piano personale, politico, agonistico e via dicendo… Qui
subentra l’immagine e il suo doppio. L’implicazione
della propria faccia, la figura bella o brutta, le proprie
aspettative, la sconfitta o il successo . Ma non è tutto,
c’è poi il rovescio della medaglia: l’immagine del nuovo sport presso il pubblico. Quell’immagine creata soprattutto dagli artisti, quella che appare sui muri delle
città, sulle pagine dei giornali ovunque sia possibile,
persino sull’abbigliamento dei corridori, sulle auto al
seguito, ecc. Insomma,la posta in gioco è alta non solo
dal punto di vista economico. I protagonisti lo sanno
bene e i mezzi per difendersi sono numerosi, a colpi
di scure e a colpi bassi. Per fortuna ci sono gli artisti
ed è su costoro che soffermiamo la nostra attenzione. I
manifesti sono il loro territorio, quei bei manifesti colorati destinati per lo più alla gloria su una Colonne Morris posta nei punti cruciali, i carrefours, gli incroci, nel
cuore delle città francesi, alla vista di tutti. La bicicletta
assurge a prodotto d’arte grafica ed a renderla così importante saranno i nomi più celebri del cartellonismo
insieme a più oscuri disegnatori. Sembra che la velocità
del mezzo gareggi con l’evoluzione dell’arte del pennello
o della matita. I titoli s’intrecciano con i luoghi o con
i prodotti da pubblicizzare. Il mitico Châlet du Cycle nel

22

Bois de Boulogne à Longchamps, luogo di mondanità
e di sport è illustrato con particolare efficacia da René
Péan come il Salon du Cycle lo sarà da un’artista della
statura di Pal, mentre il Deuxième Salon du Cycle sarà
appannaggio di Jean-Louis Forain al Palais de l’Industrie
nel 1894 che lo pubblicizza con una coppia in bicicletta.
Oltre ai luoghi, i prodotti. Ecco perciò varie marche di
cycles dal manifesto di Jules Chéret del 1895 concepito
per L’Etendard Français, une splendida personificazione
della Francia nelle vesti di una signora che brandisce la
classica bandiera bleu,blanc,rouge, al manifesto di Henri
de Toulouse-Lautrec inneggiante a La Chaîne Simpson,
del 1896, a Gladiator illustrata nel 1897 da Misti alle
prese con una coppia di ciclisti inseguita da un minaccioso vigile. Straordinaria e sfolgorante l’immagine

23

�pubblicitaria di Grün per Marot-Gardon in cui un vigile
ferma due belle signore in macchina chiedendo la patente, cosa assai rara all’epoca per il sesso femminile. La
lista continua con alcuni manifesti pubblicitari relativi
ad altre marche come Rudge e Clément concepiti per corridori della statura di Charles Terront e Stéphane o con
i due manifesti di Pal per Whitworth Cycles e ancora Clément o con il manifesto di Ch. Brun per La Française,
celebre, prestigiosa marca di biciclette concepito per la
Parigi–Brest con quello di Mich per Alcyon, altra celebre

24

marca, o con il coloratissimo manifesto di Berni per i
Cycles Mercier o con il divertente e gigantesco manifesto
di Georget del 1905 per Lucifer oppure con il manifesto
di R. gray del 1919 per Syrius, tanto per fermarci agli
anni a cavallo fra Ottocento e Novecento, gli anni d’oro
dell’illustrazione francese. Ovviamente gli illustratori si
spendevano anche sulle pagine dei giornali, sulle cartoline e sulla stampe. In questo capitolo aggiungiamo solo
con alcuni esempi, immagini create da artisti per lo più
anonimi oppure non individuabili.

Le arti col manubrio
“P

artire verso l’incognito, vagare in spazi che mai
percorrerebbero cavallerizzi o pedoni, penetrare
dove la ferrovia è sconosciuta, ascoltare unicamente le
proprie forze, contare solo
sulla propria fantasia, ecco
ciò che la bicicletta ci permette di fare e noi troviamo in essa la soddisfazione di quell’istinto antico delle prime abitudini
dell’umanità: il vagabondare”. Queste le prime righe
del volume riccamente e
finemente illustrato da Frédéric Régamey, un libro
da lui stesso scritto, edito
nel 1898 da Alfred Mame
a Tour, in Francia. Il titolo
Vélocipédie et Automobilisme
è sufficientemente evocativo, soprattutto osservando
che il bel volume costituito
da 214 pagine ne dedica
ben 177 alla bicicletta. La
bicicletta con le sue celebri
due ruote, è raccontata

dall’autore con dovizia di particolari e di immagini serie, ironiche, sarcastiche, tutte molto valide esteticamente, eleganti secondo il gusto dell’epoca. Vagabondare, un termine che Maurice
Barrès fa proprio nel suo
articolo dal titolo “Estetica
del ciclismo”, citato da Régamey nel suo bel volume.
Un’estetica diffusasi ben
presto nel mondo intero ma
che la Francia aveva privilegiato da subito come abbiamo avuto già occasione di
sottolineare. Considerata da
taluni detrattori un pericolo pubblico, soprattutto dai
neo automobilisti e dai veterani della carrozza e degli
omnibus, la bicicletta imporrà subito, dai suoi primi
modelli non ancora degni di
tal nome, la propria estetica
che inventori, meccanici e
illustratori, condivideranno
ben presto. Moda, sport, curiosità, muovono gli animi
25

�di giovani di ambo i sessi o di persone mature in cerca
di nuove emozioni e di nuove scoperte. Estetica e moda
vanno subito a braccetto, o se preferite, a pedale. La cultura giocherà parimenti il suo ruolo: Alexandre Dumas
padre, Gustave Doré, Eugène Labiche, il giovanissimo
Debussy, si schiereranno subito dalla parte del nuovo
mezzo capace di accendere i cuori.
L’arte in bicicletta? O la bicicletta nell’arte? Difficile risposta ad un quesito che gioca sulle parole. Sta di fatto
che la bicicletta è entrata subito negli album da disegno
di cartellonisti e illustratori. Immediatamente, senza
alcuna remora, essi hanno adottato il nuovo mezzo di
locomozione. Il desiderio di novità e di conquista si materializza nel nuovo oggetto del desiderio. Volendo immergerci nell’Ottocento francese, ci affidiamo ad alcune
immagini del volume Les Maîtres de l’Affiche, la preziosa
raccolta di manifesti edita da Chaix à Parigi. Numerosi
gli autori fra i più celebri dell’arte cartellonistica francese. Fra questi Jean Louis Forain con il manifesto dedicato al Deuxième Salon du Cycle del 1894 presso il Salon
de l’Industrie a Parigi. Gli fa seguito Alexandre Steinlen che nel 1899 affidava la sua mano d’artista alla pubblicità dei Motocycles Comiot, fratelli più giovani della
bicicletta. Jules Chéret pubblicizza La Gomme mentre
Henri de Toulouse Lautrec si diverte a pubblicizza re La
Chaîne Simpson. Ciò che ci attrae particolarmente è il bel
manifesto di Jules Chéret per la pubblicità emblematica
di L’Etendard Français, una marca di biciclette e tricicli in cui una Parigi personificata sfreccia in bicicletta
con tanto di coccarda sulla scollatura da capogiro di una
26

bella Parigiienne. Hermann Schardt nel suo volume Les
Grandes Maîtres de l’Affiche , edito da PML nel 1987 a
Parigi ci mostra una splendida immagine del calendario
del 1870 di Cham per la pubblicità dell’Almanach du
Rire in cui numerosi corridori si lanciano in una corsa
sui vélocifères nati da poco. Ampio è il capitolo dedicato
da Baudry de Saunier alla storia del ciclismo nel secondo volume di L’Histoire de la Locomotion Terrestre edito
nel 1942 da L’Illustration, riccamente e preziosamente
illustrato.
Nel volume Le Sport dans l’Art, Jean Monneret sembra
non voler proprio trascurare la bicicletta che appare però
solo nelle ultime sue pagine poiché il volume, partendo dalla preistoria, traccia il profilo cronologico dello
sport visto proprio dai pittori, illustratori e fotografi.
A parte la bella illustrazione londinese della draisienne,
l’autore propone quelle di Gorges Scott del 1897, apparsa nell’Illustration, raffigurante la partenza di alcuni
corridori nel Vélodrome de la Seine. Velocità e modernità sembrano partire insieme in pista. Successivamente,
l’autore offre un esempio di bicicletta “cubista” dal titolo
Au Vélodrome, in una immagine di Jean Mettzinger del
1914. Da non trascurare la caricatura di René Pellos del
1936 e soprattutto da non tralasciare l’immagine di Fernand Léger del 1951 dal titolo Les Deux Cyclistes, la mère
et l’enfant. Insomma, l’editoria ha consacrato il ciclismo
nell’arte offrendolo alla portata di tutti Notevole, indubbiamente, il contributo degli artisti, non sottovalutabile però quello degli editori che ne hanno promosso
l’immagine sulle proprie pagine con libri, riviste, cartoline e quant’altro.
27

�Hachette... e via almanaccando

N

el 1894 nasceva in Francia l’Almanach Hachette
nella scia di una radicata consuetudine di affidare
le proprie giornate ad un almanacco o a un calendario
zeppo di notizie e di efemeridi. Petite encyclopédie de
la vie pratique, questo il sottotitolo della fascinosa collana tenuta ancora in vita da
Hachette. Di tutto e di più
si può trovare nel prezioso
strumento di consultazione,
un vero e proprio libro: notizie storiche, previsioni del
tempo, ricorrenze, ricette,
vittorie sportive, pubblicità e
numerose curiosità. Insomma il profumo di un’epoca
ma soprattutto uno strumento prezioso per scovare
notizie inconsuete talvolta
immerse nell’oblio, o per
ripercorrere momenti salienti della vita comune in Francia. La bicicletta non poteva
mancare all’appuntamento
con questo prezioso almanacco. Sino dalla sua nascita l’almanacco Hachette
ha consacrato alcune pagine

28

al ciclismo con notizie sui velocipedi, sulle gare, sugli
atleti e quant’altro. Noi ci soffermeremo unicamente sui
primi anni della pubblicazione in nostra dotazione, dal
1895 al 1921. Nel 1895 il volumetto dedicò al ciclismo
quattro pagine illustrate, nelle prime due, insegnando
ai lettori come andare in bicicletta
in una lezione, fornendo ulteriori
notizie sulle gare in voga e consigli
preziosi ai ciclisti. Negli anni di fine
Ottocento l’almanacco si soffermò
anche sulle corse su strada con i
relativi vincitori, le piste principali
a Parigi e in provincia e i primi campioni francesi dell’ultimo decennio
del secolo: Paul Médinger, Georges
Cassignard, Henry Fournier, Charles
Terront, Stéphane, tutti di età fra i
venti e i quarant’anni. Un buon avvio. L’anno successivo arrivano le
curiosità e fra queste “la pédale”,
il tandem, la “bicicletta ombrello”,
il triciclo, la “bicicletta pompiere”
e quella “su ghiaccio”. Fra il 1896
e il 1897, la stagione sportiva fu
notevole con la Parigi-Roubaix, la
Bordeaux-Parigi, il Grand Prix de
Parigi e, fra le altre competizioni,
29

�anche la Parigi-Royan. Ben in vista i propri eroi raffiguratii in sella della propria bicicletta: Rivierre, Cordang,
Nossam, Bourillon, Morin. Nel 1898 una pagina intera
fu dedicata al ciclismo con notizie delle gare e illustrazioni: Miller, Bourillon, Huret, Frédérick e Deschams,
i campioni di turno. Il Novecento fu salutato dalla
Grande Exposition che ampio spazio dette allo sport in
genere. Nel 1903, anno della fondazione del Tour de
France l’almanacco tacque sull’evento di luglio poiché
pubblicato all’inizio dell’anno mentre fornì unicamente
elementi essenziali sugli eventi precedenti: Robl, recordman dell’ora al Parc des Princes, Ellegaard, campione
del mondo e Garin, vincitore della Parigi-Bordeaux su
bicicletta Diamant. Il 1904 trascurò il ciclismo, facendosi però perdonare con l’edizione del 1905 che riportò
tutti gli appuntamenti ciclistici dal 1902 al 1904 e,
nel calendario del 1903, apparve finalmente la notizia
del primo Tour de France vinto da Garin. Una notizia
emozionante. Le due pagine successive furono dedicate
alla “biciclette à rétropédalage”, praticamente la moderna bicicletta con i suoi vantaggi. Il 1906 offrì al lettore
il panorama di appuntamenti degli anni 1904 e 1905.
Con lo sport, le gare, le vittorie, i vincitori, l’Almanach
,in pratica e seppure succintamente, dette al lettore la
possibilità di valutare lo sviluppo del ciclismo ai primi
del Novecento. Ciò si ripeté anche nell’edizione del
1907 in cui fornì le notizie riferite al 1905 e al 1906.
Il secondo decennio del Novecento, nel 1913, a dieci
anni dalla prima edizione del Tour de France, offrì al
lettore una serie di notizie riguardanti il 1911 e il 1912.
Il volume del 1915, oltre agli appuntamenti, pubblicò
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le foto di Paul Deman, vincitore della Parigi-Bordeaux
e di Hourlier, eroe del Grand Prix de Parigi, raffigurato
con la sua bicicletta e con la fascia da vincitore. Sarà il
1921 a fornire le notizie post belliche del ciclismo con
vari appuntamenti dal 1919 al 1920. Le più importanti
gare furono ospitate solo nel calendario a dimostrazione
di una tradizione consolidata del ciclismo, sia su strada
che su pista. La nostra indagine si arresta qui, atermine
di una panoramica di venticinque anni che concesse al
lettore di allora i “memento” di uno sport in evoluzione mentre lascia in eredità al lettore odierno l’emozione
nella ricerca di quelle notizie, di una eventuale scoperta,
insieme al profumo della vecchia carta, capace di evocare quello più intenso, pungente di un’epoca eroica della bicicletta. Siamo felici di ritrovarci fra questi lettori.

Il ciclismo “autour du tour”
I
n Francia non esiste solo il Tour de France, giunto
quest’anno alla centodecima edizione. Prima e dopo
quel celebre 1903 che ne ha dato l’avvio vi erano state
e vi saranno altre gare anche importanti in cui i ciclisti
tricolori potevano gareggiare e gareggiarono. Se ne
contano circa una settantina, alcune con partenza in
città di provincia altre, la maggior parte, con partenza
da Parigi verso le varie regioni francesi. A parte il Tour
de France, quasi tutte le altre gare, con una vita più o
meno breve, non hanno superato il Novecento, alcune
nemmeno la prima metà de secolo. Poche sono giunte ai
nostri giorni.
Parigi-Rouen
Il 7 novembre 1869 nacque la prima gara ciclistica
francese: la Parigi-Rouen. Le altre edizioni presero

l’avvio solo dal 1895. La corsa fu annunciata dal giornale
Le Vélocipède Illustré, organizzata dalla Compagnie
Parigiienne. Più di 400 gli iscritti in partenza da Place
de l’Etoile. Una folla immensa quel giorno salutò la
partenza dei corridori alle sette e mezzo del mattino
di domenica 7 novembre. Nel maggio del 1969 è stato
festeggiato il centenario.
Parigi-Brest-Parigi
Nata nel 1891, organizzata dal Petit Journal, il cui
direttore era Pierre Giffard. Dieci anni di periodicità
della gara che inizialmente fu vietata a donne e stranieri.
La prima edizione fu appannaggio di Charles Terront.
Nel 1901 la corsa è divenuta internazionale accogliendo
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�una pletora di atleti professionisti e dilettanti. Quella
edizione fu vinta da Maurice Garin. Le biciclette non
potevano essere cambiate durante il percorso per cui
furono tutte piombate alla partenza. Le regole sono
mutate più volte nel corso degli anni, come pure le
frequenze che hanno visto assottigliarsi sia il numero dei
partecipanti che l’interesse stesso per la gara.
Nel corso del tempo la sua vocazione “randonnée” , per
amatori, si farà sempre più strada. Si fanno già buoni
pronostici per la prossima edizione del 2015.

Parigi – Tour
Creata nel 1896, considerata la corsa autunnale per
eccellenza, con le sue 106 edizioni è giunta ormai al 2012.
Organizzata inizialmente per dilettanti dal giornale
Parigi-Vélo, quindi per professionisti dal giornale L’Aut,
già promotore del Tour de France ai suoi inizi, è giunta
sino ai nostri giorni.

Bordeaux-Parigi-Bordeaux
Nata nel 1891, considerata “un classico” fra le gare
storiche, dopo 86 edizioni, è scomparsa nel 1988.
Parigi – Roubaix
Nata nel 1896, dopo l’inaugurazione del locale
velodromo, grazie a Théodore Vienne, è giunta sino
al 2013 vantando 111 edizioni, essendo una delle più
antiche e più dure, la dure des dures, gare ciclistiche
francesi. Dal 1968 la partenza avviene a Compiegne.
Parigi-Nice Nel 1933 Albert Lejeune, proprietario del
celebre Le Petit Journal a Parigi e di Le Petit Nicolas
à Nizza ha creato la Six Jours de la Route, una sorta di
collegamento ideale fra le sue due testate giornalistiche.
Dopo varie vicende, non ultima la guerra, interrotte le
gare dal 1940 al 1946 , è rinata per un solo anno sotto
l’egida del giornale Ce Soir. Grazie a Jean Medecin,
allora sindaco di Nizza l’incarico di direttore è stato
affidato a Jean Leulliot. La corsa, dal 1954, dapprima si
è chiamata Parigi-Côte d’Azur, quindi Parigi-Nice. Con
le sue 71 edizioni è giunta sino al 2013
32

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�Il Tour de France

F

rancia, Spagna e Italia detengono il predominio delle
grandi competizioni, “i giri” nei propri territori, fra
città e campagne, mari e monti, agonismo e fatiche,
emozioni e tripudi, gioie e dolori, danaro e ricavi, gloria e fama. Il Tour de France, perciò, rimane uno degli
appuntamenti più importanti fra le competizioni europee. Se poi si raggiunge un compleanno importante,
l’evento si tinge dei colori della festa, della ricorrenza,
dell’orgoglio nazionale,
del bleu,blanc rouge!
La gara, fra mille difficoltà
organizzative
e tecniche, logistiche
e non solo, è riuscita a superare ampiamente il secolo di vita.
L’emozione è grande se
si pensa non soltanto al
percorso nello spazio e
nel tempo ma soprattutto a quello ben più
ampio della mentalità,
dei costumi, delle abitudini di un popolo.
Ma i francesi, per fortuna, hanno concesso

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sempre molto all’innovazione, alla ricerca, alla curiosità,
finendo in prima fila fra i paesi del vecchio continente.
La nostra esposizione ripercorre a grandi tratti questo
evento con documenti non tanto dal sapore inedito,
oggi quasi impossibile, ma sicuramente evocativo. Non
solo luoghi e personaggi, eventi e miti, quanto, soprattutto un percorso di memorie, ricordi, nomi, che di
questo straordinario confronto fra atleti ha reso il fascino, l’attrattiva.
Proprio da quei primi anni del Novecento un evento
straordinario, che nel tempo si sarebbe imposto come
uno dei più celebri in Europa, prese avvio nel 1903 dalla
periferia parigina dinanzi al ristorante Au Reveil Matin. Quei boulevard, quei parchi storici, teatri dei primi
“passi” del biciclo, furono di fatto le palestre dei primi
atleti su due ruote. Alcune gare, la Parigi- Rouen del
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�1869, la Bordeaux-Parigi del 1891 patrocinata dal giornale “Véloce Sport”, la
Parigi-Brest sostenuta da Le Peit Journal,
senza dimenticare la Parigi-Rome, anticiparono prima della Grande Exposition
Universelle del 1900, come è stato già evidenziato in questo catalogo, la gara più
prestigiosa, il Tour de France. Il Museo
Parigino a Roma con questa mostra gli
rende omaggio per festeggiare il suo importante anniversario. Nel 1903 il giornale L’Auto fra polemiche editoriali concorrenziali con Le Vélo, annunciò, che
nell’estate di quell’anno fatidico avrebbe
seguito, oggi si direbbe come sponsor o
produttore, un tour di 2500 chilometri
diretto da Henri Desgrange. Furono 60
i baffuti iscritti alla gara, appositamente
equipaggiati con tanto di casquette su
biciclette di 15/20 chili di peso. Il vincitore incontrastato fu il savoiardo Garin
che raggiunse il traguardo con una media di 25 chilometri all’ora. L’Auto aveva
visto bene poiché la folla seguì entusiasticamente quel primo Tour e le copie vendute del giornale furono ben 130.000.
Anche il giovanissimo L’Auto aveva vinto
il primo Tour de France. Henri Desgrange volle proseguire l’anno successivo
con le stesse modalità e da allora, ogni
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37

�38

39

�anno, tranne alcune rare interruzioni obbligate dai grandi conflitti europei, il Tour de France sottolinea puntualmente e nell’attenzione generale del Paese, la propria
volontà di proseguire nel tempo. Il Museo Parigino a
Roma ripercorre oggi solo alcuni momenti salienti di
questo evento soffermandosi soprattutto a taluni appuntamenti decennali, soprattutto il Cinquantenario e il
Centenario, ma anche altri in cui l’Italia ha fornito il suo
importante contributo sportivo. Alludiamo ad alcune
presenze mitiche: Bottecchia, Guerra, Binda, Coppi,
Bartali, Gimondi , Nencini, insomma quei nostri eroi
del ciclismo nazionale impostisi anche in terra di Francia. Non stiamo quindi in questo nostro testo a fornire
in dettaglio edizioni, tappe ed eventi. Lasceremo tutto
ciò alle belle immagini in mostra, rimandando alla bibliografia ed a internet i particolarii rigorosamente storici.
Solo suggestioni, ricordi sparsi, emozioni, come quelle
che ci facevano fremere da bambini quando con i tappi
delle bottiglie di birra o con le biglie colorate sulla sabbia
generosa di difficoltà, salite e discese, ripercorrevamo
quei momenti meravigliosi del Giro d’Italia
o di quello di Francia, per noi amorevolmente intrisi di cultura
d’oltralpe, improvvisandoci eroi della bicicletta,
mitici Geminiani, Bobet, o Anquetil. Vi pare
poco?
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�• Bottecchia.....

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�Le opere in mostra

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45

�LA BICICLETTA E LA SUA STORIA
- L’Histoire de la Bicyclette, manifesto raffigurante la storia della bicicletta, Parigi, 1950
- Monument Michaux, inventeur de la bicyclette, cartolina illustrata, Bar-le Duc, s.d. (inizio Novecento)
- 25 ans en vélo, Almanachs Hachette dal 1894 al 1921
- Histoire de la locomotion – Draisienne (1818) – Vélocipède, Parigi, (1880), cartolina (anni ’50)
- Célérifère, Reconstruction 1952, cartolina del Musée du
Conservatoire National des Arts et Métiers, Parigi, 1952
- Histoire de la bicyclette, brochure di G.M. Thomas, La
Bibliotèque du Travail n° 219, Parigi, 1953
- Le tricycle à l’Exposition Universelle 1878, litografia di
E. Salvel, Parigi, 1878
- Sur le tricycle à l’Exposition Universelle de 1889, litografia di Ch.Fichot/Toffany, Parigi, 1889
- Le vélocipède, cartolina raffigurante Michaux , inventore della bicicletta, in una foto di Roger Viollet, prima
affrancatura, Parigi, 1983
- Vélocipèdes,
cartolina raffigurante Michaux e
alcuni suoi vèlocipedi, prima affrancatura 1983, documento
Roger Viollet.

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OGGETTI, PARTI E PEZZI DI RICAMBI DELLA
BICICLETTA
- F.F.C., distintivo della Federazione Francese di Ciclismo, Parigi, s.d. (inizio Novecento)
- Cycloline, etichette di flaconi di Olio di vasellina per
l’ingrassaggio, Salon, s.d. (inizio Novecento)
- Les trois boîtes, scatole decorate con manifesti di ciclismo d’epoca, Parigi s.d. (inizio Novecento)
- La petite sonnette, campanello di bicicletta montato su
supporto, Parigi, s.d. (inizio Novecento)
- Phare de vélo, faro di bicicletta, Parigi s.d.
(fine Ottocento)
- Phare de vélo, faro di bicicletta, Parigi s.d.
(inizio Novecento)
- Chaine à Vélo, catena di bicicletta Velos Doxa
- Tendeur de chaine Cyclo, tensore per catena di bicicletta
- Boîte verte, scatola in metallo per pezzi di ricambio di
bicicletta, Saint-Etienne, s.d.
- Chaine Brampton, scatola per catena di bicicletta, Parigi, s.d. (anni ’40)
Roustines, scatola contenente perette
per riparazioni di camere d’aria di
bicicletta
- Les etiquettes, etichette in
metallo di marche di varie case
ciclistiche del Novecento
- Le drapeau bleu blanc rouge,
bandiera da “starter”, Parigi, s.d.
(fine Ottocento)

DA PARIGI A…
- Les grandes routes vélocipédiques de France, mappa-manifesto dell’Almanach Hachette, Parigi, 1897
- Quel rire! copertine e pagine illustrate da le Rire e
L’Assiette au Beurre, Parigi, s.d. (inizio Novecento)
- Parigi en vélo, cartoline illustrate, Parigi s.d. (dall’inizio
del Novecento)
- Tour de Parigi amateur, Le départ de Champigny, foto,
Parigi, 1927
- L’Ile St-Louis et Notre-Dame, litografia di Jegay, Parigi
s.d. (seconda metà del Novecento)
- Parigi à Caen, brochure illustrata, Guide Flammarion,
Parigi, s.d. (anni ’10 circa)
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�LA BICICLETTA NELL’ARTE E
NELL’ILLUSTRAZIONE

LA PUBBLICITÀ

- A bicyclette, litografia di Henri Boutet, Parigi s.d. (fine
Ottocento)
- Un amour ivrogne en vélo, Disegno di A. Vallet, Parigi,
s.d. (inizio Novecento)
- En route pour “La Marche”, litografia di Harry Finney,
Parigi 1893
- Une arrestation à bicyiclette, di Merulle/Tofani, copertina di Le Petit journal n° 302, Parigi, 1896
- Manoeuvres cyclistes, di H. Meyer, copertina di Le Petit
Journal n° 359, Parigi, 1897
- Gendarme, guardiano della pace in bicicletta, copertina di Le Petit Parigiien n° 582, Parigi, 1900
- Sauvé par ses chiens, di Andrieux/Carrey, copertina di
Le Petit Parigiien n° 655, Parigi, 1901
- Un aigle chasseur de casquettes, copertina di Le Petit
Journal n° 1085, Parigi,1911
- La guinguette, copertina e pagina interna di Parigi Toujours n° 20, Parigi, 1941

LA FEMME, L’AMOUR EN VÉLO
- La bicyclette marche trop vite..., cartoline raffiguranti
innamorati, vari luoghi 1905-1906
- Allo ! Allo !, cartoline raffiguranti signore in bicicletta,
Parigi, 1910 circa
- Tenez-vous bien, cartoline litografiche raffiguranti
coppie alla prese con la bicicletta, Parigi, s.d. (inizio
Novecento)
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- E. Chaine, ceinture olympique pour les sports, dépliant
pubblicitario, Parigi, s.d. (1890 circa)
- Salon du Cycle et de l’Automobile, cartolina (riproduzione del manifesto di Pal), Parigi, 1897,
- Cycles A. Mercier, manifesto di G. Berni Parigi, s.d.
(fine Ottocento)
- Cycles Sirius, manifesto di Henri Gray, Gourmont
Frères, Parigi, 1899
- Deuxième Salon du Cycle, litografia di J.L. Forain,
litografia da Les Maîtres de l’Affiche, pl. 51, Chaix,
Parigi 1894
- Artistic Cycles Club, manifestino di Louis Morin, Le
Rire n° 138, Parigi, 1897
- Châlet du Cycle, cartolina (riproduzione del manifesto
di René Péan, Parigi, 1899
- Joie d’Enfer sur Lucifer, manifesto di Nike, Parigi, 1905
- Cycles de Dion-Bouton, cartolina (riproduzione del
manifesto di Fourmantin ), Parigi, 1909
- C.ie des Autos et Cycles, cartolina (riproduzione del
manifesto di V. Lorant e
Heilbronn ), Parigi, s.d. (anni 10 circa)
- Manifacture Française d’Armes et Cycles, catalogo illustrato da F. Castellan, Parigi s.d. (anni ’20 circa )
- Cycles Auto-Moto, pagine pubblicitarie, Parigi, 1920
- Dunlop a gagné le Tour de France, cartolina (riproduzione), Parigi, 1927
- Le premier pas Dunlop, lettera circolare, Parigi, 1930
- Le premier pas Dunlop, manifesto, Parigi, 1930
- Cycles Auto-Moto, catalogo, Parigi, 1930
- Cycles Favor Motos, catalogo, Parigi, 1938
- Etablissements Parigi-Sport, armes cycles, machines à

coudre...,catalogo, Parigi, 1939
- Anisette Ricard, manifesto di G. Potier raffigurante un
ciclista, Parigi s.d. (anni ’50)
- La bicyclette Sanpène, cartolina illustrata, Parigi, s.d.
(anni ’60)
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�L’INFANZIA

AL VELODROMO

- Parigi en vélo, cartoline illustrate raffiguranti l’infanzia
alle prese con la bicicletta, Parigi, s.d. (dall’inizio del
Novecento)
- L’humour en vélo, Figurine da collezione raffiguranti scenette con la bicicletta, Parigi, s.d. (dall’inizio
Novecento c.ca)
- Les découpis en vélo, découpages tematici, Parigi, s.d.
(inizio Novecento)
- Rien de cassé?, copertina di Mon Journal, copertina
della rivista illustrata, Parigi, 1912
- Promenade matinale, figurine raffiguranti un ciclista
scorretto, Parigi,s,d, (anni ’20)
- Collages d’Aube Elléouët, manifesto di A. Tilly e A.
Elléouët per la mostra, Parigi 1988

- Au vélodrome – La Tribune, disegno di Georges Scott
raffigurante la corsa, L’Illustration, Parigi, s.d. (fine Ottocento)
- Le plus petit vélodrome du monde, frontespizio illustrato
di La Vie au Grand Air n° 161, Parigi, 1901
- Une excursion au Vélodrome d’Hiver, pagina illustrata
di La Vie au Grand Air n° 274, Parigi, 1903
- La course internazionale des Six Jours au Vélodrome
d’Hiver, pagina de L’Illustration n° 4075, Parigi, 1921
- La course des Six Jours à Parigi, au Vélodrome d’Hiver,
L’illustration n °4441, Parigi, 1928

IL CINEMA, LA CANZONE
- Pour le Maillot Jaune, rivista Le film complet n° 2511,
Parigi 1941
- Jour de Fête, film di Jacques Tati, programma cinematografico del Festival de Cannes, Cannes, 2013
- Le Sourire de Parigi, spartito di Gardoni/Cyrano/Garrigoux, spartito lanciato nel Tour de France, Parigi, 1930
- Le Tour qui passe - Marche officielle du Tour de France
1933, spartito di Cazalis/Gardoni, Parigi 1933
- Champions de la route, spartito di Cazalis/Gardoni/
Jardin , Parigi 1935
- Petits gars du Tour, spartito di Cazalis/Dufas/Gardoni,
Parigi, 1937
- Les chansons du Tour de France 1949, Spartiti, Parigi,
1949
50

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�LE GARE CICLISTICHE STORICHE
- De Bordeaux à Parigi en Bicyclette, pagina illustrata di
Le Journal Illustré n° 23, Parigi, 1891
- Le départ de la course Parigi-Brest, di Fichot &amp; Julien/
52

Merulle, copertina di Le Petit Journal n° 42, Parigi,
1891
- La Grande Course de Bicyclettes de Parigi-Brest-Parigi,
pagina illustrata da L’Univers Illustré, Parigi, 1891
- M. Charles Terront (vincitore della Parigi-Brest), di
Meyer/Merulle, copertina di Le Petit Journal n ° 44,
Parigi,1891
- Maurice Garin, vainqueur de la course Parigi-Brest,
di Yrondy, copertina di Le Petit Journal n° 563, Parigi,
1901
- Un aspect de la piste pendant les Six Jours de 1913,
pagine di La vie au grand air n°799, Parigi, 1914
- Le départ des Six Jours de Parigi, pagina di La vie au
grand air n°800, Parigi, 1914
- En suivant Bordeaux-Parigi, pagine di La vie au grand
air n°818, Parigi, 1914
- Paul Deman, vincitore della 25^ edizione della Bordeaux-Parigi, pagina illustrata di La vie au grand air
n°818, Parigi, 1914
- Avant les Six Jours, pagine di La vie au grand air n°799,
Parigi, 1914
- Le Tour de France au beau pays d’azur et d’or, copertina
e pagine, Match n° 201, Parigi, 1930
- Les Héros de la bicyclette, champions des courses en
France, figurine raffiguranti alcuni campioni degli anni
Trenta, Parigi, s.d. (anni ’30)
- Charles Terront, il vincitore della Parigi-Brest-Parigi,
ritaglio di stampa, Parigi, 1936
- Devant la Basilique de Saint-Denis, Parigi- Roubaix,
45^ edizione, ritaglio di giornale, 1947

- J. Anquetil et De Bruyne, vedettes de Parigi-Nice, quarta
di copertina di Le Miroir des Sports n° 677, Parigi, 1958
- Anquetil et Graczyk fâchés avant Leipzig, copertina e
pagine interne di Le Miroir des Sports n° 813, Parigi,
1960
- L’Epopée de Parigi-Roubaix, di P. Sergent e Teel, Le
Téméraire, Parigi,

IL TOUR DE FRANCE
- Le départ du Tour de France, L’Actualité n. 182, copertina e pagina illustrata, Parigi, 1903
- L’Equipe Alcyon, victorieuse dans le Tour de France
1909, cartolina, Vienne, 1909
- Les champions 1910, cartoline raffiguranti Trousselier,
Georget, Faber, Van Houvaert, Blaise, Lapize, 1910
- Les champions de 1911, Gustave Garrigou et Thornvald
Ellegaard, Figurine giganti, Parigi s.d. (1912 circa)
- Le tour de France cycliste, Pagina illustrata di pierre Lissac, Le Rire, Parigi, 1912
- Tour de France 1925, riproduzione su tela del manifesto di Red, Parigi, s.d.
- En marge du Tour, rivista illustrata Le Pélerin n° 2991,
Parigi, 1934
- Grande animation, copertina di Le Miroir des Sports
n° 770, Parigi, 1934
- Album Nestlé – Le Tour de France, album di figurine,
Parigi 1936
- Tour de France 1948, taccuino offerto dalla Lotérie
Nazionale con le tappe riportate a mano (da Bartali?)
- Le Tour a démarré – Dussault premier Maillot Jaune 49,
copertina di but et Club n° 186, Parigi, 1949
- Carte murale du Tour de France 1950, Parigi-Normandie, Parigi, 1950
- Parigi a deux mille ans, programma degli eventi fra cui
il Tour de France, Parigi, 1951
- Le Tour a 50 ans, numero speciale del cinquantenario,
L’Equipe, Parigi 1953
- Louison Bobet, copertina di Parigi Match n°276, Parigi
1954
53

�- Louison Bobet, copertina di Le Miroir des Sports n°
517, Parigi, 1955
- L’Ardennais, programma del tour de France-mappa,
Parigi, 1956
- Jacques Anquetil et ses copains, pagine illustrate di Le
Miroir des Sports n° 704, Parigi, 1958
- Histoire du Tour de France, di Diaman-Berger, Gedalge,
Parigi, 1959
- Jacques Anquetil déjà souverain ! copertina di le Miroir
des sports n° 859, Parigi, 1961
- Parigi- Nice , Le miroir du cyclisme n°59 - Tour de
France, pagine su Vvanlooy-Magni, Parigi, 1965
- La prodigieuse épopée du Tour de France, Gamma,
Belgium, 1973
- Tour 83, Sprint International n° 30, Parigi, 1983
- La Saga du Tour de France, di Serge Laget, Gallimard,
Parigi, 1990
- L’épopée du Tour de France, brochure di Michel Pierre,
Gallimard, Parigi ,1999
- Programme Officiel du Tour de France 2003, Mango
Presse, Parigi, 2003
- Le Tour de France, manifesto del centenario, Parigi,
2003
- Cent ans, c’est géant, copertina di L’Equipe n° 17912,
Parigi, 2003
- Le Tour de France – Le départ, pagina di L’Equipe n°
17912, Parigi, 2003
- Tour du Centenaire, manifestino pubblicitario filatelico
del 2003,
- La légende du tour de France, manifesto, Parigi, 2013
54

- La légende du tour de France, cartolina pubblicitaria
del 2013
- Tour de France 2013, cartolina pubblicitaria 2013
GLI ITALIANI AL TOUR
- L’italien Gino Bartali, copertina di Le Miroir des sports
n° 1019, Parigi, 1938
- Coppi a retrouvé la morale en une nuit, copertina di
Miroir Sprint, Parigi, 1949
- Fausto Coppi a pris le temps de boire…, copertina di But
et Club n° 186, Parigi, 1949
- Fausto Coppi, sa vie, sa carrière, Miroir Sprint n. 709,
Parigi, 1960
- Un terribile accident a failli couter la vie à Gino Bartali,
copertina di Le Miroir des sports, n° 430, Parigi, 1953
- Felice Gimondi, scheda illustrata, Losanna, 1977
- Gastone Nencini, L’homme de la continuità, scheda
illustrata, Losanna, 1978
- Le Lion de Toscane, La véridique histoire de Gino Bartali, volume di Jean-Paul Ollivier, L’aurore, Parigi, 1991
(copia con dedica autografa
di Gino Bartali)
GLI ILLUSTRATORI
G. Berni (?) Disegnatore e cartellonista francese operante intorno al 1900 a Parigi. Fu attivo nella creazione di
manifesti sportivi e illustrazioni.
Henri Boutet ( Sainte-Hermine, 1851 - 1919 Parigi)
Litografo e pastellista francese, figlio di gioielliere, noto

per le sue punte secche sulle figure femminili parigine.
Ha esposto al Salon des Humoristes, al Salon de la Société des Artistes français, al Salon d’Automne. Direttore della rivista L’Art Moderne ha collaborato con : Le
Courrier Français, L’Illustration, Parigi-Artiste, ParigiMédaillon
Jules Chéret (Parigi, 1836 - Nice, 1932). Cartellonista,
litografo, illustratore fra i più famosi, ha ceduto il suo
atelier alla casa editrice Chaix della quale è stato direttore artistico. Autore di oltre mille opere, fra manifesti,
libri illustrati e litografie. Nizza gli ha consacrato un
museo. Ha collaborato a numerose riviste illustrate: Le
Journal pour tous, La Plume, Le Courrier Français...
Jean-Louis Forain (Reims, 1852 - Parigi, 1931). Pittore,
disegnatore, e incisore francese. Dopo aver frequentato
per qualche tempo lo studio di Carpeaux a Parigi, ha
iniziato l’attività grafica che lo ha reso noto per i suoi
ritratti della vita quotidiana e popolare. Ha fondato il
giornale Le Filtre ed è stato cofondatore della Société des
Humoristes. Ha illustrato diverse riviste: Courrier Français, Echo de Parigi, Revue illustrée, La Vie Parigiienne, Le
Rire, Psst...
Jules Grün (Parigi, 1868 - 1934). Pittore, disegnatore,
cartellonista e caricaturista francese. Artista montmartrois, ha disegnato soprattutto per i cabarets e i cafésconcerts della Butte, ovvero la collina di Montmartre,
producendo manifesti dalle dominanti rosse e nere,

nonche illustrazioni per libri. Ha illustrato alcune raccolte di canzoni di Xanrof ed ha collaborato a diverse
riviste: L’Assiette au beurre, Courrier français, Fin de siècle,
Le Sourire
Gray Henri (Parigi, 1858 – 1924, cartellonista, caricaturista e disegnatore francese, fu anche autore di costumi per il music-hall, soprattutto per le Folies-Bergèr.
Collaborò con diversi giornali e riviste: Chronique Parigiienne, Courrier Français, Parigi Illustré, Parigi-Noël,
Parigi s’amuse.
Morin Louis Parigi, 1855 – 1938, Migennes), disegnatore e illustratore francese, figlio d’arte, fu autore umoristico. Disegnò le ombre cinesi per lo Chat Noir, il noto
cabaret parigino. collaborò a: L’Assiette au Beurre, Le
Rire, La Vie Parigiienne, Figaro Illustré, Parigi Illustré
Nike (?) pseudonimo di cartellonista e disegnatore francese.
Jean de Paléologue detto Pal (Bucarest, 1860 - ?, 1942).
Disegnatore, illustratore e cartellonista francese. Discepolo di Chéret. Dopo vari soggiorni europei si è trasferito a Parigi dove ha prodotto soprattutto manifesti. Ha
illustrato diverse riviste: Vanity Fair, la Plume, Le Rire,
Cocorico, Frou-Frou, Vie en rose.
Robida Albert (Compiègne,1848 -1926,Sully-surSeine). Disegnatore e scrittore francese entra nel 1866
55

�nel Journal amusant prima di fondare La Caricature. Artista fecondo, meticoloso e straordinariamente versatile,
ha collaborato con: Journal amusant, Parigi-Caprice, Vie
élégante, La Vie Parigiienne, Le Rire, Fantasio, Le Chat
Noir
Georges Scott (Parigi, 1873 – ( ?)) Pittore e disegnatore
francese. Allievo di Detaille è stato segretario della Société des Artistes Français nel 1897. Nel 1912 ha meritato
la Légion d’Honneur. Ha collaborato con L’Illustration,
Graphic e Revue Mame.
Alexis Vallet (Verrières, 1869 - ( ?) ) Pittore e disegnatore francese. Allievo di Le Chevalier Chevignard presso
l’Ecole des Arts Décoratifs de Parigi e di Gustave Boulanger ai Beaux Arts parigini si è fatto notare per il
tratto umoristico dei suoi disegni. Ha illustrato libri per
l’infanzia ed ha collaborato con: Fillette, L’Intrépide,
Journal Comique.
Oswaldo Tofani (Firenze, 1849 – 1915, Parigi) Pittore
e disegnatore italiano. Autodidatta, dapprima tipografo
vissuto fra Firenze e Parigi dove si è perfezionato come
artista anche presso l’atelier Cormon. Ha collaborato
con: L’Illustrazione Italiana, L’Illustration, Figaro Illustré, Revue Illustré, Monde Illustré, Le Petit Journal.
Adolphe Léon Willette (Champs de Chalons, 1857 Parigi, 1926). Disegnatore, caricaturista, cartellonista, è
stato vivace polemista politico nelle sue celebri vignette.
Dopo aver lanciato con Roedel la Vache Enragée nel
56

1896, ha fondato un giornale tutto suo, Pierrot. Perseguitato dalla miseria e dalle vicende giudiziarie, ha lasciato comunque una traccia indelebile nell’illustrazione
francese, collaborando alle riviste ed ai giornali più importanti: Figaro, L’Echo de Parigi, L’Assiette au beurre...

BIBLIOGRAFIA GENERALE
Frédérick Regamey, Vélocipédie et Automobilisme, Alfred
Mame &amp; Fils, Tour, 1898
P. Moreauu, G.Voulquin, Les Sports modernes illustrés,
Larousse, Parigi, 1905
Baudry de Saulnier,Charls Dollfus,Edgard de Geoffroy,
Histoire de la Locomotion terrestre, L’Illustration, Tomo
II, Parigi, 1942
Charles Autran, Georges G. Toudouze, Un siècle de vie
française 1840-1940, S.N.E.P. Illustration, Parigi, 1948
Marcel Diamant-Berger, Histoire du Tour de France, Gedalge, Parigi, 1959
Pierre Chany, La fabuleuse histoire du cyclisme, tomo 1,
ODIL, Parigi, 1975.
Françoise &amp; Serge Laget : Le cyclisme (La Belle époque du
sport), Jadault, Courlay, 1978
Pierre Chany : La fabuleuse histoire des grandes classiques
et des championnats du monde, tomo 2, ODIL, Parigi,
1979

PKeizo Kobayashi, L’histoire du vélocipède de Drais à
Michaux 1817-1870, École pratique des hautes études,
Parigi, 1990
Serge Laget, La Saga du Tour de France, Gallimard, Parigi, 1990
Jean-Paul ollivier, Le Lion de Toscane- La véridique histoire de Gino Bartali, L’Aurore, Grenoble ,1991
Philippe Gaboriau, Le Tour de France et le vélo. Histoire
sociale d’une épopée contemporaine, L’Harmattan, Parigi,
1995
Ryor Dodge, La grande histoire du vélo, Flammarion,
Parigi, 1996
Pascal Sergent, Encyclopédie illustrée des coureurs français
depuis 1869, Editions de Eecloonaar, Eeklo, 1998
Les cahiers de médiologie , rivista La bicyclette, n° 5, Parigi, 1998
Claude Sudres : Dictionnaire international du cyclisme,
Parigi, 1983 et 2004.
Jacques Borgé &amp; Nicolas Viasnoff : Archives du vélo, Michèle Trinckvel, Monaco, 1998

Jean Durry « et ses amis » : l’en CYCLE opédie, Edita,
Losanna, 1982

Jean Monneret, Le sport dans l’art, Eric Koehler, Le Plessis-Robinson, 1998

Pierre Chany , La fabuleuse histoire du cyclisme. Tome 1.
Des origines à 1955, Nathan, Parigi, 1988

Françoise &amp; Serge Laget : L’univers du vélo, Solar,
Parigi, 2001
57

�58

59

�Finito di stampare presso la
Tipografia Ceccarelli di Acquapendente
nel mese di Ottobre 2013

�</text>
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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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                <text>Catalogo della mostra "Parigi in bicicletta" dedicata alla bicicletta nella Parigi tra Ottocento e Novecento, in omaggio al Tour de France</text>
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                    <text>COMUNE DI
ANGROGNA

COMUNE DI
BOBBIO PELLICE

COMUNE DI
VILLAR PELLICE

COMUNE DI
LUSERNA S. G.

COMUNE DI
TORRE PELLICE

INGRESSO
LIBERO

Samedi
et dimanche

français,
la musique et le chant
avec le

edizione 2022

Ciclo di concerti volti
all’approfondimento linguistico francese
in diversi comuni del territorio.

�L’Associazione Musicainsieme e l’Unione Montana del
Pinerolese intendono dare un forte segnale di continuità
al progetto “Samedi et dimanche avec le le français, la
musique et le chant” che quest’anno raggiunge la sua quinta
edizione.
Un ciclo d’incontri con la collaborazione di altre realtà locali
che intendono offrire al territorio una variopinta gamma di
segnali culturali positivi, con la possibilità di recuperare
alcune buone abitudini, come l’ascolto di un concerto, la
visione di una mostra, la presentazione di nuove proposte
librarie ecc.
Questi concerti si sono resi possibili grazie alla capacità,
alla creatività e all’impegno di un gruppo di artisti docenti
e amici delle scuole di musica gestite dall’Associazione
Musicainsieme.
Inoltre, chi assisterà agli spettacoli quest’anno potrà
ricevere il disco “Samedi et dimanche avec le français” che
raccoglie molte canzoni che nelle trascorse edizioni sono
state presentate e gradite dal pubblico presente.
Vi invitiamo dunque a partecipare al nostro ciclo di
incontri augurandovi fin d’ora un buon ascolto unito
all’approfondimento linguistico francese.
Grazie alle amministrazioni comunali, ai concistori, e allo
sportello per la Tutela della Lingua francese dell’Unione
Montana del Pinerolese che, hanno reso possibile questa
rassegna.
Giuseppe Maggi – Direttore artistico e organizzativo dell‘
Associazione Musicainsieme

�L’Association Musicainsieme et l’Unione Montana del
Pinerolese prolongent cette année le projet “Samedi et
dimanche avec le français, la musique et le chant” qui atteint
désormais sa cinquième édition.
Ces rendez-vous musicaux sont organisés grâce à la
collaboration entre plusieurs associations locales désirant
offrir une grande variété d’activités culturelles à la population
locale : l’écoute d’un concert, la vision d’une exposition, la
lecture de nouveautés éditoriales, etc.
Ces concerts sont le fruit du travail et de la créativité d’une
équipe d’artistes, enseignants et ami.e.s des écoles de
musiqués de l’Associazione Musicainsieme.
Ce qui plus est, l’auditoire de cette année recevra le nouveau
CD “Samedi et dimanche avec le français” réunissant
plusieurs chansons proposées et aimées par le public au cours
des éditions précédentes de ces rendez-vous.
Nous vous invitons donc à participer à ces concerts en vous
souhaitant dès à présent une bonne écoute et de bien profiter
de cette occasion d’approfondissement linguistique.
Merci aux administrations des mairies, au consistoires,
ainsi ou guichet pour la tutelle de la langue française de
l’Unione Montana del Pinerolese ayant, rendu possibles ces
événements.
Giuseppe MAGGI – Directeur artistique et organisateur de
l’Association Musicainsieme

�Occitano e francese: la tutela delle
minoranze linguistiche storiche
L’Unione Montana del Pinerolese è impegnata fin dal
2001 nell’ideazione e realizzazione di progetti volti a
tutelare e promuovere la lingua e la cultura delle due
minoranze linguistiche storiche che hanno caratterizzato
negli anni questi territori: il francese e l’occitano.
I Comuni delle Valli Pellice Chisone e Germanasca hanno
delegato l’Unione Montana quale ente capofila per la
gestione di attività e progetti in francese in attuazione
della Legge nazionale n° 482/99.
In tale ambito, in collaborazione con la Regione
Piemonte, ogni anno si sono portate avanti diverse azioni
di tutela e promozione: tra queste, l’istituzione di sportelli
linguistici che offrono a enti locali, esercizi commerciali,
associazioni e alla popolazione informazioni e
consulenza sulle lingue tutelate, oltre a un servizio di
traduzione in francese e occitano di documenti quali:
atti pubblici, siti internet, statuti comunali, locandine,
cartelli stradali, ecc.
Si organizzano corsi di formazione linguistica, orale e
scritta, rivolti a dipendenti pubblici e operatori locali.
Inoltre si realizzano attività culturali e azioni di tutela
della toponomastica, materiali didattici, informativi
e divulgativi, indispensabili per sensibilizzare e
coinvolgere la popolazione, in numerose attività di
animazione e promozione della cultura locale legate
alle lingue tutelate, come concorsi di scrittura e teatro o
attività con le scuole.

�Occitan et francais: la sauvegarde des
minorités linguistiques historiques
L’Unione Montana del Pinerolese travaille depuis 2001
à l’idéation et à la réalisation de projets pour protéger
et promouvoir la langue et la culture des deux minorités
linguistiques historiques du territoire concerné: le français
et l’occitan.
Les Mairies des Vallées Pellice, Chisone et Germanasca
ont nommé l’Unione Montana organisme chef de file
pour la gestion des activités et des projets en français
conformément à la Loi Nationale n° 482/99. Dans ce
cadre, en collaboration avec la Regione Piemonte, l’Union
organise chaque année différentes actions de sauvegarde
et de promotion dont des guichets linguistiques
qui offrent aux organismes locaux, aux exercices
commerciaux, aux associations et à la population des
informations et des consultations sur ces deux langues,
ainsi qu’un service public de traductions en français et
en occitan de différents documents tels que: des actes
publiques, des sites internet, des statuts municipaux, des
affiches, des panneaux routiers, etc.
L’Unione organise des cours de formation linguistique
à l’oral et à l’écrit. Ils sont ouverts aux travailleurs et
travailleuses de la fonction publique et des institutions
locales.
L’Unione réalise aussi des activités culturelles et des
actions de protection toponymique, des matériaux
didactiques, informatifs et de divulgation, indispensables
pour sensibiliser la population ainsi que de nombreuses
activités d’animation et de promotion de la culture
locale liées à ces deux langues telles que les concours
d’écriture et de théâtre ou des activités en collaboration
avec les écoles.

�Che cos’è lo Sportello Linguistico
Lo Sportello Linguistico di Pinerolo, in collaborazione con
la Regione Piemonte, si occupa di tutela, valorizzazione e
promozione delle due lingue minoritarie storiche parlate
su questo territorio: occitano e francese, in attuazione
della Legge 482/99 “Norme in materia di tutela delle
minoranze linguistiche storiche”.
Numerosi i servizi che offre alla cittadinanza, alle
pubbliche amministrazioni, scuole, musei e realtà turistiche
con l’obiettivo di valorizzare le lingue occitana e francese,
integrandole nel panorama culturale locale.
Per informazioni: Casa Bonadè Bottino – Piazza S. Donato
4 – Pinerolo (TO)
Recapiti: Tel. 3339235716 – ass.musicainsieme@libero.it
Per saperne di più: www.umpinerolese.it
(sezione Tutela delle minoranze Linguistiche)

Qu’est-ce-que c’est le Guichet Linquistique
Le Guichet linguistique de Pinerolo, en collaboration
avec la Regione Piemonte, s’occupe de la protection,
de la valorisation et de la promotion des deux langues
minoritaires historiques parlées sur ce territoire: l’occitan
et le français en application de la Loi 482/99 “Normes
en matière de sauvegarde des minorités linguistiques
historiques”. De nombreux services sont ainsi offerts à la
population, aux administrations publiques, aux écoles, aux
musées et aux entités touristiques dans le but de valoriser
l’occitan et français en les intégrant dans les activités
culturelles au niveau local.
Pour information e détails du contact: Casa Bonadè Bottino
– Piazza S. Donato 4 – Pinerolo (TO)
Pour tout complément d’information:
www.umpinerolese.it
(section Tutela delle minoranze Linguistiche)

�10/07/22
/ H. 18

domenica
dimanche

Angrogna

Tempio Valdese
San Lorenzo

Alessandro Cora: Voce / Voix
Paolo Mosele: Voce / Voix
Gilberto Bonetto: Pianoforte / Piano
Alessandro Raise: Batteria / Batterie
Massimo Lafronza: Contrabasso /
Contrebasse
Diego Vasserot: Tromba / Trompette
Ilaria Bellone: Flauto / Flute

Canzoni transfrontaliere
Trovare la versione francese di una canzone italiana
e viceversa è un gioco potenzialmente infinito.
Soprattutto se ci concentriamo su quella stagione della
musica leggera tra anni Sessanta/Settanta che ha visto
il successo di artisti bilingui come Nino Ferrer, Dalida,
Adamo o di vedette senza confini come Charles
Aznavour. Oltre a un andirivieni tra le versioni italiana
e francese di uno stesso brano, attraverso curiosi
adattamenti e tradimenti geniali, la serata si propone
anche come piccola esplorazione dell’Italia vista dalla
Francia.

Chansons transfrontalières

Trouver la version française d’une chanson italienne et
vice-versa peut donner lieu à un jeu potentiellement
infini. Surtout si l’on considère la variété des années
Soixante/Soixante-dix, alors que des artistes bilingues
tels que Nino Ferrer, Dalida et Adamo faisaient fureur
ainsi que des vedettes au succès sans frontières comme
Charles Aznavour. La soirée propose un va-et-vient
entre les versions française et italienne d’une même
chanson à travers des adaptations libres et curieuses
mais elle se livre aussi à une petite exploration en
chansons de l’Italie vue depuis la France.

�16/07/22
sabato
samedi / H. 21
Torre Pellice
Giardino Liceo
Valdese

Alessandro Cora: Voce / Voix
Monia Boaglio: Voce / Voix
Gilberto Bonetto: Pianoforte/ Piano
Alessandro Raise: Batteria / Batterie
Ciro Cirri: Contrabasso / Contrebasse
Diego Vasserot: Tromba / Trompette
Ilaria Bellone: Flauto / Flute

All’interno della
manifestazione
“Una Torre
di Libri 2022”

Notturno: la voce del pianoforte
Nel Settecento, si chiamava “notturno” un brano concepito per
esibizioni serali e solo nell’Ottocento il termine si applicherà
a quel tipo di componimenti languidi, cantabili, dalle sonorità
eleganti, in cui eccellerà il compositore Frédéric Chopin con il
suo pianoforte profondamente evocativo. Il chiaro di luna sarà
un’ispirazione costante nella storia della canzone e curiosamente
la prima incisione è proprio Au clair de la lune cantata nel
1860 da Édouard-Léon Scott de Martinville, inventore del
“fonoautografo”, macchina che permetteva di registrare ma non
di ascoltare. Passeranno diciassette anni prima che Thomas
Edison metta a punto il fonografo, capace di entrambe le cose,
e molti di più perché la prima incisione venga alla luce nella
sua forma originale…una storia in chiaroscuro, come quelle che
ascolteremo nel repertorio di questa serata. Canzoni d’amore
sospese tra sogno e malinconia con Dalida, Aznavour, Adamo,
Gainsbourg, Barbara…

Nocturne: la voix du piano
Au XVIII siècle, on appelait « nocturne » une forme musicale conçue
pour des exhibitions du soir. Typique du romantisme musical, au
XIX siècle, le nocturne est une pièce languide, chantable, élégante,
plongée dans l’atmosphère de la nuit. Sa forme sera mise au point
par Frédéric Chopin et par son piano profondément évocateur. Le
clair de lune est une source d’inspiration constante dans l’histoire
de la chanson et, justement, c’est Au clair de la lune la première
chanson enregistrée dans l’histoire de l’humanité. En 1860, ÉdouardLéon Scott de Martinville la chante devant le cornet d’un appareil
qu’il vient de mettre au point, le phonautographe. Mais il ne peut
la réentendre puisque son phonautographe ne peut pas lire les sons
qu’il enregistre. Il faudra attendre dix-sept ans avant que Thomas
Edison invente le phonographe et bien plus encore pour que la
première voix chantante soit écoutée correctement…voici une
histoire en clair-obscur, comme celles que nous entendrons au cours
de cette soirée. Des chansons d’amour entre rêve et mélancolie avec
Dalida, Aznavour, Adamo, Gainsbourg, Barbara…

�17/07/22
/ H. 18

domenica
dimanche

Bobbio Pellice
Prato adiacente il
Tempio Valdese

Fabio Pasquet: Voce / Voix
Gilberto Bonetto: Pianoforte/ Piano
Alessandro Raise: Batteria / Batterie
Massimo Lafronza: Contrabbasso /
Contrebasse
Diego Vasserot: Tromba / Trompette
In caso di condizioni metereologiche avverse il concerto
si terrà nel Tempio Valdese.

Capolinea:
Marsiglia, stazione Jean-Claude Izzo
Un viaggio nel mondo di Jean-Claude Izzo, la sua
Marsiglia, i suoi profumi, i suoi vicoli e il rifrangere del
sole sulle acque del porto e sulle sue vite. L’opera noir,
poetica, umana, di un autore “abbattuto troppo presto
da due stecche di sigarette in pieno petto”, come ha
scritto il suo “discepolo” René Frégni. Renderemo
omaggio ai suoi personaggi, alle sue amate musiche,
fra jazz e canzone d’autore – tra Petrucciani, Ellington
e Gianmaria Testa – ai suoi sapori gastronomici e
letterari, agli amori, alla vita.

Terminus:
Marseille, arrêt Jean-Claude Izzo
Un voyage dans le monde de Jean-Claude Izzo, son
Marseille, avec ses parfums, ses ruelles, ses vies et la
lueur du soleil au fil des eaux du port. L’œuvre noire,
poétique, humaine d’un auteur « abattu trop tôt de
deux cartouches de cigarettes en pleine poitrine »,
comme l’a écrit son « disciple » René Frégni. Nous
rendrons hommage à ses personnages, à son jazz
bien aimé et à la chanson d’auteur – entre Petrucciani,
Ellington et Gianmaria Testa – ainsi qu’à son amour
pour les saveurs, à ses inspirations littéraires, à ses
amours, à sa vie.

�24/07/22
/ H. 18

domenica
dimanche

Villar Pellice
Villaggio
Crumière

Fabio Pasquet: Voce / Voix
Monia Boaglio: Voce / Voix
Gilberto Bonetto: Pianoforte/ Piano
Alessandro Raise: Batteria / Batterie
Massimo Lafronza: Contrabbasso /
Contrebasse
Ilaria Bellone: Flauto / Flute
Alessandro Chiappetta: Chitarra /
Guitare
In caso di condizioni metereologiche avverse il concerto
si terrà all’interno dell Villaggio Crumière

Tempo di vivere
La canzone è quella forma espressiva capace di
racchiudere tutto un mondo in poche parole e di
trasformare l’effimero in epopea. Un pettegolezzo
a mezza voce che distrugge un’esistenza, il suono
lontano di una fisarmonica che rievoca gioie e dolori,
l’aspirazione alla libertà di reinventare ogni giorno la
vita e l’amore saranno alcune delle esperienze narrate
in questa serata attraverso brani memorabili di Edith
Piaf, Charles Aznavour e Georges Moustaki.

Le temps de vivre
La chanson est cette forme expressive qui condense
tout un monde en quelques mots et qui transforme
l’éphémère en épopée. Un ragot destructeur prononcé
à mi-voix, une java donnant envie de gueuler, des
mots disant la certitude que tout peut changer un jour
et tant d’autres expériences seront évoquées par des
chansons mémorables d’Edith Piaf, Charles Aznavour
et Georges Moustaki.

�Le azioni di promozioni
e tutela delle lingue minoritarie
•

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Sportelli centrali dell’Unione Montana, sportelli
linguistici decentrati sul territorio, sportello
linguistico itinerante presente a manifestazioni
culturali, feste, concerti, convegni…
Incontri di promozione delle lingue minoritarie e
animazioni sul territorio
Concorsi letterari e produzione video in francese e
occitano
Giornata delle lingue minoritarie
Semaine du français
Valorizzazione dei gemellaggi
Realizzazione di materiali (dépliant, video, audio,
pagine web…)
Trasmissioni radiofoniche
Portale
Profilo Facebook e canale YouTube dell’Unione
Montana

Les actions de promotion et de
tutelle des langues minoritaires
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Guichets linguistiques centraux de l’Unione
Montana, guichets linguistiques décentralisés sur le
territoire, guichet linguistique itinérant pendant les
manifestations culturelles, les fêtes, les concerts, les
colloques…
Rencontres de promotion des langues minoritaires et
animation sur le territoire
Concours littéraires en français et en occitan
Journées des langues minoritaires
Semaine du français
Mise en valeur des jumelages
Réalisation de matériaux informatifs et
promotionnels (dépliants, vidéo, documents sonores,
pages ou sites internet…)
Émissions radiophoniques
Portail Internet
Profil Facebook et chaîne YouTube de l’Unione
Montana

�Sabato e domenica con
il francese, la musica e il canto
La lingua francese attraverso la musica e i testi di
immortali della canzone quali Barbara, Michel Legrand,
Serge Gainsbourg, …interpretati dal vivo.
Musica, parole e canto come guide attraverso un
percorso linguistico-culturale francofono.
Lo Sportello Linguistico itinerante dell’Unione Montana
del Pinerolese, gestito dall’Associazione Musicainsieme
in collaborazione con la LaAV, propone un ciclo di
appuntamenti volti all’approfondimento linguistico
francese in una dimensione artistica.
L’iniziativa, a ingresso libero, si svolge in svariati
Comuni del nostro territorio.

Samedi et dimanche avec le
français, la musique et le chant
La langue française à travers musiques et paroles
d’immortels et immortelles de la chanson : Barbara,
Michel Legrand, Serge Gainsbourg… chantés sur scène.
Musiques, textes et chants sous forme de guides à
travers des parcours linguistico-culturels en langue
française.
Le Guichet linguistique itinérant de l’Unione Montana
del Pinerolese, géré par l’Association Musicainsieme
en collaboration avec LaAV, vous propose une série de
rendez-vous artistiques pour approfondir la la langue.
L’initiative, à entrée gratuite, a lieu dans plusieurs
villages de notre territoire.

Associazione Musicainsieme e
Scuola di Musica Intercomunale della Val Pellice
Via Roma, 41 - Luserna San Giovanni (TO)

Scuola di Musica Val Chisone e Germanasca
Via T. Niero, 1 - Perosa Argentina (TO)

Scuola di Musica del Pinerolese
Via dei Mille, 1 - Pinerolo (TO)

Tel. 0121 329705 - 333.9235716
ass.musicainsieme@libero.it - www.assmusicainsieme.it

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                  <text>Le attività degli Sportelli Linguistici fanno in modo che la popolazione entri in contatto con la lingua storica minoritaria sia nella sua forma orale, sia in quella scritta, ponendo le Pubbliche Amministrazioni nella condizione di corrispondere in lingua minoritaria, ai sensi della L.482/99, garantendo la presenza di personale che sia in grado di rispondere alle richieste del pubblico usando la lingua ammessa a tutela.</text>
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